18/06/2026
📊 Il 70% dei turisti stranieri in Italia sono circa 49 milioni di persone ogni anno.
E secondo me gli affitti brevi potrebbero avere un ruolo enorme in questa partita. Ma c'è un problema, ed è soprattutto di marketing.
Ora mi spiego.
🏨 Dietro al turismo italiano ci sono grandi gruppi, alberghieri o di investimento, che, giustamente, fanno il loro interesse. Cioè intercettare grandi masse di turisti e portarli verso certe destinazioni.
Se vuoi aprire un hotel da 10, 20 o 60 camere, e centinaia di posti letto, hai bisogno di flussi costanti e consistenti.
Quindi vai a cercare i turisti dove già arrivano, o dove il marketing (tuo, di altri operatori, o dello Stato), concentra tutta l'attenzione. Cioè Roma, Milano, Firenze, Napoli, Venezia ecc.
📍 Risultato? Quasi nessuno ha interesse a investire nei piccoli borghi o nelle comunità sparse per l'Italia. Il ritorno sull'investimento non regge.
E seguendo questa logica, aprire una locazione turistica in una cittadina arroccata sugli Appennini e fare l'host lassù pare follia.
💡 Ma chi fa affitti brevi, gestisce un appartamento turistico, una casa vacanze o una locazione turistica non deve ragionare come un grande hotel.
Il turismo alberghiero non è lo stesso che prenota su Airbnb. Forse in parte su Booking, ma dipende sempre da cosa cerca il viaggiatore (e su quell'OTA si trova davvero di tutto).
Senza contare piattaforme come VRBO, Tripadvisor e Plum Guide.
🎯 C'è però una cosa che accomuna tutti i turisti. Sono esposti allo stesso marketing. Quello che continua a spingere le prenotazioni verso le città che favoriscono i grandi investimenti turistici.
Ed è per questo che non ha senso competere con le grandi catene sul loro terreno.
Forse il senso è non competere affatto.
🌱 Servirebbe un marketing diverso. Uno che racconti altro. Che valorizzi i territori meno battuti. Che intercetti interessi diversi.
🚀 Perché se gli affitti brevi hanno un vantaggio vero, è che possono portare il turismo dove i grandi investimenti non arrivano.