25/09/2026
Ieri ho compiuto 42 anni e, così, sullo sfumare della prima stagione di Atafè, mi sono ritrovata a fare un po’ di riflessioni, come è naturale fare il giorno del compleanno.
E alcune, oggi, voglio condividerle con voi.
Ci sono voluti 42 anni di questa vita per trovare il lavoro che mi appagasse al mille per cento.
Ho passato tutti i precedenti a cercarlo.
Dalla chimica alimentare alla moda, dalla musica alla scrittura… ho esplorato strade molto diverse, fino a rendermi conto che tutte erano indispensabili per arrivare qui, dove accogliere, cucinare, insegnare, creare qualcosa per gli altri e poi vederli gioiosi grazie a ciò che ho fatto, è all’ordine del giorno.
E tutto questo è, per me, una delle forme più grandi della mia gioia personale.
E forse è proprio questo che Atafè mi sta insegnando: che quando riesci finalmente a mettere insieme quello che sai fare, quello che ami e il modo in cui vuoi stare al mondo, qualcosa si allinea.
Questa prima stagione è stata stupenda.
Caldo esagerato a parte 😀
Abbiamo accolto ospiti favolosi, condiviso tavole, chiacchiere, colazioni lente, pane, tramonti e momenti che resteranno nella memoria.
Ho avuto modo di fare lunghi viaggi senza nemmeno spostarmi dal mio giardino, ho osservato e scritto, ho scritto tantissimo.
E tutto il tempo che abbiamo avuto, lo abbiamo dedicato a farvi stare bene qui.
A farvi sentire accolti.
A creare per voi piccoli momenti di bellezza, di cura, di lentezza.
E mentre la stagione estiva sfuma, quella invernale è già pronta a cominciare.
E io e Atafè abbiamo un sacco di sorprese in serbo per voi.
Restate qui, quindi.
Tempo al tempo, vi svelo tutto ❤
Intanto, GRAZIE DAL PROFONDO del cuore mio e di Antonio.
Perché spesso i nostri due cuori, e ancora di più questo progetto, si sovrappongono fino a diventare uno solo.
Grazie per la meraviglia che abbiamo vissuto grazie alla vostra presenza.
Oggi, a 42 anni, mi sento infinitamente grata.
Grata anche per la fatica, perché sì: questo progetto dei sogni ne porta parecchia. E no, non avevo assolutamente considerato fino in fondo quanta 😀
E poi c’è una cosa per cui mi perdonerete, spero.
Sono poco costante qui.
Ma, onestamente, mi chiedo come facciano quelli che hanno intrapreso un percorso simile al nostro a mantenere le proprie pagine social sempre super aggiornate.
A me, quando sono sderenata dalla stanchezza, l’ultima cosa che viene in mente è raccontare cosa è successo.
Quindi abbiate pazienza.
Lo so che mostrare il risultato senza avervi coinvolti nel “making of” genera meno hype, meno attesa, meno racconto.
Non è per egoismo: è per amore e cura nei confronti della mia energia (fateci caso anche voi, ogni qualvolta prendete in mano il telefono).
E prometto che farò del mio meglio per coinvolgervi un po’ di più, compatibilmente con la vita fuori dallo schermo nero 😉
Io continuo a credere che le connessioni umane siano sempre trilioni di volte più potenti di tutta la forza che l’umanità vuole continuare ad attribuire all’algoritmo.
E confido ancora tantissimo nel fatto che il passaparola di chi è stato qui sia il racconto e il coinvolgimento più autentico e potente che Atafè possa avere.
E tutti voi che siete passati di qui in questa prima stagione siete stati semplicemente fantastici.
Grazie.
Davvero. 🌟
Dalla vostra ragazza di campagna che viene dalla città e che, per questo, quando cucina mille cose insieme, continua ad avvalersi del supporto di Alexa per tenere a bada i tempi di cottura 😝