20/01/2025
INTINGOLO DI CAPRIOLO
Dopo un lungo e avventuroso viaggio attraverso le acque scintillanti del Mar Mediterraneo, dove ho toccato le rive di porti leggendari come Cartagine, Alessandria, Atene, Siracusa e Roma, affollati di mercanti e carichi di preziosi beni orientali, ho finalmente venduto le ultime anfore di vino pregiato proveniente da Vulci. Con il cuore colmo di soddisfazione, dirigo la prua della mia nave, ora colma di vasi greci e spezie esotiche, verso la mia amata terra natale.
Quando arrivo a Vulci, stanco delle monotone giornate trascorse a mangiare carne secca e garum, l'aria fresca e ricca di profumi che solo la mia capanna sa offrire mi accoglie calorosamente. Oggi, il mio pranzo è un piatto prelibato: intingolo di capriolo, cacciato da mio nonno Velio, che ha sempre avuto l'occhio esperto per scovare le prede più nobili. Dopo che mia moglie ha lasciato il capriolo a marinare nel vino per tutta la notte, inizia la preparazione. Con maestria, taglio la carne a piccoli pezzi e la rosolo in un tegame ben caldo, facendo evaporare i liquidi fino a farla dorare perfettamente. Poi, unisco il tutto al battuto di cipolla abbondante e gurgulestro (smirnio o sedano selvatico) dalle note intense.
È il momento di aggiungere le spezie: coriandolo, ginepro, timo, alloro, sale e pepe. Faccio sfrigolare e sfumo con un vino bianco delle valli di Vulci, un nettare che sa di antiche tradizioni. La cottura continua, con delicate aggiunte di acqua di alloro, che infonde alla carne il sapore delle radici più profonde della nostra terra.
E come sempre, al momento giusto, la mia capanna si riempie della risata di Pindaro, l’amico di sempre, che arriva portando con sé un seguito di danzatrici e compagni festosi, pronti a celebrare insieme la riuscita di questo piatto leggendario. E mentre il capriolo raggiunge la sua perfezione, l'aria si riempie di risate, vino e il dolce suono della musica, fatta da flauti, nacchere , cetre, sistri, litui…. in una serata che si annuncia indimenticabile.