B&B Palazzo Tornabene

B&B Palazzo Tornabene Splendido B&B al centro di Catania in un palazzo del '700 denominato "Palazzo Tornabene" interamente ristrutturato nel 2015.

08/06/2026

Sicilia......Un museo a cielo aperto unico al Mondo ❤️

30/05/2026
19/05/2026

Sotto Piazza Stesicoro c'è un anfiteatro romano da 15.000 persone.

Non intorno. Non vicino. Sotto. Sepolto, murato vivo, quasi intatto — e ogni giorno ci camminano sopra in migliaia senza saperlo.

Siamo a Catania, cuore della Sicilia barocca. Piazza Stesicoro è una delle piazze più frequentate dell'isola: bar, mercati, autobus, vita di quartiere. Il solito rumore del meridione.

Ma se togli il selciato moderno, sotto c'è una macchina da spettacolo romana con 125 metri di lunghezza, 105 di larghezza e tre ordini di gradinate. Una struttura ellittica costruita in pietra lavica dell'Etna, probabilmente tra il II e il III secolo d.C., capace di riempire le tribune con 15.000 spettatori seduti — e quasi il doppio se si aggiungevano le strutture lignee temporanee.

Aspetta.

Per capire la scala: l'Arena di Verona, quella dove ci vanno a cantare i tenori e che tutti conoscono, conteneva circa 22.000 persone. L'anfiteatro sotto Catania non è poi così lontano.

E ora arriva la parte assurda.

Dopo il terremoto devastante del 1693 — quello che rase al suolo tutta la Sicilia orientale e costrinse a ricostruire Catania da zero in stile barocco — nessuno si è preoccupato di liberare le rovine. Le hanno semplicemente usate come fondamenta. Palazzi, strade, la piazza stessa: tutto costruito sopra, intorno, dentro le strutture romane ancora in piedi.

Spoiler: il 90% dell'anfiteatro è ancora lì sotto, murato dentro il tessuto urbano moderno.

Quello che si vede oggi è un angolo riemerso dalla pavimentazione della piazza: un recinto scavato che lascia intravedere la cavea, un tratto di ambulacro, il muro del podio. Circa un decimo dell'intera struttura. Un iceberg di pietra lavica che affiora tra i sampietrini.

Il restante 90% respira sotto palazzi abitati, sotto strade carraie, sotto la normale vita quotidiana di una città che nel 1693 non ha avuto il tempo — né forse la voglia — di fare i conti con quello che c'era prima.

Catania costruita sopra Roma. E Roma che aspetta ancora, 1.700 anni dopo.

In breve:
Sotto Piazza Stesicoro a Catania è sepolto un anfiteatro romano da 15.000 spettatori
La struttura misura 125x105 metri e il 90% è ancora murata viva sotto edifici e strade
Il terremoto del 1693 e la ricostruzione barocca hanno sigillato le rovine sotto la città moderna

17/05/2026

Un mattino del 409 a.C. ha congelato un cantiere per 2.400 anni. I blocchi sono ancora lì. Gli attrezzi anche.

A 13 km da Selinunte, in Sicilia, c'è un posto dove il tempo si è fermato di colpo — non per leggenda, ma per un attacco militare.

Era il 409 a.C. Gli scalpellini greci stavano lavorando alle Cave di Cusa da decenni. Il loro obiettivo era il Tempio G: 113 metri di lunghezza, il più grande cantiere di Selinunte — e ancora incompleto dopo anni di lavori.

Poi arrivò Annibale Magone con l'esercito cartaginese.

Nessun avvertimento. Nessun tempo per mettere in ordine. Selinunte fu presa, distrutta, rasa al suolo in ore. Gli scalpellini mollarono tutto e fuggirono — o non tornarono più per altri motivi.

Risultato: il cantiere rimase esattamente com'era.

Alle Cave di Cusa oggi puoi vedere tamburi di colonne già scolpiti, ancora incastrati nella roccia madre. Pesano tra 35 e 40 tonnellate ciascuno. Erano pronti per essere trasportati a Selinunte, sistemati sul Tempio G e dimenticati nella storia come qualunque altro blocco di pietra.

Invece sono ancora lì, mezzo estratti, mezzo dentro la terra. Alcune colonne mostrano tutte le fasi di lavorazione — dall'incisione circolare iniziale al tamburo quasi rifinito — congelate in sequenza lungo 2 chilometri di cava.

Aspetta: anche i segni degli strumenti sono ancora visibili sulla pietra. I solchi lasciati dai picconi greci nel 409 a.C. non li ha coperti niente — né il tempo, né il restauro.

Il sito si estende per 2 km nel territorio di Campobello di Mazara, fa parte del Parco Archeologico di Selinunte ed è visitabile oggi, su prenotazione.

Non è una ricostruzione. Non è un museo. È un cantiere sospeso da 2.400 anni, intatto perché qualcuno ha avuto la pessima giornata di vedere arrivare un esercito cartaginese all'alba.

In breve:
Nel 409 a.C. un attacco cartaginese interruppe di colpo i lavori alle Cave di Cusa, vicino a Selinunte
I blocchi da 35-40 tonnellate e i segni degli strumenti greci sono ancora visibili sul posto, 2.400 anni dopo
Il cantiere, visitabile oggi su prenotazione, si estende per 2 km ed è uno dei più grandi e meglio conservati del mondo antico

Indirizzo

Piazza Ogninella, 9
Catania
95131

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