13/02/2023
In Sicilia i carciofi furono introdotti dai Greci che li chiamavano cynara.
Come sappiamo i greci avevano la passione dei miti e delle leggende, e soprattutto avevano Zeus, dio maximus, il quale approfittando del suo ruolo di leader assoluto, voleva sempre attorniarsi di ninfe, dee e semidee. Le inseguiva, le corteggiava, le invitava al proprio desco, quando poteva si faceva canticchiare in coro: “meno male che zeus c’è”. Però l’umanoide dio aveva una moglie, Era, la quale non potendo chiedere il divorzio, era costretta a reagire in altri modi contro quel “mitologico ciarpame senza pudore”, nel caso della bella cynara, di cui Zeus si era invaghito, decise di trasformarla in un ortaggio spinoso…
Gli arabi successivamente nominarono “karasciuff” il mitico ortaggio, ed in Sicilia ne trovarono infinite piantagioni selvatiche. Noi siciliani però li chiamiamo “cacoccioli” (a Palermo direi ancora meglio “cacuocciuli”), dalla mie ricerche, il termine deriverebbe dal latino “caput”, testa, perchè del ca****fo si mangia infatti la buona capoccia, diventata cacocciola.
I Francesi erano ghiotti di carciofi, a Palermo ne trovarono tanti soprattutto in alcuni terreni vicini alla città. Chiamarono quel luogo “Les Chardon”, dove oggi si trova il carcere dell’Ucciardone, il cui nome è quindi legato ai carciofi, che metaforicamente e casualmente è appropriato, un carcere che porta il nome di un ortaggio spinoso.
Nel linguaggio mafioso tra l’altro per definire una cosca si usa paragonarla ad una cacocciola (una serie di foglie sorrette da un unico nucleo centrale, che qui si chiama “u civu”), e si definisce un cacocciolo anche una persona un po’ grezza, rude e poco intelligente, che similmente si potrà anche paragonare al cardone.