05/09/2026
Il Nepal chiede un risarcimento ai maggiori emettitori globali a seguito dell’inondazione nel distretto di Rasuwa: “Stiamo pagando il prezzo di una crisi che non abbiamo creato”⚖️
C'è una parola che il ministro degli esteri nepalese Shisir Khanal ha smesso di usare, e un'altra che ha iniziato a usare al suo posto. La prima è aid, aiuto. La seconda è compensation, risarcimento.
Lo "tsunami himalayano" del 26 agosto ha distrutto villaggi e ucciso migliaia di persone, causando oltre 5 miliardi di euro di danni, poco più di un decimo del PIL del paese. E, per la prima volta, un governo non chiede aiuti ma un dovuto risarcimento da parte dei paesi maggiormente responsabili della crisi climatica: Cina🇨🇳, USA🇺🇸 e India.
Queste le parole del ministro Khanal: "Le nostre emissioni di gas serra sono praticamente trascurabili, eppure stiamo pagando il prezzo ultimo di una crisi globale che non abbiamo creato". E ancora: "La rapida fusione dei ghiacciai e questi catastrofici tsunami di montagna sono conseguenze dirette del cambiamento climatico globale"🌡
Secondo il ministro i grandi emettitori hanno la "responsabilità storica di risarcire nazioni vulnerabili come il Nepal", una formula con cui il diritto climatico internazionale, da almeno un decennio, prova a tradurre in obblighi concreti il principio di equità tra chi ha causato la crisi e chi ne sopporta il costo.
🌬️Leggi l’editoriale completo a cura di Emanuele Bompan https://www.renewablematter.eu/all-aiuto-al-risarcimento-il-nepal-cambia-il-linguaggio-della-crisi-climatica