08/05/2026
Al mio io bambino non era affatto simpatico, perché per me era l’uomo che aveva parato il rigore a Massaro, e colui che aveva esultato in faccia a Baggio quando sbagliò il penalty che a USA ’94 consegnò il quarto titolo mondiale al Brasile.
A otto anni si è piccoli, si è come spugne e si apprendono informazioni di continuo, e a quell’età non potevo assolutamente sapere che era un ottimo portiere, un serio professionista e anche una persona perbene.
Claudio André , a parer mio, è stato un grande portiere, sottovalutato sia quando giocava, ma anche dopo, nei giochi dove si devono per esempio classificare i migliori portieri sudamericani di sempre.
Stiamo pur sempre parlando di un giocatore con 101 presenze nella Seleção.
Ai tempi, prima dell’esplosione dei vari Dida, Júlio César e Alisson, si diceva che il punto debole del fosse il portiere, quando in realtà il buon Claudio in nazionale era stato sempre decisivo.
Fu il primo estremo difensore straniero ad approdare nella nostra Serie A, cosa insolita per i tempi, perché essendoci solo 3 slot per gli stranieri, le società preferivano destinarli ai giocatori di movimento, anche perché i portieri italiani erano tutti molto forti ai tempi.
Il suo arrivo in Italia fu a nell’estate 90, subito dopo i Mondiali, nel primo anno di Serie A dei ducali, con il suo trasferimento nella pen*sola agevolato dai rapporti della Parmalat anche in Brasile.
Tra le altre cose, piccola nota di colore, fu il calciatore che fece sì che il mio amico Gianpaolo Sacconi diventasse tifoso del Parma, pur essendo romano. Giocando portiere ebbe come primo idolo proprio Taffarel.
In Emilia furono anni ricchi di trofei, con l’apice arrivato con la conquista della Coppa delle Coppe 1992/93, anche se nella finale con l’Anversa il titolare in quella circostanza fu Marco Ballotta.
Visto il problema sopracitato degli stranieri, l’anno seguente andò alla , giocando anche con Paulo Futre e Dorin Mateut.
Assurdo come in quegli anni una squadra che si salvò all’ultima giornata potesse permettersi il portiere del Brasile, un vice Pallone d’Oro e una Scarpa d’Oro.
Anni veramente magici e irripetibili.
Quando sembrava invece sul viale del tramonto, per un triennio diventò il portiere del , dal 1998/99 al 2000/01, negli anni delle vittorie in Coppa UEFA e in Supercoppa Europea, dove ebbe modo di giocare con i vari Popescu, Hagi e Jardel, legandosi al club ancora oggi, essendo tornato anni più avanti per fare l’allenatore dei portieri.
Dopo gli anni al Gala, prima con Terim e poi con Lucescu, tornò anche al Parma come vice di Sebastien Frey.
Nel 2003 sarebbe dovuto andare all’Empoli per concludere la sua carriera, ma durante il tragitto che lo portava in Toscana la sua macchina si fermò avendo dei problemi tecnici.
Lui lo prese come un segnale divino, come se qualcuno dall’alto gli avesse detto di fermarsi, di concludere lì la sua avventura nel mondo del calcio.
Tanti auguri di buon compleanno a Claudio Taffarel, che oggi compie 60 anni.
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