Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday

Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday cocktail d'emozioni, ospitalita',scrittura e fotografia

SÌ, VIVIAMO SEMPRE IN VACANZA.Gli ospiti arrivano da soli, le case si puliscono durante la notte per intervento divino e...
06/09/2026

SÌ, VIVIAMO SEMPRE IN VACANZA.

Gli ospiti arrivano da soli, le case si puliscono durante la notte per intervento divino e i condizionatori, quando si rompono, aspettano educatamente il lunedì mattina.

Le perdite d’acqua scelgono giorni comodi, i voli non fanno mai ritardo e nessuno scrive mentre stai finalmente bevendo un caffè davanti al mare.

Soprattutto, Davide gira per Fuerteventura con una cassetta degli attrezzi perché gli piace molto portarla a spasso.
Sì, deve essere proprio così. Noi viviamo sempre in vacanza.

La verità è che il mare lo vediamo davvero, a volte persino per cinque minuti consecutivi. Poi squilla il telefono e ricomincia quella parte del nostro lavoro che difficilmente finisce in una fotografia.

Io rispondo, organizzo, incastro orari, controllo prenotazioni e documenti. Davide parte, ripara, sistema e trova una soluzione anche quando la soluzione sembra non esserci.

Non lo raccontiamo per mostrarvi quanto siamo bravi o quanto siamo stanchi.

Lo raccontiamo perché dietro una porta che si apre all’orario giusto, una casa pronta e un problema risolto prima che rovini una giornata, non c’è fortuna. Ci sono persone.

Noi non viviamo sempre in vacanza.
Facciamo in modo che possiate viverla voi e sul web, forse, non si vede tutto.

Ma si capisce benissimo di chi ci si può fidare.

Cristina & Dave

IL TEMPO CHE TORNA NOSTROSi parte portandosi dietro molto più di una valigia.La quotidianità viaggia leggera, non ha bis...
28/08/2026

IL TEMPO CHE TORNA NOSTRO

Si parte portandosi dietro molto più di una valigia.

La quotidianità viaggia leggera, non ha bisogno di essere imbarcata.
Arriva insieme a noi, nascosta nell’abitudine di guardare l’ora, nella testa che continua a correre qualche metro più avanti del corpo, in tutte quelle cose che abbiamo lasciato a casa e che, almeno per i primi giorni, sembrano volerci seguire.

Poi c’è un momento in cui qualcosa cambia.

Non sappiamo quasi mai quando accade, forse mentre percorriamo una strada che sembra finire dentro l’orizzonte, forse davanti a un paesaggio troppo grande per i pensieri che ci eravamo portati dietro.

Fuerteventura, piano, comincia a fare spazio.

E allora viene voglia di viverla tutta, di attraversarla, cercarla, arrivare dall’altra parte solo per vedere cosa c’è.
Quest’isola ha il curioso talento di mettere strada sotto i piedi e libertà dentro le giornate.
Ma persino dentro la libertà esiste un momento ancora più prezioso.

Quello in cui ci si ferma.

Un’ora, forse due, alle dune, oppure una giornata senza programmi, insomma abbastanza perché il corpo si arrenda finalmente al lettino e l’Atlantico, davanti, faccia ciò che sa fare meglio: rendere tutto il resto un po’ più lontano.

Non state perdendo tempo, lo state riprendendo.

Ed è proprio questo che abbiamo deciso di aggiungere alle ultime disponibilità fino al 31 dicembre delle quattro case che vedete nella fotografia: sette giorni di spiaggia alle dune per due persone, con lettini e ombrellone, da parte nostra.

Non per trattenervi lì.

Fuerteventura sarebbe quasi offesa: va attraversata, cercata, qualche volta persino sbagliata.
Tornate a casa stanchi, cambiate strada, cambiate idea, lasciate che sia l’isola a decidere qualche pezzo delle vostre giornate.
Ma tra una scoperta e la successiva, sappiate che alle dune c’è anche il vostro tempo.
Quello senza appuntamenti, quello che non deve produrre niente, dimostrare niente, arrivare da nessuna parte.

Forse è questo il regalo che volevamo farvi davvero.

Non sette volte in spiaggia, sette occasioni per fermare il resto, perché una casa può accogliere una vacanza, ma se riusciamo a restituirvi anche soltanto qualche ora in cui dimenticare tutto ciò che correva prima di arrivare qui, allora avremo fatto qualcosa che ci piace ancora di più.

Vi avremo regalato tempo.

E il tempo, quando finalmente smettiamo di rincorrerlo, ha una strana meraviglia: torna ad essere nostro.

Testo: Cristina Gangale
Foto: creata con IA ma foto reali

Cristina & Dave

CHE FATICA ESSERE SEMPRE IMPORTANTI.Passiamo una quantità indecente di vita nel tentativo di essere importanti, senza ne...
26/08/2026

CHE FATICA ESSERE SEMPRE IMPORTANTI.

Passiamo una quantità indecente di vita nel tentativo di essere importanti, senza nemmeno sapere bene per chi.

Ci affanniamo a lasciare tracce, a custodire il nostro posto nelle vite degli altri, a renderci necessari, come se bastasse distrarsi un momento perché qualcuno possa occuparlo al posto nostro. Persino quando siamo stanchi continuiamo a esserci, con quella sottile presunzione che certe cose senza di noi potrebbero fermarsi o, forse, soltanto con la paura che possano continuare benissimo.

Poi capita di vivere in un luogo che, senza alcuna delicatezza, manda in frantumi questa convinzione.
Fuerteventura non sembra particolarmente interessata alla nostra importanza.

Qui il tempo possiede ancora qualcosa di indisciplinato. Il vento sposta ciò che incontra senza chiedere permesso, la sabbia invade le strade e cambia continuamente forma, l’oceano cancella in pochi secondi impronte che qualcuno aveva appena lasciato sulla riva. E mentre noi siamo impegnati a dare un peso enorme alle nostre urgenze, l’isola continua semplicemente ad accadere.

All’inizio può sembrare quasi indifferenza. Poi, lentamente, diventa sollievo.
Perché c’è una libertà enorme nel capire che il mondo può continuare anche mentre noi ci fermiamo. Che possiamo sottrarci per qualche ora senza scomparire, lasciare qualcosa incompiuto senza aver fallito, concederci il lusso di un tempo che non debba necessariamente servire a qualcosa.

Forse è questo che facciamo più fatica a concederci: l’inutilità meravigliosa di alcuni momenti.

Guardare il mare senza fotografarlo. Restare seduti quando potremmo già essere altrove. Lasciare che una giornata trascorra senza doverla riempire fino all’ultimo centimetro, senza trasformarla in qualcosa da mostrare, raccontare o ricordare per forza. Oppure lasciare andare qualcosa, semplicemente, come si lascia sfuggire un palloncino che per un po’ lo si guarda salire, senza chiedersi dove finirà.

Semplicemente viverla.

Da quando sono qui mi capita più spesso di pensare che forse abbiamo frainteso qualcosa.
Abbiamo trascorso anni a cercare il nostro posto nel mondo e pochissimo tempo a chiederci se fosse davvero necessario che quel posto portasse sempre il nostro nome.

Fuerteventura non mi ha insegnato a sentirmi più importante, ha fatto qualcosa di molto più difficile.

Mi ha insegnato quanto può essere liberatorio, ogni tanto, non doverlo essere affatto.

Testo: Cristina Gangale
Foto: web

Cristina & Dave

NESSUNO FOTOGRAFA QUASI MAI IL MOMENTO IN CUI TORNA.Forse perché abbiamo imparato a conservare soltanto ciò che ci sembr...
22/08/2026

NESSUNO FOTOGRAFA QUASI MAI IL MOMENTO IN CUI TORNA.

Forse perché abbiamo imparato a conservare soltanto ciò che ci sembra straordinario: l’oceano quando si prende tutto l’orizzonte, la sabbia così chiara da costringerci a socchiudere gli occhi, il sole che scende lentamente e per qualche minuto incendia il cielo, mentre noi cerchiamo di imprigionare dentro una fotografia qualcosa che sappiamo già non riusciremo a portarci via.

Il ritorno, invece, quasi mai.

Eppure certe giornate a Fuerteventura hanno una bellezza che non finisce sulla spiaggia e nemmeno quando il sole comincia a scendere. Continua dopo, nel momento in cui torni con il sale ancora sulla pelle, i capelli spettinati dal vento e quella sabbia ostinata che ha viaggiato con te nelle scarpe, nell’auto, tra gli asciugamani buttati dietro alla rinfusa.

Giri la chiave e rientri.
La luce del giorno è ancora lì, attraversa la terrazza e si allunga dentro il soggiorno, incontra il blu della parete, sfiora il tavolo, mentre le chiavi vengono abbandonate dove capita e qualcuno si lascia cadere sul divano promettendo cinque minuti di riposo che quasi sempre diventano molti di più.

Non c’è fretta.
Arriva una doccia a togliere il sale dalla pelle, una maglietta pulita, qualcosa di fresco versato in due bicchieri e la porta lasciata aperta sulla terrazza, mentre la giornata si ricompone nei racconti, anche se l’abbiamo vissuta insieme. La strada presa per errore diventa quella che rifaremmo, una spiaggia trovata quasi per caso prende un nome che cerchiamo sulla mappa per non perderla e già si parla di domani, sapendo che Fuerteventura avrà probabilmente altri programmi per noi.

Perché quest’isola è fatta anche così.
Ti lascia partire al mattino con l’illusione di sapere dove stai andando e poi mette qualcosa lungo la strada che ti fa cambiare idea.

Ed è forse per questo che, quando abbiamo rinnovato questa casa, non abbiamo pensato soltanto a come sarebbe apparsa in fotografia.
Abbiamo pensato al ritorno.
Alla luce che avremmo voluto trovare entrando, al bianco e al blu capaci di trattenere dentro un poco dei colori dell’isola, a una terrazza sulla quale lasciare scivolare le ultime ore del giorno, agli spazi da condividere e a quelli in cui potersi semplicemente ritirare quando la stanchezza bella del mare comincia a farsi sentire.

Due camere, un bagno completamente rinnovato, il piano terra, la piscina, la terrazza sono le cose che possiamo scrivere in un annuncio.
Ma una casa, almeno per noi, dovrebbe riuscire a raccontare qualcosa anche quando l’elenco è finito.

Questa si trova a Parque Holandés, nel nord di Fuerteventura, ed ogni mattina da qui si può ricominciare: andare verso Corralejo, attraversare le dune, continuare fino a El Cotillo oppure cambiare direzione senza una ragione precisa, soltanto perché una strada, vista dal finestrino, ha fatto ve**re voglia di scoprire dove porta.

Poi verrà sera.
Avrete visto molto o forse pochissimo, perché ci sono giornate in cui basta una spiaggia per dimenticarsi di tutto il resto.
Tornerete con altra sabbia nell’auto, altre fotografie nel telefono e probabilmente un programma diverso per il giorno dopo.

Girerete di nuovo quella chiave: la casa sarà lì.
Perché forse è questo il privilegio più silenzioso di una casa durante un viaggio: non chiederti mai di restare, ma riuscire, alla fine di ogni giornata, a farti sentire che stai tornando.

Testo:Cristina Gangale
Foto: Cerca Del Mar

Cristina & Dave

LE CANARIE SONO FINITE.E GLI ITALIANI SONO TUTTI EVASORI.Ultimamente, leggendo i social, ho scoperto che le Canarie sono...
20/08/2026

LE CANARIE SONO FINITE.
E GLI ITALIANI SONO TUTTI EVASORI.

Ultimamente, leggendo i social, ho scoperto che le Canarie sono finite.

Finite.
Non si vive più bene, non conviene più ve**re, gli affitti sono diventati impossibili, tutto costa troppo, non esiste più la tranquillità di una volta, Fuerteventura non è più Fuerteventura.

E poi ci siamo noi. Gli italiani.
Quelli che, in mezzo alla lunga cronaca di un paradiso perduto, riescono spesso a conquistarsi un capitolo tutto loro.
Gli italiani affittano in nero.
Gli italiani non pagano le tasse.
Gli italiani sono furbi.
Gli italiani fregano gli altri italiani.

Lo leggo talmente spesso che qualche volta mi viene quasi voglia di guardarmi allo specchio per controllare se, insieme alla carta d’identità italiana, mi abbiano consegnato anche un certificato di evasione fiscale.

Poi spengo il telefono.
Ed è curioso quanto cambi il paesaggio quando si smette di guardarlo attraverso uno schermo. Fuori da lì incontro persone.
Non categorie.
Non passaporti.
Non nazionalità da mettere sul banco degli imputati.

Persone.
Persone che lavorano, che sbagliano, che costruiscono, che chiudono, che ricominciano, qualcuno ce la fa molto bene, qualcuno meno, qualcuno rispetta le regole e qualcuno no. Come ovunque.
Perché certo che esiste chi lavora in nero.
Esiste chi evade, chi aggira le regole, chi affitta senza dichiarare, chi approfitta degli altri.

Ma sapete una cosa? La sua nazionalità non è una prova.
Se qualcuno evade, chiamatelo evasore.
Se qualcuno truffa, chiamatelo truffatore.
Se qualcuno lavora illegalmente,denunciatelo.
Ma quel passaggio velocissimo da “conosco un italiano che…” a “gli italiani…” racconta molto meno degli italiani e molto di più del modo in cui abbiamo imparato a parlare degli altri.
E forse lo stesso meccanismo sta accadendo con queste isole.

A leggere i social, sembra che ogni giorno debba sparire un altro pezzetto di Fuerteventura.
È finita la tranquillità.
È finita la convenienza.
È finita l’autenticità.
È finito il turismo.
È finita Fuerteventura.

Prima o poi temo che qualcuno dovrà avvisare anche lei, perché Fuerteventura, nel frattempo, continua a stare qui.
Diversa da dieci anni fa? Certamente.
Con problemi? Certamente.
Con prezzi aumentati, servizi che mancano, scelte discutibili, contraddizioni e cose che potrebbero funzionare molto meglio? Assolutamente sì.
Ma quale luogo è rimasto uguale a dieci anni fa?

Io vivo qui e non ho bisogno di raccontare un paradiso.
Vedo quello che non funziona. Mi arrabbio anch’io, pago anch’io gli aumenti, conosco anch’io la burocrazia, le difficoltà e le contraddizioni di queste isole.
Ma vedo anche tutto quello che raramente diventa un post. La normalità.
Quella poco rumorosa, che non genera centinaia di commenti e non ha bisogno di scrivere in maiuscolo.

La gente che apre un’attività la mattina, quella che paga una fattura, quella che serve un caffè, sistema una casa, apre un negozio, entra in ufficio, accompagna un turista, ripara qualcosa, cucina, pulisce, vende, compra, investe, rischia.
E lavora.
Spagnoli. Italiani. Inglesi. Tedeschi. Francesi. Canari.
Persone. Forse è proprio questa la parola che sui social stiamo dimenticando.
Possiamo discutere del costo degli affitti.
Possiamo discutere del turismo.
Possiamo discutere di Fuerteventura, delle Canarie e di tutto ciò che dovrebbe cambiare.
Anzi, dobbiamo farlo.

C’è una differenza enorme tra criticare un luogo e decretarne ogni giorno la morte.
Esattamente come c’è una differenza enorme tra denunciare chi non rispetta le regole e attribuire una colpa a un’intera nazionalità.
Non ho intenzione di dimostrare che gli italiani sono tutti onesti, sarebbe assurdo quanto sostenere che siano tutti disonesti.

Non devo dimostrarlo, perché l’onestà non ha un passaporto. E nemmeno la disonestà.
Un evasore è un evasore.
Un truffatore è un truffatore.
Un italiano è semplicemente un italiano.
È qualcuno, magari, sta soltanto lavorando.

Alla luce del sole.

Testo: Cristina Gangale
Foto: IA

Sempre Cristina & Dave - I t a l i a n i

Fuerteventura fa questo: ti mette davanti all’immenso finché smetti di avere paura di essere soltanto un punto. All’iniz...
16/08/2026

Fuerteventura fa questo:

ti mette davanti all’immenso finché smetti di avere paura di essere soltanto un punto. All’inizio può fare paura.

Siamo abituati a riempire gli spazi, le giornate, persino i silenzi. A lasciare tracce ovunque, come se essere importanti significasse necessariamente occupare posto. Corriamo dietro alle parole da dire, alle persone da convincere, alle risposte che non arrivano. Ci affanniamo per tenere insieme pezzi di vita che avrebbero soltanto bisogno di essere lasciati andare. Poi arrivi qui.

E davanti hai un cielo esagerato, un oceano che sembra non finire e una linea d’orizzonte così lontana che per un momento perdi persino la misura delle distanze.

Tu sei lì, piccola, non ti senti meno importante. Ti senti più leggera. Forse perché l’immenso non ti umilia, ti mette semplicemente nella giusta proporzione.

Il mare non sa chi sei.
Il vento non conosce quello che hai perso.
Il cielo non ti chiede quante volte hai sbagliato strada, quanto hai amato, quanto hai sofferto o quanta fatica hai fatto per arrivare fin qui.
Eppure ti accolgono, senza domande.

È una sensazione difficile da spiegare perché quest’isola, a volte, sembra non avere niente. Ed è proprio in quel niente che comincia a toglierti di dosso il superfluo.
Il rumore, la fretta, poi quella necessità assurda che abbiamo di trovare una spiegazione a tutto.
Rimani tu, davanti a qualcosa di immensamente più grande di te e ti accorgi del significato di non dover sostenere il peso del mondo.

Forse è questo uno dei regali più strani che mi ha fatto Fuerteventura.
Mi ha insegnato che posso perdermi dentro un orizzonte senza scomparire.
Che posso smettere di controllare tutto senza perdere me stessa.
Che non devo necessariamente lasciare un segno ovunque passi. Lo lascio fare agli altri.
Qualche volta posso semplicemente esserci.

Come quella vela lontana, minúscula entro tutto quel blu.
Eppure, guardando la fotografia, è proprio lei che cerchi con gli occhi.

Testo: Cristina Gangale
Foto: web

PER UNA VOLTA, NON VI PROPONGO UNA SETTIMANA A FUERTEVENTURA.Vi propongo di restare abbastanza  a lungo da smettere di g...
14/08/2026

PER UNA VOLTA, NON VI PROPONGO UNA SETTIMANA A FUERTEVENTURA.

Vi propongo di restare abbastanza a lungo da smettere di guardare l’orologio delle vacanze, da avere un posto preferito per il caffè, una strada che diventa quella di casa, il mare che non bisogna necessariamente vedere oggi perché, semplicemente, ci sarà anche domani.

Nei prossimi mesi entrerà tra le nostre proposte un nuovo appartamento al Bristol Sunset Beach, a Corralejo, dedicato esclusivamente a chi desidera vivere Fuerteventura per un periodo più lungo.

Prima, però, cambierà un po’ pelle.
È previsto un restyling degli ambienti e degli arredi, perché vogliamo renderlo più accogliente, attuale e piacevole da vivere anche quando il soggiorno non si misura in giorni, ma in mesi.

L’appartamento dispone di due camere da letto ed è inserito in un complesso con piscina, palestra e piacevoli spazi comuni.

È una soluzione pensata per ospitare un massimo di tre persone, ideale per una coppia che desidera una stanza in più, una piccola famiglia o per chi cerca spazio e comodità anche durante soggiorni più lunghi.

Ma forse la sua caratteristica più interessante è proprio ciò che non si vede nelle fotografie: il tempo che permette di concedersi.
Non sarà infatti destinato alle classiche locazioni turistiche settimanali.
La permanenza minima sarà di 31 giorni, con possibilità di soggiorni più lunghi, fino a un anno.

La data esatta della prima disponibilità è ancora da definire e preferisco non anticiparla finché non sarà certa. Indicativamente sarà l’ultima settimana di settembre.

Per ora posso soltanto dirvi che si sta lavorando e quando sarà pronto, ve lo presenterò di nuovo.
Con un altro volto ma sempre con Corralejo fuori dalla porta.

Bristol Sunset Beach · Corralejo · Fuerteventura
Soggiorni da 31 giorni fino a 12 mesi · Massimo 3 persone

Per chi, questa volta, non ha voglia di contare i giorni che mancano alla partenza.

Cristina & Dave

QUELLO CHE LE VALIGIE NON SAPEVANO Per molto tempo ho pensato che il coraggio fosse servito per partire. Oggi non ne son...
09/08/2026

QUELLO CHE LE VALIGIE NON SAPEVANO

Per molto tempo ho pensato che il coraggio fosse servito per partire. Oggi non ne sono più così sicura.

Partire, in fondo, era stato quasi semplice. C’erano delle valigie, una data, biglietti aerei e quella dose di incoscienza senza la quale probabilmente saremmo rimasti immobili davanti a una vita che non ci apparteneva più.

Ricordo ancora il giorno prima.
La casa quasi vuota, le ultime cose da fare, le valigie che sembravano non riuscire a contenere niente di ciò che davvero avrei voluto portarci dentro. Sorridevamo. Non so nemmeno quanto ci fosse di coraggio in quei sorrisi e quanto, invece, fosse soltanto paura travestita bene.

La notte saremmo partiti.
Avremmo chiuso una porta lasciando dietro di noi un mazzo di chiavi che non avrebbe più aperto niente della nostra vita. Dentro quelle mura c’erano diciotto anni della mia famiglia, eppure il mattino dopo saremmo stati altrove.

Noi e una destinazione. Fuerteventura.
Il resto non lo conoscevamo.

Credevo che quella fosse la parte difficile. Salutare, chiudere, salire su un aereo e accettare di non sapere cosa sarebbe successo dopo. Mi sbagliavo.
Il coraggio vero è servito dopo.

È servito quando siamo scesi da quell’aereo e nessuno ci stava aspettando per dirci da quale parte cominciare. Quando non conoscevamo abbastanza parole per raccontare chi fossimo. Quando abbiamo dovuto imparare un altro Paese senza smettere di appartenere al nostro. Quando ricominciare non aveva più il sapore romantico delle grandi avventure, ma quello molto più concreto delle giornate in cui devi semplicemente trovare il modo di andare avanti.

Quando partii pensavo che la lontananza si misurasse in chilometri.
Non sapevo ancora quanto mi sbagliassi.
Ci sono persone capaci di essere lontanissime anche quando siedono accanto a te e altre che continuano ad abitarti dentro nonostante migliaia di chilometri. Ci sono affetti che resistono agli aeroporti, ai mesi, alle assenze. E ce ne sono altri che si perdono senza bisogno di nessuna distanza.

Anche questa è stata parte del viaggio.
In questi anni abbiamo incrociato strade che non avremmo mai immaginato. Alcune le percorriamo ancora accanto a persone entrate nella nostra vita quasi in punta di piedi e diventate, con il tempo, presenze importanti. Da altre strade siamo usciti noi, volontariamente, quando abbiamo capito che continuare a percorrerle avrebbe significato perdere qualcosa di noi stessi.

E poi ci sono state quelle che qualcuno ha deciso di chiuderci davanti. A volte hanno fatto male.
Soprattutto quando su quella strada avevi lasciato tempo, fiducia, cura, pazienza. Quando avevi costruito qualcosa pensando che avrebbe resistito e un giorno scopri che forse eri tu a tenere insieme più pezzi di quanti immaginassi.

Una volta avrei cercato disperatamente di capire.Oggi molto meno.
Gli anni mi hanno insegnato che non tutto ciò che finisce è stato inutile e non tutto ciò che abbiamo amato deve necessariamente accompagnarci fino alla fine per essere stato vero.

Forse questa è una delle differenze più grandi tra la donna che anni fa chiuse quella porta e quella che scrive oggi.
Allora avevo bisogno di portare tutto con me.
Oggi so anche lasciare.
Non sempre senza dolore. Non sempre senza voltarmi. Qualche volta con rabbia, altre con una nostalgia che arriva senza bussare e trova ancora qualche porta socchiusa. Ma ho imparato che lasciare andare non significa cancellare ciò che è stato.
Significa smettere di trascinarlo dove non può più ve**re con te.

Poi guardo le fotografie.
Ed è lì che gli anni smettono di essere un numero.
Nella prima siamo quattro intorno a un tavolo.
Guardo i nostri figli e mi accorgo che hanno ancora addosso qualcosa dell’infanzia che allora probabilmente non vedevo. Quando vivi accanto a qualcuno ogni giorno non ti accorgi del momento preciso in cui cambia. Succede piano. Un centimetro, una voce diversa, una decisione presa senza chiederti cosa ne pensi.

Noi, invece, avevamo facce più giovani e probabilmente molte più certezze di quante ne abbiamo oggi.

È curioso. Eravamo appena entrati in una vita completamente sconosciuta e cercavamo di comportarci come se sapessimo esattamente cosa stavamo facendo. Non lo sapevamo affatto.

Poi le fotografie vanno avanti.
I visi cambiano. Le spalle diventano più larghe. I bambini spariscono senza salutare e al loro posto compaiono due uomini.
Ed è forse questa la cosa che ancora riesce a sorprendermi.
Io ricordo perfettamente i due ragazzi che abbiamo portato su quell’aereo. E invece oggi li guardo vivere vite che appartengono a loro, prendere decisioni, lavorare, amare, ricominciare, costruire.

Fuerteventura non è stata soltanto il posto nel quale io e Davide abbiamo iniziato un’altra vita.
È stata il luogo nel quale i nostri figli sono diventati adulti.
Hanno imparato lingue che noi non avevamo insegnato loro. Hanno incontrato persone che non avremmo mai potuto mettere sulla loro strada. Hanno conosciuto fatiche dalle quali avremmo voluto proteggerli e felicità alle quali abbiamo avuto il privilegio di assistere.

E uno di loro ci ha regalato persino un posto nuovo nella vita. Siamo diventati nonni.
Una parola enorme, arrivata quasi a ricordarci che mentre continuiamo a raccontare da dove siamo partiti, il tempo se ne infischia dei nostri bilanci e ha già cominciato a scrivere un’altra generazione.

Ma c’è una fotografia che mi emoziona forse ancora di più.

Sono loro due. Adulti.
Ridono, si abbracciano, si prendono in giro. Due uomini che hanno condiviso la stessa partenza ma che poi hanno dovuto trovare ognuno il proprio modo di stare al mondo.

Fratelli lo erano già anni fa, ma oggi quella parola significa qualcosa di diverso.
Perché noi abbiamo scelto di essere una famiglia.
Loro, crescendo, hanno potuto scegliere se continuare ad esserlo.
E si sono scelti.

Poi ci siamo noi.
Con qualche ruga in più, qualche certezza in meno e una quantità di vita che nessuna fotografia riuscirà mai a mostrare.

Anche noi siamo cambiati.
Abbiamo intrapreso strade nuove, alcune quasi per caso, altre perché non avevamo alternativa. Abbiamo costruito, disfatto e ricostruito. Ci siamo inventati mestieri, abitudini, quotidianità. Abbiamo conosciuto la soddisfazione delle cose riuscite e quella sensazione terribile di quando ti chiedi se hai sbagliato tutto.

Abbiamo scoperto che alcune costruzioni erano solide e altre soltanto belle da guardare.
Qualcuna è crollata facendo un rumore enorme, altre sono scomparse senza nemmeno avere la cortesia di fare rumore.
Eppure la vita non si è fermata davanti a nessuna maceria.
Ha fatto quello che sa fare meglio: é passata attraverso.

Fuerteventura, nel frattempo, è rimasta qui.
Con il suo vento che non chiede permesso, la sua terra nuda, il mare che cambia umore in poche ore e quella strana capacità di lasciarti solo con te stesso anche quando intorno c’è il mondo.
Anni fa la ringraziavo per averci accolto, oggi non sento più il bisogno di farlo nello stesso modo.

Perché ora non mi sento più un’ospite che deve ringraziare per essere stata lasciata entrare. Ringrazio perché sono ancora qui.

Questa terra è diventata il luogo dove abbiamo vissuto una parte enorme della nostra vita. Ci ha visti arrivare impauriti, sbagliare parole, cercare direzioni, lavorare, cadere, rialzarci. Ha visto i nostri figli crescere e noi invecchiare un po’. Ha accolto persone che sono entrate nella nostra storia e ha visto andar via quelle che non ne facevano più parte.

Non ci ha salvati, non era questo il suo compito. Ci ha lasciati vivere.
E forse casa, alla fine, è proprio questo.
Non necessariamente il posto dove sei nato. Non quello nel quale tutto rimane uguale. Nemmeno quello dove niente può ferirti.

Casa è forse il luogo nel quale, a un certo punto, smetti di sentirti provvisorio.
Pensavo che il futuro fosse quello che avremmo trovato una volta scesi dall’aereo.
Oggi so che non c’era nessun futuro ad aspettarci qui.

C’eravamo noi. E abbiamo dovuto costruircelo.

Giorno dopo giorno. A volte bene, altre malissimo. Con chi è rimasto, con chi è arrivato dopo, persino attraverso chi se n’è andato. Con le porte che abbiamo aperto e con quelle che abbiamo avuto finalmente il coraggio di chiudere.

Se oggi potessi tornare per pochi minuti in quella casa quasi vuota e incontrare quelle quattro persone del giorno prima della partenza, credo che le guarderei a lungo: avrei tantissime cose da raccontare.

Eppure non direi niente.
Non direi loro che andrà tutto bene, perché non sarebbe vero.
Non dirò che sarà facile.
Non prometterei nemmeno che tutte le persone che amano oggi saranno ancora lì domani.

Guarderei quei due ragazzi senza sapere ancora quali uomini diventeranno. Guarderei noi due senza anticiparci quanto dovremo cambiare. Guarderei quelle valigie così ridicolmente piccole davanti a tutto quello che stava per succedere.

E alla fine direi soltanto: partite.
Perché non andrà sempre bene. Ma andrà.
E anni dopo sarete ancora quattro.
Non più quei quattro, quattro persone che non hanno semplicemente continuato.

Sono diventate.

Testo: Cristina Gangale
Foto: Noi

FORSE NON È LA CASA CHE STATE CERCANDO. È LA MATTINA DOPO.I viaggi che iniziano molto prima di partire, quando ancora si...
08/08/2026

FORSE NON È LA CASA CHE STATE CERCANDO. È LA MATTINA DOPO.

I viaggi che iniziano molto prima di partire, quando ancora siamo seduti sul divano di casa e scorriamo fotografie cercando di immaginare dove dormiremo, quale terrazza sarà la nostra, quanto sarà lontano il mare. Guardiamo le stanze, allarghiamo le immagini con due dita e crediamo di stare scegliendo semplicemente il luogo in cui trascorreremo una vacanza.

Poi arriviamo.

La valigia rimane vicino alla porta, le chiavi finiscono sul tavolo e qualcuno va subito alla finestra per vedere se il mare è davvero così vicino come sembrava nelle fotografie. C’è quella piccola confusione felice del primo giorno, quando ancora non sappiamo dove siano i bicchieri ma abbiamo già deciso dove berremo il primo caffè.

Eppure non è quello il momento che amo immaginare. È la mattina dopo.

Quando apri gli occhi e per qualche secondo non riconosci il soffitto. Una luce diversa attraversa la stanza, senti il vento muoversi fuori e rimani lì, ancora sospeso tra il sonno e qualcosa che lentamente ritorna alla memoria.

Poi ricordi. Sei a Fuerteventura.

Ti alzi senza fretta, apri una finestra e magari l’oceano è proprio lì, oppure esci in giardino ancora spettinato, con i piedi nudi e una tazza calda tra le mani. L’aria sa già di sole e il tempo, quello che a casa comincia a rincorrerti appena metti un piede fuori dal letto, qui sembra essersi dimenticato di te.

La colazione si allunga senza che nessuno abbia deciso di allungarla. Il caffè si raffredda un poco mentre gli occhi continuano ad andare altrove, verso quel pezzo di cielo esageratamente azzurro che qui sembra avere sempre più spazio.

Qualcuno prima o poi chiederà: «Che facciamo oggi?» e forse la cosa più bella sarà proprio non saperlo.

Perché fuori da quella porta c’è un’isola che non ha nessuna fretta di farsi conoscere. Ci sono strade che attraversano montagne n**e e poi, improvvisamente, si aprono sull’oceano; luoghi davanti ai quali fermerete la macchina senza averlo programmato e spiagge sulle quali camminerete finché il vento avrà cancellato le impronte lasciate dietro di voi.

La sera, quando tornerete, quella casa scelta settimane prima attraverso uno schermo non sarà più soltanto una casa. Sarà il posto dove lasciare il costume ad asciugare, raccontarsi la giornata con ancora il sale sulla pelle, rimanere seduti fuori mentre la luce cambia e scoprire che non avete nessuna voglia di sapere che ore sono.

Giorno dopo giorno inizierete quasi ad appartenerle. Saprete dove lasciare le chiavi, quale sedia scegliere per il caffè, da quale finestra entra la luce più bella.

Fino all’ultima mattina.

Quella che nelle fotografie delle case non compare mai.
La valigia sarà di nuovo vicino alla porta. Farete quel giro inutile nelle stanze che facciamo tutti prima di partire e, proprio quando sarà arrivato il momento di andare, vi fermerete ancora un istante a guardare fuori.

Soltanto un’altra volta.

Come se gli occhi potessero trattenere qualcosa che nella valigia non entra.
Ed è forse allora che capirete che, settimane prima, davanti a uno schermo, non avevate scelto soltanto una casa.
Avevate scelto dove sarebbero accaduti alcuni giorni della vostra vita.

Noi possiamo mostrarvi le case, raccontarvele e aiutarvi a trovare quella giusta.

Ma quella prima mattina a Fuerteventura appartiene soltanto a voi.

E se l’ultima, chiudendo la porta, vi farà ve**re voglia di voltarvi ancora una volta…

allora sì, avevamo scelto bene insieme a voi.

Testo: Cristina Gangale
Foto: Davide P.

Cristina & Dave

Dirección

Fuerteventura
35660

Notificaciones

Sé el primero en enterarse y déjanos enviarle un correo electrónico cuando Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday publique noticias y promociones. Su dirección de correo electrónico no se utilizará para ningún otro fin, y puede darse de baja en cualquier momento.

Contacto La Empresa

Enviar un mensaje a Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday:

Atajos

Compartir