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Fuerteventura CERCA DEL MAR Holiday cocktail d'emozioni, ospitalita',scrittura e fotografia

Viviamo in un tempo in cui sembra che tutto debba essere sostituito, quello che ieri ci piaceva oggi ci annoia, quello c...
22/10/2026

Viviamo in un tempo in cui sembra che tutto debba essere sostituito, quello che ieri ci piaceva oggi ci annoia, quello che abbiamo davanti agli occhi da anni improvvisamente ci sembra vecchio, superato, fuori moda.
Così cambiamo, compriamo, eliminiamo. Spesso senza nemmeno domandarci se quello che abbiamo abbia davvero esaurito le sue possibilità.

Credo che ci sia una differenza enorme tra qualcosa che ha fatto il suo tempo e qualcosa a cui abbiamo semplicemente smesso di prestare attenzione.

È un pensiero che mi accompagna spesso quando entro nelle case che gestiamo.
Perché una casa non è soltanto un insieme di mobili: é fatta di scelte, di abitudini, qualche volta di compromessi, di oggetti acquistati con entusiasmo, di gusti che cambiano e di cose che rimangono, magari soltanto perché nessuno ha più pensato di guardarle in modo diverso.

Eppure, quando entro in una casa, mi capita spesso di immaginarla già come potrebbe essere, non necessariamente più moderna, più elegante o più costosa.
Semplicemente diversa.

Questo appartamento, per esempio, aveva ancora molto da raccontare, necessitava soltanto trovare il modo di lasciarglielo fare.
Non volevamo cancellare quello che era stato, né trasformarlo in qualcosa che non gli appartenesse: abbiamo cercato un equilibrio tra ciò che c’era e ciò che avevamo in mente, concedendoci anche il piacere di sperimentare.

Oggi, guardandolo, mi rendo conto di quanto possa cambiare un ambiente senza dover necessariamente ricominciare da zero.
Ci sono ancora mobili di prima, oggetti che hanno già vissuto altre stagioni, dettagli che forse non avremmo scelto entrando in un negozio oggi.
Eppure adesso tutto sembra aver trovato il proprio posto.

Non so se piacerà a tutti, non ho mai creduto che il buon gusto fosse una verità universale.
So però che quando abbiamo finito e ci siamo fermati a guardarlo, abbiamo provato quella particolare soddisfazione che arriva quando qualcosa che avevi soltanto immaginato finalmente prende forma.

Forse é anche per questo che, dopo anni, continuo ad amare il mio lavoro, non si tratta sempre di inventare qualcosa di nuovo.

A volte il bello è riuscire a vedere quello che c’era già, ma che nessuno guardava più.

Cristina Gangale & Dave

SONO FUERTEVENTURA E TI RACCONTO LA TUA STORIA Vieni, avvicinati, non avere fretta, lo so: arrivi da un mondo che corre,...
15/10/2026

SONO FUERTEVENTURA E TI RACCONTO LA TUA STORIA

Vieni, avvicinati, non avere fretta, lo so: arrivi da un mondo che corre, che pretende, che riempie ogni spazio e ogni silenzio e hai persino dimenticato quanto sia bello non dover fare assolutamente nulla.
Qui puoi fermarti, non devi dimostrare niente a nessuno, non devi rincorrere il tempo e nemmeno cercare le parole giuste.
Qui puoi semplicemente esserci.

Io sono Fuerteventura e non sono bella nel modo in cui ti hanno insegnato a riconoscere la bellezza, non ho foreste rigogliose dietro cui nascondermi, né montagne verdi da offrirti come promessa, ho la terra nuda, le pietre consumate dai secoli, il vento che non chiede permesso e un Oceano così immenso che, certe volte, sembra voler inghiottire persino i pensieri.
Eppure, se saprai guardarmi davvero, scoprirai che proprio dove sembra non esserci niente, può esserci tutto quello che ti manca.

Ti accompagnerò lungo strade che attraversano il silenzio, tra montagne color terracotta e piccoli pueblos bianchi che sembrano essersi dimenticati del resto del mondo, ti lascerò camminare sulla mia sabbia, mentre l’Atlantico cancellerà le tue impronte senza chiederti da dove vieni o dove sei diretto.
Probabilmente, proprio allora, ti accorgerai di una cosa che non ti succedeva da tempo: non starai pensando a quello che devi fare domani.

Non ti prometto giornate senza vento, né un mare sempre tranquillo, non sono fatta per fingere.
Ci saranno mattine in cui i miei alisei spettineranno i tuoi programmi e pomeriggi in cui il mio Oceano ti ricorderà quanto sei piccolo davanti alla natura.
Ci saranno anche istanti in cui tutto sembrerà trovare il proprio posto, senza che tu abbia fatto nulla per cercarlo.

Ed immagina , soltanto per un momento, una piccola casa con una finestra aperta sull’Oceano, una tazza di caffè dimenticata sul tavolo, la luce del mattino che entra senza bussare, il rumore delle onde che arriva fino a te.
Nessun appuntamento, nessuna voce che reclama la tua attenzione, soltanto quella strana, meravigliosa, sensazione di non essere in ritardo sulla tua stessa vita.
Potresti restare pochi giorni, una settimana, oppure decidere di non andare più via.
Non importa, io non misuro il tempo che mi dedichi, ma quello che riesci finalmente a regalare a te stesso.

Sai, molti arrivano cercando il sole, il mare, una vacanza da raccontare e ripartono portandosi dietro qualcosa che non avevano messo in valigia.
Una leggerezza inattesa, un silenzio che non fa più paura, il ricordo di un orizzonte davanti al quale, per una volta, non hanno sentito il bisogno di essere altrove.

Qualcuno mi amerà, qualcuno non mi capirà mai. E va bene così, non ho mai cercato di piacere a tutti.
Non sono un’isola che si concede al primo sguardo, ho bisogno che tu rimanga un po’, che impari a distinguere il rumore del vento da quello dei tuoi pensieri, che smetta di cercare qualcosa da fare e che cominci, semplicemente, a sentire.
E quando tornerai alla tua vita, forse ti sorprenderai a cercarmi nei momenti più impensati: in una giornata troppo rumorosa, dietro una finestra chiusa, mentre qualcuno ti chiederà ancora di correre.
Ti tornerà in mente il colore della mia terra, l’odore dell’Atlantico, quella strada deserta dove, per qualche minuto, ti eri sentito incredibilmente libero.

Allora capirai che non ero soltanto il luogo della tua vacanza, ero quel posto in cui, senza nemmeno accorgertene, avevi ricominciato ad ascoltarti.

Io sono Fuerteventura.
E non ti sto chiamando a caso.

Testo: © Cristina Gangale
Foto: web

FUERTEVENTURA NO QUIERA QUE LA CUENTENLlevo años intentándolo…He escrito sobre su viento, sobre el océano, sobre esa luz...
05/10/2026

FUERTEVENTURA NO QUIERA QUE LA CUENTEN

Llevo años intentándolo…
He escrito sobre su viento, sobre el océano, sobre esa luz que en pocos minutos es capaz de cambiar el rostro de un paisaje. He buscado palabras para explicar el silencio de su interior y la belleza extraña de una tierra que parece desnuda, casi vacía, hasta que aprendes a mirarla de otra manera.
Una vez incluso dejé que fuera el Océano quien hablara por mí, y después de tantos años sigo teniendo la misma sensación: cuanto más intento contar Fuerteventura, más se me escapa.

Ayer volvió a suceder.
Habíamos decidido salir, hacer una excursión, descubrir otro rincón de esta isla en la que vivimos y que todavía consigue sorprendernos.
También habíamos llevado la cámara y durante el camino nos dijimos que aprovecharíamos para hacernos algunas fotos.

Luego llegamos sin buscar un sitio concreto.
Y allí los teléfonos dejaron simplemente de existir: no había internet, no entraban mensajes, ni siquiera llegaban las llamadas.

Delante de nosotros estaba el mar y alrededor esa clase de silencio que no necesita que nadie lo describa.
Nos sentamos a comer algo sencillo y, poco a poco, sin decidirlo, dejamos de mirar la hora, de pensar en el teléfono y hasta de acordarnos de aquellas fotografías que queríamos hacer.

No pasó nada extraordinario y ahí estuvo todo.
Comimos, hablamos, nos quedamos en silencio, el mar seguía haciendo su ruido y durante unas horas el resto del mundo podía esperar porque, sencillamente, no tenía ninguna manera de alcanzarnos.

Esta fotografía la hizo Davide casi por casualidad, en uno de esos momentos que no preparas y que precisamente por eso terminan contando mucho más de lo que habías pensado fotografiar.

Al volver me di cuenta de que apenas teníamos imágenes de aquel día.
Y me hizo pensar.
Porque llevo años intentando contar Fuerteventura. He fotografiado sus paisajes y he llenado páginas de palabras tratando de explicar qué tiene esta isla que consigue quedarse dentro de algunas personas.

Probablemente me he equivocado muchas veces buscando una explicación.
Porque ayer no fueron el color del mar, la playa ni el paisaje los que hicieron especial aquel lugar.
Fue no tener que estar en ninguna otra parte.
Fue descubrir que durante unas horas nadie podía encontrarnos y que tampoco nosotros sentíamos la necesidad de buscar a nadie.
Fue sentarnos frente al mar sin esperar que sucediera algo, y dejar que el tiempo pasara sin sentir que lo estábamos perdiendo.

Tal vez esa sea la parte de Fuerteventura que nunca he conseguido contar.
La que no cabe en una fotografía porque aparece precisamente cuando te olvidas de hacerla.
La que no necesita palabras porque llega cuando alrededor ya no queda demasiado ruido.

Ayer volvimos a casa con muy pocas fotografías y,sin embargo, mientras regresábamos tuve la sensación de haberme llevado conmigo mucho más.
Después de tantos años sigo buscando palabras para contar esta isla.
Quizá algún día entienda que Fuerteventura nunca me ha pedido que la explique.

Solo que tenga tiempo para vivirla.

Testo: Cristina Gangale ©
Foto: Davide

A FUERTEVENTURA NON BASTA ARRIVARESiamo bravissimi ad arrivare ovunque: cerchiamo il luogo, impostiamo il navigatore, pe...
03/10/2026

A FUERTEVENTURA NON BASTA ARRIVARE

Siamo bravissimi ad arrivare ovunque: cerchiamo il luogo, impostiamo il navigatore, percorriamo una strada e partiamo con quella certezza un po’ presuntuosa che, una volta arrivati, ciò che abbiamo scelto di vedere sarà lì ad aspettarci.

Sulla costa occidentale di Fuerteventura c’è un luogo che non si lascia raggiungere semplicemente perché lo abbiamo deciso noi. Puoi arrivare fino al mare, guardare quella parete di roccia e sapere che dietro esiste qualcosa di straordinario, potresti essere arrivato anche da molto lontano. Non cambia nulla.
Se l’Atlantico non vuole, torni a casa senza averlo visto e per gran parte dell’anno è lui a custodirlo.
Siamo a Los Molinos.

Tra settembre e ottobre, arrivano le Mareas del Pino e per qualche giorno accade qualcosa che sembra quasi un respiro: il mare arretra più del solito, lascia spazio alla sabbia, scopre rocce rimaste sommerse per mesi e, in alcuni casi, ma non sempre, marea, correnti e sabbia trovano un equilibrio perfetto.
Allora compare un passaggio ed é soltanto in quel momento che puoi incontrare Herminia.

Entrarci significa camminare per qualche minuto in un luogo che sai di non poter trattenere.
Sopra la testa hai una volta immensa di roccia scavata dall’oceano, sotto i piedi l’acqua rimasta sulla sabbia raccoglie la luce e davanti a te l’Atlantico appare incorniciato dall’oscurità della grotta.
Le persone, lì dentro, diventano minuscole e probabilmente è proprio questo che emoziona.

Sapere che per qualche ora puoi mettere i piedi dove normalmente li mette il mare, guardare ciò che per mesi lui tiene nascosto, ti illude, per un istante, che quella bellezza sia lì per te. Ma non lo è.
Mentre sei dentro, il mare sta già preparando il suo ritorno.
L’acqua risalirà, il passaggio scomparirà e la Cueva de Herminia tornerà dall’altra parte. Non importa quante persone avrebbero voluto vederla, quanta strada abbiano percorso o quante fotografie abbiano visto prima di arrivare. Bisognerà aspettare un’altra marea. Forse un altro anno.

Quest’anno le Mareas del Pino sono passate e, per quanto siamo riusciti a sapere, Herminia sembra non essersi concessa.
La fotografia che vedete è dello scorso anno, quando invece il mare lasciò entrare qualcuno.
Sapete una cosa? Mi piace che sia così.
Mi piace sapere che esista ancora un luogo che non possiamo avere quando vogliamo.
Un luogo che non conosce prenotazioni, non promette nulla e non deve nulla a nessuno.

Mi piace pensare a Herminia lì dietro, nel buio della roccia, mentre fuori continuiamo a correre convinti che tutto debba essere disponibile, raggiungibile, immediato.

Ogni tanto abbiamo bisogno anche di questo, di arrivare davanti a qualcosa di meraviglioso e scoprire che non possiamo entrare. Per ricordarci che siamo ospiti.
E che la natura non ha alcun bisogno di noi per continuare a essere straordinaria.

Fuerteventura, dopo tanti anni, riesce ancora a ricordarmelo.
Qui persino per entrare in una grotta bisogna chiedere permesso al mare.

Testo: © Cristina Gangale
Foto: Mik Ossorio –

VE LO AVEVO DETTO CHE NON SAREBBE STATO PER UNA SOLA SETTIMANAQuando ti fermi abbastanza a lungo su quest’isola succede ...
01/10/2026

VE LO AVEVO DETTO CHE NON SAREBBE STATO PER UNA SOLA SETTIMANA

Quando ti fermi abbastanza a lungo su quest’isola succede qualcosa: il mare non devi necessariamente vederlo oggi.
Ci sarà domani.
Non devi mettere tutto dentro sette giorni, rincorrendo ciò che hai paura di non fare in tempo a vedere.
Puoi persino permetterti una giornata assolutamente normale, una di quelle in cui la giornata prende il sopravvento ed arriva la sera senza che tu abbia visto l’Oceano neppure una volta. E non importa, domani sarai ancora qui.

Forse è proprio allora che Fuerteventura cambia, cambia quando smetti di avere la sensazione di doverla rincorrere e cominci semplicemente ad averla intorno.
Non sei più qui per interrompere la tua quotidianità.
Hai portato la tua quotidianità qui.

Qualche mese fa vi avevo raccontato di una casa diversa da quelle che normalmente vi proponiamo. Non per una vacanza.
Una casa pensata per chi arriva a Fuerteventura per lavoro e ha bisogno di fermarsi per un periodo, ma anche per chi ha scoperto che il proprio lavoro non ha necessariamente bisogno di un luogo preciso e può scegliere da quale finestra guardare il mondo mentre continua a fare esattamente la vita di sempre.
Non sempre bisogna trasferirsi per vivere qui, puoi vivere questo appartamento da un minimo di 31 giorni ad un massimo di 12 mesi.

É sufficiente restare abbastanza a lungo da conoscere anche la Fuerteventura che non finisce nelle fotografie.
Pensando a questo che hanno lavorato sull’appartamento al Bristol, a Corralejo.
Volevano che avesse il respiro di una casa vera, uno spazio nel quale non sentirsi di passaggio e nel quale, dopo qualche giorno, venga naturale fare finalmente una cosa semplicissima: svuotare la valigia.

Non é destinato alla locazione turistica, é per chi soggiorna sull’isola per motivi di lavoro, anche da remoto.

E adesso è pronto e poco tempo fa vi avevo lasciato con una promessa: “quando sarà pronto, ve lo presenterò di nuovo.
Con un altro volto ma sempre con Corralejo fuori dalla porta.”
Ve lo avevamo promesso, quindi oggi il restyling non ve lo racconto aprendo la porta.
Il resto, questa volta, lasciamo che siano le fotografie a raccontarlo.

Testo: Cristina Gangale ©
Foto: personali e web

A FUERTEVENTURA NON TI AVVISA NESSUNO.Succede una mattina qualunque.Apri le finestre, prepari il caffè e lasci che l’ari...
23/09/2026

A FUERTEVENTURA NON TI AVVISA NESSUNO.

Succede una mattina qualunque.
Apri le finestre, prepari il caffè e lasci che l’aria entri in casa, fuori ci sono trenta gradi, qualcuno sta già andando al mare e tu pensi soltanto che sarà un’altra giornata come tutte le altre.

Poi prendi il telefono, qualcuno dall’Italia ti manda la fotografia di un cielo grigio. Più o meno la stessa sensazione climatica di una foto che ti mandano dei clienti da Madrid. Un’amica scrive che ha rimesso la coperta sul letto, un altro si lamenta perché al mattino fa già freddo. Tu guardi quelle immagini, guardi le tue gambe ancora scoperte e, solo allora, controlli la data.

È arrivato l’autunno. Da qualche giorno, per giunta.
Possibile che nessuno ti abbia avvisato?

A Fuerteventura succede così: le stagioni arrivano con discrezione, quasi avessero paura di disturbare, non trovi le foglie accatastate sui marciapiedi, non senti il bisogno improvviso di chiudere tutte le finestre e non devi cercare in fondo all’armadio quella giacca che non ricordavi più di avere. Però hai il pareo appoggiato sul comò.

Te ne accorgi da dettagli molto più piccoli: la luce cambia inclinazione, la sera arriva un po’ prima, le spiagge diventano più silenziose, il sole, però, continua a scaldarti la faccia. L’Oceano resta lì, capace di convincerti che un bagno sia ancora la cosa più naturale del mondo.
Passerà ottobre e arriverà novembre.
Altrove si parlerà di nebbia, termosifoni e piumoni, qui continueremo a discutere sull’opportunità di portare una felpa quando usciamo la sera, salvo poi dimenticarla puntualmente sulla sedia.
Novembre a Fuerteventura é piena estate.

E mentre saremo ancora occupati a capire se l’autunno sia arrivato davvero, compariranno le prime luci di Natale.
Le vedrai accese sulle palme, davanti ai negozi e lungo le strade, mentre torni dalla spiaggia con i capelli pieni di sale.
Comprerai qualcosa per il pranzo delle feste con le infradito ai piedi e potrà persino capitarti di pensare all’albero mentre il costume sta ancora asciugando al sole.
A quel punto potresti ritrovarti a festeggiare il Natale in mutande, non per una scelta trasgressiva: semplicemente perché il costume è ancora bagnato.

Forse è questo il privilegio dell’autunno e dell’inverno a Fuerteventura: non cancellano le stagioni, ma le confondono abbastanza da farti dimenticare ciò che dovrebbe essere e godere quello che c’è.

Se stai pensando di scappare per qualche giorno dal primo freddo, di trascorrere qui le vacanze invernali o di regalarti un Natale diverso, noi possiamo aiutarti a trovare la casa giusta dalla quale cominciare.

Raccontaci quando vorresti partire, con chi viaggerai e che tipo di vacanza vorresti vivere. Non cominceremo inviandoti un elenco di appartamenti: prima cercheremo di capire ciò che desideri davvero, per poterti proporre la soluzione più adatta.

Il calendario continuerà a fare il proprio mestiere e cambierà stagione.
Fuerteventura continuerà a fare il suo: non avvisarti che l’estate continua.

Testo: Cristina Gangale ©
Foto: web

Cristina & Dave

A FUERTEVENTURA NON ABBIAMO TROVATO IL PARADISODa lontano, cambiare vita ha sempre una luce bellissima.Si vede il mare, ...
19/09/2026

A FUERTEVENTURA NON ABBIAMO TROVATO IL PARADISO

Da lontano, cambiare vita ha sempre una luce bellissima.
Si vede il mare, non la distanza, si immagina la libertà, non tutto ciò che bisognerà lasciare andare per conquistarla.
Dentro una valigia il coraggio occupa esattamente lo stesso spazio dell’incoscienza: quale dei due ti abbia fatto partire, lo scopri soltanto dopo. Se sei fortunato.

Quando siamo arrivati a Fuerteventura credevamo di aver cambiato luogo, in realtà avevamo spostato noi stessi fuori da tutto ciò che conoscevamo.
Avevamo portato abitudini, certezze e il bisogno di sapere in anticipo dove saremmo finiti, avevamo attraversato l’Oceano senza avere ancora compreso che cosa significasse davvero e pretendevamo che la vita continuasse a parlare la lingua di prima.

Fuerteventura non l’ha fatto.

Non ci ha spiegato come sentirci a casa, non ha accorciato la distanza dagli affetti e non ci ha consegnato una versione più semplice di noi. Il domani era offuscato, perché intorno al nostro “noi” non c’era più nulla di conosciuto.
Si è mostrata nuda: vento, silenzio e chilometri di terra apparentemente vuota nei quali lo sguardo poteva correre lontanissimo, mentre noi non sapevamo ancora dove posare il nostro.
Il mare non aggiusta niente, resta lì mentre tu fai i conti con ciò che hai lasciato e con tutto quello che, nonostante il viaggio, hai continuato a portarti dentro.

Fuerteventura non ci ha accolti con una promessa. Ci ha tolto il rumore.
Quando intorno non c’è più niente a distrarti, le domande che hai rimandato per anni trovano finalmente la strada per raggiungerti.
All’inizio quel nulla sembrava la misura esatta di ciò che ci mancava. Poi abbiamo capito che non era vuoto. Era spazio.
Lo spazio necessario per sbagliare, ricominciare e scoprire che molte delle cose che credevamo indispensabili occupavano soltanto il posto della vita che non avevamo ancora avuto il coraggio di scegliere.

Non è accaduto in un giorno, abbiamo continuato quando l’entusiasmo non bastava più e il sogno aveva perso la luce perfetta con cui si era fatto immaginare.
Siamo rimasti quando restare non aveva nulla di romantico e significava soltanto alzarsi, lavorare e mantenere fede alla scelta fatta.

Poi abbiamo trasformato la cura con la quale avremmo voluto essere accolti nella nostra maniera di accogliere gli altri.
Abbiamo capito che dietro ogni arrivo c’è qualcuno che ci affida un frammento della propria vita. Giorni che non torneranno. Attese, stanchezze e desideri chiusi dentro una valigia molto simile a quella con cui, anni prima, eravamo arrivati noi.

Così siamo entrati in case che non erano nostre e ce ne siamo presi cura fino a quando una luce accesa e una porta pronta ad aprirsi hanno cominciato a significare qualcosa di più di un lavoro.
E mentre preparavamo un posto per gli altri, senza accorgercene, stavamo costruendo il nostro.

Oggi l’Oceano ci accompagna nei tragitti di lavoro. Il mare compare dentro i gesti più normali, persino andando a fare la spesa. Ci capita ancora di guardarlo e ricordare quando tutto questo ci sembrava immenso, sconosciuto, forse persino troppo per noi.
Adesso è la nostra quotidianità, eppure non ha smesso di emozionarci.

Ci chiedono spesso che cosa abbiamo trovato qui.
Non abbiamo trovato una vita perfetta e nemmeno la certezza di aver fatto sempre la scelta giusta, neppure un luogo capace di proteggerci dalle difficoltà.
Fuerteventura non ci ha salvati.
Ha fatto qualcosa di più scomodo: ci ha tolto, una alla volta, tutte le scuse con le quali rimandavamo la vita che desideravamo.

Perciò no, a Fuerteventura non abbiamo trovato il paradiso. Il paradiso non era l’isola.

Era arrivare un giorno a guardare la nostra vita, con tutte le sue crepe, e non desiderarne un’altra.

Testo: Cristina Gangale ©
Foto: semplicemente noi

A FUERTEVENTURA PERDI TEMPOIl tempo non ti manca, l’hai sempre addosso.Ti precede quando apri gli occhi e sei già dentro...
15/09/2026

A FUERTEVENTURA PERDI TEMPO

Il tempo non ti manca, l’hai sempre addosso.
Ti precede quando apri gli occhi e sei già dentro la giornata che ti aspetta, ti segue mentre lavori, accompagni, rispondi, sistemi. Ti siede accanto quando finalmente sali in macchina per tornare a casa e, invece di sentirti arrivata, stai già pensando a ciò che dovrai fare dopo.

La tua vita sembra composta più di “dopo” che di “adesso”: dopo mi fermo, dopo rispondo. Dopo penso a me.
Sei diventata bravissima a far stare tutto dentro ore che sembrano non bastare mai. Così brava che, quando qualcosa deve rimanere fuori, quasi sempre scegli te stessa.

Salti la palestra e ti prometti che recupererai. Non perché non ti piaccia o perché prenderti cura del tuo corpo sia poco importante, al contrario.
Quello è uno dei pochi momenti in cui riesci a sentirti senza dover essere utile a nessuno. Ma la vita si riempie, si allarga, prende spazio. E il tuo tempo diventa lentamente quello che avanza.
Non è sacrificio, non c’è nessun colpevole. Accade.

Poi, una sera, guardi una fotografia e ti fermi.
C’è il volto di una donna con gli occhi chiusi e tra i suoi capelli corrono le nuvole, l’Oceano attraversa i suoi pensieri e la terra nera di Fuerteventura sembra esserle entrata dentro.
La osservi e per qualche secondo hai una sensazione strana: non sei tu a riconoscerti in quell’immagine.
É quell’immagine ad aver riconosciuto te.

Fermati un momento. Respira.
Forse continui a pensare di avere bisogno di una vacanza, ma ciò che desideri davvero è qualcosa di più difficile da spiegare, non vuoi soltanto andare altrove.
Vuoi smettere, almeno per un po’, di vivere sempre nel momento successivo.

Fuerteventura non allunga le giornate. Il sole sorge e tramonta, e ventiquattro ore restano ventiquattro ore. Non c’è nessun miracolo.
C’è uno spazio che non ti chiede subito che cosa intendi farne, un silenzio che non devi riempire, un orizzonte così aperto da costringere persino i pensieri a smettere di urtarsi tra loro.
All’inizio fermarti potrebbe quasi metterti a disagio.
Quando hai vissuto a lungo correndo, la calma non assomiglia immediatamente alla libertà. Assomiglia a qualcosa che avevi dimenticato.

Poi, lentamente, il respiro cambia.
Comprendi che una giornata non è vuota soltanto perché non hai riempito ogni ora, che una pausa non deve essere guadagnata, che prenderti cura di te non può essere sempre il premio da concederti dopo aver pensato a tutto il resto.
E comprendi soprattutto che il tempo non diventa tuo quando riesci a controllarlo.
Diventa tuo quando riesci ad esserci.

Forse Fuerteventura non la conosci ancora. Eppure qualcosa, guardando quella donna, ti ha trattenuta, probabilmente non stai desiderando un luogo preciso, ma la possibilità di sentirti come lei: con gli occhi chiusi e un mondo intero che finalmente non preme da fuori, ma respira dentro.

Oppure Fuerteventura l’hai già incontrata. Allora conosci bene quella nostalgia difficile da raccontare. Non ti manca soltanto ciò che hai visto.
Ti manca come ti sentivi mentre lo guardavi:
più presente, più leggera.
Non perché la tua vita fosse scomparsa, ma perché aveva smesso di occupare tutto lo spazio.

Quando tornerai a casa, il lavoro sarà ancora lì.
I figli continueranno ad avere bisogno di te e le giornate ricominceranno a riempirsi.
Non tornerai trasformata in un’altra donna, tornerai ricordando la tua.

E forse porterai con te anche un piccolo no.
Non il no della rabbia o dell’egoismo.
Un no quieto, pronunciato senza alzare la voce, quando capirai che non tutte le urgenze meritano di diventare tue, che puoi lasciare qualcosa a domani, non rispondere immediatamente, difendere un’ora senza doverla giustificare.
Perché ogni tanto dire di no a ciò che ti consuma significa dire di sì a quella parte di te che hai lasciato troppe volte ad aspettare.

È allora che la vita cambia dimensione.
Non diventa più lunga e nemmeno più semplice. Diventa più profonda. Non si misura soltanto da quante cose sei riuscita a fare, ma da quanto sei riuscita a esserci mentre le vivevi.

E se un giorno vorrai dare un luogo reale a ciò che oggi hai soltanto immaginato, non dovrai sapere già come fare.
Tu custodisci il sogno, alla sua forma, per una volta, possiamo pensare noi.

Fuerteventura non ti regala altro tempo.
Ti restituisce il tuo.

Testo: Cristina Gangale © 2026
Foto: Fuerteventura di Davide modificata

DOPO “FUERTEVENTURA È UNA FREGATURA”, LA VERITÀ.Non ho cominciato a scrivere quando Facebook ha deciso di mostrare le mi...
12/09/2026

DOPO “FUERTEVENTURA È UNA FREGATURA”, LA VERITÀ.

Non ho cominciato a scrivere quando Facebook ha deciso di mostrare le mie parole a quasi un milione di persone.
La mia matita aveva iniziato a disegnare i miei pensieri ben più di vent’anni prima.
La temperai per la prima volta quando vivevo ancora in Italia. Dopo aver scoperto la passione per la lettura, arrivò la scrittura.

Entrambe sono state la mia salvezza in molti momenti della vita, quando la mia emotività aveva bisogno di essere raccolta, compresa e rimessa in ordine.
Scrivere mi permetteva di toccare i miei vuoti interiori, di mettermi in discussione, di entrare nelle stanze più nascoste di me e provare ad accendere la luce.

Molto prima di questa pagina, il mio nome aveva già trovato posto sulla carta stampata.
È stato un passaggio della mia vita che ha aiutato la mia autostima a crescere.
Oggi che ho sessant’anni, la mia penna ha altri propositi per il domani.
Non ero una “creator”.
Non ero una property manager.
Certamente non immaginavo che un giorno le mie parole avrebbero attraversato migliaia di schermi.

Poi la mia penna è approdata a Fuerteventura.
Sono arrivata qui una decina di anni fa e questa terra ha cominciato ad aprirmi porte senza che quasi me ne accorgessi.
Io, in cambio, ho cercato di rispettarla nello stesso modo in cui l’ho amata: senza pretendere che diventasse altro, senza chiederle di assomigliare al luogo che avevo lasciato.
Della mia vecchia vita non mi manca nulla, mi resta un solo legame. Per ora.

Fuerteventura non mi ha inventata, ha contribuito a farmi ritrovare.
Ha confermato sensazioni che l’età aveva già cominciato a suggerirmi, ma soprattutto ha assecondato quella mia ostinata necessità di scavare dentro, alla ricerca della parte più vera di me.
La scrittura, in tutto questo, ha compiuto un enorme lavoro d’introspezione.
Ha raccolto ciò che sentivo, lo ha guardato senza paura e, parola dopo parola, me lo ha restituito con un nome.

Intanto, quasi silenziosamente, quelle porte aperte dall’isola erano diventate case.
Case da accudire, ospiti da accompagnare, arrivi da aspettare, problemi da risolvere.
Un lavoro entrato poco alla volta nella nostra vita, fino a diventare la vita della nostra famiglia.
Non siamo nati come un marchio.
Cerca del Mar Holiday è semplicemente diventato il nome della vita che stavamo costruendo insieme.

Poi, qualche giorno fa, ho scritto che Fuerteventura è una fregatura.
Non c’era una strategia, non avevo deciso che dovesse accadere qualcosa, era uno dei tanti racconti che da anni affido a questa pagina, nato dall’amore e dalla gratitudine che provo per un’isola che ha dato tanto a me e alla mia famiglia.

Eppure, quel testo ha cominciato a viaggiare senza di me.
È stato condiviso, copiato, modificato, adattato e, qualche volta, perfino adottato come proprio.
Lo hanno fatto persone comuni, pagine dedicate alle Canarie e persino professionisti che si definiscono “creatori digitali”.
Evidentemente avevo scritto qualcosa di così vivo da spingere qualcuno a dimenticare chi gli avesse dato quelle parole.

Ma è accaduta anche una cosa bellissima.
Prima ancora che fossi io a intervenire, alcune persone hanno riconosciuto la mia voce sotto il nome di qualcun altro, hanno scritto il mio nome, hanno raccontato da dove provenissero quelle parole e le hanno riportate a casa.
Per una volta non ho dovuto rispondere agli haters: prima di me erano già arrivati i lovers.
Ed è stato allora che ho capito che Facebook non mi aveva regalato una voce. Aveva soltanto acceso, per qualche giorno, un riflettore su quella che possedevo da sempre.

Questa è la verità dopo “Fuerteventura è una fregatura”.

Dietro quel testo non c’era una creator nata per caso, né una property manager che cercava un modo elegante per vendere una vacanza. C’ero io.
Una donna che scrive da più di vent’anni, che ha portato la propria penna oltre l’Oceano e che, su quest’isola, ha ritrovato sé stessa mentre costruiva una nuova vita insieme alla propria famiglia.

Fuerteventura non mi ha insegnato a scrivere.

Mi ha dato qualcosa che valeva la pena raccontare.

Testo: © Cristina Gangale

Foto: © Davide P.

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