Casa Salvago Cuba

Casa Salvago Cuba Casa Salvago è una Casa Particular a L’Avana. Vi aspettiamo a Cuba, all’insegna di un turismo familiare, in un ambiente allegro e sereno.

09/02/2026

GLI DEI NON RISPONDONO ALLE LETTERE

Stimato Signor De Luca, le scrivo dalla terrazza di casa mia, oggi, mercoledì 18 Ottobre 2017. Sono le 10.50 circa di una mattina tranquilla e semi soleggiata. Il mio spirito è disposto come se lei fosse qui con me, a La Habana, chiacchierando del più e del meno.
Mi chiamo Michele Salvago. Giorni fa, grazie ad un amico, ho conosciuto la sua poesia dedicata al Che, Nota su Ernesto, ed uno stralcio di una sua conversazione. Da allora una spinta interiore mi indica risponderle.
Non disponendo di maggiori informazioni per approfondire il contesto delle sue idee e parole, ne potendo gestire la mia attualissima contrarietà, affido ai miei amici immaginari una riflessione.
L’africano del suo romanzo TRE CAVALLI può idealmente farmi da musa e guida.
Ernesto Guevara Lynch non dovrebbe essere maneggiato come un simbolo, atto ad infinite interpretazioni o, nel peggiore dei casi, oggettivazioni. Ovviamente si tratta di una figura importantissima della storia come pure, se vogliamo, di un personaggio storico la cui biografia risulta altamente e facilmente contraddittoria e scrivibile…come la Storia stessa…

Viviamo tempi in cui i nostri bambini partecipano di, a, in, nei, dei videogiochi collegati in rete tra loro, attori e spettatori alla volta di realtà dominate da simboli che per quanto apparentemente infiniti sono loro malgrado imposti da case produttrici ben poco interessate ad altro che non sia il profitto economico. Per il resto nessuno ha il controllo di questi scenari di gioco tranne gli stessi fruitori che interagiscono con immagini ampiamente intercambiabili, gestendole, ed i cui significati sono quasi privi di regole, diversamente da quanto invece, per esempio accade con il gioco degli scacchi, la grammatica in certi casi, il lessico, la fame, la sete ed altro.

Le propongo due esempi.
La Chiesa Cattolica prevede l’esistenza del diavolo. Dio e il diavolo nella stessa dimora…per almeno due millenni senza che il conflitto si sia risolto in favore dell’uno o dell’altro? Non le sembra una sciocchezza?
Durante la guerra mondiale, senza importare da che parte si stesse, si lanciavano bombe e si uccideva in nome di Dio. Dio contro Dio? Non le sembra ancora più sciocco?

La scoperta e l’utilizzo della bussola non avrebbe più nessun senso per la barchetta solitaria se durante 50 e più anni di navigazione ininterrotta le carte nautiche fossero nel mentre cambiate, stravolte, assialmente ed irrimediabilmente perdute insieme ai confini geografici tra la terra, il cielo ed il mare.
In quest’ultimo caso, l’unico orizzonte possibile e capace sarebbe nuovamente ed unicamente la barchetta solitaria, le sue paure e le sue certezze profondamente umane e, adesso si, forse simboliche.
Nessun mouse in grado di intervenire con salvifiche acquisizioni di facoltà super poderose né ricordo, credenza, ausilio, trucco, di un povero cristo trasfigurato selvaggiamente e dipinto in ogni dove in America o in occidente come in altre parti del mondo in modo colto, accademico o di piazza.
…e se scoprissimo sulla barchetta l’esistenza di un cane che abbaia, sarà che trema, sarà che mi salterà addosso, sarà che non ha più parole o risposte di me? Sarà che dobbiamo ucciderlo?
Immaginiamo, in ogni modo, che la barca giunga finalmente dove la terra apre teneramente le braccia al mare…un porto pieno di persone e genti, una massa indistinta di cose, rumore e silenzio.
A mio giudizio, la storia di questo naufrago dovrebbe continuare con un invito a non mangiare troppo per non stare male ed a raccontare la sua storia dicendo chi è per evitare che la massa cominci perdere la lucidità, impaurirsi e favoleggiare. Ci dica da dove viene, cosa pensa, cosa ha fatto nella sua vita. Se ha ucciso, dica se lo ha fatto in nome di un dio che professa la vendetta o il perdono, perché le due cose insieme non sono ammissibili. E la donna, radice del peccato o fonte di redenzione?
Fortunatamente Che Guevara ha lasciato diversi scritti grazie ai quali si può conoscere dal suo proprio pugno cosa pensava, cosa ha fatto, come si è comportato di fronte la vita e la morte, tra la vita e la morte. Molti testimoni ci parlano di lui.
Fortunatamente le tendenze virtuali, mai come adesso vincolate strettamente alle realtà dei più deboli, ancora non sono giunte cosi lontano da permettere ai partecipanti di passare da uno scenario ad un altro totalmente estraneo. Se gioco la guerra dei bottoni, per esempio, posso cambiare la tua faccia con quella di Che Guevara, posso provare con quella di Socrate e magari Gesù Bambino. Posso cambiare sesso e farti diventare la Madonna e forse addirittura metterti incinta così che si veda il pancione. Quello che sicuramente ancora oggi nemmeno i nostri ragazzi possono fare, ne perciò desiderare nell’immediato, è far diventare Erri bottoni, Genni, la ballerina di tiptap che si sdoppia e si innamora di se stessa nelle sembianze della sua coppia di ballo, ammiratissimo simbolo erotico sessuale di una certa seconda meta del ‘900 italiano che per molti sembra non volere o poter avere fine.

L’africano chiede permesso molto gentilmente perché è timido e vuole dire qualcosa a quei pochi che possono udire la suo voce sommessa.
Dice, fratello, figlio, padre, madre, sorella, puoi dirmi quando tra le mie parole o i miei gesti, hai intravisto un interesse alla menzogna, alla vendetta o un mio compiacimento? Siamo una sola razza, una sola grande famiglia umana, uomini e donne, bianchi e neri, senza contraddizione o preferenza. Avvicinati, curerò te affinché il tuo vicino stia bene.

Signor De Luca, leggo ancora una volta le sue parole ovvero ciò che ho trovato pubblicato su internet giorni fa. Se lei davvero fosse qui con me, organizzerei meglio la conversazione, le mie sincere questioni, ma dato che non so se mi leggerà e risponderà, le domanderò un po’ alla cieca affinché sia lei a ordinarmi le idee se mai avremmo il piacere.

Si considera un esperto di Che Guevara? Ha letto tutti i suoi libri, conosciuto, letto e studiato i suoi compagni di avventure, visto e analizzato i documenti che lo riguardano?
Lei dice che Che Guevara non era un poeta e non era un romantico. Lei dice che era un medico ed un soldato. Le chiedo:
La Nota su Ernesto viene definita nell’articolo su internet una poesia.
Lei si considera un poeta?
Ha letto le poesie di Che Guevara?
Quando ha scritto Nota su Ernesto, era per caso posseduto dallo spirito di un meccanico dentista?

L’articolo su internet presenta la sua poesia e lo stralcio della conversazione cosi: “Che Guevara nel bellissimo ricordo di Erri De Luca”.
Vorrei facesse capire a quali ricordi si fa riferimento.
Alcune domande riguardo i contenuti della sua poesia per quanto ovviamente appena provocatori già che la licenza poetica la esime da qualsiasi spiegazione.
Perché scrive che Che Guevara voleva vivere a lungo e non diventare un eroe? Allude a che non si fermò a Cuba?
Tutti conoscono del suo sprezzo per la vigliaccheria e il compiacimento.
Mi e difficile conciliare la scelta delle sue parole con la logica che dovrebbe unirle.

Lei scrive: “piantò la libertà su un’isola del mare dei Caraibi…”
Non le sembra esagerato?
Poi scrive: “Sapeva fare un fuoco senza spargere fumo marciare nella notte…”
Si sta rivolgendo a dei bambini? Sta pensando ad una favola? Sta scrivendo di un incendiario?
Mi permetta suggerirle che meglio si sarebbe onorata la verità e reso il senso dell’uomo in questione, scrivendo che durante la Guerriglia Che Guevara si lavava una volta alla settimana con l’acqua che può contenere un bicchiere, che puzzava e che i compagni lo chiamavano Chancho!
“Studiò la medicina, imbracciò armi e questa forse è una contraddizione.”
Torniamo al voler o meno vivere a lungo. Sicuramente conosciamo in molti il momento cruciale in cui tra le medicine e le armi Che Guevara decise per le armi nonostante fosse una persona dalla salute cagionevole e si trovasse in quel frangente sotto una certa pressione...
Cosa ne pensa?
“Fu tradito, perché tradimento è la morte a trent’anni.
Una donna lo vendicò sparando a un certo Quintanilla
in un consolato di Bolivia in Europa.”
Signor De Luca, può dirmi chi ha tradito Che Guevara con riferimento alla sua morte, o si tratta di una sua inavvertita scappata letteraria?
Secondo quanto posso avvertire, esiste da parte sua ammirazione verso Che Guevara. Accetterebbe considerare che forse, tra le tante persone che lo hanno tradito c’è da inserire la donna che a sangue freddo ha assassinato un certo Quintanilla in un consolato di Bolivia in Europa?
Considererebbe possibile che in quel gesto inconsolato un uomo sia stato assassinato nuovamente ancor più barbaramente che la prima volta?
“No, non credo fosse un poeta. Era un medico, questo sì. E per un medico mettersi ad ammazzare la gente non deve essere stato facile.“
Sa cosa penso quando leggo frasi di questo genere? Penso che scrivere con almeno una velata ammirazione su una persona cosi descritta, come fa lei in questo caso, di un uomo tradito, vendicato per di più liberatoriamente da una donna, di un medico che va qua e la ammazzando la gente…poverino, che strazio, non deve essere stato facile…sa cosa penso? Glielo dico di cuore: penso che lei abbia preso il tema alla leggera. Mi domando se sia in grado di capire quanto di comodo, grave ed irresponsabile ci sia in questa sua poesia e nelle sue dichiarazioni. L’idea che mi porto via è quella di una persona debole con disposizione al sentimento dell’orrore e lo strazio, la violenza e la gloria.
Sono stati scritti troppi libri in forma di appunti e pensieri, diventati trattati e saggi sulla guerriglia, concetti ed essenza, perché oggi lei scriva, e non un editore, che Che Guevara era un soldato, lasciandoci di lui e dei suoi amici una immagine sanguinaria e spietata come personalmente mi risulta.
Che Guevara fu un guerrigliero. Vorrei che lei, Signor De Luca, provasse a cominciare da qui.

Con tutto il mio rispetto.

Michele Salvago

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