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18/12/2025

-Papà, chi sono quei due uomini in quella foto?

-Figlio mio, non sono solo calciatori. Sono due storie che il calcio non si è limitato a raccontare: le ha scolpite nell’anima della gente, come segni che il tempo non riesce a cancellare.

Il primo si chiamava Gigi Riva. Era potenza e silenzio, un uomo che lasciava parlare lo sguardo prima dei gol. La Sardegna viveva nei suoi passi, l’Italia nei suoi colpi. Non cercava riflettori, cercava il campo. E quando tirava, lo faceva come chi protegge la propria terra, la propria identità, la propria gente.

Il secondo era Roberto Baggio. Un talento puro, delicato e immenso allo stesso tempo, capace di rendere ogni tocco una carezza, ogni pallone una poesia. Non contava la maglia, non contava la rivalità. Baggio apparteneva a tutti, perché parlava la lingua universale della bellezza e dell’emozione.

Due percorsi lontani, due caratteri opposti, ma un’unica verità che li unisce:
dignità, passione, rispetto, grandezza.
Valori che non hanno età, che non scoloriscono, che restano.

Non erano solo calcio.
Erano sentimento.
Erano memoria.
Erano eterni.

03/12/2025

«Se mia moglie avesse portato a termine la gravidanza, con il quarto pargolo, non avrebbe più potuto continuare la sua attività importante presso un ente pubblico. L’Amministrazione provinciale, sorse in me e anche in lei l’idea dell’aborto, il quale però non era ancora stato reso lecito. Che fare? Possiamo andare in Svizzera, pensammo. Presi contatto con una struttura elvetica e mi accordai anche sulla data dell'intervento. Avvicinandosi la quale io e la
mia consorte cominciammo ad avere titubanze che crebbero quotidianamente…

Non discutevamo d'altro in casa mia mentre la pancia di Enoe (mia moglie) non faceva che crescere. Una sera ero un po' nervoso, anzi
turbato, lei mi interrogò, la solita domanda immbarazzante: ma sei sicuro che la nostra scelta sia quella giusta? Risposi: certamente amore, sono sicuro che stiamo facendo una incredibile puttanata. Enoe annui e si mise a singhiozzare. Non riusciva a digerire la situazione che si andava profilando. Le presi la mano e gliela accarezzai, poi le sussurrai mentre il mio cuore sobbalzava: senti amore mio, a me i bambini hanno sempre portato fortuna, ho un lavoro importante e ben retribuito, rinunceremo al tuo stipendio, io mi adopererò per non far mancare nulla alla mia famiglia. Teniamoci anche questo quarto rompicoglioni e che sia finita ogni tribolazione.

Ci abbracciammo come due sposini, poi disdissi l'appuntamento svizzero e provai un sollievo liberatorio. Basta col tormento che mi procurava l'ipotesi di stroncare una creaturina che non era neanche in grado di opporsi e di protestare…

L'abbiamo concepita ed è nostro dovere farla nascere nel migliore dei modi e provvedere a lei come abbiamo fatto con gli altri tre bambini a cui ci dedichiamo con tutto il nostro impegno. La gestazione filò liscia fino all'ultimo giorno quando Enoe ebbe le doglie. Senza tentennare la caricai in macchina e la condussi di fretta all'ospedale. La ricoverarono immediatamente mentre io mi intrattenni negli uffici amministrativi per il disbrigo delle pratiche burocratiche.

Quando risalii nel reparto mi venne incontro una giovane infermiera che teneva tra le braccia un fagottino: con entusiasmo mi disse, ecco è nata la sua bambina. Guardai la piccola come si osserva un gioiello. Mi sembrava un miracolo. E pensare che aveva rischiato di finire in un bidone della spazzatura. La presi in braccio un attimo con titubanza, avevo paura di rovinarla, invece lei mi sorrise, anche se nessuno crede, ogni volta che racconto questo dettaglio, che una neonata sia già allegra.

Oggi mia figlia ha 50 anni, due lauree, gestisce una farmacia, ha un figlio grande, e quando spesso viene a trovarmi la rivedo come il giorno che era appena uscita dal grembo materno…»

Vittorio Feltri🌹

17/11/2025

Ciao, sono Andrea. Ho 38 anni e sono un genitore. Vorrei raccontare la storia di mio figlio Tommaso; frequentava la prima elementare da un paio di mesi. Sei anni, ancora piccolino.
Un pomeriggio vado a prenderlo e lo vedo uscire dal portone con la faccia strana, tesa. Gli chiedo se va tutto bene. Dice di sì. Decido di aspettare e parlarne con calma a casa.
Appena entriamo, si gira verso di me con gli occhi lucidi e mi sussurra: "Papà... ho preso una nota."

Rimango di sasso, dentro di me penso "annamo bene", hai appena cominciatola scuola... ma rimango tranquillo e chiedo cosa è successo. Lui scoppia a piangere: non sa cosa sia una nota, ma se è qualcosa che "non va bene". Quasi urlando mi risponde: "Ho detto la verità!"
"in che senso Tommy?"
"La maestra mi ha detto che sotto lo zero non c'è niente!"
"In che senso?"
"Papà, tu non mi hai spiegato che i numeri sono come i gradini di una scala?"
"Sì..."
"E allora se io sono al gradino 2 e salgo di 3, arrivo al 5, no?"
"Esatto."
"E se sono al gradino 0 e scendo di 4, perché non posso?"
"Puoi. Si chiamano numeri negativi."
"Ah! Allora avevo ragione!"
A quel punto, con una sorta di rabbia mi dice: "La maestra dice che sotto lo zero non c'è niente. Ma allora negli ascensori come fa ad andare in cantina? E il mare sotto la sabbia? Io scendo benissimo le scale, lei no!"
Faccio fatica a trattenere una risata. Gli chiedo come si sente.
"Arrabbiato e triste. Perché mi fidavo della maestra e lei mi ha detto una cosa non vera."

Gli spiego che forse voleva solo evitare confusione, che i numeri negativi per i bambini di prima sono un tema difficile. In prima elementare si studiano i numeri da 0 a 20. I numeri negativi arrivano solo più avanti...
Lui stringe i pugni: "Non è difficile! Se sono sul 2 e scendo di 3 arrivo a –1!"
Gli faccio un esempio più complicato, giusto per mostrargli che serve tempo, ma capisce che l'intenzione non era contraddirlo.

Ora, io non voglio fare il classico genitore cazzone che va a lamentarsi con gli insegnanti, ci mancherebbe ma... un bambino di prima elementare, che prende una nota perchè ha fatto un ragionamento (quindi non è una questione comportamentale), scusate, ma non si è mai vista neanche nelle scuole di 40 anni fa! Decidiamo di andare a parlare con la maestra.

Lei ci accoglie male (ecco, ci ha preso per i genitori cazzoni di cui parlavo prima), alza la voce, dice che Tommaso "deve studiare quello che dice lei" e che non è il caso che si metta a fare ragionamenti "fuori programma".

Le dico con calma che una nota, per un ragionamento corretto, mi sembra eccessiva. Lei non ascolta: è come parlare ad un muro (acido per giunta). Continua a sostenere che è una questione di didattica, parla di rispetto dei ruoli... ma caxxo, ha 6 anni, non ha mancato di rispetto, ha detto che questa cosa per lui era sbagliata, ha visto la sua figura di riferimento venir meno perchè il suo timore è stato che quella maestra non fosse sincera, che in qualche modo cercasse di nascondere la verità.

Me ne sono andato a casa cercando di capire che razza di imbecille ci fosse capitata, poi, ringraziando l'universo poco tempo dopo quell'episodio, la maestra è stata sostituta.
Credetemi seppur felice per noi, mi sono preoccupato per chi avrebbe avuto a che fare con quella tizia successivamente.

Se mi soffermo a pensare, quello che mi colpì non fu tanto la nota in sé, ma l'idea che mio figlio dovesse ragionare in un solo modo, dentro uno schema rigido, dove la curiosità non è prevista e se provi a dare uno sguardo "oltre" sei punito.

Oggi ci ridiamo su — io, lui e anche mia moglie.
Ma quel giorno ho capito quanto fragile e potente possa essere la mente di un bambino... e quanto facilmente un adulto possa spegnerla, se non fa attenzione.

09/11/2025

Meraviglioso....

06/11/2025
28/05/2025
07/09/2024

Nel 1963, lo zoo del Bronx a New York allestì un'esposizione davvero particolare: "L'animale più pericoloso del mondo".
Dietro le sbarre, al posto di una bestia feroce, c'era uno specchio. Un'immagine che invitava i visitatori a riflettere sulla specie più pericolosa per il pianeta: l'essere umano.
Perché uno specchio?
Questa scelta voleva sottolineare l'impatto devastante che le azioni umane hanno sull'ambiente e sugli altri esseri viventi. Era un modo provocatorio per farci capire che, nonostante la nostra intelligenza, siamo responsabili di molti dei problemi che affliggono il nostro pianeta.

28/08/2024

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