04/05/2026
IL VENERDÌ SEMPRE IN RITARDO
Chi mi conosce può senz'altro pensare che a me di venerdì ne manchino parecchi. Anzi, più di una persona lo ha anche effettivamente detto, ed erano persone abbastanza autorevoli a proposito dei venerdì mancanti.
In realtà a me personalmente di venerdì ne manca sempre e solo uno: “il venerdì” della settimana in cui sono. Gli altri li ho sempre tutti.
Cioè, mi mancano anche tutti i venerdì delle settimane future, ma quelli mancano a chiunque.
È certo però che i venerdì delle settimane scorse li ho sempre tutti.
Lo so, non ci vorrebbe molto ad avere anche quelli del presente. Basterebbe essere una di quelle persone che sceglie persino il luogo di villeggiatura in base alla distanza da un'edicola. Ne conosco di persone così, mio suocero è uno di questi.
Io invece appartengo a pieno titolo a quella generazione definita a suo tempo da Arbasino: “Riflusso”. E quindi sono uno di quelli che la disillusione nei confronti dell'informazione l’ha presa con il latte materno (che per quelli di quella generazione era più spesso artificiale che non al seno) e che quindi il giornale lo leggo quando mi capita al bar, dimenticato su un treno, in una sala d'attesa. Insomma sono uno che rimane sempre affascinato dal lancio della pila di giornali da parte del corriere e dalla precisione della presa al volo dell'edicolante, ma dal mostro sbattuto in prima pagina praticamente mai.
Chiariamoci, io non ce l'ho affatto con il Quarto Potere, è solo che parto dal presupposto che se un potere esiste ed è davvero così potente, allora sarà potente anche senza che io mi precipiti ai piedi di una rotativa ad annusare l'inchiostro fresco.
Ma “il venerdì” lo leggo. Lo leggo praticamente tutto dal 1996. Solo che sono sempre almeno indietro di un numero.
Sì, perché il venerdì che leggo è quello di almeno una settimana prima e che mi porta di seconda mano mia suocera da quasi trent'anni.
In verità io lo leggo anche per più di una settimana, a volte vado avanti a leggere lo stesso venerdì per mesi.
Voi direte che non ha senso, perché la notizia vale per la sua attualità! E avete senz'altro ragione, ma non avete idea di quanto possa essere bello leggere le previsioni del tempo sbagliate e non avere saputo che davano pioggia e tu non avevi l'ombrello; le proiezioni elettorali secondo le quali Giorgia Meloni avrebbe perso le elezioni politiche; l'oroscopo che ti avvertiva di una sciagura che non solo non ti è capitata, ma della quale a suo tempo non hai nemmeno saputo di aver corso.
Ci sono notizie che poi, sebbene in ritardo, sono comunque perenni. Le guerre ad esempio: se non è quella in Palestina è comunque quella in Ucraina, e l'orrore comunque non scade mai.
Gli articoli sugli animali, i consigli cosmetici, i viaggi, i libri, la musica: che tu scopra in ritardo la bellezza di un Cardellino di Papua, che anche i maschi possono disporre di una skin care, che c'è una ciclabile del delta del Danubio, che McEwan ha scritto un nuovo meraviglioso libro, e che il ventitreenne nigeriano Sonofmercytyk è bravissimo (sul venerdì non c'è ancora ma a breve ci sarà sicuramente perché è bravo davvero) vale la pena di saperlo in qualsiasi momento, perché la bellezza può permettersi di arrivare in ritardo sempre e da sempre.
Ci sarebbe poi anche l'amore, e su “il venerdì” l'amore c'è. È gestito dalla giornalista e scrittrice Natalia Aspesi, una donna di novantasei anni. Una donna che riesce a dare all'attualità dei rapporti umani il peso del tempo e dei mille ritardi che il tempo produce.
Cosa cambia se io la leggo una settimana o un'altra ?!
Ma la leggo, la leggo sempre. La leggo come prima cosa appena mi capita in mano il venerdì che mia suocera mi porta o mi fa avere tramite altri.
La leggo, e quando ho finito quelle due pagine che il quotidiano fondato di Eugenio Scalfari le consegna bianche dal trentaquattro anni e realizzo che sto leggendo un numero che ha tre mesi di età, mi rallegro del fatto che mi spettano almeno altri undici numeri di posta del cuore già scritti. Un cuore che come quello dei maratoneti fa del ritardo un punto di forza e non un difetto.