15/08/2026
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮 𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗶 𝘁𝗲 𝗻𝗲 𝘃𝗮𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗰𝗰𝗲 𝗽𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶
Ogni estate migliaia di persone salgono in montagna con zaini pieni di acqua, cibo, snack, bottiglie, tutto ciò che serve per affrontare l'escursione. Ogni estate, puntualmente, una parte di quei rifiuti non torna a valle insieme a chi l'ha portata su. Resta lì, tra i sassi, ai margini dei sentieri, dentro cespugli che diventano discariche a cielo aperto, come se il peso di una bottiglia vuota fosse improvvisamente troppo da sopportare per chi, poco prima, l'aveva portata piena senza il minimo problema.
Ed è proprio questo il paradosso che dovrebbe far riflettere, perché la fatica non c'entra niente. Chi ha retto ore di cammino con lo zaino carico non può improvvisamente dire di essere troppo stanco per portare giù ciò che ha già dimostrato di saper portare su. La verità è un'altra, più scomoda, ed è la voglia di liberarsene subito, l'idea che tanto in montagna nessuno controlla, che la natura in qualche modo assorbirà tutto, che qualcun altro passerà e penserà a ripulire al posto nostro. È il momento esatto in cui scegliamo di essere persone diverse a seconda di chi ci guarda.
La natura non si ammira soltanto nelle fotografie scattate in vetta, si rispetta con i gesti quotidiani, e rispettarla significa una cosa semplicissima, i rifiuti non si abbandonano lungo i sentieri, si riportano a casa, sempre, senza eccezioni e senza scuse legate alla stanchezza. È lì che si misura davvero l'amore per un luogo, non nel panorama alle spalle nello scatto perfetto, ma nel gesto minuscolo e invisibile di rimettersi lo zaino vuoto sulle spalle e riportarlo giù, senza che nessuno lo veda e senza che nessuno lo sappia. Perché la montagna, in fondo, ci restituisce sempre esattamente quello che le lasciamo.