14/10/2026
DUE ROMANZI E NON HO ANCORA FINITO
Questa settimana, per motivi che non sto a spiegare sennò non vi bastano i dati digitali, mi sono ritrovato impegnato in un incarico che non è il mio. Cioè la pulizia delle camere dell'agriturismo.
L'addetta abituale a tale incarico è infatti mia moglie.
Adesso non cominciate a dirmi che sono come Taiani e Vannacci! Perché io sono quello che in casa cucina e fa il bucato da quando avevo dodici anni. E sono andato a vivere da solo a ventitré, e mi sono stirato i vestiti da solo per dei lustri. Quindi, sebbene non mi sia mai preoccupato di coprire in pubblico le mie gambe più di tanto, se c'è uno che non si offende neppure quando sua madre gli dice desolata: “Ti ho fatto studiare tanto e mi tu sei diventato una massaia come tua nonna!”, quella massaia da sposare sono proprio sempre stato io.
Quando quindi dico che le pulizie delle camere le fa abitualmente mia moglie e non io, i motivi non sono affatto che io aderisco al Patriarcato Mediterraneo.
Mia moglie fa le pulizie nelle camere e io no perché lei non si fida di come le faccio io, e non si fida perché io sono un uomo.
Quindi al limite il preconcetto è il suo!
Tuttavia io non me la sento comunque di contraddirla, e non perché lei mi faccia paura.
È che nella mia vita ho condiviso case con degli altri maschi, e tutto ciò che ne ho ricavato è che se non erano dei lercioni di prima categoria, erano invece ossessivi come un serial killer che deve pulire una scena del crimine e non un luogo in cui si deve vivere nel pulito.
Ma come dicevo, senza dire il perché, mia moglie non poteva fare le pulizie delle camere dell'agriturismo e quindi, volente o nolente, ha dovuto cedere la ramazza e il secchio a me.
Ovviamente, non volendo io correre il rischio di passare per lercione, ho spesso sfiorato il livello serial killer, ma il problema più grande è stato un altro.
Se infatti posso cucinare per ore da solo ascoltando musica (e per musica intendo da Orietta Berti a Bach), se posso guidare per duecento chilometri ascoltando la lettura di un audiolibro qualsiasi senza perdere la concentrazione sul traffico, quando devo invece fare un lavoro in cui ci vuole più precisione ripetitiva che creatività, devo avere assolutamente le orecchie libere. Così libere che talvolta persino l'orecchino che porto al lobo sinistro da quarantacinque anni mi da un certo fastidio.
Il problema però è che nel silenzio io penso e quando penso, penso di scrivere. Penso e le trame compaiono in lettere sulla ceramica di un lavandino, illuminate insieme alle briciole dalla luce blu dell'aspirapolvere sul pavimento in gres. Spruzzo l’anticalcare sul bidet e mi nasce un personaggio tra i vapori.
Sì lo so, fa ridere, ma intanto adesso mi ritrovo due romanzi da almeno duecento pagine da mettere giù su dei fogli, di cui uno è una saga familiare e l'altro una storia criminale …e ho ancora una camera da pulire domani.