Casa dell'Angelo custode

Casa dell'Angelo custode Un luogo tra cielo e terra dove poter ritrovare sé stessi nell'incontro con il prossimo e la natura

Un nuovo canto e un nuovo pregareOdoravano i fior di vitalba     per via, le ginestre nel greto;alïavano prima dell’alba...
02/06/2026

Un nuovo canto e un nuovo pregare

Odoravano i fior di vitalba
per via, le ginestre nel greto;
alïavano prima dell’alba
le rondini nell’uliveto.

Alïavano mute con volo
nero, agile, di pipistrello;
e tuttora gemea l’assïolo,
che già spincionava il fringuello.

Tra i pinastri era l’alba che i rivi
mirava discendere giù:
guizzò un raggio, soffiò su gli ulivi;
virb... disse una rondine; e fu

giorno: un giorno di pace e lavoro,
che l’uomo mieteva il suo grano,
e per tutto nel cielo sonoro
saliva un cantare lontano.

Alba - Giovanni Pascoli

Come fosse l’alba dell’universo; come fosse una “creazione” pagana: l’alïeggiare delle rondini prima dell’alba, prima della luce, come fece lo Spirito.

Si odono le orazioni dei “fior di vitalba per via, dalle ginestre nel greto”. L’odorare e l’alieggiare riempiono uno spazio che, inizialmente etereo, poi, accoglie l’irrompere della vita e della lotta per la vita.

Nel silenzio definitivo, tra i pinastri, solo da li, l’alba illumina la scena primordiale: la rondine, ora ben distinguibile nella sua singolarità, diviene un guizzo (di luce?) ed un soffio di vento e così il giorno guadagna il suo “essere“: cielo e terra e luce e vita ora “sono” ma manca ancora qualcosa che possa unire e dare ragione di tutte queste dimensioni e così, l’uomo, con il suo operare il futuro (che è il grano) canta un canto che sale (come nuova preghiera?) verso il cielo colmo di molteplici vibrazioni per giungere a Dio, per vivere con Dio tra i pinastri, tra i rivi, nell’alba, nella vita del giorno che nasce. Così, di quando in quando, mi piace pregare.

Sub rosa – Il segreto della confidenzaLe rose sono fantastiche perché sono vegetali generosissimi dalle sembianze più di...
29/04/2026

Sub rosa – Il segreto della confidenza

Le rose sono fantastiche perché sono vegetali generosissimi dalle sembianze più disparate e dai colori più diversi. Tra le tante rose mi ha colpito in particolare la rosa canina a causa di una tradizione risalente al medio evo e anche per il fatto che di essa si utilizza quasi tutto: i fiori sono bellissimi, i frutti sono commestibili così come le radici sono materia prima per rimedi legati alla bio-medicina.

Risalente al medio evo è una leggenda che vuole la rosa canina protettrice dei segreti o delle confidenze concesse agli amici. Si diceva che chi parlasse “sotto la rosa”, cioè nei pressi della rosa (canina, in particolare) accettasse implicitamente un patto: se la confidenza fosse stata divulgata, la bellezza della sua vita sarebbe appassita velocemente come un petalo di rosa canina staccato dal ramo, lasciando solo le spine (ovvero il rimorso e la rovina sociale).
Un altro racconto, sempre risalente al medio evo, è legato alla sfera religiosa e narra di un giovane chierico che, avendo violato il segreto di una confessione, vide la sua lingua trasformarsi in una spina di rosa ogni volta che cercasse di parlare di nuovo, rendendogli impossibile proferire parola per il resto dei suoi giorni.

Da questa simbologia deriva l'usanza di scolpire rose sui confessionali lignei, tradizione che si è mantenuta per secoli.
I miti, come sempre, sono racconti legati all’esperienza umana e cercano di trasmettere e proteggere valori profondi. La leggenda, o meglio, le leggende legate alla rosa canina mirano a proteggere e preservare la bellezza dell’amicizia che dovrebbe essere un “luogo” dove lo spirito degli amici si fonde in un unico spirito legando la bellezza delle singole persone in un unico ideale di bellezza.

Quando mi trovo a parlare ad un amico è come se stessi parlando con la mia coscienza, è come se stessi dicendo a me stesso qualcosa che mi fa gioire o mi preoccupa in modo da poter condividere alcuni momenti importanti della mia vita. Il tradimento di una confidenza, sin da quei tempi remoti, era visto come un attentato non tanto all’amicizia ma piuttosto alla vita del trasgressore che non avendo protetto questa dimensione così importante, si dimostrava immaturo ed incapace di assaporare la vita.

Tradire un segreto o una confidenza detto sub rosa significava metaforicamente "afferrare la rosa dalla parte delle spine".

L’amicizia, come le rose, è “generosissima, dalle sembianze più disparate e dai colori più diversi” e per questo deve essere protetta ad ogni costo. Quando vedrete una rosa canina pensate all’amicizia che può essere bellissima come i suoi fiori ma anche dolorosa se “afferrata” senza attenzione (la rosa presa dal gambo senza tener conto delle spine).

Il silenzio della foresta"Rimasi lì seduto per ore, senza muovere un muscolo, quasi in uno stato di incantamento. Non pr...
18/04/2026

Il silenzio della foresta

"Rimasi lì seduto per ore, senza muovere un muscolo, quasi in uno stato di incantamento. Non provavo paura, ma una sorta di solenne stupore di fronte al silenzio e alla vastità della foresta. Quando mio padre tornò, molto più tardi di quanto avesse previsto, mi trovò esattamente nello stesso punto, perso nei miei pensieri."

Dal momento in cui ho pensato di scrivere qualche parola dedicata al silenzio, il quarto movimento della 5^ sinfonia di Gustav Mahler è comparso all’orizzonte.

Le poche parole che riporto qui sopra sono quelle di Gustav Mahler trascritte da Natalie Bauer-Lechner, violinista ed amica, su una pagina del proprio diario. Gustav aveva circa 8 anni quando il padre lo portò con sé in una f***a foresta e gli ordinò di aspettarlo li mentre sbrigava alcune commissioni. Il bambino rimase seduto immobile per diverse ore, completamente solo.

Quando il padre tornò, molto tempo dopo, trovò il piccolo Gustav esattamente nella stessa posizione in cui lo aveva lasciato, quasi in uno stato di trance contemplativa. Il piccolo Gustav era rimasto da solo a contemplare il silenzio della foresta, completamente perduto in quel mondo. Questa esperienza, il cui pensiero terrorizzerebbe molte mamme del nostro tempo, fu fondamentale per tutta la sua produzione artistica. Il silenzio, inteso anche come abbandono fiducioso, era stato per lui occasione di incontro con il mondo pulsante della vita nascosta della foresta fatta di fruscii, di colori, di cinguettii, di movimenti improvvisi, di quiete, di silenzio interiore e di completo smarrimento di ogni confine.

Più tardi, in un’altra foresta, quella dei sentimenti, Gustav si trova ancore ad amare uno smarrimento dell’anima: “Ich bin der Welt abhanden gekommen” (Sono ormai perduto per il mondo). Si tratta dell’incipit e del titolo di un Lied (diciamo “canzone” per semplificare) creata nello stesso periodo in cui l’adagietto della 5^ sinfonia veniva composto:

"Sono morto al tumulto del mondo
e riposo in un luogo silenzioso.
Vivo solo nel mio cielo,
nel mio amore, nel mio canto."

Altra foresta ma stessi colori, stesso isolamento generativo che questa volta è maturo e gravido di dinamismo e che grazie all’amore sconfinato per Alma Schindler, sua moglie, viene trasfigurato da cupo smarrimento a canto nel silenzio.

Questo movimento (l’adagietto) è una lettera d’amore inviata alla moglie da Gustav da Maiernigg, sul lago Wörthersee in Carinzia, località idilliaca, dove si era fatto costruire una piccola casetta dove compose, nel silenzio, dalla V alla VIII sinfonia.

Il silenzio è vissuto come il fondale necessario per la fioritura dei sentimenti più profondi, belli e tipici dell’essere umano. Ascoltate l’adagietto (vedi link più sotto) e perdetevi anche voi nella foresta di Mahler.

La stagione primaverile è iniziata e le occasioni per vivere nella natura ed assaporare il favoloso smarrimento generativo saranno molteplici solo se l’amore trasfigurante sarà nostro compagno di viaggio (come quello per Alma).

La maturità delle nostre vite vissute con passione ci permetterà di vivere nel silenzio una profonda unione con la creazione e con il mondo degli umani.

Gustav Mahler - Adagietto | Leonard Bernstein
https://www.youtube.com/watch?v=Bj6KLv7kv2Q

Comunione nella diversitàAvete mai notato cosa voglia dire "inclusione"? Beh, vuol dire l'opposto di ciò che ""oramai"" ...
11/04/2026

Comunione nella diversità
Avete mai notato cosa voglia dire "inclusione"? Beh, vuol dire l'opposto di ciò che ""oramai"" si pensa:
in-clusione => chiudere all'interno.
So benissimo che quando si parla di inclusione si intenda un'azione che liberi una persona dall'esclusione (esclusione => chiudere fuori) ma è sensato che per liberare una persona la si rinchiuda? Non penso.
L'azione a cui dovremmo pensare dovrebbe essere un'azione che ricostituisca l’unità umana se l’unità fosse stata in qualche modo violata.
Invece che “dentro” (lo spazio dell’inclusione) e fuori (spazio dell’esclusione), iniziamo a pensare ad uno spazio che potremmo chiamare “comunione nell’alterità”.
Ora, per spiegare questo concetto è necessario partire da una “figura” ri-coniata attorno al 3^ sec dc in ambiente cristiano durante la definizione del dogma trinitario (la spiegazione non sarà una cosa “appiccicosa” 😊) che è la definizione di persona.
Lasciamo perdere filosofi e teologi per un istante e diciamo che la persona sia qualcosa di più di un individuo: un individuo è un “qualcosa” indistinguibile da altri “qualcosa” mentre una persona è un “qualcosa”, o meglio, un “qualcuno” che per sua natura sia unico nella storia dell’universo (passata e futura). Esiste solo uno “come” me che sto scrivendo o “come” te che stai leggendo. L’idea di persona non finisce qui poiché la persona è anche costituita da una dimensione abitata dalla coscienza e caratterizzata da una forza che spinge ognuno di noi alla ricerca della bellezza che è, in ultima analisi, la salvezza intesa come stato di piena consapevolezza del valore immenso della persona (vedi mio articolo https://www.casadellangelocustode.it/Articolo/salvezza-etimologia-e-sua-consistenza?react=38d138ff-fe36-472d-80fb-08de979dba67).
L’umanità è composta quindi da persone di pari dignità (non uguali, mi raccomando 😊) garantita dalla medesima necessità di giungere alla bellezza le quali sono caratterizzate pure da una diversità che le caratterizza e che le rende uniche.
Proviamo a pensarci come fossimo tante lanterne e che ogni lanterna abbia vetri di molti ed unici colori: la luce è comune a tutti noi mentre la manifestazione della luce è caratterizzata della bellezza (‘sto concetto non mi abbandona mai 😊) tipica dei colori di ogni lanterna.
Vista così, l’umanità, non avrebbe bisogno di inclusioni ed esclusioni, vista così, l’umanità, potrebbe essere vista come “comunione nell’alterità”. Il fatto che i miei vetri siano bianchi o rossi o neri non impedisce che il cosmo sia irradiato dalla bellezza che mi abita. Il colore di uno dei vetri che mi caratterizza (inclinazioni personali, stato sociale, genere, colore della pelle, cultura, etc.) non descrivono che una parte della luce che posso emettere per irradiare il mondo. La persona non può mai essere descritta con una sola caratteristica apparentemente preminenti altrimenti noi tutti diventeremmo individui scialbi e non saremmo più delle lanterne coloratissime capaci di illuminare le altre lanterne e tutto il cosmo.
Quindi, non includiamo nessuno e cerchiamo piuttosto di avere presente che siamo già tutti inclusi e che il dettaglio non possa mai caratterizzare il tutto. Il fatto che io sia bianco o nero non mi caratterizza come persona poiché indica solo una mia caratteristica; la mia condizione sociale “idem”, la mia provenienza, “stessa cosa” e così via. Noi siamo una comunione (una sorta di unità composta da tante unità) che si riconosce nell’alterità 😊

Buongiorno a tutti :-) Con un titolo così non potevo che iniziare con "Buongiorno" anche se tu stessi leggendo la sera: ...
07/04/2026

Buongiorno a tutti :-) Con un titolo così non potevo che iniziare con "Buongiorno" anche se tu stessi leggendo la sera: con lo spirito ci si può trovare sempre dove si voglia. Da quando Luce è comparsa qui alla Casa dell'Angelo (vedi articolo) le giornate hanno assunto un'altra dimensione temporale.

Da qualche tempo chiedevo ai piani alti di aiutarmi a svegliarmi all'alba perché all'alba si parla meglio con la propria coscienza, si prega meglio e si può iniziare la giornata con calma. E' così che Luce è comparsa: ho chiesto di avere un piccolo aiuto per riuscire in qualcosa che ritenevo pesante e ecco che compare la piccola, a cui piace svegliarsi molto presto, grazie ad un dono delle sorelle di Villanova.

La mattina, nel parco, è tutto "megagalattico" (come uso dire), è tutto frizzante grazie all'aria decisamente freschetta. Qualche uccelletto inizia a cantare ed il paese inizia a far sentire qualche mugolio. Crocchette per Luce e poi in ca****la per la lettura continua del Vangelo secondo Giovanni, che abbiamo deciso di cantarlo; l'idea mi è venuta ascoltando l'Inno dei cherubini di Tchaikovsky e studiando un attimo la musica sacra ortodossa. Secondo questi fratelli la musica sacra non deve essere accompagnata da strumenti musicali perché deve essere la persona nella sua totalità, facendo vibrare corpo e spirito, a divenire strumento di lode. Sentirsi strumento di lode alle 6.00 non è male. Il teatro inizia qui, in questo caso: l'io solamente terreno, tramite una sorta di transfert, si trasforma in umano consapevole dell'infinito. Anche a teatro succede così agli attori che smettono le proprie vesti e divengono "altro" che si offre al modo che hanno dinnanzi.

Succede, in alcuni giornate, che vi siano degli ospiti ed in questi casi il teatro si divide in due scene: la prima in ca****la e la seconda presso la sala colazione. La nostra sala ha un unico tavolo in modo che gli ospiti siano obbligati a conoscersi, a guardarsi in volto, a scoprire altri mondi. Di solito siedo con loro ed inizio, se ne vedo l'opportunità, a chiedere del motivo del loro viaggio e della loro vita per poi pormi in religioso ascolto e così la magia o, se vogliamo, il transfert inizia. Persone mai viste prima iniziano a raccontare episodi importanti che li caratterizzano raccontando quasi sempre, con interessante trasporto, avvenimenti piacevoli e pieni di pathos, trasformandosi in corpi eterei: stanno seduti li dinnanzi a me ma volano presso cieli splendidi. E così mondi a me sconosciuti si aprono allo spazio infinito della parola. Anche questi sono canti di lode perché si percepisce benissimo che l'ascolto che gli viene offerto sia da loro interpretato come richiesta di condivisione della loro esperienza umana. Nella ca****la, all'inizio della giornata, avviene la medesima magia.

Inno dei cherubini
https://www.youtube.com/watch?v=SZQzW_QfPew

Da poche settimane una cucciola di Rough Collie è venuta a stabilirsi qui alla Casa dell’Angelo. Il suo nome è Luce ed è...
21/03/2026

Da poche settimane una cucciola di Rough Collie è venuta a stabilirsi qui alla Casa dell’Angelo. Il suo nome è Luce ed è una vera "figlia del cielo": vive nell'eterno presente, trasformando ogni incontro in una festa di puro affetto.

Ma l'incontro con lei ci spinge a una riflessione profonda sulla nostra natura. Cosa significa veramente "prendersi cura"?

Spesso sentiamo dire che "gli animali sono meglio delle persone". È un errore. Dire così significa ignorare la realtà e obbligare creature come Luce a donarci ciò che, per costituzione, non possono dare.

Dobbiamo avere il coraggio della chiarezza: gli animali non sono persone.

Luce ci vuole bene nell'immanenza: Il suo affetto è un istinto meraviglioso, genuino e spontaneo, ma privo di autoconsapevolezza e di visione del "domani". Luce non pianifica la bellezza, la vive e basta.

L'essere umano è "Persona": Noi siamo gli unici partecipanti al creato capaci di uscire dall'io solipsistico per rifletterci negli occhi dell'altro. La nostra non è una superiorità di forza, ma una funzione sacerdotale: siamo i custodi del creato.

Amare Luce significa riconoscere la sua splendida semplicità e assumersi la responsabilità della sua realizzazione. Noi amiamo consapevolmente, progettando la coerenza tra la sua forma e il suo "logos" di portatrice di gioia.

In questo incontro tra il suo affetto immanente e il nostro amore trascendente, l’Universo si svela come Provvidenza: un sistema ordinato dove ogni cura prestata garantisce la nostra presenza nel tempo.

Amiamo Luce proprio perché è diversa da noi. La amiamo perché, nel prenderci cura di lei, diventiamo pienamente umani.



Articolo completo qui:
https://www.casadellangelocustode.it/Articolo/luce-a-quattro-zampe?react=c31638e1-df09-4ae7-fcd6-08de87296a14

https://substack.com/home/post/p-191656187?source=queue

Oltre la parola "Salvezza": una questione di bellezza e solidità ✨Spesso sentiamo la frase "Gesù è la via della salvezza...
17/03/2026

Oltre la parola "Salvezza": una questione di bellezza e solidità ✨
Spesso sentiamo la frase "Gesù è la via della salvezza" e la liquidiamo subito: "Salvezza da cosa? Io sto bene così, non mi manca nulla". Ma se il problema fosse proprio il significato che diamo a questa parola?

🧩 L'etimologia ci aiuta
La parola "Salvezza" viene dal latino salvus, che significa integro, sano, tutto d'un pezzo. La sua radice antichissima (*sol-) è la stessa di parole come Solido o Solenne.
Essere "salvi", quindi, non significa solo essere "scampati a un pericolo", ma raggiungere una condizione di interezza senza fratture. È l'equilibrio perfetto dove la bellezza interiore brilla all'esterno.

🏛️ L'incontro tra Atene e Gerusalemme
La nostra cultura occidentale nasce qui: dall'innesto del Logos greco (l'ordine, la parola che svela l'essere) nella storia ebraica.
Gesù viene presentato come il "Bel Pastore" (ho poimēn ho kalòs). In greco, kalòs non è solo bellezza estetica, ma una sintesi di bellezza e bontà. È l'uomo pienamente realizzato, solido, senza vuoti esistenziali.

👣 Dalla teoria alla pratica: una strada "semplice"
Ma come si raggiunge questa solidità? La risposta non è un concetto astratto, ma una serie di azioni umanissime e concrete. Nel Vangelo di Matteo (25, 34-36) la via è tracciata chiaramente:

Dar da mangiare agli affamati.

Accogliere lo straniero.

Visitare chi è solo o ai margini.

La salvezza non è un’attesa passiva, ma un movimento verso l'altro. È uscire da se stessi per riconoscere il bisogno di chi ci sta accanto. È proprio da questa "culla" che nascono i concetti di dignità e diritti della persona che oggi diamo per scontati.

Vivere la "salvezza" significa allora cercare quella coerenza che ci rende integri, umani e, finalmente, solidi.

📖 Per chi vuole approfondire le radici di questi concetti e l'analisi filosofica completa, lascio qui il link all'articolo:

https://www.casadellangelocustode.it/Articolo/salvezza-etimologia-e-sua-consistenza?react=2a8931f5-8e7f-4efb-8b2f-08de84285893

A Natale 2025 non nasce Gesù!Quante volte abbiamo sentito dire: "A Natale nasce Gesù bambino"? Non vi è mai sembrata una...
19/12/2025

A Natale 2025 non nasce Gesù!

Quante volte abbiamo sentito dire: "A Natale nasce Gesù bambino"? Non vi è mai sembrata una affermazione assolutamente assurda? A me sì.

Gesù è nato più di duemila anni fa, a Betlemme, lo sappiamo tutti. Se oggi come oggi un giovane ci sentisse dire che Gesù nasce il 25 Dicembre di ogni anno, è normale che confonda il messaggio cristiano con una favola bella adatta a dei creduloni. Il Natale, invece, è qualcosa che ci dischiude una dimensione concretissima.

Proviamo a recepire il mistero del Natale a partire da ciò che il nuovo testamento ci dice ed in particolare facendo riferimento al prologo di Giovanni evangelista o anche alla 1 lettera di Giovanni.

Vangelo di Giovanni:

1.1 In principio era il Logos
e il Logos era in cospetto a Dio,
e il Logos era Dio.
Era lui in cospetto a Dio.
Mediante lui fu tutto - e nulla fu senza di lui.
Quanto avvenne in lui, era vita,
e la vita era la luce degli uomini.

Il "Logos", il meraviglioso "Logos" di cui già Eraclito dice (uno dei primi filosofi) definendolo proprio come "lo svelamento dell'essere" e che poi verrà rielaborato in veste metafisica associandolo per sempre al concetto di "ratio" (razionalità), ci viene annunciato come il principio "mediante il quale fu tutto" dicendo nel contempo che questo Logos è Dio pur essendo "in cospetto a Dio".

Dio che rivela l'essere si pone in colloqui con l'essere per eccellenza, cioè con l'uomo, e nella pienezza dei tempi decide di rinunciare alle proprie prerogative divine per diventare uno di noi pur rimanendo il Logos che in principio era in cospetto a Dio. (Una piccola precisazione : "l'In principio" non è un concetto che abbia a che fare con il la dimensione temporale, "in principio" vuol dire che un certo concetto "è" il principio o meglio "è" il fondamento).

Nella bella scena che l'iconografo Luca l'evangelista ci presente per raffigurare il parto di Gesù, possiamo ravvisare sin da subito che Gesù viene al mondo come uno di noi, anzi, come il più povero di noi:

Lc 2,7 "Partorì quindi il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo adagiò in una mangiatoia, perché non c'era spazio per loro nell'alloggio".

Questa è l'immagine che rappresentiamo tramite il presepe cosi come nel presepe rappresentiamo i pastori e l'angelo facendo riferimento da un altro versetto esposto da Luca:

Lc 2,8-12: "In quella stessa regione c'erano pastori accampati all'aperto, che durante la notte vegliavano a guardia del loro gregge. Ed ecco, un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li circonfuse di luce, ed essi furo presi da grande paura. Ma l'angelo disse loro: "Non abbiate paura: ecco, vi annuncio una lieta notizia, una grande gioia sarà per tutto il popolo, perché oggi nella città di David è stato partorito per voi un salvatore, che è il Cristo Signore".

Questi concetti sono nel contempo scandalosi e fondamentali per la comprensione del Natale:

- Dio che si rende vicino alla sua creatura
- Dio vive la nostra vita dall'inizio alla fine come un essere umano
- Dio che inizia l'opera definitiva di salvezza partendo dalla condizione umana più miserabile (i pastori non erano, come abbiamo sentito in qualche predica, delle miti personcine poiché il pastore veniva considerato ai quei tempo quasi meno di bestia, in effetti un detto affermava: "è lecito salvare un animale caduto in un fosso ma non il pastore).

Tenendo presenti queste tre idee (Logos, incarnazione ed annuncio dell'incarnazione) potremmo definire il Natale come un momento in cui siamo chiamati a riflettere sul fatto più importante della storia dell'umanità in cui il Logos si "fece carne" e non idea romantica e buonista fatta di panettoni e regalini ma "carne" fatta di gioia, fatica, dolore, vita e morte per "circonfonderci di luce" cioè per mostrare tramite la Luce (che è Dio) la bellezza dell'essere umano e la via per giungere a tale bellezza.

Proviamo, quest'anno, a vivere il Natale pensando secondo l'insegnamento della Chiesa che ci aiuta a capire cosa voglia dire "vivere il natale" dicendo: "Il natale si compie in noi allorché Cristo "si forma" in noi" (CCC 526).

Pensiamo quindi, per un istante, con il massimo della concentrazione, in questo periodo di Avvento, a come accogliere l'annuncio della salvezza in modo che Cristo si formi in noi.

Ieri, qui alla casa dell’Angelo custode, ha avuto inizio il corso per chitarra. Le lezioni si tengono alle ore 16.15. Le...
10/10/2025

Ieri, qui alla casa dell’Angelo custode, ha avuto inizio il corso per chitarra. Le lezioni si tengono alle ore 16.15.

Le iscrizioni sono comunque ancora aperte a chiunque voglia unirsi al gruppo.

L’apprendimento di uno strumento musicale è un investimento che darà frutti per tutta la vita perché aiuta parecchio a sviluppare la creatività, la capacità di concentrazione, permette ai giovani di socializzare in modo più semplice ed efficace e rafforza l’autostima.

Se tu volessi saperne di più, telefonaci al numero: 334 745 4327.

A che vale o autunno ocra e cinerino il triste ricordo della gioiosa stagione turchese e dorata che fu presso l’onda o s...
07/10/2025

A che vale o autunno ocra e cinerino il triste ricordo della gioiosa stagione turchese e dorata che fu presso l’onda o sull’alpe che ora ci doni canuta quasi fosse presagio della stagione dormiente?

Celasti furtivo, o autunno, tra lacrime d’oro e giallastre, il frutto castano che ora tu offri, gentile, all’anima bella che incede, che fruga, che coglie con semplice gesto il tuo povero pane.

Tra i lenti declivi dei colli è il sangue vermiglio che è colto e pigiato ed offerto tra risa festose e racconti, la sera, nell’ora breve delle brevi giornate d’autunno.

Anche tu, vita, dono di Dio, conosci l’attimo del ricordo, l’attimo autunnale che precede l’inverno quando i nostri capi canuti e le nostre mani e il nostro cuore tornano a quei luoghi ove visse ed ancor vive il pane dei poveri, che è il sangue vermiglio della passione, che è il senso dell’Essere e ci inviti a donarlo ai virgulti dicendo: nulla finisce per sempre.

Indirizzo

Via Vallauri, 39
Chiusa Di Pesio
12013

Telefono

+393347454327

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