Casa Vacanza in Sila.

Casa Vacanza in Sila. Casa vacanza completamente arredata con soggiorno-pranzo- salotto- Camino-- n. 3 camere matrimoniali

07/09/2026

A Girifalco, in provincia di Catanzaro, c'è un ragazzo di 22 anni che ha deciso di costruire il proprio futuro recuperando un mestiere antico. Si chiama Rocco Vitaliano e nel suo laboratorio lavora ancora sui telai tradizionali calabresi.

La sua storia comincia molto prima. Da bambino osserva la nonna paterna, sarta, lavorare tra aghi, fili e stoffe. A 15 anni, con i soldi messi da parte, comincia a recuperare antichi telai, riportandoli in vita uno dopo l'altro.

Oggi nel suo atelier nascono fibre, tessuti e abiti realizzati attraverso tecniche che affondano le radici nella tradizione calabrese. Rocco lavora materiali naturali come seta, lino e ginestra e recupera motivi e lavorazioni tramandati dalle generazioni precedenti.

Anche ciò che avanza trova una seconda vita: gli scarti dei tessuti vengono trasformati in borse, tappeti e altri oggetti. E quelle conoscenze Rocco prova a condividerle, coinvolgendo il territorio affinché un patrimonio antico non scompaia.

"Più che stilista sono un artigiano", racconta.

Ma soprattutto ha scelto di restare. Il suo sogno è portare le proprie creazioni anche fuori dall'Italia senza essere costretto ad abbandonare Girifalco.

"La nostra terra ha tantissimo potenziale. Siamo noi giovani che dobbiamo solo saperlo sfruttare".

E il suo invito ai ragazzi è altrettanto netto: credere nei propri sogni, portarli avanti giorno dopo giorno e provare a costruire qualcosa nel proprio territorio.

Una storia raccontata da Francesco Graziano nell'intervista realizzata per LaC News24.

06/09/2026

UCCIALÌ, IL GRANDE AMMIRAGLIO CALABRESE PASSATO DALLA CROCE ALLA MEZZALUNA

La costa jonica, nota come "dei Saraceni," è una delle zone più turistiche in Calabria sia per la sua bellezza paesaggistica che per le ricchezze storico-archeologiche. Uno dei suoi tesori è senza dubbio il Castello di Le Castella, un'antica fortezza sospesa sull'acqua, sorta in difesa dell’adiacente borgo dagli attacchi nemici sopra un isolotto collegato alla terraferma da un sottile istmo.

Entrare in questo luogo è un’ immersione non solo nella mitologia, dato che dai suoi spalti e dalla torre angioina si possono ammirare le acque cristalline dell'Area marina protetta di Capo Rizzuto, la più estesa d'Italia, e immaginare l'antico arcipelago al quale poteva appartenere l'isolotto di Ogigia, legato alla leggenda della ninfa Calypso secondo Omero, ma anche nella storia, infatti, si riesce ancora a rievocare con l’immaginazione scenari di battaglie navali e assedi, come nel 1536, quando il corsaro barbaresco Khayr al-Dīn, noto come Barbarossa, rapì il giovane Giovan Dionigi Galeni per venderlo come schiavo a Istanbul.

Strana è la sua storia: nato a Isola nel 1519, figlio di Birno, originario di Motta Sant'Agata (RC), e di Pippa de Cicco, contadina, stava per entrare in convento e divenire monaco, quando nella calda giornata del 29 aprile 1536, all’orizzonte della costa vennero avvistati vascelli pirati. La popolazione atterrita cercò riparo nei propri nascondigli, mentre valorosi uomini si rifugiarono tra le mura della fortezza pronti ad usare le armi per la difesa del forte. I turchi condotti dal corsaro Barbarossa espugnarono e saccheggiarono Le Castella seminando terrore e morte.

Tra le persone catturate e portate schiave a Costantinopoli, vi è un fanciullo dal nome Giovanni Dionigi Galeni venduto per pochi denari al pirata di origini calabresi Jaʿfar Pascià. Il ragazzo venne destinato al duro lavoro dei remi. Così il giovane imparò tanti segreti marinareschi e potenziò le sue capacità di esperto stratega navale. Queste conoscenze furono utili al suo padrone pirata e nei momenti di difficile battaglia contro il nemico. Giovanni, ormai esperto di mare, si accattivò le simpatie e la stima di Jaʿfar, anche se rasentò la condanna a morte: uccise un marinaio napoletano che lo aveva schiaffeggiato. Per non incorrere alla stessa fine in base alla legge islamica, Giovanni dovette rinnegare la propria fede, cosicchè il suo nome si tramutò in Uluch-Alì (rinnegato), trascritto per i cristiani in Uccialì o Occhialì.

Dopo aver sposato la figlia di Jaʿfar Pascià, diventò un grande pirata oltre che esperto stratega navale tanto che ad ogni battaglia vinta acquisiva nuove prestigiose cariche: fu nominato Governatore di Tripoli, Tunisi ed Algeri e Comandante supremo della flotta turca al rientro dalla battaglia di Lepanto, dove guidò l’unica flotta sopravvissuta proprio contro quella guidata da un suo conterraneo, il principe Francesco Toraldo signore di Vibo Valentia e Badolato.

Al suo rientro il Sultano ottomano Selim II, oltre che incaricarlo della ricostruzione delle flotte turche p***e in battaglia (ci riuscì in un anno), gli chiese di abbandonare il nome di Uluch-Alì (rinnegato) per quello di Kilige-Alì, Alì la Spada, perché come una spada riuscì a rompere l’accerchiamento della flotta cristiana. Il suo nome è legato a numerose incursioni sulle coste italiane, soprattutto quelle del Regno di Napoli, allora dominio spagnolo. Secondo alcune voci dell'epoca, tramò anche con vari cospiratori calabresi per staccare la Calabria dai regni spagnoli e unirla ai domini turchi.

Citato da Cervantes nel Don Chisciotte, morì nel luglio del 1587 nel suo palazzo sulla collina di Top-Hana presso Istanbul e lasciò ai suoi numerosi schiavi e servitori case e beni di proprietà, concentrati in un villaggio da lui fondato e chiamato "Nuova Calabria". A Istanbul sopravvive la Moschea di Kılıç Ali Pascià, costruita grazie alla sua munificenza, dove è presente oltre alla sepoltura (türbe), anche la moschea vera e propria (cami), la scuola coranica (madrasa) e un bagno (hammam).

Secondo alcuni resoconti, in punto di morte sarebbe tornato alla fede cristiana, ma gli storici turchi negano con decisione questa eventualità. Altra leggenda che circola sul suo nome racconta di un viaggio clandestino sulla costa calabrese al solo scopo di riabbracciare la madre che, stando alle cronache coeve, lo avrebbe invece maledetto proprio per la sua abiura. Ricerche recenti, però, ascrivono questa leggenda alla propaganda sp****la ed ecclesiastica.

Malgrado i trascorsi da rinnegato e avversario dei suoi corregionali, un busto bronzeo di Uccialì, sguardo fiero, turbante, baffi a manubrio, fa mostra di sé a Le Castella sulla piazzetta a lui dedicata ("Piazza Uccialì") antistante la rocca sul mare e copia della stessa opera si trova all'esterno dell'abitazione, sita a Celico, di Gustavo Valente, storico e biografo dello stesso Uluch-Alì.

Così si conclude un saggio storico di Mirella Mafrici su questo personaggio: «Incursioni e schiavitù, rinnegamenti e traffici commerciali, come pure conflitti e paci, accordi diplomatici e reti spionistiche, hanno caratterizzato la vita di Uccialì, un calabrese di “successo” nella Costantinopoli del Cinquecento, un grande ammiraglio ottomano la cui “fortuna” e generosità erano divenute “leggenda” per tanti meridionali del suo e del nostro tempo».

Alfonso Morelli team Mistery Hunters

16/06/2026
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16/06/2026

Vacanze relax nel bosco della Sila a Fago del Soldato -Camigliatello Silano€ Lussuoso appartamento composto da soggiorno-pranzo- zona cottura - divano- terrazzino -balcone- Camino-stufa a pellet- corridoio- n.1camera matrimoniale- n.1camera con letto a castello- bagno con doccia- lavatrice - zona condominiale con campo da tennis -grande salone con tavolo biliardo all’americana- biliardino e campo da tennis.

Indirizzo

Via Dei Lamponi/incrocio Via Delle Ville
Camigliatello Silano

Telefono

368990789

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