Lighthouse - il faro

Lighthouse - il faro Auto miglioramento, crescita interiore sviluppo delle facoltà creative.

https://youtu.be/JJd05xURxTQ
30/10/2019

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Music video by Samuele Bersani performing Giudizi Universali. (C) 2002 Sony Music Entertainment Italy S.p.A.

Gli alberi lasciano cadere le loro foglie come noi dovremmo lasciar cadere i nostri pensieri...
30/10/2018

Gli alberi lasciano cadere le loro foglie come noi dovremmo lasciar cadere i nostri pensieri...

"LA NON MANIFESTAZIONE DELLE COSE"Sul piano materiale, sono le cose che non abbiamo desiderato coscientemente a manifest...
25/10/2018

"LA NON MANIFESTAZIONE DELLE COSE"

Sul piano materiale, sono le cose che non abbiamo desiderato coscientemente a manifestarsi spontaneamente. Il solo desiderio cosciente non può creare nulla sul piano materiale, essendo per sua natura uno sforzo mentale sul piano prettamente razionale. Il desiderio creativo è inconscio. La sola volontà, lo sforzo cosciente per ottenere una qualsiasi cosa non saranno sufficienti da sole a manifestare il più banale dei desideri.
La razionalità sotto forma di pensiero cosciente potrà pure attivarsi in occasione di un problema da risolvere, di una necessità da soddisfare, di un bisogno da espletare, di un piano da definire; e di conseguenza mettere in movimento quelle energie che in qualche modo creano risposte emotive che alimentano queste necessità, idee o ambizioni. Ma quanti di questi progetti rimangono lettera morta? Forse la maggior parte.
Il desiderio inconscio, non necessita di una elaborazione mentale di tipo razionale; è un po' come dare una risposta prima di fare la domanda. A volte mossi da questo desiderio compiamo azioni di cui non conosciamo nemmeno il motivo, ma coloro che già si sono arresi alla corrente… sanno come sia faticoso nuotarci contro, e sanno anche molto bene che il loro arrendersi prima o poi concederà loro la giusta e corretta manifestazione di ciò di cui hanno realmente bisogno.
Arrendersi alla corrente degli eventi, non è un atto di viltà, o di scarsa intelligenza. E' un atto di coraggio, in quanto arrendersi è un atto di disobbedienza al peggiore dei tiranni… Il proprio ego.

"PENSO DUNQUE SOFFRO"Non è nuovo il concetto espresso da filosofi, religiosi e liberi pensatori, riguardante la sofferen...
12/09/2017

"PENSO DUNQUE SOFFRO"

Non è nuovo il concetto espresso da filosofi, religiosi e liberi pensatori, riguardante la sofferenza derivante dal flusso ininterrotto di pensieri proveniente dalla mente di superficie.
E' dunque lecito chiedersi come poter smettere di soffrire se non si riesce a smettere di pensare.
Visto che la cogitazione interiore è un processo legato alla nostra mente, non dovrebbe risultare in teoria così arduo sospenderla, nel momento in cui le circostanze lo richiedono. In pratica però, le cose sono un pochino diverse. Di fatto, abbiamo perso il controllo della nostra mente di superficie.
Quante persone si accorgono a un certo punto della propria giornata di non essere concentrate su ciò che stanno facendo, che il loro monologo interiore è stato dirottato senza che ne fossero consapevoli verso una interminabile concatenazione di pensieri?
Una mancanza di controllo alla quale si affiancano in molti casi giudizi ed emozioni. Queste ultime sono la risposta ad uno stimolo, il giudizio invece è da intendersi come la nostra personale valutazione dello stimolo stesso.
In questo caso lo stimolo è costituito dall'attività cogitativa, il giudizio si riferisce al pensiero che si sta producendo.
E' così che questo ciclo vizioso "pensiero-emozione-giudizio" il più delle volte, si tramuta in una f***a concatenazione di cause ed effetti quasi sempre devastanti per il nostro equilibrio, una vera e propria camera di tortura per la nostra esistenza.
In realtà, questa incapacità di gestire l'attività mentale superficiale non è la condizione naturale dell' essere umano.
La mente di superficie viene abilitata in automatico quando serve.
Nel momento in cui questa necessità viene meno, dovrebbe essere possibile disattivarla per lasciare la gestione dell'esistenza alla mente profonda, nella cui essenza risiede lo stato naturale dell'essere umano.
Non per tutti è però così facile indirizzare o sospendere l'attività cogitativa a seconda delle circostanze, proprio perché spesso non ne sono consapevoli.
Ecco allora un semplice metodo per attivare il meccanismo di sospensione del flusso di pensieri, avviando così il processo di disintossicazione e di liberazione dalla sofferenza.

PERCEPIRE IL PROPRIO ADDOME
L'addome contiene la maggioranza degli organi vitali, molti dei quali sono empatici ovvero si attivano in presenza di emozioni.
Ne consegue che nel momento in cui avverto una stretta allo stomaco, un tuffo al cuore o un movimento viscerale, sto reagendo ad uno stimolo.
Per prima cosa è necessario riconoscere la perturbazione addominale, dopo averla identificata bisogna procedere all'identificazione dello stimolo o causa che l'ha provocata, dopodiché osservare lo stimolo o causa evitando valutazioni del tipo bene-male, giusto-sbagliato. Così facendo si noterà l'evaporazione in un tempo più o meno breve della causa che ha provocato l'alterazione.

Molte persone hanno ottenuto buoni risultati attenuando le risposte degli organi interni all'addome, ma non sono in grado di controllare la contrazione dei muscoli dell'addome. La contrazione dei muscoli addominali conseguentemente ad una risposta emotiva equivale ad una risposta empatica da parte degli organi interni con la sola differenza che, per esempio, ad uno stimolo mentale di vergogna non si arrossirà più fisicamente, ma questo non vuol dire che l'emozione della vergogna non possa essere percepita e subita comunque.

Stiamo parlando di stimoli che provocano risposte velocissime all'interno
dell' organismo, per cui il processo "sentire l'addome- osservazione-non valutazione-rimozione" all'inizio sarà un po' lento e ancora vi sembrerà di essere preda della spirale pensiero-emozione-giudizio; ma abbiate pazienza, non mollate dopo averci provato solo un paio di volte...
Datevi tempo, siate gentili con voi stessi come lo siete con gli altri, e vedrete che una volta acquisita questa abitudine tutta la vostra vita prenderà una piega diversa.
Imparerete a vivere il momento presente, e passato e futuro smetteranno di tormentarvi.

Mirco Niero

"SAPER DECIDERE E' FACILE"Dato che ogni cosa ha il suo opposto, a ognuno di noi è capitato prima o poi di giungere a un ...
11/05/2017

"SAPER DECIDERE E' FACILE"

Dato che ogni cosa ha il suo opposto, a ognuno di noi è capitato prima o poi di giungere a un bivio, di dover fare una scelta, di sperimentare il dubbio.
La certezza ha infatti un fratello e questo fratello viaggia sempre con lei, non la abbandona mai, neanche per un istante. Questo fratello ha un potere, quello di mettere "in discussione" ciò che sua sorella Certezza dice...
Ovvero, quando Certezza fa notare che è ora di cambiare strada, che non possiamo più permettere che gli altri ci maltrattino, oppure che il lavoro che facciamo non è per noi e vanno valutate altre proposte, o che la persona che frequentiamo è deleteria e va abbandonata... Dubbio, che prima ascoltava in un angolino buio della stanza in silenzio, esce fuori e sussurrando al nostro orecchio comincia a indebolire tutte quelle ragioni giuste e forti che Certezza ci aveva dato.
Dubbio non è più cattivo o meno buono di Certezza... anzi, in certi casi si dimostra assai utile, ad esempio di fronte a quelle aggressioni intellettuali che vorrebbero farci dire o fare quello che è giusto per altri ma non per noi.
Certezza per contro non è meno buona di Dubbio, basti pensare a quando in preda all'entusiasmo, abbiamo accettato transazioni che poi si sono rivelate fallimentari lasciandoci ancor più sgomenti proprio perché ne ritenevamo scontato il successo.
Gli opposti convivono in noi in perfetta armonia, siamo noi a non convivere troppo bene con loro. Il punto non sono gli opposti, il nodo focale è come noi li gestiamo o meglio attraverso cosa. La parte più esterna del nostro cervello o corteccia cerebrale è la parte più sviluppata del sistema nervoso centrale. L'essere umano ha sviluppato maggiormente questa zona perché essa ci permette di fare un'infinità di cose, dalla costruzione di utensili all'elaborazione di calcoli matematici, dall' ideazione di leggi per amministrare giustizia e diritto alla creazione di mezzi per viaggiare attraverso lo spazio e via dicendo.
Ciononostante, lo sviluppo di queste capacità straordinarie non ha potuto dare risposta ai quesiti fondamentali che da sempre l'uomo si pone. Per quanto riguarda questi argomenti, l'uomo non ha compiuto un solo passo avanti nella storia, è rimasto a quello che era nel medio evo se non prima. Le domande sullo spirito, sul luogo da cui proveniamo o cosa facciamo dopo che non ci saremo più... sembrano non aver trovato una ragionevole quanto adeguata risposta.
Qualcuno di voi si starà domandando se io mi sia scordato del tema originario...Assolutamente no, ma ho dovuto prendere una strada solo apparentemente secondaria per poter spiegare meglio come le decisioni non possano essere prese esclusivamente con la ragione. A questo punto qualcuno avrà abbandonato questa lettura. A coloro che son rimasti, offro la risposta a questa domanda: "Attraverso cosa possiamo decidere senza sbagliare?"
Il cosiddetto "bulbo cerebrale" è la zona più profonda e primitiva del nostro cervello. Un mio insegnante di Medicina aeronavale e stimato anatomopatologo dell'Ospedale di Padova mi spiegò che la sua forma non è dissimile da quella del cervello di un gatto. Da questa zona, di rado utilizzata, provengono gli stimoli detti istintivi; essi vengono incanalati attraverso il nervo vago che a un dato momento, abbandonato il sistema nervoso centrale, affonda nel nostro petto per organizzarsi cambiando forma dal plesso solare alla gestione delle attività involontarie degli organi interni. Da questa zona partono stimoli che forniscono le risposte certe alle decisioni che noi dovremmo prendere. Le risposte che scaturiscono d questa remota parte del nostro essere non tengono conto di chi si è, di cosa si sa o si conosce, e neppure delle esperienze passate, sono risposte rivolte al presente e sono appropriate alle circostanze. Vi sono persone eccezionali che riescono nei momenti difficili a far tacere le voci contrastanti dei messaggi provenienti dalla cogitazione interiore e che sanno ascoltare solo la voce originaria dell'istinto. Sono quelle persone che possono realizzare cose importanti senza perdere una sola notte di sonno, in loro alberga una sola certezza, proveniente dalla sensazione di essere un tutt'uno con l'Universo circostante e non semplicemente un'entità alla deriva in un mare caotico e perennemente agitato. La pace si fa con chi ci è ostile, si fa con i nemici. Ma nell'Universo assoluto non possono esistere conflitti. Quindi, quando in futuro cercheremo di far pace con noi stessi chiediamoci dove sia e chi sia il vero nemico.

"COME DIVENTARE CIO' CHE SI DESIDERA ESSERE..." (Corsi di autorealizzazione)Vi parlo oggi sommariamente dei corsi di Aut...
18/04/2017

"COME DIVENTARE CIO' CHE SI DESIDERA ESSERE..." (Corsi di autorealizzazione)

Vi parlo oggi sommariamente dei corsi di Autorealizzazione proposti da Lighthouse e che personalmente conduco.
L'inconscio opera in maniera del tutto differente dalla mente cosciente. Mentre quest'ultima lavora per discriminazione, separando ciò che accettiamo come giusto da ciò che riteniamo non lo sia, il primo lavora per associazione, collegando miriadi di percezioni a una data esperienza.
La mente cosciente ha bisogno di tempo per lavorare, tempo che può variare da individuo a individuo e da come e quanto essa viene allenata.
Ad esempio, ci sono persone che impiegano pochi minuti per eseguire calcoli anche molto complessi con notevole precisione.
Ma per quanto la mente cosciente possa essere rapida, non potrà mai eguagliare in velocità quella inconscia. Una volta compiuta un' esperienza, basterà che si ripresentino anche in minima parte condizioni simili a quelle in cui è stata vissuta, perché "istantaneamente" sensazioni, emozioni, stati d'animo o condizioni fisiche a essa legati vengano evocati e addirittura riprodotti nel momento stesso in cui ciò si verifica.
Questo implica due aspetti, uno "potenziante" e uno "depotenziante".
Infatti, se lo stimolo esterno evoca un'esperienza felice, saremo incentivati a proseguire sulla strada della realizzazione, se ne richiama una negativa, saremo inibiti e quindi depotenziati, ovvero privati del nostro potere di autodeterminazione.
Come possiamo liberarci da tutte quelle esperienze e relative condizioni negative che bloccano la nostra crescita? Le strade sono molteplici, quasi certamente la maggior di noi ne ha sperimentate alcune.
C'è chi sceglie la medicina, allopatica o alternativa che sia, chi si rivolge a psicologi o altri terapeuti, chi opta per il misticismo, l'esoterismo, la meditazione, la motivazione, la preghiera, altri preferiscono emigrare o viaggiare ecc. Insomma, i metodi sono diversi e tutti possono essere più o meno efficaci, in rapporto alla specificità di colui che li pratica.
Ho capito fin dalla mia giovinezza che quale che sia il viaggio, la direzione o la distanza da percorrere, ciò che accumuna tutte queste scelte è il vivere una nuova esperienza, ovvero riprogrammare ciò che l'inconscio continua ad associare a quelle vissute in precedenza. Tuttavia, se si parte col mal di denti da Roma e si vola a New York, una volta arrivati a destinazione il mal di denti non sarà passato solo per aver cambiato città.
I nostri corsi hanno questo fine, qualsiasi sia il tuo percorso, noi ti faremo passare il "mal di denti". Ho visto molte persone che, dopo aver rimesso ordine nel loro inconscio, hanno cambiato totalmente gusti, modi di esprimersi, amicizie, sport, attività lavorative, vita insomma. E questo perché le stampelle di compensazione che prima reggevano una struttura interiore debole e vacillante, non servono più.
Quanto di ciò che diciamo di amare è in realtà un supporto alla nostra personalità, quanto compensa la nostra paura di crescere, quanto è misera giustificazione a quelli che sono i nostri fallimenti e che avrebbero potuto essere dei veri successi se solo avessimo avuto il giusto supporto interiore!
Cambiare guardaroba o taglio di capelli, non serve a tramutare un ricordo apparentemente rimosso, che al momento della sfida torna inatteso, fulmineo come un battito di ciglia, a fermarci quando vorremmo avanzare con tutte le nostre forze.
E' controproducente combattere contro l'evento paralizzante, in quanto ciò equivale ad aumentare il suo potere per il solo fatto di opporsi a un processo naturale. Obiettivo dei nostri corsi, è realizzare esperienze che diano modo ai partecipanti di gestire le associazioni negative del passato e creare una nuova rete di connessioni in grado di dirigere in modo positivo quello che ci riserva il futuro, evitando di restare prigionieri del rimpianto di ciò che è stato e della paura di ciò che è inevitabilmente ancora ignoto.

Mirco Niero (Presidente Ass.Cult. Lighthouse)

LA "SOLUZIONE" DEL PROBLEMA... "IRRISOLVIBILE"  (Ovvero: non c'è  problema senza soluzione).Posto che viene definito pro...
05/04/2017

LA "SOLUZIONE" DEL PROBLEMA... "IRRISOLVIBILE" (Ovvero: non c'è problema senza soluzione).

Posto che viene definito problema un quesito in attesa di soluzione, soffermiamoci un attimo sull'etimo del termine "irrisolvibile".
"Irrisolvibile" era in origine composto da un prefisso "in" e da un aggettivo, "solvibile" (in-solvibile) appunto. Attualmente, il significato del termine è inerente all'impossibilità di risolvere qualcosa, a un problema che si considera senza soluzione. In realtà il prefisso "in" dà alla parola un significato totalmente differente infatti, indica qualcosa di "interno", interiore o di qualcosa che si trova all'interno di qualcuno o qualcosa, di conseguenza l'aggettivo "irrisolvibile" in principio di un ben diverso significato che sarebbe dovuto essere quello di: "risolvibile da dentro o dall'interno".
Ma cosa si intende con questo "interno" così vago e misterioso, nel quale possono trovare risposta ogni angoscia, paura, controversia, conflitto ecc.?
Dopo Newton, il determinismo cancella ogni possibilità per l'essere umano di creare attraverso lo Spirito, in quanto la realtà spirituale viene messa in discussioni dagli assiomi fisico-matematici secondo i quali ciò che non si può dimostrare scientificamente non esiste. L'essere umano perde così la sua capacità di comunicazione con la propria realtà interiore e con la sua fonte di principale "ispirazione" e questo solo perché non si può dimostrarne l'esistenza.
Prima di Newton, geni come Leonardo da Vinci erano contemporaneamente, scienziati, filosofi, artisti, scrittori; dopo Newton tutto viene diviso in sezioni e compartimenti dove la realtà mentale viene fatalmente separata da quella fisica.
Lo stesso Isaac Newton trasse però ispirazione dall'Alchimia che praticava segretamente e, prima di pubblicare la sua teoria sulla gravitazione universale, diede alle fiamme ben ottanta quaderni di appunti su regole e ricette alchemiche. In effetti ciò che gli uomini compiono successivamente ad una scoperta ha molto poco a che fare con chi questa scoperta l'ha fatta (la scienza senza coscienza può rivelarsi un pericolo).
Dobbiamo attendere le innovazioni derivanti dalla scoperta delle particelle sub-atomiche, la meccanica dei quanti, la scienza dell'infinitamente piccolo per vedere messo in discussione il determinismo scientifico. La teoria quantistica scopre che la materia si comporta sia come "particella" che come "funzione d'onda": questo spiega che niente può esistere senza il suo opposto. In altri termini, luce e oscurità sono indivisibili così come ogni problema è indivisibile dalla propria soluzione.
Ogni domanda ha in sé la propria soluzione, ogni prova della vita porta con sé il sostegno per superarla; l'incapacità di scorgere questa legge all'opera è data dal grado di separazione tra mente e corpo.
I problemi "in-solvibili" sono risolvibili dall'interno di noi stessi... ma dove si trova questo "noi stessi" se non lo conosciamo, se non ce l'hanno mai spiegato, se non possiamo parlarne senza il timore di essere presi per folli?
La risposta è una sola: ri-unificazione tra mente e corpo.
Unificare, fondere, mettere insieme ciò che è stato diviso, questa è l'unica strada per vivere una vita vigorosa e ricca, spiritualmente e materialmente.
Molti cercano se stessi nella preghiera, nella meditazione, nella musica, nelle pratiche indiane o in quelle sciamaniche, fanno esperienza di questo e di quello, si impongono rinunce e penitenze alimentari e si esaltano nel martirio e nella povertà materiale ritenendo che ciò di cui lo spirito abbisogna sia disciplina.
In realtà lo spirito è una mente mobile capace di permanenza e impermanenza praticamente istantanee. Di conseguenza, disciplinare lo spirito con la sola volontà è fondamentalmente illusorio. Ciò che facciamo fuori di noi stessi interessa ben poco a quella "cosa" che invece sta dentro.
Non serve raggiungere un eremo sul tetto del mondo per riaccostarci a ciò che non si è mai allontanato da noi... basta accorgersi della sua presenza e cominciare ad amarlo, iniziando da ora, da dove ci troviamo mentre stiamo leggendo questo articolo.

Mirco Niero

TUTTO CIO' CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL DENARO MA CHE NON AVETE MAI OSATO...CHIEDEREIl titolo di questo articolo è stat...
27/02/2017

TUTTO CIO' CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL DENARO MA CHE NON AVETE MAI OSATO...CHIEDERE

Il titolo di questo articolo è stato preso in prestito e adattato all'occorrenza da un famoso film di Woody Allen, il noto regista faceva riferimento al sesso, altro argomento degno di attenzione, ma ho preferito scrivere sul denaro forse perché, molto più del sesso, è stato vilipeso, strumentalizzato, demonizzato, agognato, rubato e desiderato...
Avrete tutti notato come per esempio, lo spirito o meglio la spiritualità venga separata dal denaro quasi le due realtà, una eterea e l'altra apparentemente materiale, non potessero convivere. Da sempre il legame tra spirito e materia e quindi anche spiritualità e ricchezza, è stato oggetto di disquisizioni infinite e contraddittorie, dove il più delle volte il denaro veniva visto come l'antitesi dello spirito. Il problema però, non sono le chiacchere fuorvianti, il problema è che ancora oggi c'è gente che ci crede! Io affermo che non c'è nulla di più spirituale del denaro. La cosa potrebbe generare malintesi, lo so, ma non me ne preoccupo, secondo me è meglio credere in sé stessi e vivere nell'abbondanza piuttosto che credere in un Dio più o meno buono, ma che disgraziatamente ti preferisce povero.
Di fatto il mio concetto di spiritualità si stacca completamente da ogni tipo di religione o di concetto mistico, le religioni hanno sempre cercato la ricchezza esaltando la povertà, basta vedere le opere create dalle stesse in nome di un qualcosa non meglio definibile, inoltre basta informarsi un minimo per togliersi immediatamente ogni dubbio sul fatto che la "ca**tà verso il prossimo (intesa come spoliazione di beni propri a favore di altri meno abbienti)" è consigliata ma non così spesso praticata dalle stesse istituzioni.
Sono altresì ben convinto, che il binomio spiritualità-abbondanza sia indissolubile, ma sono anche altrettanto convinto che molti di noi non conoscono cosa sia o cosa voglia dire "vivere spiritualmente" per cui non riescono ad accumulare benessere stabile nella loro vita. Addirittura, e questo lo ritengo veramente disastroso ai fini della creazione, molte persone sensibili e dotate di una forte predisposizione alle discipline esoteriche o mistiche, vivono nella più totale indigenza.
Quello che desidererei insegnare alle persone di cuore puro e di mentalità aperta, non è a rinunciare in nome di un Dio o simili; ma ad ottenere benessere attraverso la ricerca di se stessi e al rafforzamento di questo rapporto. Vorrei predisporre quante più persone sul sentiero dell'abbondanza e non della rinuncia, senza per questo sentirsi giudicati o peggio. Lo so perfettamente che ci sono persone smarrite che odiano chi ha di più; ma è anche vero che queste persone non capiscono ancora che hanno le stesse identiche possibilità di altri, e che ognuno di noi è seduto sulla propria cassaforte e che una volta ritrovata la chiave, sarà possibile disporre di ricchezze tali da garantirci la completa soddisfazione di ogni bisogno in proporzione alle nostre capacità di gestione della ricchezza stessa.

Mirco Niero

"DIRE, FARE, BACIARE...SENTIRE O ASCOLTARE?"Da sempre la comunicazione interpersonale fa largo uso delle parole.Il lingu...
23/01/2017

"DIRE, FARE, BACIARE...SENTIRE O ASCOLTARE?"

Da sempre la comunicazione interpersonale fa largo uso delle parole.
Il linguaggio verbale ha oggi assunto un ruolo preminente, essendo largamente utilizzato per esprimere necessità, bisogni e idee nei vari contesti della vita.
Un linguaggio utile, talora essenziale, ma che a seconda de i casi può essere utilizzato in modo ambiguo per distorcere la realtà o per piegarla a nostro uso e consumo.
Il problema è che le nostre parole non vengono mai cancellate del tutto, soprattutto quelle che esprimono sentimenti, dichiarazioni, stati d'animo, emozioni ecc. Definirei per comodità questo tipo di comunicazione "Linguaggio dei valori"; ovvero una terminologia con un "peso specifico" apparentemente di maggior rilievo, che cambia a seconda di ciò che si vuole o si vorrebbe esprimere. Il linguaggio dei valori muta così come mutano i valori per ognuno di noi, è un linguaggio pertanto soggettivo con il quale cerchiamo di rappresentare il nostro universo interiore. Questo linguaggio per poter essere compreso ha bisogno di una dote non comunemente reperibile tra quanti non hanno compiuto determinate esperienze di vita, questa dote è la capacità di ascolto.
Alcuni pensano erroneamente che l'ascolto sia un atto passivo, di immobilità fisica e di fissità o peggio di mera sopportazione, Altri tendono a confutare, più o meno consciamente, tutto ciò che qualcuno sta dicendo loro (mente critica), altri ancora assorbono qualunque cosa acriticamente come spugne.
In realtà l'ascolto, distaccandosi da ogni forma di compiacenza o di conflitto intellettuale, diventa un'azione attiva e pienamente appagante quando i nostri valori vengono fusi a quelli di un altro essere umano. L'ascolto ci permette di evidenziare quelle che sono le nostre idee fisse in rapporto alle esperienze di altri, un ascolto interiorizzato inoltre ci rende sensibili al superamento dei nostri falsi bisogni proprio nel riscontrare quelle che sono le false necessità o false credenze di chi ci sta di fronte...Un ascolto profondo, immedesimato e scevro da ogni giudizio è un sistema efficace per "comprendere sé stessi" (ascolto interiore).
Ma come nel linguaggio dei valori le pause ed i silenzi conferiscono un più profondo significato enfatizzando i concetti espressi, così nel silenzio interiore e nella capacità di ascolto di noi stessi affiniamo le nostre doti di ascolto dell'altro.
Il silenzio, quindi la parsimonia verbale, l'osservazione benevola della propria interiorità e dell'interiorità altrui, sono i talenti che si dovrebbero sviluppare attraverso una pratica tutt'altro che semplice ma che, se attivata e praticata con costanza, può arrivare a liberarci persino dalle perniciose influenze provenienti da faziose sorgenti di informazione e dai condizionamenti mediatici.
E' nell'ascolto e nel silenzio attivo che gli esseri umani ritrovano se stessi, le chiacchere saranno pure socialmente aggreganti ma non hanno mai portato nessuno ad un passo più in là del proprio naso. Se veramente vogliamo ritrovare la strada del personale successo, non dobbiamo fare altro che svuotarci di tutti quei concetti che non ci hanno portato a nulla. L'essere umano farcito di tutto un po' non evolve di un grammo di coscienza pura in più, se non crea spazio fra le sue idee...Lasciamo che il silenzio metta ordine in noi stessi, tutto ciò che non ci è stato utile finora non potrà diventarlo domani.
Aprire la mente non è un atto impossibile, è come aprire le mani per lasciare andare tutto ciò a cui normalmente ci aggrappiamo per bearci di una sensazione di apparente sicurezza, che in realtà non ci è mai appartenuta e mai ci apparterrà.

Mirco Niero

"SEPARATI DA UN COMUNE PENSIERO" ovvero: "L'individuo e l'illusione dell'unicità"La società odierna tende all'omologazio...
13/12/2016

"SEPARATI DA UN COMUNE PENSIERO" ovvero: "L'individuo e l'illusione dell'unicità"

La società odierna tende all'omologazione. In effetti se tutti quanti la pensassimo allo stesso modo, non ci sarebbe bisogno di confrontarci o dibattere su quella o quell'altra questione, né di scegliersi un abito visto che ci sarebbe un solo ed unico gusto comune e di conseguenza il bisogno di diversificazione non esisterebbe. Non ci sarebbero svariati libri o scuole di pensiero differenti, ma diversi modi di esprimere un identico pensiero, e lo stesso varrebbe per le molteplici forme di arte o espressione.
Credo che nessuno vorrebbe soggiacere a una tale follia. La natura è in costante cambiamento, quasi che la creazione amasse la differenza piuttosto che l'uguaglianza.
Ma al di là delle considerazioni filosofiche o politiche in merito a tali argomenti, nella nostra società come spesso accade, avvengono strane contraddizioni. Sono in molti infatti a ritenersi unici. Molto spesso si usa la parola "individuo" per rimarcare questa unicità, ma vediamo più da vicino il significato di tale termine:

individuo
in·di·vì·duo/
aggettivo e sostantivo maschile

1.
aggettivo
Definibile come fondamentalmente unico in quanto singolo o in quanto particolare.

2.
sostantivo maschile
Indicante ciascun elemento della collettività.
In biologia, singolo ente in quanto distinto da altri della stessa specie e dotato di caratteri strumentali e funzionali che ne definiscono e garantiscono l'unicità.

Origine:
Dal lat. individŭus ‘indivisibile’ •sec. XIV.

Notiamo come le definizioni differiscano dall'origine stessa della parola. In effetti le prime parlano di differenziazione e quindi di "separazione" dal resto; mentre l'origine latina della parola parla di "in-divisibilità", di impossibilità a dividersi o a rinunziare a una o più delle nostre parti senza perdere la propria unicità.
Ergo, l'individuo non può essere separato dagli altri individui, ma in quanto tale mantiene la sua autonomia di pensiero. In caso contrario perderebbe la sua indivisibilità con la sua stessa mente finendo per perdere la sua unicità.
Non è così difficile pensare a qualcosa di unico insieme ad altre unicità... Basta dare uno sguardo alla moda, ovvero un insieme di persone che desiderano essere diverse ma che vestono allo stesso modo; oppure pensiamo a tutte quelle persone che si riuniscono in gruppi, club, associazioni, per far rivivere quella cosa o per dare vita ad un'altra. Ciò che è assurdo è contrapporre una corrente ad un'altra, un po' come fanno certi adepti di sette o gruppi pseudo-politici, che col loro fanatismo divengono piaghe delle società meno evolute come di quelle moderne.
In conclusione non è importante cosa noi pensiamo o riteniamo di essere. In fondo ciò che mostriamo al mondo non rappresenta se non in minima parte la nostra vera essenza, il nostro essere non indugia e non si invaghisce di ciò che è esteriore ma ama ciò che è eterno.
La vera prova consiste nel riconoscere noi stessi negli altri ed accordare ad ognuno quel rispetto che desideriamo ci venga accordato.

Mirco Niero

Indirizzo

Castelfranco
31033

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