ASD Tana dei Lupi

ASD Tana dei Lupi Insegnare all'essere umano a relazionarsi in modo corretto con il suo migliore amico.

ASD Tana dei Lupi ATTIVITA' CINOFILE CSEN (CONI)
Piscina per riabilitazione psicofisica dei Cani
Attività cinotecniche come:
Educazione cinofila di base;
Rieducazione cani iperattivi, fobici, disturbi comportamentali, aggressivi
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STATUTO e REGOLAMENTO:
Le caratteristiche fondamentali dello statuto dell'ASD Tana dei Lupi sono quelle di avv

icinare le persone al cane, insegnare all' Uomo a relazionarsi in modo corretto con il cane e di migliorarne la comunicazione tra loro per aumentarne l'affiatamento e al tempo stesso rendere possibile un'appropriata gestione del fedele e migliore amico dell'Uomo. Attività rieducativa di cani che manifestano iperattività, aggressività, fobie e/o disturbi comportamentali allo scopo di ripristinarne l'equilibrio psicologico.

02/06/2026
IL COLLARE A SCORRIMENTO UNA SICUREZZA SE ADOTTATO CON COMPETENZAL’obiettivo è approfondire le possibili cause di giusti...
01/06/2026

IL COLLARE A SCORRIMENTO UNA SICUREZZA SE ADOTTATO CON COMPETENZA
L’obiettivo è approfondire le possibili cause di giustificazione dell’utilizzo di un collare a scorrimento (slip collar) in un contesto giuridico o amministrativo, è utile distinguere tra l’uso come strumento educativo/addestrativo e l’uso come misura di sicurezza e contenimento.
In molti ordinamenti e regolamenti, la valutazione tende a concentrarsi sulla concreta necessità, proporzionalità e correttezza dell’impiego dello strumento, piuttosto che sulla sua mera presenza.

Tra le possibili argomentazioni tecniche e fattuali:

1. Prescrizione o indicazione da parte di un professionista qualificato

L’utilizzo del collare a scorrimento è sempre giustificato quando sia stato consigliato da un professionista qualificato, ad esempio:
un istruttore o educatore cinofilo certificato;
un veterinario esperto in comportamento animale;
un medico veterinario comportamentalista.

La motivazione dovrebbe essere documentata e fondata su esigenze specifiche del soggetto, quali:
elevata reattività verso persone, cani o stimoli ambientali;
tendenza a improvvise partenze o strattoni incontrollati;
precedenti tentativi di fuga;
rischio concreto di perdita di controllo del cane in contesti urbani;
gestione durante un percorso di recupero comportamentale.

In tale prospettiva, il collare a scorrimento viene impiegato come strumento che consente al conduttore di mantenere il controllo e prevenire eventi dannosi.

2. Caratteristiche morfologiche del cane

Una seconda giustificazione può derivare dalla particolare conformazione anatomica dell’animale.

Alcune razze o tipologie presentano infatti:
collo di diametro uguale o superiore a quello della testa;
testa poco pronunciata rispetto al collo;
particolare agilità nello sfilarsi dai collari tradizionali.

Esempi frequentemente richiamati in letteratura cinofila:

* Greyhound
* Whippet
* Galgo Español
* cani appartenenti ai cosiddetti “bull breed”, quali American Staffordshire Terrier o Staffordshire Bull Terrier.

In tali soggetti, un normale collare a fibbia può risultare meno sicuro sotto il profilo del contenimento, mentre una pettorina può NON eliminare completamente il rischio di fuga, specie nei soggetti particolarmente motivati o esperti nello sfilarsela.

3. Fondato rischio di fuga e tutela della pubblica incolumità

L’argomento più forte sotto il profilo della sicurezza è spesso il rischio concreto e attuale di fuga.

Occorre dimostrare elementi oggettivi quali:

precedenti episodi documentati di fuga;
tentativi ripetuti di sfilarsi collari o pettorine;
perdita di controllo in presenza di determinati stimoli;
elevata forza fisica dell’animale rispetto al conduttore.

Se il cane dovesse liberarsi in un contesto urbano, le conseguenze potrebbero coinvolgere non solo l’animale ma anche terzi:
attraversamento improvviso della carreggiata;
incidenti stradali;
frenate d’emergenza;
manovre evasive da parte degli automobilisti;
rischio per pedoni e ciclisti.

In questo quadro il collare a scorrimento potrebbe essere rappresentato come una misura finalizzata a prevenire un danno maggiore e immediato, secondo un criterio di proporzionalità tra il rischio evitato e il mezzo impiegato.

4. Principio di necessità e proporzionalità

Dal punto di vista argomentativo, la giustificazione è generalmente più solida quando si dimostra che:

1. esiste un rischio concreto e non meramente ipotetico;
2. strumenti meno invasivi sono risultati inefficaci o inadeguati;
3. il collare viene utilizzato correttamente;
4. non vengono causate sofferenze inutili all’animale;
5. l’impiego è limitato ai contesti in cui il rischio sussiste effettivamente.

5. Elementi probatori utili

Per sostenere la legittimità dell’utilizzo possono assumere rilievo:

relazione di un veterinario comportamentalista;
relazione di un istruttore cinofilo qualificato;
documentazione di precedenti fughe;
testimonianze;
filmati che mostrino la facilità con cui il cane si sfila da altri dispositivi;
documentazione tecnica relativa alle caratteristiche morfologiche della razza o del singolo soggetto.

Possibile formulazione tecnico-giuridica

L’utilizzo del collare a scorrimento viene adottato esclusivamente per finalità di sicurezza e contenimento, in ragione delle specifiche caratteristiche comportamentali e morfologiche del cane e anche per simulare la presa della bocca della madre sul cucciolo per motivi di disciplina.

Nei rapporti tra cani adulti possono verificarsi prese al collo o al garrese durante il gioco, il controllo sociale o il conflitto, tali interazioni NON sono molto diverse, per dinamica e contesto, dalla pressione momentanea esercitata da un collare a scorrimento.

L’impiego del collare a scorrimento non è finalizzato a infliggere dolore o sofferenza all’animale, bensì a consentire una comunicazione tattile immediata e di breve durata, attraverso una pressione controllata sul collo del cane, finalizzata a interrompere un comportamento potenzialmente pericoloso e a ristabilire l’attenzione del conduttore.

Tale utilizzo, quando correttamente eseguito da persona esperta, si caratterizza per la momentaneità dello stimolo e per l’assenza di una trazione continua (il cane NON viene trascinato).

Un utilizzo giustificato lo é in particolare quando il cane presenta una documentata tendenza a sottrarsi ai sistemi di conduzione tradizionali e un concreto rischio di fuga in ambiente urbano. L’eventuale liberazione dell’animale su pubblica via comporterebbe un pericolo immediato sia per l’incolumità del cane sia per la sicurezza degli utenti della strada. Lo strumento è pertanto impiegato quale misura proporzionata e necessaria per prevenire situazioni di rischio, secondo le indicazioni di professionisti qualificati e nel rispetto del benessere animale.

Una valida alternativa finalizzata a coniugare il benessere dell’animale con le esigenze di sicurezza e controllo può essere rappresentata dall’impiego di un guinzaglio da addestramento dotato di doppio moschettone. Tale configurazione consente di realizzare un sistema di conduzione ridondante, nel quale un punto di aggancio viene fissato alla pettorina e il secondo a un collare a scorrimento.

Questo sistema offre un ulteriore livello di sicurezza, poiché riduce sensibilmente il rischio che il cane possa liberarsi accidentalmente in caso di cedimento, apertura involontaria o sfilamento di uno dei dispositivi di contenimento. In particolare, nei soggetti particolarmente forti, reattivi o inclini alla fuga, la presenza di un doppio collegamento permette al conduttore di mantenere il controllo dell’animale anche qualora uno dei punti di aggancio venga meno.

Nei contesti urbani caratterizzati dalla presenza di traffico veicolare, pedoni, ciclisti e altri cani, tale soluzione può rappresentare una misura preventiva idonea a tutelare sia l’incolumità dell’animale sia la sicurezza pubblica, limitando il rischio di improvvise fughe o attraversamenti incontrollati della carreggiata.

Sotto il profilo tecnico, il doppio aggancio non è finalizzato ad aumentare l’intensità del controllo coercitivo sul cane, bensì a garantire una maggiore affidabilità del sistema di conduzione attraverso una distribuzione più equilibrata delle forze e la presenza di un collegamento di sicurezza supplementare.

In tale configurazione, il collare a scorrimento può essere utilizzato esclusivamente come punto di sicurezza secondario (safety backup), mentre la gestione ordinaria del cane avviene tramite la pettorina. In questo modo il collare non svolge una funzione correttiva o addestrativa, ma interviene soltanto nell’eventualità in cui il cane riesca a sfilarsi dalla pettorina o si verifichi un guasto accidentale del sistema principale di contenimento. Questa soluzione consente di ridurre significativamente il rischio di fuga senza ricorrere a una trazione continua sul collo dell’animale.

Istruttore cinofilo.
Marco Fiorani

25/05/2026
08/05/2026

❤️OSSERVARE PER APPRENDERE🐕
Un cane di piccola taglia, arrivato da poco nel box, si muove con esitazione.
L’ambiente è nuovo, gli odori sconosciuti, la presenza di un cane di grande taglia potrebbe facilmente aumentare il suo stato di tensione.
Istintivamente cerca una posizione laterale, vicino alla parete, quasi a voler ridurre la propria presenza. Il corpo è raccolto, lo sguardo prudente, l’atteggiamento racconta chiaramente timore e disagio per una situazione ancora tutta da comprendere.

Il San Bernardo osserva attentamente.
Non invade lo spazio del piccolo, non irrompe con eccitazione, non forza il contatto. Si avvicina lentamente, con movimenti misurati e tranquilli, inviando segnali di calma e assenza di minaccia. Poi sceglie il gesto più potente nella comunicazione sociale del cane: si sdraia accanto a lui.

È un momento di straordinaria delicatezza comunicativa.
Il cane di grande taglia sta dicendo, senza alcun bisogno di parole:
“Puoi stare tranquillo. Qui sei al sicuro.”

Il piccolo comprende immediatamente quel linguaggio autentico.
La tensione si scioglie, il corpo cambia postura, la fiducia inizia a emergere. Con un gesto profondamente significativo cerca il contatto e infila la testa sotto il corpo del San Bernardo, come farebbe un cucciolo in cerca di protezione e rassicurazione.

La risposta del grande cane è altrettanto intensa: posa la zampa sopra di lui, quasi in un abbraccio protettivo.
Non è dominio.
Non è controllo.
È accoglienza. È contenimento emotivo. È protezione sociale.

Scene come questa ricordano quanto l’osservazione dei cani sia una delle più grandi scuole di comprensione del loro linguaggio e, forse, anche delle relazioni in generale.
I cani comunicano continuamente attraverso posture, distanze, tempi, immobilità, intenzioni. Una comunicazione silenziosa ma incredibilmente chiara per chi impara davvero a guardare.

Nei testi del celebre etologo Konrad Lorenz emerge spesso questo concetto: gran parte della sua comprensione del comportamento animale nacque proprio dall’osservazione attenta e dalla contemplazione delle interazioni quotidiane tra gli animali.
Non dall’imposizione di teorie astratte, ma dalla capacità di fermarsi, osservare e lasciare che fossero loro stessi a insegnare.

Ed è esattamente ciò che accade in questa scena:
due cani che, nel silenzio di un box, mostrano empatia, ascolto, rispetto dei tempi emotivi e capacità di rassicurazione reciproca.
Una lezione che molti esseri umani, spesso, dimenticano di conoscere.

30/04/2026

Carlo Acutis amava gli animali con uno sguardo pulito, libero dal possesso e dall’indifferenza. Non vedeva in loro qualcosa da usare, da spostare, da ignorare quando diventava scomodo. Vedeva una vita. E quando una persona riconosce davvero la vita, cambia anche il modo in cui si muove nel mondo: la mano si fa più delicata, la voce si abbassa, i gesti diventano più attenti. È questa una delle lezioni più semplici e più forti che Carlo continua a lasciarci.
C’è una bontà che non ha bisogno di palcoscenici. Non fa rumore, non cerca applausi, non si racconta da sola. Si vede in una carezza data con rispetto. Si vede in un animale non scacciato con fastidio. Si vede in un essere fragile che non viene trattato come un intralcio. Carlo aveva questa bontà concreta. Non teorica. Non costruita. Non esibita. Una bontà che nasce quando il cuore si abitua a stare davanti a Dio e, proprio per questo, impara a riconoscere il valore di tutto ciò che vive.
Gli animali, spesso, capiscono prima di noi chi hanno davanti. Sentono la durezza, ma sentono anche la pace. E ci sono persone che, senza pronunciare grandi discorsi, sanno trasmettere sicurezza anche solo avvicinandosi. Carlo era così. Nel suo modo di guardare, di avvicinarsi, di non imporsi, c’era già una forma di rispetto. Non cercava il dominio. Cercava l’incontro. E questa differenza dice molto anche della nostra vita spirituale.
Viviamo in un tempo in cui tutto rischia di essere misurato per utilità: cosa mi serve, cosa mi conviene, cosa mi semplifica la giornata. Ma l’amore vero non ragiona così. L’amore si ferma. L’amore nota. L’amore protegge. Per questo il modo in cui trattiamo gli animali parla di noi più di tante parole. Dice se sappiamo custodire ciò che è fragile. Dice se abbiamo ancora spazio per la misericordia. Dice se dentro di noi c’è solo fretta, oppure anche tenerezza.
Carlo ci ricorda che la santità non passa soltanto attraverso gesti straordinari. Passa anche da qui: da come apriamo una porta, da come tocchiamo una creatura impaurita, da come insegniamo ai bambini che la forza non serve per ferire, ma per difendere. A volte l’educazione al bene comincia proprio nelle cose più piccole. Un cane non preso a calci. Un gatto non allontanato con crudeltà. Un uccellino ferito che diventa importante abbastanza da meritare attenzione. Sono scene semplici, quasi invisibili. Eppure formano il cuore.
In un mondo che spesso abitua alla durezza, Carlo mostra la via opposta: quella della presenza, della dolcezza, della responsabilità. Non una sensibilità fragile, ma una forza mite. Perché ci vuole una grande nobiltà interiore per non approfittarsi di chi è più debole. Ci vuole un’anima allenata al bene per capire che ogni creatura affidata al nostro cammino merita rispetto.
Forse è proprio questo che rende il suo esempio così luminoso: Carlo non separava l’amore per Dio dall’amore per la vita. Non metteva la preghiera da una parte e la realtà dall’altra. Per lui, amare Dio significava lasciarsi trasformare anche nello sguardo, nelle abitudini, nelle reazioni. Significava diventare una persona capace di custodire, non di schiacciare. Di rassicurare, non di spaventare. Di riconoscere, non di usare.
E allora oggi possiamo chiederci con sincerità: come trattiamo ciò che è affidato alle nostre mani? Con fretta o con rispetto? Con superiorità o con gratitudine? Carlo Acutis ci consegna una risposta semplice e bellissima: chi vive davvero alla presenza di Dio impara ad amare tutta la vita. Non solo quella che parla la nostra lingua, non solo quella che ci è utile, non solo quella che ci somiglia. Tutta la vita. E forse la santità comincia anche così: da una mano che non ferisce, da una carezza che rassicura, da un cuore che riconosce in ogni creatura un dono da custodire. 🌍🤍🐾

L’Aggressività in un cane NON è un problema di razza!Leggi la testimonianza…
30/04/2026

L’Aggressività in un cane NON è un problema di razza!
Leggi la testimonianza…

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29/04/2026

Questo video mostra come un cane addestrato, grazie alle sue enormi doti olfattive, può individuare dei composti volatili emessi dai tumori maligni.
Grazie a questa predisposizione e con il giusto training i nostri migliori amici possono con precisione riconoscere un paziente malato tra diversi campioni di urine umane.

C’è qualcosa di profondamente affascinante — e anche un po’ commovente — nel modo in cui i cani riescono a “leggere” ciò che per noi è completamente invisibile.

Il loro naso non è solo più potente del nostro: è un vero e proprio strumento di analisi biologica. Un cane può arrivare ad avere fino a 300 milioni di recettori olfattivi, contro i nostri circa 5 milioni. Ma non è solo una questione di numeri: è la capacità di distinguere e interpretare molecole diverse che li rende straordinari.

Alcuni tumori maligni rilasciano composti organici volatili — segnali chimici impercettibili per l’essere umano — che però diventano “tracce” chiarissime per un cane addestrato. Con il giusto training, questi animali sono in grado di annusare campioni biologici, come l’urina, e individuare con sorprendente precisione la presenza della malattia, anche in fasi molto precoci.

Non si tratta di magia, ma di scienza applicata alla relazione uomo-cane. È un perfetto esempio di come, quando valorizziamo le capacità naturali dei nostri compagni a quattro zampe, possiamo arrivare a risultati incredibili. Il cane non “capisce” cos’è un tumore, ma impara a riconoscere quell’odore specifico e a segnalarlo, con una costanza e una concentrazione che spesso superano anche le tecnologie più avanzate.

E forse è proprio questo il punto più bello: mentre la medicina continua a evolversi, c’è ancora spazio per una collaborazione autentica con il mondo animale. Un’intelligenza diversa dalla nostra, ma complementare.

Dietro ogni cane addestrato c’è lavoro, metodo, rispetto. Ma soprattutto c’è una verità semplice: a volte, le risposte più sofisticate arrivano proprio da chi sa usare al meglio ciò che la natura gli ha donato.

Indirizzo

Via Fabrica Di Roma
Corchiano
01030

Orario di apertura

Sabato 10:30 - 12:00
15:30 - 17:00
Domenica 10:30 - 12:00
15:30 - 17:00

Sito Web

http://tally.so/r/nP488d

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