23/08/2026
Dai miei diari di mare...
Dalle prime ore del mattino inizia una relazione attenta tra la mia pelle e la temperatura, tra i miei occhi e i colori che mutano attorno a me con il crescere del sole, tra le orecchie e le variazioni del silenzio di un lunedì mattina d’inizio settembre.
Rimango perlopiù ferma, in un’appagata contemplazione di quel tantissimo che succede nel nulla.
Quando arriva l’ora del primo bagno dondolante mi avvicino a riva e lascio che ogni centimetro di pelle goda del contatto progressivo con l’acqua. Il mare è limpido e chiaro, scintillante qua e là nel riflesso del sole.
Infine mi immergo.
Torno dentro l’acqua, materna, primordiale e assoluta.
Nuoto ascoltando il suono del respiro e il movimento sincronizzato delle gambe e delle braccia. Con un colpo deciso di reni vado giù verso il fondale e poi riemergo, felice di nuova vita e respiro.
Come i bambini faccio capriole, poi immobile galleggio, il corpo completamente abbandonato alle piccole onde e correnti del mare.
Sento il battito del cuore dopo la nuotata, i capelli che danzano come alghe, sopra di me un cielo vasto e il sole che scalda il mio cuore.
Se mi chiedessero cos’è il Paradiso, direi questo: nient’altro che questa pace, questa pienezza e libertà, la fluttuazione dentro la semplicità, questa luce e questo calore.
Passo così l’intera giornata, tra un bagno e un sonno.
Scrivo i miei diari, mangio qualcosa di frugale, guardo il mare e i suoi riflessi dorati che danzano sull’acqua, ascolto musica.
La ballo con l’intenzione di un piede che si muove appena, ma soprattutto divento la musica: il rullo vibrante di una batteria, la sensualità di un sax, la dolcezza struggente di un violino, le corde di una chitarra, il basso che scende fino allo stomaco, la voce graffiata di Janis Joplin che esplode nella pancia e quella melodica della Vanoni che sale cinguettando, le note di un pianoforte che arrivano direttamente al cuore.
Dopo tanta gente attorno a me, un lunedì di completa solitudine — senza parlare con nessuno per tutta la giornata, senza bisogno di nulla — fino all’ora del tramonto, con lo sguardo rapito dallo spettacolo del cielo che si tinge di giallo e rosa.
Porto dentro di me la sensazione di un appagamento totale, la comunione con la circolarità dell’esistenza dall’alba al tramonto, con le sue variazioni di calore e di colore, l’ineluttabilità delle ore e delle stagioni, sempre uguali e sempre diverse.