KidFriendly

KidFriendly KID FRIENDLY segnala e promuove esclusivamente le migliori iniziative dedicate ai bambini in Italia e all'estero. KID FRIENDLY è il nuovo portale-magazine online, volto a raccogliere, selezionare con cura, segnalare e promuovere i luoghi e le iniziative dedicate ai bambini in Italia ed all’estero, utilizzando come primo parametro di selezione il riscontro positivo offerto dall’esperienza delle famiglie e dei loro bambini.

KID FRIENDLY è anche KF MAGAZINE, il nuovo magazine on line, disponibile anche in versione inglese, in cui saranno pubblicate proposte di weekend per le famiglie, di viaggi con bambini in Italia o all’estero, gallerie di moda e di prodotti dedicati all’infanzia, recensioni di libri, app, videogiochi, ebooks. Saranno, inoltre, presenti interviste rilasciate da esperti del settore, aventi ad oggetto argomenti in ambito pediatrico, con un occhio di riguardo per la cura dell’alimentazione.

Normali funzionamento

04/02/2021

CINQUE PUNTI PER TUTTI I GENITORI CHE SI INTERROGANO SU QUALE EDUCAZIONE DIGITALE SERVE AI LORO FIGLI

In questo post, provo a lanciare una proposta che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui noi genitori gestiamo l’ingresso delle tecnologie nella vita dei nostri figli. E’ un post che fa proposte concrete, dà indicazione preciso e vi chiedo di leggerlo con calma, solo se avete cinque minuti a disposizione e potete prestarvi la giusta attenzione.
In questi giorni sento da più parti invocare l’importanza dell’educazione digitale. Cosa sacrosanta. Ma viene sempre accostata al fatto che bisogna fornirla ai figli e agli studenti mentre stanno già gestendo una vita online, con uno smartphone o un tablet di proprietà. Come dire che si frequenta la scuola guida dopo aver già avuto in gestione autonoma un’automobile. Ho ribadito dopo i recenti fatti di cronaca che hanno davvero sconvolto noi genitori, che c’è una correlazione tra età precoce in cui si possiede uno smartphone personale e entità dei comportamenti a rischio nei quali ci si può trovare coinvolti, come vittime oppure come autori. Per prevenire il rischio online occorre un solido “allenamento” alla vita online da parte del mondo adulto verso i giovanissimi. Ma questo allenamento dovrebbe precedere il possesso e l’uso autonomo dello strumento. Si usa spesso la parola “accompagnare” un minore nella vita online: è anch’essa una parola sacrosanta. Ma per accompagnare il minore io devo sempre sapere dove, come, quando, con chi quell’accompagnamento ha luogo. Condizione resa possibile, nell’online, solo dall’eventualità che il minore si renda “accompagnabile” in ciò che fa e sperimenta nella sua vita virtuale. Quindi, per riassumere la questione vi propongo cinque punti, per me imprescindibili, che rendono l’educazione digitale qualcosa di realmente preventivo, utile, efficace e non un “palliativo” invocato per non cambiare niente dello “status quo” spesso subito da noi genitori a seguito di un marketing strategico pressante che ha “sdoganato” l’idea che anche i bambini devono/possono avere un cellulare, tanto basta che la famiglia sia responsabile nel gestirne l’uso che ne fanno, cosa rivelatasi per la stragrande maggioranza un’impresa impossibile.
1. I GENITORI DEVONO STABILIRE NEL LORO PROGETTO EDUCATIVO L’ETA’ AL DI SOTTO DELLA QUALE PENSANO CHE PER IL PROPRIO FIGLIO SIA MEGLIO NON POSSEDERE UNO SMARTPHONE PERSONALE
2. PRIMA DI QUELL’ETA’ (E NON DOPO) LE AGENZIE EDUCATIVE (SIA FAMIGLIA CHE SCUOLA) FORNISCONO AI MINORI COMPETENZE E CONOSCENZE RELATIVE ALLA PREVENZIONE DI TUTTO CIO’ CHE NEL WEB Può TRASFORMARSI IN RISCHIO CONCLAMATO
3. PRIMA CHE UN MINORE POSSIEDA IL PROPRIO SMARTPHONE PERSONALE, POTRA’ “ALLENARSI” ALLA VITA ONLINE UTILIZZANDO UN “DEVICE” DI FAMIGLIA, GESTITO DAGLI ADULTI, IN CUI E’ POSSIBILE SUPERVISIONARE (E NON SPIARE) CHE USO NE FA, SIA IN TERMINI QUALITATIVI CHE QUANTITATIVI
4. AL MOMENTO DELLA CONSEGNA DELLO SMARTPHONE PERSONALE, IL GENITORE DEFINISCE CON IL PROPRIO FIGLIO LE REGOLE D’USO DELLO STESSO, FORNENDOGLI ASPETTATIVE CHIARE SU QUALI SONO I PRINCIPI CHE LE ISPIRANO E I LIMITI CHE NON DEVONO ESSERE OLTREPASSATI, TUTTI ASPETTI CHE PER IL MINORE RISULTERANNO COMPRENSIBILI PERCHE’ AFFRONTATI NEL PERCORSO DI EDUCAZIONE DIGITALE E PERCHE’ SPERIMENTATI NEL PERIODO DI APPRENDISTATO FAMIGLIARE
5. NEL PRIMO ANNO DI UTILIZZO AUTONOMO DEL PROPRIO SMARTPHONE, ADULTI E MINORI PERIODICAMENTE SI SIEDONO UNO A FIANCO DELL’ALTRO E VERIFICANO INSIEME COME STANNO ANDANDO LE COSE. AL CONTEMPO, LE AGENZIE EDUCATIVE DEL TERRITORIO (SCUOLA E ASSOCIAZIONI SPORTIVE) CONTINUANO A PROPORRE A RAGAZZI E RAGAZZE ATTIVITA’ DI EDUCAZIONE DIGITALE, NON SOLO A SCOPO PREVENTIVO MA ANCHE PER RENDERLI SEMPRE PIU’ ATTIVI E PROTAGONISTI ALL’INTERNO DI UN TERRITORIO DOVE E’ IMPORTANTE CHE LORO SIANO SEMPRE PiU’ CAPACI DI PRODURRE E CONTROLLARE I MESSAGGI CHE RICEVONO E I CONTENUTI IN CUI VOGLIONO COINVOLGERSI.
Ecco, mi verrebbe da dire che questi cinque punti sono imprescindibili per dare senso all’educazione digitale, che non può essere qualcosa che viene dopo “la messa in atto dell’esperienza” ma che deve precederla, per poter essere efficace. E siccome siamo tutti convinti che la complessità e i rischi della vita online sono molteplici, variegati, a volte così estremi da risultare impensabili a noi adulti, è cosa auspicabile che l’educazione digitale si estenda su un tempo di crescita significativo e diventi un elemento che genera consapevolezza in tutta la società e nella comunità educante rispetto a quanto valida sia l’ipotesi di ritardare l’accesso all’uso autonomo di un device personale solo al termine della preadolescenza.
La prima consapevolezza che mi ha portato a stendere questo manifesto è quella che l’educazione di un minore, almeno fino al termine della preadolescenza, deve preservare in tutti i modi possibili, il suo diritto (e bisogno) di avere accesso privilegiato ad esperienze, relazioni, apprendimenti nella vita reale, in presenza con i suoi coetanei e gli adulti di riferimento.
Credo che sia necessario condividere questo documento con più genitori, educatori e docenti possibile, per renderlo una base su cui sviluppare future riflessioni e proposte operative. Se potete commentatelo e fatelo arrivare a più persone possibili.

Una follia averli rinchiusi per un anno in alcune regioni ...e leggo ancora di insegnanti e genitori contrari alla scuol...
29/01/2021
Preadolescenti e adolescenti: quello che nessuno ha il coraggio di dire

Una follia averli rinchiusi per un anno in alcune regioni ...e leggo ancora di insegnanti e genitori contrari alla scuola in presenza, che firmano petizioni, che postano di questa o quella scuola finita in quarantena... li hanno fatti cadere in depressione questi figli, altro che protetti. La scuola in presenza è salvifica. Per la loro psiche è fondamentale, irrinunciabile. E già il doverne discutere per affermarlo continuamente fa molta tristezza. Loro non si ammalano in modo grave, punto. Gli adulti prendono tutte le precauzioni possibili e si va avanti. Come sta andando avanti chi da marzo non ha mai smesso di lavorare in presenza perché se non lavora non guadagna. Soprattutto se si ha la fortuna di poter lavorare. I bambini e i ragazzi non prodocuno reddito, non contribuiscono all’economia del paese. Ecco perché sono stati i più sacrificati. Come da sempre lo è stata la scuola italiana. Eppure se penso al lavoro migliore che esista, al più utile, al più delicato da svolgere penso al lavoro degli insegnanti. Che per primi dovrebbero essere vaccinati, perché la scuola vada avanti e il nostro futuro non muoia oggi. https://www.50sfumaturedimamma.com/2021/01/preadolescenti-e-adolescenti-quello-che-nessuno-ha-il-coraggio-di-dire.html

In questi ultimi mesi il tema dei preadolescenti e degli adolescenti in Italia mi ha appassionato e toccato sempre più profondamente e non solo perché ho figli in età, ma perché mi sono resa conto …

Alberto Pellai
09/10/2020

Alberto Pellai

CON UN TABLET IN MANO, UN PREADOLESCENTE APPRENDE MEGLIO? RIFLESSIONE SU UNA LETTERA ALLA SCUOLA CHE HA FATTO MOLTO DISCUTERE

Se metti un bambino di due anni che va sul triciclo a bordo della biciclettina di uno di cinque, scopri che non è in grado di muoversi. Se a cinque anni, lo metti sulla mountain bike del fratello maggiore, ti accorgi che non sa farne uso. A 12 anni però puoi mettere un preadolescente sul motorino di un adolescente. E’ in grado di usarlo e di andarci in giro per la città E in effetti per molti preadolescenti questa è una trasgressione molto attraente. Esattamente come a 15 anni, un adolescente ha tutte le caratteristiche fisiche per guidare l’automobile dei suoi genitori. Ma la legge gli chiede di attendere i 18 anni e di farlo solo dopo aver superato un esame che ne certifica l’abilità.
Il rapporto tra i nostri figli e i mezzi di trasporto che possono gestire in autonomia non è semplicemente definito dalla disponibilità di tali mezzi nel loro ambiente di vita, né dal fatto che essi siano in grado di salirci sopra e di condurli. E’ regolata anche dalla legge che stabilisce l’età minima per autorizzarne l’uso, basandosi sul concetto di maturità cognitiva e capacità di gestire le competenze complesse che vengono richieste per mettere in gioco le abilità necessarie in modo che non ci siano problemi per sé e per gli altri.
In questi giorni, dopo aver pubblicato una lettera che invita presidi, docenti e genitori a riflettere sull’accelerazione che stiamo imponendo ai più piccoli mettendogli in mano strumenti tecnologici per fini nobili (le attività scolastiche) cosa che poi per moltissimi si traduce nell’usare gli stessi strumenti per altri fini (videogaming, frequenza di social inadeguati all’età, navigazioni protratte, esplorazione di siti per adulti e quant’altro), la critica più frequente che ho ricevuto è la mia incapacità di comprendere che il mondo “va avanti”, che queste tecnologie “fanno parte ormai della nostra vita” e che basta attivare la responsabilità educativa degli adulti, perché se i minori usano male le tecnologie la ragione dipende dall’incapacità dei genitori di mettere giuste regole e definirne i limiti di utilizzo, attraverso App dedicate e contratti educativi costruiti per definire con un figlio “patti chiari”, che come dice il detto popolare rappresentano la premessa per “un’amicizia lunga”. In alcuni commenti alla lettera che io e mia moglie Barbara abbiamo scritto ho perfino l’intuizione che qualcuno pensi alla nostra famiglia come un luogo simil-bucolico, dove si vive tech-free in un mondo che non esiste. In realtà nella nostra casa ci sono, oltre che due genitori e 4 figli, anche 4 computer sempre connessi, 5 smartphone, un tablet. Ogni giorno lavoriamo durissimo per ribadirne regole di utilizzo, zone della vita (come i pasti e la camera da letto) che devono rimanere senza le tecnologie e cerchiamo di monitorare l’utilizzo delle tecnologie nelle attività di studio dei due figli minori. E’ chiaro perciò che durante il lockdown ognuno aveva il proprio strumento di connessione per usufruire in modo pieno e completo della didattica a distanza. Terminato l’anno scolastico abbiamo notato però che l’abitudine dei due figli minori a stare connessi per altri fini si era enormemente “amplificata”. Questo nonostante regole, App e patti molto chiari tra di noi. Ci sembrava di toccare con mano che qualsiasi cosa fai con lo schermo (anche la più nobile) ti abitua – una volta che quello schermo ce l’hai in mano – a desiderare di “starci dentro” sempre più spesso e per tantissime altre attività del tuo quotidiano. Questa è certamente un’osservazione che molti genitori di bambini piccolissimi possono rilevare con i loro figli: a volte per tranquillizzarli o per farli mangiare o per risolvere un momento di rabbia gli si propone un’ attività mediata dallo schermo. Giorno dopo giorno, per molti, questa abitudine diventa non più un rimedio situazionale, ma un’abitudine sempre più difficile da gestire. E l’uso pervasivo degli schermi in età evolutiva è oggi un serio problema che ha ricadute sullo sviluppo fisico, emotivo e relazionale così come rilevato da tutte le associazioni scientifiche pediatriche a livello internazionale.
Il tema qui sembra essere l’incapacità del cervello in età evolutiva a sviluppare competenze autoregolative di fronte all’immensa offerta ludica e di intrattenimento che gli schermi propongono nelle vite dei nostri figli. Noi possiamo dare loro uno schermo in mano per scopi didattici. E questa è una cosa meravigliosa. Nel frattempo, quello schermo sembra “slatentizzare” in loro la ricerca di altre esperienze che non si autolimitano e che non vengono selezionate in base al principio della fase-specificità. Va del resto detto che il mondo del web che ogni giorno tiene incollati agli schermi per ore i minori di tutto il mondo non è certo costruito in funzione delle loro esigenze educative. I nostri figli, lì dentro, vengono monitorati in ogni loro click e studiati per poter diventare oggetto di strategie di marketing strategico che nel web ha ormai messo le sue radici più profonde. E in questo, il docufilm “The social dilemma” racconta una verità innegabile: nell’online “noi siamo il prodotto” e non siamo certo considerati come soggetti che devono essere formati ed educati da enti ed agenzie che hanno a cuore il nostro sviluppo umano e la nostra crescita personale. Premesso tutto ciò, penso sia giusto riflettere sul fatto che parlare di tecnologie ad uso personale sotto i 14 anni sia come immaginare che un minore può gestire in totale autonomia una moto o un autoveicolo. E’ vero esistono automobiline e motorette con motori disponibili anche ai bambini: ma la loro velocità e possibilità di utilizzo è così limitata che al massimo la usano per muoversi in cortile. Non ho mai visto un bambino con la sua automobilina circolare su un’autostrada. Quando invece auspichiamo l’uso di tecnologie personali per minori sotto i 14 anni noi diamo loro uno strumento potentissimo, che non ha dentro di sé limiti di potenza e soprattutto li buttiamo in autostrade affollatissime dove tutti si muovono a velocità sostenute. Ora, è chiaro che un buon docente può fare ottime lezioni usando la LIM in classe: e questo è auspicabile. E’ chiaro che se non si può andare a scuola, fare Didattica a Distanza attraverso strumenti elettronici è fondamentale, anzi obbligatorio. Ma a me non è chiaro perché, al di fuori di queste situazioni, si chieda ad un minore di comprare uno strumento elettronico, riempiendolo di App per limitarne qualsiasi uso improprio, così da poter svolgere attività didattiche che si è in grado di svolgere secondo altre modalità che non sono “vintage” o “antiche” bensì sono “fase-specifiche” ovvero permettono di reclutare le reti neuronali più adatte a sostenere l’apprendimento in quella specifica fase dello sviluppo. Abbiamo tutti l’evidenza di quanti preadolescenti con in mano uno strumento pieno di App che ne monitorano l’utilizzo riescano giornalmente a navigare su siti per adulti, inviare messaggi bullisti, giocare in modo sregolato ai loro videogames. Abbiamo anche visto come inventare videogiochi virtuosi come la Playstation We, che permettono al giocatore di fare attività fisica mentre videogioca, non abbiano portato a modificare le abitudini di videogioco dei minori. Da noi terapeuti dell’età evolutiva non è arrivato neanche un genitore preoccupato per gli scarsi risultati scolastici del proprio figlio giocatore di JustDance, mentre è sempre più frequente constatare che in molte famiglie FortNite e BrawlStars hanno innescato comportamenti di dipendenza e sviluppo di attitudini oppositive-aggressive che, nonostante regole e monitoraggi, risultano di difficile gestione da parte del mondo adulto. Il che significa che c’è qualcosa nel mondo online che interferisce in modo potente con il funzionamento mentale dei minori. Che ne impedisce lo sviluppo di competenze autoregolative, empatiche, di tolleranza alla frustrazione, di rinuncia alla gratificazione immediata. Si tratta di competenze fondamentali, fase specifiche e che devono essere apprese in età evolutiva attraverso attività che non possono essere mediate da uno schermo.
Detto questo, oggi ordineremo un tablet per le attività scolastiche della nostra figlia minore, lo doteremo di tutte le App che riterremo utili, glielo daremo in mano esclusivamente per svolgere compiti e funzioni correlati alle materie in cui si rivelerà inevitabile farglielo tenere in mano. Non consideriamo questo una sconfitta. Ma un’operazione di adeguamento alle richieste che la scuola ci ha fatto e con cui, da sempre, siamo alleati. Avremo molto lavoro da fare per tenere sotto controllo la sua vita online e per farle capire che potrà usare quello strumento solo per fini scolastici. Dovremo tutti i giorni fare discussioni e gestire conflitti per toglierglielo dalle mani, per impedirle di scaricare le sue App e di farne i “suoi usi” che lei affermerà essere usi generazionali, fatti da tutte le sue amiche. Ci sentiremo dire che siamo i peggiori genitori del mondo, che sarebbe stato meglio nascere, vivere e crescere nelle famiglie delle sue amiche, dove invece Tik Tok non solo è all’ordine del giorno, ma è così normale usarlo che giri il tuo video e in tempo reale lo condividi con il resto del mondo. Faremo tutto questo e speriamo di riuscirci. Ma la domanda rimane: è davvero necessario tutto questo? E’ davvero sostenere la crescita? E’ davvero permettere ai nostri figli di ottenere il meglio dal loro percorso educativo? Ora tocca a voi proseguire la discussione.
E se potete, ampliatela con tutti i genitori della vostra scuola. Dare voce a quello che pensiamo e crediamo importante per la crescita dei nostri figli potrebbe provocare un “family dilemma” e generare nuove consapevolezze, fino ad oggi mai affermate ad alta voce nel dibattito pubblico.

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