06/02/2026
12 anni fa ci lasciava Gerardo Leonardis, il deus ex machina che ha riportato alla luce il Convento, che ha donato alla storia la sua vita e la sua opera immensa.
Pubblichiamo le parole di Franco Filareto da Stenford, che abbiamo trovato davvero rappresentative dell'uomo straordinario che era e che rimarrà per sempre.
"Custodisco nella sfera della mia personale soggettività il ricordo dell’uomo privato, il reciproco affetto e la reciproca stima, la comune origine e appartenenza a Calopezzati, il dialogo continuo che va oltre la morte, le emozioni e gli stati d’animo che non possono essere socializzati.
Auspico, viceversa, che la personalità di Gerardo sia percepita come quella di un ”vir publicus“, di un uomo pubblico, appartenente a quel sociale, a quell’io collettivo, a quell’intreccio di complesse relazioni umane, che lo collocano al di sopra del coacervo degli anonimi, indifferenti, neutri, ignavi, furbetti, invisi a tutti e di cui nessuno si ricorderà.
Gerardo appartiene a quella schiera di intellettuali o uomini di cultura che, in autonomia e spesso contro i propri interessi individuali e familiari, ritengono che la nostra vita abbia un senso e un senso religioso (teista o ateista o laico: credo che ci sia poca differenza!): quello di una vocazione o compito o dovere o missione di fare la propria parte e di farla bene ”hic et nunc“, qui ed ora, nel proprio segmento di spazialità e nel proprio frammento di eternità, al fine di contribuire a cambiare e migliorare la società e il mondo, lasciando tracce di sé e della propria azione tra, con e per quella comunità di umani di cui siamo parte integrante, che ci ha dato la vita, ci ha fatto persone e verso la quale abbiamo un debito di gratitudine inestinguibile.
Gerardo si colloca tra gli uomini dal ”pensiero forte“, tra le testimonianze autorevoli e credibili del ”pensiero forte“, che privilegiano l’etica sociale al meschino individualismo e all’altrettanto meschino familismo utilitaristici.
Gerardo è costantemente un vulcano in eruzione, animato da un attivismo irrequieto e senza pausa, che ne fa un epigono di Giordano Bruno e del suo ”eroico furore“.
Fa e fa fare.
Egli esplica il suo instancabile attivismo segnatamente nella cultura militante: la cultura come conoscenza, la cultura come socializzazione, la cultura come divulgazione, la cultura come parola e comunicazione, la cultura come arte poetica, la cultura come attività editoriale (attraverso la sua Rivista ”Idea“ e la sua Casa Editrice ”Edizioni del Convento“), la cultura come valore umano e risorsa condivisi, la cultura che fa memoria profetica per il futuro, la cultura che trasforma la coscienza individuale e collettiva.
Attraverso i suoi scritti di poesia, di narrativa, di saggistica diventa la voce che sa esplicitare e coscientizzare quell’implicito e quell’inconscio che si agitano disordinatamente negli uomini di questo nostro tempo difficile.
Inoltre, attraverso le sue numerose e variegate iniziative (incontri, simposi, convegni, premi città di Calopezzati ecc.) presso la sua abitazione, il famoso ex ”Convento dei Riformati“ – da lui trasformato da rudere fatiscente in un edificio bello, sede di un Centro Studi, una sorta di Accademia platonica o di Liceo aristotelico – diventa un animatore di cultura e di produzioni culturali, uno stimolatore di cultura e di produzioni culturali, un intellettuale accogliente e mecenate che dà spazio, riconoscimento e voce a tanti buoni intellettuali, a tanti buoni imprenditori, a tanti buoni giovani; un esemplare Cittadino calopezzatese, che ama di un ”amore pensoso“ e di un amore fattivo il suo ”natio loco“, la sua-nostra Calopezzati, che grazie a Gerardo esce dall’anonimato, acquista notorietà anche oltre i confini regionali e diventa un luogo simbolo ed emblematico dell’ ”altra Calabria“, quella che punta e investe nel valore-risorsa della cultura per l’emancipazione e il riscatto della nostra Regione, del nostro Mezzogiorno.
Calopezzati per Gerardo è il centro o uno dei centri gravitazionali della ”Jonicità“, ossia di un modo di ragionare, di un modo di sentire e di un modo di vivere propri di un sistema territoriale, anti-municipalistico e di area vasta, che egli teorizza in modo originale e fortemente caratterizzato e strutturato, ne cerca i fondamenti nella storia, nelle produzioni letterarie e artistiche, nel ”modus cogitandi“ e nel ”modus vivendi“, nel modo di pensare e di vivere delle persone e dei cittadini che vivono e operano in questa parte della Regione, che chiamo altrimenti la Calabria del Nord-Est o Mediterraneo jonico-silano.
Gerardo è un creatore di progettualità innovativa protesa verso l’avvenire: ritengo che sia il suo unico cruccio averla realizzata soltanto in parte. Perciò lascia ai suoi affetti più vicini e cari, quelli dei suoi familiari, dei suoi veri amici e dei suoi concittadini, calopezzatesi il testimone di un’eredità gravosa ma preziosa ed esaltante, quella di non disperdere, anzi di continuare la sua opera a favore della sua-nostra comunità civile locale, comprensoriale, regionale, che – spero – saprà esprimergli il doveroso riconoscimento e la doverosa riconoscenza, conservandone la memoria (che vince la morte) e valorizzandola per le generazioni di oggi e del domani.»"