31/05/2026
In genere sono sempre io che accolgo con un sorriso grato ed accompagno al tavolo.
Questa volta sono stati Gabriella e Franco che sono entrati in sala occupando lo spazio con un’energia travolgente, tipica di chi già conosce il luogo, sentendosi completamente a loro agio. Quando, dopo averci chiacchierato un po’, sono arrivata alla solita domanda da curiosa: “di che cosa vi siete occupati nella vita?” loro mi hanno risposto: “di viaggi”. Io chiedevo informazioni rispetto al lavoro, perché un lavoro ti forgia sempre, ti fa essere più espansivo o più chiuso, più riflessivo o più risoluto. Per cui mi chiedevo quale attività quotidiana li avesse scolpiti come dei diamanti che ridanno indietro tutta quella luce. La risposta? I viaggi. Solo dopo avermi raccontato gli ultimi spostamenti, Gabriella ci ha tenuto a farmi capire che la ruggine resta solo in alcuni ingranaggi e non nella sua testa e mi ha detto: “ma tu intendevi quale lavoro avessimo fatto?”. E allora mi hanno parlato di programmazione e di arte, di informatica e di colori e mentre cercavo di capire come avessero potuto coesistere due realtà così lontane avevo davanti a me, seduti al tavolo 20.
Una coppia che ha fatto del progetto compiuto la loro missione e che al di là del lavoro è riuscita a ricavare un canale di esistenza e confronto. Gabriella mentre gesticolava ricordando l’Argentina visitata un anno fa mi mostrava tutti i suoi cuori. Ce li aveva ritrattati ovunque: sulle unghie, sui bracciali, sugli anelli, sugli occhi.
Hotel Amico è stata solo una tappa, la direzione era il profondo sud, alla ricerca di alcune amiche di Gabriella. “Perché io dai miei viaggi mi riporto sempre un bagaglio di amicizie”.
Una cosa che dico sempre, quando incontro persone aperte che hanno voglia di chiacchierare, è che in Hotel, stando ferma, viaggio anche io un po’. Dall’altro ieri, nella mia valigia, ho aggiunto due sorrisi brillanti.
80 e 75 anni sono dei numeri che non serve ricordare quando si ha ancora tanta strada da fare 💚🌷
Annalisa Monti