22/07/2025
Il pensiero di questa mattina va alle due proprietà di Lucio Dalla alle isole tremiti.
Leggo commenti indignati sulla loro vendita preconizzando sfruttamenti economici utilitaristici a fronte di ciò che dovrebbe restare alla comunità.
La mia preoccupazione rispetto a questi beni, invece era tutt’altra: quella che le due proprietà restassero invendute e inattive.
Presto sarebbero diventate decadenti e inutilizzabili. È noto: un’isola fa deperire prima gli immobili.
E invece finalmente le due case hanno trovato altri proprietari con tanto di visibilità mediatica.
Ben venga e spero che i nuovi proprietari siano bene accetti dalla comunità locale, avendo investito risorse importanti. Perché inclusione, “resilienza sviluppo, nuovi servizi”, che poi dovrebbero essere il mantra di chi vuole vivere di turismo, sono tutt’altro rispetto ad “isolamento, chiusura, ostilità” che spesso vengono praticate verso coloro che non sono originari del posto.
In sintesi: se si vuole vivere di turismo bisogna innanzitutto essere pronti ad accogliere clienti ma anche nuovi operatori economici o proprietari di strutture abitative (con tutto quello che comporta); occorre sapere gestire una campagna di informazione continua, la presenza sui media; essere in grado di rinnovare le strutture, capire come e quanto investire sui servizi.
Oggi il turista, per spendere i suoi soldi per la sua vacanza, vuole efficienza, professionalità e tanti servizi. E se le risorse private per realizzare un miglioramento dell’offerta vengono anche da investitori non locali, ben venga!
Siccome il mercato è equilibrato nel gioco compensativo tra domanda e offerta, si potrebbe anche dire che ogni sistema turistico locale è rappresentato in maniera perfetta dalla sua clientela abituale.
Dunque se il turista abituale è giornaliero, poco incline a spendere, di bassa qualità comportamentale, i gestori dell’offerta turistica e la governance locale qualche domanda sulla efficacia della strategia posta in campo fino ad ora forse dovrebbero farsela, evitando di rimpallare le responsabilità sul cambiamento climatico, su situazioni contingenti (crisi economica emergenza o inflazione) o su fattori geopolitici (la guerra in Ucraina o i bombardamenti di Gaza).
Per restare “diplomatici” diciamo che i margini di miglioramento a tremiti ci sono e le soluzioni non sono complicate: istituire una navetta dal porto di San domino al centro del borgo almeno durante il periodo estivo, fare funzionare gli ascensori a San Nicola, organizzare una spiaggia fruibile per l’intera battigia a San Nicola, costruire un porticciolo turistico (dove vi pare), migliorare strutture turistiche (in qualche caso francamente impresentabili), gestire una efficiente azione informativa, organizzare eventi interessanti soprattutto nel periodo estivo, migliorare la professionalità degli addetti alle strutture turistiche (ad es.: conoscenza delle lingue?) sono alcune delle cose che si potrebbero fare attraverso un uso sapiente dei denari pubblici e delle risorse private.
Altrimenti ogni anno sarà peggio di quello precedente.
Buona l’iniziativa di acquisizione del punto di vista del turista tramite qr code.
L’analisi di quei dati sarà fondamentale: ma la comunità locale che decide di vivere di turismo deve sapere che, per meglio lavorare, occorre innanzitutto essere aperti, accoglienti e cordiali. “Un margine di miglioramento è in ogni aspetto dell’agire umano: ci vuole soltanto tanta umiltà per capire come e dove intervenire”.