I Conti della Serva

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I Conti della Serva azienda agricola e agriturismo con ristorazione e ospitalità in 3 camere con bagno e 1 appartamento agriturismo
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Siamo al completo, ma il menù va pubblico ugualmente.VENA DI SABATO 17 OTTOBRE 2026Sformato di cime di rapa e foglie di ...
16/10/2026

Siamo al completo, ma il menù va pubblico ugualmente.

VENA DI SABATO 17 OTTOBRE 2026

Sformato di cime di rapa e foglie di carote con coulis di acciughe
Peperoni al miele e nocciole

Tajarin al sugo di melanzane

Straccetti di vitello con zucca e cavolo nero

Bunet classico

Menù fisso €35 a persona, caffè e vini esclusi

DUE ROMANZI E NON HO ANCORA FINITO Questa settimana, per motivi che non sto a spiegare sennò non vi bastano i dati digit...
14/10/2026

DUE ROMANZI E NON HO ANCORA FINITO

Questa settimana, per motivi che non sto a spiegare sennò non vi bastano i dati digitali, mi sono ritrovato impegnato in un incarico che non è il mio. Cioè la pulizia delle camere dell'agriturismo.
L'addetta abituale a tale incarico è infatti mia moglie.
Adesso non cominciate a dirmi che sono come Taiani e Vannacci! Perché io sono quello che in casa cucina e fa il bucato da quando avevo dodici anni. E sono andato a vivere da solo a ventitré, e mi sono stirato i vestiti da solo per dei lustri. Quindi, sebbene non mi sia mai preoccupato di coprire in pubblico le mie gambe più di tanto, se c'è uno che non si offende neppure quando sua madre gli dice desolata: “Ti ho fatto studiare tanto e mi tu sei diventato una massaia come tua nonna!”, quella massaia da sposare sono proprio sempre stato io.
Quando quindi dico che le pulizie delle camere le fa abitualmente mia moglie e non io, i motivi non sono affatto che io aderisco al Patriarcato Mediterraneo.
Mia moglie fa le pulizie nelle camere e io no perché lei non si fida di come le faccio io, e non si fida perché io sono un uomo.
Quindi al limite il preconcetto è il suo!
Tuttavia io non me la sento comunque di contraddirla, e non perché lei mi faccia paura.
È che nella mia vita ho condiviso case con degli altri maschi, e tutto ciò che ne ho ricavato è che se non erano dei lercioni di prima categoria, erano invece ossessivi come un serial killer che deve pulire una scena del crimine e non un luogo in cui si deve vivere nel pulito.
Ma come dicevo, senza dire il perché, mia moglie non poteva fare le pulizie delle camere dell'agriturismo e quindi, volente o nolente, ha dovuto cedere la ramazza e il secchio a me.
Ovviamente, non volendo io correre il rischio di passare per lercione, ho spesso sfiorato il livello serial killer, ma il problema più grande è stato un altro.
Se infatti posso cucinare per ore da solo ascoltando musica (e per musica intendo da Orietta Berti a Bach), se posso guidare per duecento chilometri ascoltando la lettura di un audiolibro qualsiasi senza perdere la concentrazione sul traffico, quando devo invece fare un lavoro in cui ci vuole più precisione ripetitiva che creatività, devo avere assolutamente le orecchie libere. Così libere che talvolta persino l'orecchino che porto al lobo sinistro da quarantacinque anni mi da un certo fastidio.
Il problema però è che nel silenzio io penso e quando penso, penso di scrivere. Penso e le trame compaiono in lettere sulla ceramica di un lavandino, illuminate insieme alle briciole dalla luce blu dell'aspirapolvere sul pavimento in gres. Spruzzo l’anticalcare sul bidet e mi nasce un personaggio tra i vapori.
Sì lo so, fa ridere, ma intanto adesso mi ritrovo due romanzi da almeno duecento pagine da mettere giù su dei fogli, di cui uno è una saga familiare e l'altro una storia criminale …e ho ancora una camera da pulire domani.

Ecco qui il programma della Mangialonga della 30ª  edizione della Fiera dei Vini della Collina Torinese con il menù e i ...
13/10/2026

Ecco qui il programma della Mangialonga della 30ª edizione della Fiera dei Vini della Collina Torinese con il menù e i vini tappa per tappa.
In calce al volantino i numeri di telefono per la prenotazione obbligatoria.

L'agriturismo "I Conti della Serva" partecipa in qualità di una delle tappe gastromiche della Mangialonga organizzata da...
12/10/2026

L'agriturismo "I Conti della Serva" partecipa in qualità di una delle tappe gastromiche della Mangialonga organizzata dalla Pro Loco di Cinzano.
A breve vi comunicheremo le modalità di iscrizione all'iniziativa.

Il periodo più bello dell’anno è tornato! 🍂

Celebriamo l’autunno e le vendemmie appena terminate con la Fiera dei Vini della Collina Torinese. E quest’anno c’è un motivo in più per brindare: siamo alla 30ª edizione! 🍷

Domenica 25 ottobre vi aspettiamo a Cinzano con:

• la mostra mercato
• le degustazioni con i produttori del territorio
• la Mangialonga
• lo stand gastronomico della Pro Loco
• i trattori d’epoca e il museo ambulante dei vimini
• mostre e spettacolo di marionette

Segnate la data: nei prossimi post vi racconteremo meglio ogni appuntamento. Vi aspettiamo in paese!

MENU DI DI SABATO 11 OTTOBRE 2026Tarte Tatin di pomodori Peperoni con salsa di miele e nocciole Tajarin al sugo di melan...
09/10/2026

MENU DI DI SABATO 11 OTTOBRE 2026

Tarte Tatin di pomodori
Peperoni con salsa di miele e nocciole

Tajarin al sugo di melanzane

Straccetti di vitello con sedano, olive taggiasche e semi di girasole

Bunet classico

Menù fisso €35 a persona, caffè e vini esclusi

CENA DI DI SABATO 3 OTTOBRE 2026MENUSformato di zucchine e patate americane con fonduta di pomodoro e basilico Peperoni ...
01/10/2026

CENA DI DI SABATO 3 OTTOBRE 2026

MENU

Sformato di zucchine e patate americane con fonduta di pomodoro e basilico
Peperoni con salsa di miele e nocciole

Tajarin al sugo di melanzane

Crepe di ceci al cavolo nero e Toma di Lanzo

Bunet classico

Menù fisso €35 a persona, caffè e vini esclusi

POTREBBE Molte estati fa, undici per l'esattezza, una ragazza danese alta quanto me si fermò un mese in piena estate pre...
30/09/2026

POTREBBE

Molte estati fa, undici per l'esattezza, una ragazza danese alta quanto me si fermò un mese in piena estate presso di noi in qualità di woofer, con l'intento di tornare nello Jutland ed aprire un ristorante.
Dal suo soggiorno presso di noi voleva imparare a fare la pasta a mano e vedere il panorama delle Alpi.
Infatti, per quattro settimane consecutive, impastammo chili di farina e centinaia di uova, e ogni mattina lei all'alba fece a piedi un paio di chilometri fino al crinale più alto con l'intento di vedere il profilo delle Alpi “dalle Marittime alle Lepontine” come la sua guida turistica del Piemonte le aveva promesso.
Imparò perfettamente a fare la pasta, ma le Alpi nisba. Nisba come sono le Alpi del Piemonte quando non vogliono farsi vedere.
Una mattina intravide un qualcosa che sembrava solo un'idea lontana di un rilievo scuro nella direzione del Canavese. Una di quelle ombre che potrebbero alludere a qualsiasi essenza senza per altro definire nulla di effettivamente esistente, ma lei tornò dalla sua passeggiata entusiasta e pronta a raccontare al suo ritorno in patria quell'evento non meno di quanto la Sirenetta del suo connazionale Christian Andersen aveva descritto al Popolo del Mare la vista degli umani.
Prima di andarsene ci insegnò a mettere sott'aceto le bacche acerbe del sambuco, secondo una ricetta tradizionale danese. Spiegandoci che al suo paese venivano chiamati “Capperi del Nord” in quanto in Danimarca i capperi veri costavano più del caviale.
La mattina che partì mi chiese se poteva raccogliere tre pomodori verdi dal mio orto per farli assaggiare alla sua famiglia.
Io le dissi di sì, ma che non sarebbero mai maturati.
Lei scosse la testa come quando le avevo detto che non erano proprio le Alpi quelle che aveva visto nella calura agostana pochi giorni prima, ma non aggiunse altro ai saluti e abbracci.
Alla fine di quel settembre arrivò per posta un pacco che conteneva una scatola di Lego acquistata nello spaccio di Billund per mio figlio, la foto dei tre pomodori maturati al sole di una finestra affacciata su un braccio di mare del sud della Danimarca e un biglietto di accompagnamento che riportava la seguente frase.
“Only a friend is able to keep Summer in a green tomato and give it back to you into a red one when Fall arrives. Grazie di tutto, M.”
Quest'anno, a differenza delle estati del passato, tutti i pomodori del nostro orto sono maturati sulla pianta fino al suo esaurimento, e quindi non ho avuto modo di ripetere il prodigio della “maturazione danese” come ho invece fatto dal 2015 fino ad oggi con tutti i pomodori che ho raccolto verdi come mi aveva insegnato a fare Malene.
Questa cosa però di insegnare a fare la pasta e anche qualcos'altro in cucina è un'idea che mi è rimasta da allora, e forse a breve ne parleremo seriamente.
Chiunque sia già comunque interessato si faccia vivo e faremo assieme un programma…potremmo persino chiamarli Corsi di Cucina…potrebbero essere nei fine settimana autunnali… e potrebbero prevedere anche un pasto per gli accompagnatori.
Insomma, parliamone.

UNA VERGOGNA TROPPO IN MINORANZA Nella mia prima classe delle elementari i bambini che in italiano sapevano dire solo un...
27/09/2026

UNA VERGOGNA TROPPO IN MINORANZA

Nella mia prima classe delle elementari i bambini che in italiano sapevano dire solo una parola erano quattro. Oltre a saper pronunciare “maestra” come se fossero usciti da un corso di dizione, conoscevano soltanto il dialetto dei loro genitori e la lingua che si parlava nella nazione in cui quei genitori erano emigrati temporaneamente anni addietro in cerca di lavoro.
Angelo parlava Napoletano e Tedesco perché suo padre, che aveva appena trovato un posto alla catena di montaggio della Fiat 500 F, prima di quello era stato un muratore a Francoforte.
Marie, Calabrese e Francese. Suo padre era passato dalle gallerie delle saline di Lungro ai tunnel di carbon fossile di Marcinelle in Belgio, ma poi la sorella della moglie gli aveva trovato un posto in superficie alle Fonderie Nebiolo.
Antonio parlava alternando il Barese a un poco di Spagnolo. Perché dopo l'avventura senza successo del padre in Argentina, la sua nonna materna aveva deciso di portarlo a vivere con sé, che almeno un posto di bidella tuttofare nella scuola in cui andavamo entrambi ce l'aveva sicuro.
Che lingua parlasse, o anche solo capisse, Lucio, non si poteva sapere. Perché l'essere scappato in fretta e furia dalla Libia, in cui i genitori da pastori di pecore sul Gran Sasso erano diventati pastori di pecore a Jebel Nafusa, gli aveva tolto la parola e quindi nemmeno la sua voce si poteva sentire.
Certamente questo numero di stranieri all'interno di una sola classe composta di ventotto bambini, diede modo ai genitori degli altri ventiquattro di esprimere la loro stolida preoccupazione in maniera non dissimile da quella usata dall’odierno Presidente del Consiglio e in un italiano altrettanto approssimativo.
La “Maestra”, cioè la donna che corrispondeva alla parola che noi bambini sapevamo pronunciare tutti (e che io sono andato a visitare per amore almeno una volta all'anno fino al suo ultimo giorno di vita) risolse la questione dicendo a madri e padri che pensavano che la loro preoccupazione nei confronti di quel imbarbarimento culturale sarebbe stata compresa da chi doveva affrontare il problema in prima persona:
“Voi non avete idea di quanto sarà più semplice insegnare un Italiano corretto a chi non è convinto di parlarlo già, solo perché lo ha appreso in casa da genitori che, da quanto leggo da questa petizione che mi è stata presentata, l'Italiano corretto non hanno la minima idea di cosa sia”.
L'italiano quei cinque bambini lo impararono tutti nel giro di pochi mesi e Marie vinse per quattro anni di fila il primo premio nella gara di coniugazione dei verbi.
Molti degli altri miei ventiquattro compagni di Prima, pur essendo stati Italiani da sempre, non superarono mai nel loro curriculum scolastico la Licenza di Quinta Elementare. Tuttavia, per quel che ricordo io, Angelo, Marie, Antonio e Lucio non li considerarono mai, nemmeno una volta, un impedimento alla loro crescita culturale e umana.

INCIPIT Un fondo della caffetteria grande e uno della piccola senza ma**co all'ultimo sorgere del sole visibile da nord-...
20/09/2026

INCIPIT

Un fondo della caffetteria grande e uno della piccola senza ma**co all'ultimo sorgere del sole visibile da nord-est sono la fine di un'estate.
La domenica comincia mentre in casa quattordici persone ancora dormono, e quel caffè che trovo già fatto sembra qualcosa di assolutamente trascurabile, se non addirittura scadente, ma è per me qualcosa di fondamentale. Perché quel caffè che non ho dovuto prepare è un incipit regalato.
Certo anche in un romanzo l'incipit non è tutto, ma è al tempo stesso così tanto che senza “In un borgo della Mancia il cui nome non mi viene a mente…”, “Quel ramo del lago di Como…”, “Chiamatemi Ismaele…”, “Tutte le famiglie felici sono simili tra loro…”, ” forse neppure Don Chisciotte, I promessi sposi, Moby Dick e Anna Karenina sarebbero quello che sono.
Perché se l'incipit non è un haiku che contiene in sé il tutto, costituisce comunque l'elemento fondamentale per il quale lo scrittore continua a scrivere e il lettore a leggere. L'incipit è insomma la promessa che rimane tale anche quando talvolta non viene mantenuta. È quella cosa che resta nella mente di chiunque anche quando il finale viene disatteso o dimenticato.
In quel caffè preparato da qualcun altro il giorno prima c'è tutto ciò che cucinerò io per gente che non dovrà che sedersi a tavola e mangiare.
Certamente non è un incipit scritto da Cervantes, dal Manzoni, da Melville o da Tolstoj, ma è comunque un incipit rispettabile come tutti gli incipit in cui l'autore è riuscito a sopravvivere al lavoro che ancora deve ve**re e in cui l'incipit è destinato a perdersi.
Uno degli incipit che infatti preferisco è: "Avevo una fattoria in Africa" di Karen Blixen.
Forse lo amo perché mi trovo ad avere in un certo senso una fattoria anche io e a mandarla avanti senza tante più capacità di una donna danese del colonialismo europeo tra le due guerre mondiali.
O forse lo amo perché quella frase dà il senso della perdita e al tempo stesso del possesso.
Sta di fatto che quando leggo “La mia Africa” è come se quella fattoria in Africa fosse stata anche la mia.
In quel l'incipit c'è il presente e c'è l'amore che non si perde anche se sono lontani nel tempo.
La frase la pronuncia la voce narrante di una donna apparentemente qualunque, eppure quel senso di appartenenza all'Africa è sancito dalle parole che seguono quell'inizio e che descrivono la natura del luogo con la precisione di un astronomo, di un geografo e di un naturalista per i quali tutto è eccezionale senza per forza essere unico.
Non ci sono tesori tradizionalmente ritenuti tali in quell'Africa descritta. Molte delle situazioni in essa contenute sono niente di più di due fondi di caffè.
Non c'è lussureggiante giungla né esotismo.
C'è la normalità della vita che appare sempre senza riserve e senza risposte. Come le aquile sulle colline Ngong di cui non sapremo mai se guarderanno se ci siamo ancora il giorno in cui non ci saremo più o se ci hanno mai guardati quando c'eravamo.
E in fondo, questa condizione di presenza di fronte all'indifferenza della natura è la vita in qualsiasi fattoria del mondo, compresa quella in cui vivo e lavoro io da venticinque anni.
Insomma, il fatto che il 2026 sia stato per me un anno fortunato dal punto di vista produttivo e di presenze turistiche nonostante un clima terribile, è indifferente alla coppia di poiane che da anni sorvola il mio risveglio. Insignificante quanto lo era la presenza di Karen Blixen per le aquile che volavano alte sulle colline di Ngong.
Ciò che fa invece un enorme discrimine è che non siano state indifferenti a me le poiane il primo giorno che le ho viste e che abbiano continuato a non esserlo dopo venticinque anni. Che continuino a non esserlo anche se probabilmente non sono più le stesse, esattamente come non sono diventate indifferenti le aquile di Ngong per una donna anche dopo che la fattoria in Africa l'aveva perduta.
Come dicevo però, tutto questo è solo l'incipit. A tutto il resto e a tutte le quattordici persone che ancora dormono non basteranno nel sole già alto due fondi di caffè, e quindi adesso vado a prepararne di fresco.

Indirizzo

Regione Aprà, 7
Cinzano
10090

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