KidFriendly

KidFriendly KID FRIENDLY segnala e promuove esclusivamente le migliori iniziative dedicate ai bambini in Italia e all'estero.
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KID FRIENDLY è il nuovo portale-magazine online, volto a raccogliere, selezionare con cura, segnalare e promuovere i luoghi e le iniziative dedicate ai bambini in Italia ed all’estero, utilizzando come primo parametro di selezione il riscontro positivo offerto dall’esperienza delle famiglie e dei loro bambini. KID FRIENDLY è anche KF MAGAZINE, il nuovo magazine on line, disponibile anche in versione inglese, in cui saranno pubblicate proposte di weekend per le famiglie, di viaggi con bambini in Italia o all’estero, gallerie di moda e di prodotti dedicati all’infanzia, recensioni di libri, app, videogiochi, ebooks. Saranno, inoltre, presenti interviste rilasciate da esperti del settore, aventi ad oggetto argomenti in ambito pediatrico, con un occhio di riguardo per la cura dell’alimentazione.

TIC TAC - laboratori per bambini, adulti e formazione per insegnanti
06/02/2020

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Semplici utili consigli

22/01/2020
Napoli Fanpage.it

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Come ti comporteresti se vedessi agire un pedofilo al parco giochi?

Abbiamo fatto un esperimento. Le reazioni dei passanti vi lasceranno allibiti.

Alberto Pellai
15/01/2020
Alberto Pellai

Alberto Pellai

PERCHE’ IL WEB RISCHIA DI UCCIDERE “L’INFINITO” DI GIACOMO LEOPARDI.
Nell’anno in cui si celebra il duecentesimo compleanno dell’Infinito di Giacomo Leopardi, c’è una riflessione che vorrei condividere con i lettori dei miei post. Una riflessione che parte dall’analisi del video “Apro il frigo” visto sul web.
APRO IL FRIGO è una canzone/video di enorme successo che su youtube ha milioni di visualizzazioni. E’ stata realizzata prendendo a prestito il tormentone “Despacito”, anch’esso enorme successo del web, che nella versione di “Apro il frigo” è stato italianizzato e modificato all’occorrenza.
Youtube rende possibile questi successi istantanei. Arriva un video, diventa virale, fa milioni di visualizzazioni. Questa popolarità porta molto denaro ai suoi creatori/produttori che, infatti, nel video piazzano in bella vista “prodotti” con i relativi marchi, garantendone una grande visibilità e ricavandone i relativi introiti.
Oltre alla pubblicità ufficiale, esiste oggi quella derivata da “product placement”, ovvero dal piazzamento del prodotto in un video, selfie, post di personaggi che hanno enorme popolarità e che quindi diventano “testimonial” di marche e prodotti, ricavandone forti incassi.
Ma se questo è uno dei problemi associati alla lunga permanenza sul web dei nostri figli (diventano senza saperlo oggetto di campagne di marketing che attraverso i loro youtuber preferiti li bombardano con un flusso ininterrotto di pubblicità occulta) il secondo problema che vedo io è legato alla qualità e ai contenuti di questi materiali.
“Apro il frigo” farà anche ridere, ma non può certo essere definito un prodotto di oggettiva bellezza e di elevato contenuto culturale. Si colloca maggiormente nella cosiddetta area del trash.
Ci siamo interrogati, io e mia moglie, su che cosa sarebbe successo oggi a Leopardi se avesse scritto “L’infinito” e avesse dovuto competere con la viralità di un prodotto video come “Apro il frigo”, per far percepire al suo pubblico potenziale che ci si trovava di fronte ad un capolavoro.
Se oggi ci sono nuovi Leopardi in giro, chi riesce ad intercettare la qualità del loro lavoro, in mezzo all’affollamento dei materiali trash da cui siamo sommersi?
Milioni di nostri figli vedono e scaricano “Apro il frigo”. Probabilmente pochissimi si confronterebbero con “L’infinito” di Leopardi, se la scuola non lo mettesse al centro della propria proposta educativa. E quando la scuola poi glielo fa studiare, molti di loro si accorgono della meraviglia e della bellezza presente in questa opera, oltre che della profondità e universalità dei suoi contenuti.
L’infinito di Leopardi compie 200 anni, quest’anno. E’ sopravvissuto al tempo. E anche allo strapotere del web, grazie alla scuola.
Tra 200 anni “Apro il frigo” sarà ricordato da chi?
Ecco perché è così importante non “abbandonare” i nostri figli nel territorio del web: rischiano di riempirsi la mente di stimoli di basso profilo. E di non accorgersi che potrebbero invece nutrirla di ben altro. Che però non ha la stessa facilità di accesso, diffusione e popolarità rispetto a tutto il trash che riempie la loro vita.
Concludo dicendo: per fortuna che c’è la scuola.
Un approfondimento di questo argomento è presente in un articolo che ho scritto per il magazine online Family Health
Fate leggere questo articolo ai vostri figli. Condividetelo con altri genitori. E se siete docenti, leggetelo e commentatelo con i vostri studenti. Promuovere pensiero critico è ciò che ci aiuterà a restare umani.

Chi fa prima con me?
07/12/2019

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Festival della Lentezza
05/12/2019

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Di Gianluca Foglia

Il Sole 24 ORE
04/12/2019
Il Sole 24 ORE

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Smartphone e Social sempre più precoci e sempre meno attenzione ai sistemi di protezione. In aumento i casi di cyberbullismo. Diminuisce la già scarsa propensione alla lettura. Uno su quattro non fa alcuna attività sportiva.

Alberto Pellai
14/11/2019

Alberto Pellai

MA HA DAVVERO UNA VITA DI MERDA, CHI PARLA IN MODO CRITICO DEI VIDEOGIOCHI ?
Scusate il titolo così volgare, ma non posso non scriverlo dopo che aver scritto un post in cui raccontavo i molti problemi comportamentali derivanti dall’eccessivo uso dei videogiochi in età evolutiva ha scatenato una reazione intensa e potente da parte dei game – designer e degli informatici che lavorano nel mondo dei videogiochi.
Non rientrerò nel merito della questione. Io sono uno psicoterapeuta dell’età evolutiva e non posso certo vedere i videogiochi nella prospettiva dell’industria che li produce e di chi da questa industria trae la propria fonte di sostentamento. Penso che queste persone abbiano tutto il diritto di mettere le proprie competenze al servizio della professione che meglio risponde ai loro desideri.
Entro però nel merito della tipologia di critiche che mi sono state apportate, dopo la scrittura del mio post.
Ho ricevuto commenti che non avevano nulla a che fare con i contenuti e quindi parto proprio da quelli. Frasi come :
“Qua è pieno di gente che sta veramente male”. “Siete davvero avvilenti, generate odio e rabbia ingiustificata verso quello che non conoscete”. “Che vita di merda”
servono ad offendere persone che hanno idee differenti da quelle detenute da chi scrive il commento. Avere idee divergenti non significa essere “gente che sta male” o “avere vita di merda”.
Un’altra tipologia di commenti ricevuti cerca di screditare la fonte che ha prodotto il post, additandola come una fonte che non sa. E’ stato interessante leggere un “commento nascosto” (ovvero un commento di una persona che ha mandato un lungo messaggio leggibile solo da me) che mi faceva sapere tutto il suo disappunto nel constatare la mia incompetenza, dato che ciò che scrivevo era smentito da molti studi scientifici e che bastava aver letto il libro di Jordan Shapiro (che chiaramente secondo quella persona non conoscevo) per comprendere tutti gli errori che andavo divulgando. Molti altri mi hanno accusato di incompetenza perché esistono studi scientifici che avvalorano l’ipotesi dell’utilità dei videogiochi nel rinforzare numerose competenze cognitive.
A queste critiche rispondo dicendo che il libro di Shapiro l’ho letto in anteprima e che gli studi scientifici di cui sarei ignorante li conosco con sufficiente competenza (almeno spero). Però ne conosco migliaia di altri che, in un setting sperimentale non finalizzato a dimostrare l’aumento di una specifica competenza prodotta da un videogioco, rivelano cose – ahimè – molto negative in termini di “impatto” sulla salute dei soggetti in età evolutiva con evidenze clamorose ( e ripeto clamorose) sulle competenze emotive e cognitive dei minori. Per cui, conoscendo io gli studi che mi si chiede di citare (e che in un post rivolto ai genitori non cito perché non gestisco una rivista accademica, ma una pagina Facebook che fa divulgazione), chiedo ora ai miei detrattori di consultare tutta la ricerca scientifica riportata nei libri di Manfred Spitzer e di Philip Zimbardo che citano infinite fonti al riguardaoIl mio post non citava studi scientifici, ma questo non significa che, come è stato scritto:
- Il mio articolo “mira alla disinformazione e basta. Si dovrebbe solo vergognare, insieme a tutti quelli che le danno ragione”.
Oppure “che il signore che ha scritto il post tratti un argomento che conosce più per sentito dire”
Su questo punto ci terrei a fare una precisazione. Nei miei post non parlo mai di persone, ma di fatti. Se i fatti che ho descritto – ovvero la sregolazione emotiva e l’iperattività prodotta dai videogiochi in molti giovanissimi – per molte persone non sono condivisibili, basta rispondere al post evidenziando tutti gli elementi che disconfermano, secondo la vostra prospettiva, i fatti raccontati. Scrivere che sono un ignorante non è una buona motivazione. Anche perché penso di non esserlo. E non penso che per dimostrarlo devo farvi l’elenco di tutti i libri che leggo e di tutti i titoli di studio che possiedo.
In conclusione, se come ha scritto un altro commentatore: “Mi fanno incazzare sti post senza senso che creano allarmismi inutili, per abbindolare gente ignorante sull'argomento” oppure “Questo articolo è stato studiato perfettamente per abbindolare i lettori” o ancora “Documentatevi prima di credere alle parole di queste persone” o ancora “E’ sempre un dispiacere leggere post come questi assolutamente non corredati di riferimenti scientifici perché, qualora ci fossero, direbbero esattamente l’opposto”
il consiglio che vi do è scrivete post non su chi scrive ciò che non vi trova d’accordo, ma sui contenuti che volete trasmettere. Poi, però, incontrate migliaia di genitori (io posso dire di averlo fatto) ascoltate le loro storie, i loro problemi, le sfide educative che ogni giorno devono affrontare con i loro figli. E’ a loro che dovete mandare il vostro messaggio. Sono loro che dovranno definire quanto credibili siete.
A me verrebbe da dire che se è l’industria del videogaming quella a cui avete dedicato le vostre competenze, forse esiste un certo conflitto di interessi. Però forse è solo un’ipotesi. Se volete smentite anche questa.
Un unico riferimento che viene dalla storia – ahimè – recente: per decenni, le multinazionali del tabacco hanno pagato medici e ricercatori per dimostrare che il tabacco non rappresenta un fattore di rischio per la salute. E sembra che siano state molto efficaci perché negli anni 50, 60, 70 del secolo scorso hanno proliferato nelle riviste scientifiche più prestigiose studi accademici che dimostravano la non corresponsabilità del tabacco nelle patologie polmonari e cardio-vascolari. Solo a metà degli anni ’80 si è potuto affermare che il “tabacco” causa gravi rischi per la salute umana.
Una persona ha commentato il mio post in cui parlo in modo critico dei videogiochi con una vignetta in cui si vedono persone che combattono e si uccidono (sembra una Crociata) e la frase: “Quando non esistevano i cellulari e la gente si viveva il momento”. Come a dire: tutti voi che scrivete queste cose siete degli anacronistici bigottoni che vivete fuori dal tempo.
Io non sono un primitivo, non vado in giro con la clava, non mi considero un bigottone che teme il progresso. Io amo il progresso e di esso prendo tutto ciò che di buono ha da darmi. Ma ne vedo anche gli effetti indesiderati. Come farei con un farmaco che, magari, cura una patologia ma crea un forte squilibrio metabolico nel suo assuntore. A quel punto direi ad alta voce: fate attenzione perche gli effetti indesiderati potrebbero essere superiori agli effetti attesi.
Credo che questo modo di lavorare sia etico e responsabile. Non mi sento sbagliato per questo, anche se voi lo avete affermato a gran voce. E penso che questo post sia una dimostrazione di comunicazione non o-stile. Cosa che, al di là dei dibattiti sui videogiochi, vi invito a scegliere per qualsiasi futuro post scriverete nei social, compresa la mia pagina Facebook.

Alberto Pellai
13/11/2019

Alberto Pellai

VIDEOGIOCARE CON LE CUFFIE IN TESTA PRODUCE SREGOLAZIONE EMOTIVA?

Per molti preadolescenti è difficile imparare l’autoregolazione emotiva. Per più ore al giorno stanno di fronte ad uno schermo e video-giocano a giochi “sparatutto”. Non è solo ciò che fanno a sregolare le loro competenze emotive. Ma è soprattutto come lo fanno. La maggior parte indossa una cuffia dove, a tutto volume, ascolta i rumori amplificati del videogioco. E’ importante sapere che una cuffia da gioco viene progettata in modo tale da far “ascoltare” all’orecchio del giocatore suoni differenti da quelli che sentirebbe nella vita reale, come effetti speciali, voci, rumori. Un ragazzo che videogioca con una cuffia in testa entra in una sorta di bolla, che lo isola dal mondo esterno e lo immerge in un universo sonoro e visivo che ha altri suoni e altre frequenze. Se qualcuno si sentisse male a pochi metri dal videogiocatore, probabilmente lui non se ne accorgerebbe, immerso com’è nella sua esperienza ludica. Al tempo stesso, il bambino/ragazzo che videogioca quasi sempre si attiva emotivamente, alza la voce fino ad urlare. E ripetutamente, così riferiscono molti genitori, dice parolacce e bestemmie, senza interruzione, senza filtro, senza confine. In concreto, i nostri figli che si immergono nei loro videogiochi, ogni pomeriggio si allenano a sregolare le loro emozioni, in particolare la rabbia, che compare sulla scena con tutta la sua forza “tsunamica”. Provate a immaginare cosa un cervello apprende quando ogni giorno, per anni, “metabolizza” questo genere di esperienza. Poi domandatevi perché è in crescita il numero di adolescenti che non si sanno contenere, che urlano immediatamente appena vengono ripresi, che a volte addirittura si buttano nello scontro fisico contro qualcuno che li espone ad una frustrazione.
Penso che noi genitori dovremmo davvero costruire “cornici” più stringenti e imparare a dire alcuni giusti “no” che aiutano a crescere. Voi cosa ne pensate? E qual è per voi il tempo limite di una sessione giornaliera di videogaming di un bambino e di un preadolescente? Chi lo deve stabilire? Come si fa a farlo rispettare. Il dibattito è aperto. Credo che sia davvero importante far arrivare questo messaggio a più genitori possibili, così da cominciare a strutturare una “mente adulta comune” che ha idee chiare su alcuni comportamenti che in modo totalmente inconsapevole “sdoganiamo” nella vita dei nostri figli, per poi perderne ogni forma di controllo e supervisione educativa.
In parte abbiamo raccontato tutto questo ai ragazzi nel libro: “La bussola delle emozioni” (Mondadori ed.) e ai genitori nel volume: “L’età dello tsunami” (De Agostini ed.). Se vi sono stati utili, commentate questo post. E condividetelo.

05/11/2019
Maestra Mile

Maestra Mile

"Mia madre faceva la maestra. La ricordo di sera, dopo cena, china sullo stesso tavolo dove poco prima c’erano i nostri piatti, a correggere i compiti dei suoi alunni. Non usava la penna rossa per evidenziare gli errori, li sottolineava invece con un pastello verde chiaro, come le prime timide foglie di primavera.
Una di quelle sere che non avevo sonno e mi piaceva starle accanto a leggere Topolino, le chiesi perché quel colore invece del rosso che usavano tutte le altre maestre.
Mi rispose senza alzare la testa da quei fogli :
-È che nelle cose degli altri devi entrarci in punta di piedi, specialmente quando hai il compito di correggerne gli errori. Il rosso è un urlo, un’accusa alla quale non si può replicare. Dice “Tu hai sbagliato!” con il dito puntato contro.
Il verde è gentile, come una piantina che cresce e per farlo ha bisogno di sostegno. Il verde non demolisce, sostiene."
Milena Maggio

La scuola ci riguarda tutti
29/10/2019

La scuola ci riguarda tutti

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Milan
20129

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