Nella terra dei trulli, a 6 chilometri da Conversano e 4 da Castellana Grotte (Bari), a una quindicina dal mare, in una località, “Torre di Castiglione”, di particolare interesse paesaggistico, naturalistico (oasi del WWF) e archeologico (un villaggio peucetico, IV-III sec. a.C., abitato fino all’invasione dei veneziani nel XV secolo); in questa cornice sorge la “Casina”, immersa nel verde, circon
data da tre ettari di terreno, coltivato soprattutto con ulivi, mandorli, grano e ortaggi, e su cui si erge un placido boschetto con una quercia secolare, dalla circonferenza di quasi 4 metri. La masseria è un'antica residenza signorile rustica del periodo post-napoleonico. Costruzioni come questa sorsero in queste terre per volontà di aristocratici e notabili, molti illuminati e liberali, impegnati contro la monarchia borbonica e poi per l’Unità d’Italia. Erano in genere luogo di riunioni, lettura, caccia e socializzazione. In queste dimore tipiche, sin dall'inizio, natura e cultura si sono legate indissolubilmente. Qui, con l'istituto della mezzadria, si è frantumato il latifondo ecclesiastico e si sono incontrate la cultura contadina e quella emergente borghese. Qui i più fortunati hanno potuto fuggire dalle crisi politiche, economiche e dalle pestilenze della città e si sono rifugiati "nel silenzio e nella rustica economia". La masseria offre un appartamento con 3 stanze, 3 bagni e una cucina. Un giro nei dintorni
A poca distanza dalla masseria di Castiglione, ci sono piccoli grandi tesori: grotte, aree archeologiche, monumenti vegetali e architetture rurali. In primis, le Grotte di Castellana, un complesso di cavità sotterranee di origine carsica di interesse speleologico e turistico, con annesso al complesso vi è un museo speleologico. Le grotte di Castellana, estese per circa 3 chilometri, si aprono a 330 m s.l.m. a 1800 metri dall'abitato di Castellana Grotte, sull'altopiano carsico delle Murge sud orientali che si formò nel Cretaceo superiore circa novanta - cento milioni di anni fa. L'intero territorio comunale è caratterizzato da rocce calcaree composte essenzialmente da carbonato di calcio. L'ingresso naturale alle grotte è un'enorme voragine profonda sessanta metri denominata la Grave. La visita al pubblico si snoda lungo uno scenario per circa 1 km. L'itinerario più lungo, richiede due ore e si sviluppa per 3 km, tra caverne e voragini a cui sono stati dati nomi mitologici o fantastici. Dalla Grave alla Grotta Nera o della Lupa Capitolina al luccicante Laghetto di Cristalli, fino alla Grotta Bianca, cavità luminosa e splendente. Di particolare rilievo anche la Torre di Castiglione (risalente al sec. XV), recentemente sottoposta a interventi di tutela, recupero e valorizzazione (attraverso pulizia e ripristino dei luoghi, tabellazione, recinzione e realizzazione di interventi per il superamento delle barriere biologiche per la piccola fauna). La torre, costruita con pietre calcaree su un’altura di circa 260 metri, ha base quadrangolare con lati rispettivamente di 7 e 8 metri, finestre quadrangolari in pietra sui quattro lati (nascondono all'interno vani ricavati dallo spessore della muratura perimetrale) e una sommità coronata da beccatelli. Non ha un ingresso dal piano terra (dove ha inglobato la porta urbica). Il vano dell'accesso consentito da un ponte levatoio si trova invece sul lato nord, al primo piano, corredato da ponticella pedonale. Fu innalzata, secondo gli storici locali, in un varco aperto nella ancora più antica cinta muraria di Castiglione, insediamento di cui si hanno testimonianze sin dal X secolo. Ma è soprattutto in età normanna, sveva e angioina che i riferimenti delle fonti scritte si fanno più numerosi. Gli scavi, gli ultimi nel 1981, hanno riportato alla luce materiale di grande interesse per ricostruire la storia dell’insediamento. Le tribù di agricoltori e allevatori provenienti da abitati vicini furono certamente attratte dalla fertilità del terreno e dalla presenza dei laghetti formatisi nelle cavità carsiche. In due secoli la contrada si sviluppò tanto da esigere il rinnovamento delle mura che cingevano la torre difensiva e l’annesso villaggio. All’interno delle mura sorgevano abitazioni, botteghe, strade e una chiesetta, detta dell’Annunziata, di cui si possono scorgere le fondamenta, composta da un’abside semicircolare e da una stanza più piccola. Castiglione fu abitato fino al XV secolo. Il suo castello, la cui costruzione ha preceduto quella della torre, è stato distrutto dai Veneziani tra il XV e il XVI secolo. Potrebbe essere stata la guerra, dunque, il motivo dell’abbandono dell’insediamento (ma non ci sono ancora fonti certe e non si possono escludere altre ipotesi, come quella di un’epidemia). Si ritiene che gli abitanti si siano trasferiti a Conversano portando con sé il crocifisso, oggi custodito nella chiesa di S. La zona, tuttavia, era abitata anche prima del X secolo. Dell'esistenza di un antico villaggio peucetico (VI-III sec. si é cominciato a parlare dopo gli scavi condotti nel 1958. Portarono alla luce resti di dimore quadrate, alzate con muretti a secco, all'interno di una cinta muraria di grossi blocchi di pietra calcarea megalitica che si sviluppa lungo un perimetro di circa 450 m. Nelle vicinanze, è stata trovata un'interessante necropoli con testimonianze di costruzioni tardo-medievali ma anche del piú antico abitato indigeno. Sono stati rinvenuti corredi funerari e ceramiche databili tra V e il III secolo a.C., tuttora conservati nel Museo Civico di Conversano. La masseria, inoltre, è vicina alla più importante area boschiva di macchia mediterranea fra i territori di Conversano e Castellana. In bicicletta è facilmente raggiungibile, a circa un chilometro, un’oasi del WWF, la riserva naturale “laghi di Conversano e Gravina di Monsignore” (circa 348 ettari, 113 di fascia protetta, perimetro 25.432 m). La Comunità europea ha inserito le 10 doline carsiche, comunemente dette laghi, nella rete europea "Natura 2000", dichiarandole habitat ad alta priorità di conservazione (pSIC ai sensi della direttiva 92/43/CEE). Si tratta di “stagni mediterranei temporanei”, depressioni di forma arrotondata nel terreno calcareo. Sono impermeabilizzati da una spessa coltre di terra rossa che, nelle stagioni piovose, favorisce l'accumulo delle acque. I più interessanti, sono quelli di Sassano, Castiglione, Chienna, Agnano e Iavorra. Questo paesaggio agrario, ancora non eccessivamente antropizzato, rappresenta per molte specie di uccelli acquatici migratori una delle poche zone di sosta nelle aree interne. Anticamente, sin dall’epoca romana, attorno a queste fonti naturali di acqua si svilupparono insediamenti umani. Si scavarono cisterne, profonde circa 12 metri, prevalentemente di forma a campana con pareti in conci calcarei, ancora oggi funzionanti. Evidenti i segni del carsismo anche in numerose manifestazioni carsiche di superficie e nel paesaggio rurale in pietra a secco con muretti, casedde, specchie. L’area si presenta come un’alternanza di aree boschive (boschi cedui con prevalenza di Fragno – o Quercus troiana - e formazioni di Leccio - Quercus ilex –), pascoli, seminativi e oliveti. Completa il quadro naturalistico la gravina di Monsignore, un’incisione carsica che, dalle porzioni più alte della Murgia di sud-est, declina verso la costa.