12/05/2026
Ad Altamura, una città dove il pane è cultura e la focaccia è quasi un linguaggio identitario, è successa una storia che ancora oggi viene raccontata come un simbolo della forza delle tradizioni locali.
Nel 2001, McDonald’s decide di aprire un grande punto vendita in via Santa Caterina, nel cuore della città pugliese. Un locale enorme, centinaia di metri quadrati, costruito con l’idea di portare anche lì il modello del fast food globale.
Proprio davanti a quel ristorante, però, c’era il forno di Luca Di Gesù. Nessuna strategia di marketing, nessuna promozione aggressiva: soltanto focaccia appena sfornata, pane di Altamura e prodotti che facevano parte della quotidianità dei cittadini da generazioni.
Gli abitanti continuarono semplicemente a scegliere ciò che avevano sempre amato. Non ci furono proteste organizzate né campagne contro la multinazionale. Fu una scelta spontanea, quasi naturale: ad Altamura il cibo tradizionale aveva un legame troppo forte con la comunità per essere sostituito facilmente.
Con il passare del tempo, il fast food non riuscì a raggiungere gli obiettivi economici previsti. I clienti diminuirono progressivamente, fino alla decisione definitiva: nel 2005 il locale chiuse i battenti.
Da allora, McDonald’s non ha più riaperto in città. Al posto del ristorante oggi si trova un istituto bancario.
Quella vicenda attirò l’attenzione anche fuori dall’Italia e venne raccontata da numerose testate internazionali. Qualche anno più tardi ispirò persino un film documentario: Focaccia Blues.
Più che una sfida tra un piccolo forno e una multinazionale, fu la dimostrazione di quanto le tradizioni gastronomiche possano essere radicate in un territorio. Ad Altamura nessuno combatté davvero una battaglia: bastò continuare a impastare, infornare e mangiare come si era sempre fatto.