Casa "Lungofiume" - La Motta

Casa "Lungofiume" - La Motta Sulla strada principale della valle, a pochi passi dal fiume. Pensieri, fotografie, vacanze, natura,

  everywhere
11/05/2019

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Gwen ha compiuto 5 anni il due maggio scorso ma, tra una cosa e l'altra, siamo riuscite a festeggiare solo oggi. Abbiamo deciso di celebrare, facendo la festa (🥳) prima di tutto a lei, bomballegra di una cagnolina, MA NON SOLO. Abbiamo voluto fare la festa (un altro tipo di festa) anche ai rifiuti che siamo riuscite a raccogliere in 10 minuti (DIECI) presso la nostra (e non solo nostra) spiaggetta preferita.

Quelli che vedete nella foto insieme a Gwen sono i rifiuti presenti in una zona di circa 20 metri (VENTI) quadrati. Parliamo della parte sommergibile della diga di Bellinzona, più o meno all'altezza della casa anziani Greina. Gwen, giusto per avere una misura, è un Border Collie.

Come avrete visto, in cima a questo post c'è un hashtag, ma in questa challenge bislacca non si viene nominati, piuttosto ci si sente PRESI IN CAUSA. Sentitevi liberi di usarlo, o di raccogliere il rüt senza dirlo a nessuno, a noi farà piacere in ogni caso. ✨

E così, colpo di scena, effetti speciali, si scoprì che i cinofili non filano solo i cani e, soprattutto, non raccolgono solo la (loro) 💩. Buon compleanno, Gwen! 🐾💚

PLEASE DON’T WRITE ON THE STONESMi spiace abbandonare per un attimo il clima divulgativo-brillante delle nostre “fiabe d...
25/07/2018

PLEASE DON’T WRITE ON THE STONES

Mi spiace abbandonare per un attimo il clima divulgativo-brillante delle nostre “fiabe di ”, ma sembra essere necessario. Stamattina, come tutte le mattine, mi sono recata con il mio cane a fare una passeggiata, ultima tappa: fiume (quello di cui abbiamo parlato ieri). Bazzichiamo le sponde della Motta, frazione di Brione Verzasca, in particolare in due punti. Oggi era il turno di quello più discosto, poco distante dal ponte. Scendiamo il sentierino e scopriamo, con grande disappunto, che un grosso sasso coi piedi nell’acqua è stato imbrattato con uno spray rosso e un indelebile nero (che, tra le altre cose, recano erroneamente scritto “ , ” anzi “Lavertazzo”).

Ecco le mie riflessioni:

• ho cercato di costruire questo post in modo da evitare commenti volgari o che possano raccogliere tutte le erbe nello stesso fascio. Altresì non ci interessa la provenienza della mano, ma esclusivamente il fatto che il gesto non venga ripetuto da tanti pecoroni. Ecco perché ho deciso di mostrare solo la mia risposta in foto. Chiedo gentilmente di limitarci alla condivisione della richiesta di non farlo più e tenere per noi il resto. Grazie.

• Il fiume e i sassi non sono di nessuno e sono di tutti. Erano lì prima di noi e lo saranno anche dopo.
Hanno diverse rughe e striature che raccontano molto e possono decisamente fare a meno di altre “decorazioni” maldestre. È bello immaginarsi ciò che hanno visto in tutti questi anni, è bello carpire dalle loro sfumature, muffe, a quale animale, o viso assomiglino. Provateci!

• È bello scrivere CON i sassi e, perché no, lasciare un saluto, una dedica.

• Qualche volta è persino divertente scrivere sui sassi, ma per farlo si può usare ESCLUSIVAMENTE i piccoli tozzi di legno bruciato/carbone che si trovano a volte sulle spiaggette. Sono loro gli antenati dei gessetti, sporcano un pochino le mani, ma vanno via con l’acqua.

• Al posto di portare peso in utile di bombolette spray e pennarelli indelebili, è bello tenere il posto nello zaino per riportare a casa (o almeno fino al cestino più vicino) i propri rifiuti.

• Non è bello portare via la spazzatura degli altri dalla tua spiaggetta preferita, ma quando lo fai, ti senti comunque meglio e la valle sembra sorridere. Provateci!

• Rimango a disposizione di turisti e autoctoni per andare a leggere i sassi della valle dei segni degli anni, del tempo, dell’acqua. Parlo italiano, tedesco, un po’ di francese ed un po’ di inglese... dialètt (da preferirsi) adasi e svelt.

buona Verzasca... e buone
Ma s’vee,
Giovi

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FIÜMMSul fondo della valle scorre l’omonimo fiume, o forse sarebbe meglio dire: agli argini del fiume Verzasca si stagli...
24/07/2018

FIÜMM

Sul fondo della valle scorre l’omonimo fiume, o forse sarebbe meglio dire: agli argini del fiume Verzasca si staglia l’omonima valle. Il fiume Verzasca è certamente una delle caratteristiche più vistose della valle (lo sanno bene i turisti dell’ultima ora), ma il suo colore speciale è dovuto anche alla vegetazione f***a che lo circonda - a voi l’ardua sentenza dunque.
La Verzasca è una delle poche valli a V del Ticino, come ci insegnavano a scuola: V come Verzasca. U come Leven... ah, no.
Il fiume Verzasca nasce dal pizzo Barone e va a finire prima nel lago artificiale di Vogorno (formatosi dopo la costruzione della diga di Contra, 1965) e consecutivamente, per quel che ne rimane, nel Lago Maggiore, all’altezza di Tenero. Così bello,
così pericoloso, recitava una pubblicità di sensibilizzazione. La grande verità. Quest’acqua limpidissima nasconde anche grandi fregature: sassi scivolosi, forti correnti, più o meno leggendari mulinelli, cascatelle che nascondono profondità inaspettate. 35 i morti dal 1990 ad oggi. Il punto più attrattivo del flusso sembra essere a Lavertezzo, sotto al ponte dei salti (del quale parleremo in separata sede). Ma torniamo alla narrazione meno enciclopedica; le acque del Verzasca invogliano chiunque - o quasi - a rinfrescarsi... per l’appunto. Le temperature variano dai 12 gradi invernali ai 13.5-14 estivi. Esistono diverse tipologie di bagnanti:
• quello che si lancia dal sasso più alto che trova, rischiando l’annegamento per sbalzo termico (solitamente turista ignaro)
• quello che prima si lava la faccia, bagna i polsi e poi giù... brrrrr
• quello che “io solo i piedi”
• quello che “io solo la testa”, per poi passare con fierezza davanti all’osteria, credendosi una sirena o un tritone.
• abbiamo persino quello che porta il bagnoschiuma (meglio non imitare questo comportamento, per la salvaguardia della fauna ittica locale).

C’è da dire, però, che fino alla scorsa generazione (in qualche caso quella prima), il buon verzasca (inteso verzaschese), non sapeva nuotare. Era infatti difficile imparare a certe temperature. Verzasca uomini di terra e sassi, e sudore - più che di acqua.

Insomma, voi che bagnante siete?
Siete indecisi? Nel dubbio: FÖ I CALZUNITT CHE TA SA BAGNA I MÜDANT!

In attesa delle redazione e condivisione delle prossime, ma soprattutto dell'arrivo dei FONG, vi riproponiamo una delle ...
20/07/2018

In attesa delle redazione e condivisione delle prossime, ma soprattutto dell'arrivo dei FONG, vi riproponiamo una delle passate.
E niente.... GA N'È???

FONG?

Non importa chi tu sia, da dove provenga e con quale abbigliamento ti aggirerai per la valle. Non interessa a nessuno se ai piedi porti le infradito o se al guinzaglio hai un cane guida. Non importa quale sia il contenitore che porti con te: sacchetti per cacche, cestino verde puzzolente da pesca, marsupio - che si veda o no, borsettina con paillettes: l'immancabile domanda, da marzo a ottobre, che raggiungerà il tuo orecchio, sarà una soltanto: TE TROVAA FONG?
Si narra di tempi, non troppo lontani (ma da me mai visti), nei quali l'intera valle, ma soprattutto alcuni posti che non starò ad elencare, brulicasse di funghi di qualsivoglia specie e colore. Si narra persino di gente che li segnava con le bandierine, per andare a raccoglierli della giusta misura (cosa che non accade sempre con le trote). Matti, sì, sia i funghi che i raccoglitori. Ma anche buoni, eh. Per polente, risottini o da snacckare a colazione col pane di Brione (no dai scherzo).

E quando ti va bene, come a me ieri, tocca rispondere in modo vago, spostando lo sguardo un po' di qua e un po' di là, badando bene a non dire dove l'hai trovato esattamente e ostentando la giusta dose di falsa modestia: Sì TEH, QUASI GA SCARPÜSCI DEENT.

GUARDIA O LADRO?C’è stato un tempo, intorno alla fine degli anni novanta, in cui una piccola frazione della Valle si pop...
17/07/2018

GUARDIA O LADRO?

C’è stato un tempo, intorno alla fine degli anni novanta, in cui una piccola frazione della Valle si popolava, per tutta l’estate, di bambini e ragazzini coi calzoncini corti. Eravamo una bella squadra, anzi, due. Due squadre non poteva che significare grandi partite. Di calcio (per rimanere nel tema mondiale) sul mòtt o sulla pericolosissima curva di strada che porta in frazione, dove l’obiettivo, più che fare goal, era evitare che la palla finisse sulla strada principale. Ma come qualcuno avrà provato sulla propria pelle in questi giorni, il gioco del pallone non sempre mette d’accordo tutti. Così, l’unica cosa a trovare (quasi) sempre il consenso di tutti era... guardie e ladri. Se non sapete di che si tratta (me ne dispiaccio), continuate pure a leggere mentre se invece siete tra i fortunati conoscitori del gioco, continuate a leggere lo stesso. Guardie e ladri è la versione dinamica del nascondino, mescolata al classico “prendersi”. Una squadra fugge, l’altra caccia. Campo di gioco delimitato, nel nostro caso tra la prima e la terza fontana, prigione rigorosamente alla seconda. E come fare a decidere chi appartiene a quale squadra? Semplice; fate piegare in avanti un concorrente e chiedetegli di chiudere gli occhi. Una seconda persona scandirà 3 colpi tre sulla schiena del malcapitato, cantilenando “guar diao la dro?” ed indicando poi un altro concorrente proprio sul “dro”. La persona piegata assegnerà così i ruoli ad ognuno dei partecipanti. Con un pochino di vantaggio, i ladri possono dileguarsi e nascondersi. Alle guardie non basterà trovarli, ma occorrerà loro riuscire a toccarli, per poterli improgionare. Con lo stesso tocco, i ladri liberi possono far evadere i prigionieri. Il gioco finisce (o meglio non finisce quasi mai) quando tutti i ladri sono in prigione.

Ci sono state volte che le guardie si sono rintanate a mangiare cereali e a giocare a carte. Ci sono stati ladri stufi, che hanno intervallato la fuga con una partita al Nintendo (di calcio). Ma più spesso è stata la notte a determinare la fine della partita (il buio non sempre ci ha fermati). Partite di corse matte e rincorse peggio, nelle quali prendevamo la forma dei sassi e degli usci, ci arrampicavamo sulle piante, ci sbucciavamo le ginocchia e varcavamo ingressi di stalle proibite.

Partite sempre diverse, con un’unica, sola stramaledetta costante: sempre, ma proprio sul più bello.... .........DENT PAI URTIGH.

17/07/2018

siete pronti?
stanno tornando...
sono loro...
le

POCIADopo aver parlato della polenta (https://www.facebook.com/verzascatales/posts/1459274794095972:0 ...ricordatevi di ...
14/09/2017

POCIA

Dopo aver parlato della polenta (https://www.facebook.com/verzascatales/posts/1459274794095972:0 ...ricordatevi di scriverci qual è la vostra versione preferita!) è giunto già il momento di parlare di pocia. Con una certa soddisfazione possiamo comunicarvi che i click dalla prima all'ultima delle sono più che decuplicati, il risultato è che "ANEI" ha ottenuto già più di 700 visite. GRAZIE.

Mentre affogate quello che più vi aggrada nella pocia soprastante, volevamo anche avvisarvi che presto ci saranno delle novità: nuove storie stanno prendendo forma e arriveranno nei prossimi giorni e nei prossimi mesi a ricordarci il sapore dell'estate e della valle. In più, è in cantiere una piccola sorpresa...! Incrociate le dita e, se vi va, rimanete con noi o, ancora meglio, come si usa fare alla Motta e in tutti i paesini degni di questo nome... spargete la voce!

PULENTA

La pietanza che meglio si abbina ai nostri ricordi delle estati verzaschesi è sicuramente la polenta. Cotta nel paiolo sul fuoco, è stata uno dei piatti più consumati del Dopoguerra. E la sua crosta in testa il modo più veloce per trasformarsi in un soldato. Si può mangiare in mille modi, con il latte, con le luganighe, "cuncia" (vuncia?), arrostita, con il formaggio e chi più ne ha, più ne metta. La mia versione del cuore è la più dolce di tutte e avrebbe bisogno di spiegazioni che le parole non sono in grado di dare: PULENTA E ZÜCAR.
Qual è la vostra preferita? Bon app!

ANEILa parte più calda della festa del paese, si concentra su un gioco di abilità (leggasi cü), chiamato "il gioco degli...
10/09/2017

ANEI

La parte più calda della festa del paese, si concentra su un gioco di abilità (leggasi cü), chiamato "il gioco degli anelli". Il gioco consiste nel lanciare degli anelli da una certa distanza, cercando di infilarli al volo nel collo di una bottiglia. Chi infila l'anello, vince la bottiglia. Per organizzarne una sessione occorrono pochi semplici elementi:
- dei gradini (meglio se in pietra)
- bottiglie di vino o alcoolici vari, non importa più di tanto il loro contenuto, purché le bottiglie siano di bella presenza e con collo slanciato.
- una "misura" o "barriera" in legno: si tratta di una specie di bancone che tiene i partecipanti alla giusta distanza dagli oggetti del desiderio e sul quale, all'occorrenza, si possono appoggiare gli anelli. Importante è che questo bancone sia mobile, per poter barare almeno un po'.
- uno o (meglio) più anellisti, specie di baristi che prendono i soldi dai clienti e restituiscono in cambio anelli. Compito degli anellisti è anche quello di raccogliere gli anelli velocemente o consegnare le bottiglie vinte (con l'anello annesso). Per questo compito, si auspicano scarse capacità matematiche (reali o per simpatia), in modo da lasciar correre quel paio di anelli di troppo da consegnare ai concorrenti, e buoni riflessi, in modo da saper schivare i lanci peggiori ed evitare di perdere un occhio.
- LAST BUT NOT LEAST: un bel numero di anelli. Gli anelli sono quelli che vengono/venivano usati per tenere su le tende. Al giorno d'oggi sono in legno, ma occorre specificare che una volta, almeno a Brione, erano fatti di tola. Sembravano dorati e si dice avessero un'aerodinamicità perfetta per il loro ruolo. Impagabile pure il gran baccano che facevano all'atterraggio e l'odore di ferro che lasciavano sulle mani. In ogni caso quelli in legno fanno il loro mestiere.
Questa è a grandi linee la lista di cose messe a disposizione dall'organizzatore di turno. Per quanto riguarda il concorrente, egli deve essere dotato di mira, destrezza, un grado elevato di nozioni di fisica per calcolare la gittata e stimare le forze contrarie del vento (leggasi cü), ma soprattutto deve essere molto competitivo e avere con sè la grana cash.
E qui si apre un altro capitolo, i vari tipi di pagamento: abbiamo chi ha le tasche piene esclusivamente di franchetti e procede a una manche per volta (10 anelli = 1 fr). Abbiamo chi utilizza solo 5.-, le gioca tutte e cinque e ogni volta che ne riceve una ricorda all'anellista quante glie ne mancano "ga n'ho ammò 4, eh" ... "mi ammò 3, eh" ... "an manca 2".... "l'è l'ültima".
Poi abbiamo, immancabilmente, quello che arriva col 50 e finge di non volerlo giocare tutto: normalmente, quello che paga col verdone, non ha molta mira, per cui finisce ben presto nel circolo dei 20 dati e 18 ritirati, per poi richiederne 10 e farsene restituire 7, finché non li ha consumati tutti senza portare a casa nulla.

Il gioco degli anelli crea una strana dipendenza: non si vorrebbe mai andare via senza aver portato a casa una bottiglia. E se una la si è già presa, non basta mai. Una volta tornati a casa, non si può far altro che aspettare l'anno successivo con impazienza, per dimostrare a tutti (e soprattutto a sè stessi), che quello non è stato cü, ma abilità, destrezza, mira, conoscenza delle leggi fisiche.



MEZZ'AOSTIl giorno in cui si celebra l'assunzione in cielo di Maria coincide con quello della festa del paese a Brione V...
20/08/2017

MEZZ'AOST

Il giorno in cui si celebra l'assunzione in cielo di Maria coincide con quello della festa del paese a Brione Verzasca. La chiesa del piccolo borgo, che sorge sui ruderi di una ca****la del 1295, è infatti dedicata proprio alla beata vergine assunta. Credenza già in voga a partire dal '500, ci fa notare il vescovo emerito (Ernesto), ma diventata dogma solo nel 1950. Il quindici di agosto, Brione Verzasca prende la vita che non ha mai durante il resto dell'anno. Ci si presenta, vestiti a festa (o qualcosa del genere), chi arriva dal fondovalle, chi da qualche frazione intorno, chi da due case più in là: non c'è più, non c'è meno.
Chi vuole partecipa alla messa del mattino, compera qualcosa all'asta, l'incaant, tenta la fortuna con i biglietti della lotteria. Qualcuno viene solo per fare due chiacchiere, qualche altro per assaggiare il bianchino dell'aperitivo, qualcuno aspettava da tutto l'anno di vedere la signora della porta accanto nel suo bel vestito a fiori. Chi vuole torna nel pomeriggio, partecipa ai vespri - miracolo sonoro, la processione - più per poter commentare le nuove costruzioni in compagnia che per pregare, diciamocelo, dimostra la sua abilità nel "gioco degli anelli" (che si merita un capitolo a parte), e se il tempo è dalla parte giusta, si può persino fermare in piazza per qualche costina, anche se più spesso tende a tornare a casa, con una certa soddisfazione, per i volti, per le storie, per la giornata, desideroso di attaccare il malloppo (alcoolico, caseario, spirituale e chi più ne ha) portato a casa, per bravura, astuzia, sacòcia o c**o, con un piede nella giornata passata e l'altro già nella processione dell'anno dopo.

PULENTALa pietanza che meglio si abbina ai nostri ricordi delle estati verzaschesi è sicuramente la polenta. Cotta nel p...
03/08/2017

PULENTA

La pietanza che meglio si abbina ai nostri ricordi delle estati verzaschesi è sicuramente la polenta. Cotta nel paiolo sul fuoco, è stata uno dei piatti più consumati del Dopoguerra. E la sua crosta in testa il modo più veloce per trasformarsi in un soldato. Si può mangiare in mille modi, con il latte, con le luganighe, "cuncia" (vuncia?), arrostita, con il formaggio e chi più ne ha, più ne metta. La mia versione del cuore è la più dolce di tutte e avrebbe bisogno di spiegazioni che le parole non sono in grado di dare: PULENTA E ZÜCAR.
Qual è la vostra preferita? Bon app!

PRIM D AOSTSe questa festa avesse un luogo del cuore, il mio risponderebbe senza pensare: Val. Ci sono stati gli anni de...
01/08/2017

PRIM D AOST

Se questa festa avesse un luogo del cuore, il mio risponderebbe senza pensare: Val. Ci sono stati gli anni dei bengala sul Mòtt, di chihalafontanellapiùalta, delle gare di razzi da una sponda all'altra del Verzasca, delle orecchie tappate nella cucina della zia Curina, della torta di fuochi sistemata al contrario. Una volta c'è persino stata una fiaccolata dei bambini nel centro di Brione. Io partecipai con un lampioncino a forma di papera (perché quelli con i cantoni lasciavano il tempo che trovavano) che tenevo fieramente con il mio bastoncino. Resistette fino più o meno all'altezza del Castello (quindi praticamente alla fine), poi a causa di uno sbandamento o un inciampo, prese fuoco... maledetta candelina. Portare un lampioncino intero a casa è sempre stata un'impresa. Che tanto poi non si potevano riutilizzare comunque, rovinati dall'umidità. "Prim d'aost" oggi ha perso un po' di magia, la frazione disabitata, i botti, qui sempre meno, che sembrano rimbombare sempre di più, soprattutto nelle orecchie del mio cane.
Ma qualcosa non è cambiato: il pane, quello che dovrebbe essere un po' un simbolo di condivisione, semplicità, fratellanza. E la stellata che spunta se hai un po' di fortuna e guardi in su, di notte, tra queste montagne scure. Buon primo d'agosto a tutti.

FRANCH FRANCH DIAURO LÈSSISiamo negli anni trenta, il primo telefono fisso della frazione Motta, ad utilizzo di tutti gl...
31/07/2017

FRANCH FRANCH DIAURO LÈSSI

Siamo negli anni trenta, il primo telefono fisso della frazione Motta, ad utilizzo di tutti gli abitanti del luogo - allora più di un centinaio - viene installato nella casa del "Zep dal Nin". Una novità assoluta: un po' magica, un po' maledetta. La Severina, anziana signora del posto, scettica sul funzionamento delle nuove tecnologie (chissà cosa penserebbe oggi) è richiesta al telefono dal macellaio di Gordola. Presa l'ingombrante cornetta in mano, urla la sua risposta fino al fondovalle, poi appende e si rivolge spaventata al proprietario dell'abitazione: "FRANCH FRANCH DIAURO, LESSI, US SENT CUM U FÜSA CHÌ"*

Quello che vedete nella foto, invece, sta nella casa del "Dino dal Zep dal Nin" dal '46. E utilizzarlo era ed è una magia e una maledizione: quante lunghe chiacchierate seduti sulle scale ad arricciarsi il cordone sulle dita. E quanti risvegli al suono dei suoi trilli fortissimi. E quanti trrrr della rotella che gira. Pronto?



*"tieniti forte, diavolo, Alessio, si sente come fosse qui"

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La Motta
Brione
6634

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