10/09/2017
ANEI
La parte più calda della festa del paese, si concentra su un gioco di abilità (leggasi cü), chiamato "il gioco degli anelli". Il gioco consiste nel lanciare degli anelli da una certa distanza, cercando di infilarli al volo nel collo di una bottiglia. Chi infila l'anello, vince la bottiglia. Per organizzarne una sessione occorrono pochi semplici elementi:
- dei gradini (meglio se in pietra)
- bottiglie di vino o alcoolici vari, non importa più di tanto il loro contenuto, purché le bottiglie siano di bella presenza e con collo slanciato.
- una "misura" o "barriera" in legno: si tratta di una specie di bancone che tiene i partecipanti alla giusta distanza dagli oggetti del desiderio e sul quale, all'occorrenza, si possono appoggiare gli anelli. Importante è che questo bancone sia mobile, per poter barare almeno un po'.
- uno o (meglio) più anellisti, specie di baristi che prendono i soldi dai clienti e restituiscono in cambio anelli. Compito degli anellisti è anche quello di raccogliere gli anelli velocemente o consegnare le bottiglie vinte (con l'anello annesso). Per questo compito, si auspicano scarse capacità matematiche (reali o per simpatia), in modo da lasciar correre quel paio di anelli di troppo da consegnare ai concorrenti, e buoni riflessi, in modo da saper schivare i lanci peggiori ed evitare di perdere un occhio.
- LAST BUT NOT LEAST: un bel numero di anelli. Gli anelli sono quelli che vengono/venivano usati per tenere su le tende. Al giorno d'oggi sono in legno, ma occorre specificare che una volta, almeno a Brione, erano fatti di tola. Sembravano dorati e si dice avessero un'aerodinamicità perfetta per il loro ruolo. Impagabile pure il gran baccano che facevano all'atterraggio e l'odore di ferro che lasciavano sulle mani. In ogni caso quelli in legno fanno il loro mestiere.
Questa è a grandi linee la lista di cose messe a disposizione dall'organizzatore di turno. Per quanto riguarda il concorrente, egli deve essere dotato di mira, destrezza, un grado elevato di nozioni di fisica per calcolare la gittata e stimare le forze contrarie del vento (leggasi cü), ma soprattutto deve essere molto competitivo e avere con sè la grana cash.
E qui si apre un altro capitolo, i vari tipi di pagamento: abbiamo chi ha le tasche piene esclusivamente di franchetti e procede a una manche per volta (10 anelli = 1 fr). Abbiamo chi utilizza solo 5.-, le gioca tutte e cinque e ogni volta che ne riceve una ricorda all'anellista quante glie ne mancano "ga n'ho ammò 4, eh" ... "mi ammò 3, eh" ... "an manca 2".... "l'è l'ültima".
Poi abbiamo, immancabilmente, quello che arriva col 50 e finge di non volerlo giocare tutto: normalmente, quello che paga col verdone, non ha molta mira, per cui finisce ben presto nel circolo dei 20 dati e 18 ritirati, per poi richiederne 10 e farsene restituire 7, finché non li ha consumati tutti senza portare a casa nulla.
Il gioco degli anelli crea una strana dipendenza: non si vorrebbe mai andare via senza aver portato a casa una bottiglia. E se una la si è già presa, non basta mai. Una volta tornati a casa, non si può far altro che aspettare l'anno successivo con impazienza, per dimostrare a tutti (e soprattutto a sè stessi), che quello non è stato cü, ma abilità, destrezza, mira, conoscenza delle leggi fisiche.