26/10/2020
Cuba ha sconfitto la pandemia, anche se non ce ne siamo accorti e anche se ci infastidisce ammetterlo.
L’ha sconfitta potenziando l’intervento medico territoriale, tracciando e isolando ogni singolo caso, reclutando giovani laureandi in medicina, non esitando nemmeno un secondo a chiudere ciò che doveva essere chiuso, anche nel caso di piccoli focolai.
Noi ricordiamo le squadre di medici inviati qui da noi, a Torino e a Crema, nel pieno della prima ondata, mentre a casa loro si combatteva contro lo stesso male.
Una solidarietà che ci ha commosso, ma che abbiamo fatto in fretta a dimenticare, come se anche la gratitudine fosse diventata un bene di consumo, velocemente deperibile come uno yogurt o un sacchetto di patatine aperto.
Solidarietà.
Eh già, anche questo è riuscita a fare, quest’Isola straordinaria, così tenace, per quanto piccola e poverissima, rinchiusa da decenni d’embargo, accusata delle peggiori nefandezze, oggetto prediletto della propaganda, maligna e interessata, di coloro che la stupravano di bordelli, case da gioco e dittature militari, di coloro che si ritengono tutt’ora i padroni dell’America Latina.
Cuba, nei decenni, ha intrapreso il percorso esattamente opposto a quello del liberismo selvaggio di casa nostra: quello dei risparmi operati sui più deboli, sul sistema di tutele e diritti.
Anche durante i “periodi speciali”, affogata da restrizioni e razionamenti, Cuba ha messo tutto ciò che aveva nel sistema formativo e in quello sanitario.
Cuba non ha tagliato, non ha ridotto i posti letto, non ha rinunciato a formare medici e infermieri.
Cuba non ha rinunciato alla salute.
Cuba ha rinunciato ad armarsi, semmai.
E ora?
Loro ne sono già usciti, noi abbiamo gli assembramenti per andare a sciare, i dpcm che si affacciano di nuovo minacciosi sulla parte più fragile dell’economia, le piazze chiuse, i “coprifuoco”, il malessere sociale che si diffonde, le rivolte che mescolano la disperazione vera con la strumentalizzazione politica dei fascisti e della criminalità organizzata.
Ci siamo detti mille volte che si sarebbe dovuti uscirne diversi da come ci siamo entrati, nell’era del .
Abbiamo perso altri mesi preziosi, ma si fa sempre in tempo a guardare ai buoni esempi e alle buone pratiche altrui.
Cuba è uno di questi (possibili) esempi ai quali guardare.
L’America no.
Anche per questo andrebbe ringraziata, quell’Isola, la sua Rivoluzione, quella coerenza che sembrava impossibile.