29/10/2024
Abbiamo appena terminato la lettura dell' opera prima di Roberta Recchia "Tutta la vita che resta" edito da Rizzoli, e vi dobbiamo immediatamente comunicare che il libro ci è piaciuto molto. Parlo al plurale perché ciò che abbiamo appena concluso è il libro dell'automobile e quindi è il nostro romanzo di fine 2024, ciò che ci piace sostenere ha un giudizio duplice, il mio e quello di Marina.
Lo stile dell'autrice merita un deciso plauso perché mette in luce una scrittura capace di raccontare il dolore come in poche altre occasioni e di trasmettere quella sana ansia che soltanto i grandi romanzi sanno fare se poi ci inseriamo anche una trama decisamente avvincente il gioco ci pare concluso. Forse posso soltanto rilevare un peccato veniale, l'ultima parte del romanzo pare più orientata alla risoluzione del giallo e forse un po' leziosa appare la fine di Corallina oltre la presa di coscienza dell'amica suora. Ci troviamo decisamente di fronte a un romanzo estremamente neorealista oltreché decisamente doloroso ma anche dolcissimo nella sua disgregazione.
Marisa sarà la protagonista del romanzo con i suoi "guai" ma il risveglio non sarà cosi tranquillizzante né per lei né per chi scrive e nemmeno per chi legge, tanto da creare una vita di prima e una vita di dopo. Una lancia spezzata per gli uomini del romanzo Stelvio e Leo, straordinario nella sua fermezza affettiva il primo mentre l'altro nel suo essere un ragazzo di borgata dimostra tutta la sua determinazione a salvare se stesso e la sua storia sentimentale.
Dopo tanto tribolare di tutti i personaggi e dopo tanto dolore narrato non poteva esserci nel romanzo altro finale possibile che il lettore vive quasi come una porta aperta da dove può finalmente entrare una luce.