23/12/2025
✍️ 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐬𝐚 𝐈𝐧𝐠𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨
Roca Vecchia, che per i turisti è l’incantevole piscina naturale di Grotta della Poesia, lungo la SP366 tra Lecce a Otranto, per gli scienziati è la “foto” tridimensionale di un assedio che risale all’Età del Bronzo e che, tra gli altri reperti, ha restituito quello che è considerato il più cospicuo campione di vittime di guerra insepolte.
Ora, per la prima volta, è stato estratto e studiato il Dna di quei corpi e gli scienziati ritengono di aver scoperto che, 3.500 anni fa, mescolati ai pugliesi indigeni c’erano i “figli di Zeus”, i minoici. Questa popolazione, che abitava l’attuale Creta, deve il suo nome al re Minosse, mitologico figlio di Zeus e di Europa che in vita avrebbe creato il Labirinto di Dedalo e legato la sua leggenda alla figura del Minotauro e che, quando morì, divenne il giudice dei morti nell’Ade.
Roca fu messa a ferro e fuoco tra la fine del XV secolo a.C. e l’inizio del XIV. Di quella mattanza oggi abbiamo i resti di 7 abitanti del luogo, che si nascosero nelle mura della fortezza, e di altri 2 (che ancora non si sa se fossero tra quanti attaccarono quel lembo di Puglia o fra chi lo difese) che furono rinvenuti sotto le rovine della porta principale.
Spiega il prof. Francesco Montinaro, associato del dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università di Bari: «Abbiamo studiato i 7 corpi ritrovati successivamente al crollo della postierla C, un vano che si trova ai lati delle porte, nelle fortificazioni. Si tratta di persone che rimasero intrappolate lì dal crollo seguito all’attacco, per altro condotto da una popolazione ancora non ben definita».
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