30/08/2024
30 agosto 1436, inaugurata la Cupola del Duomo di Firenze
La Cupola del Duomo di Firenze, iniziata nel 1420, con i suoi 116 metri di altezza rappresenta la più grande opera architettonica del Rinascimento e la più grande cupola in muratura mai costruita.
Ci vollero sedici anni per completare questa meraviglia architettonica che sfida le leggi della Fisica.
Il suo ideatore, Filippo Brunelleschi, vista la grandezza (diametro esterno di 54,8 metri, interno di 45,5, per un peso stimabile in 37.000 tonnellate), non usò il metodo tradizionale, che prevedeva l'ausilio delle centine d'appoggio e inventò una soluzione senza uso di armatura di sostegno che andava oltre le tecniche costruttive dell’epoca, vincendo una scommessa impensabile.
Secondo un dibattito che continua da secoli, forse si ispirò anche agli antichi mausolei orientali e creò una cupola che non è una cupola, ma una volta ottagonale a spicchi, con un sistema a doppia cupola, dove quella interna è portante anche della prima a cui si unisce una rivoluzionaria disposizione dei mattoni a spinapesce. Mattoni realizzati e cotti nelle fornaci dell’Impruneta.
Quando, nel 1461, fu apposta sulla sommità la “lanterna”, la struttura fu definitivamente completata.
La cupola rappresentò da subito uno dei simboli della città, tanto che per consuetudine gli architetti fiorentini non costruivano edifici che la superassero in altezza.
C'è anche un curioso aneddoto.
Pare che Baccio d'Agnolo, capomastro dell'Opera di Santa Maria del Fiore e che, insieme al Cronaca e a Giuliano da Sangallo, aveva vinto il concorso indetto per il completamento del tamburo, a un certo punto della costruzione del massiccio ballatoio — sorretto da colonne in marmo bianco e varie arcate — si fermò.
Voleva chiedere un parere al popolo di Firenze e venne chiamato in causa anche Michelangelo Buonarroti, che si trovava in città.
Lui stesso, tra l'altro, aveva presentato un progetto per la medesima realizzazione, che però non aveva convinto la Commissione giudicatrice.
Buonarroti guardò l'opera e poi si espresse:
"Mi pare una gabbia per grilli!"
Baccio d'Agnolo non la prese benissimo e così, nel 1515, interruppe la realizzazione del tamburo.
Infatti oggi possiamo osservare il ballatoio ultimato solo sul lato della cupola rivolto verso Via del Proconsolo.
La ragione dell'interruzione, al di là dell'aneddoto, probabilmente derivò dall'enorme peso che tutto il ballatoio avrebbe avuto alla fine della costruzione, minando la stabilità della cupola.
Pare che lo stesso Michelangelo, scrivendo al padre poco prima di partire per Roma, abbia usato questa frase: "Vo' a Roma a far la su' sorella, più grande sì, ma non più bella", riferendosi alla cupola della Basilica di San Pietro.
Di Brunelleschi, Leon Battista Alberti scrisse:
"Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e' cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e' popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?".
Come dargli torto?
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