11/05/2026
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CAMPIONI D'ITALIA!
11 maggio 1969. Una data scolpita nella memoria di tutti i tifosi viola. La Fiorentina, per la seconda volta nella sua storia, a distanza di tredici anni, si aggiudica lo scudetto tricolore con una giornata di anticipo rispetto alla fine del Campionato.
Ripercorriamo brevemente la storia.
Dopo la ventottesima giornata disputatasi il 4 maggio 1969, e quindi con due partite ancora da giocare, la Viola era al comando della classifica generale con 41 punti, seguita dal Milan a quota 39, e dal Cagliari a 38.
Ricordiamo che all'epoca dei fatti per la vittoria venivano assegnati due punti, e non tre come adesso. Lo scudetto, insomma, sembrava davvero vicino.
La penultima giornata del Campionato 1968-1969 vede la Fiorentina impegnata sul campo della Juventus, ed è questa l'ultima trasferta del Campionato per la Viola, che nell'ultima giornata ospiterà il Varese.
In realtà la penultima giornata del girone di ritorno del Campionato 1968-1969, in programma domenica 11 maggio 1969, inizia il giorno precedente, sabato 10 maggio 1969, giorno nel quale a San Siro si disputa l'anticipo Milan - Napoli, chiesto dal Milan al fine di preparare al meglio il match di ritorno della semifinale di Coppa dei Campioni da disputarsi il giovedì successivo in Inghilterra contro il Manchester United.
Il Napoli di Beppe Chiappella, pur in assenza di interessi di classifica, riesce ad "inchiodare" il Milan sullo 0 - 0, così facendo un grande favore alla Fiorentina, che conserva un punto di vantaggio sui rossoneri, e con una gara in più da giocare; il che, tradotto in termini concreti (e considerato che in classifica il Cagliari si trova distaccato di tre punti dalla Viola), significa che un'ipotetica vittoria contro la Juventus darebbe alla Fiorentina la matematica certezza dello scudetto!
Torino viene invasa da circa diecimila tifosi viola, che raggiungono il capoluogo piemontese con treni speciali organizzati dal Centro di Coordinamento Viola Clubs, con moltissimi pullman organizzati dai vari Viola Clubs, e con centinaia di mezzi propri.
La fiducia è palpabile nei tifosi gigliati; c'è aria di "impresa", si avverte poca tensione, c'è invece molto entusiasmo.
Si è consapevoli che anche un pareggio significherebbe la quasi certezza della conquista dello scudetto, perché poi sarebbe sufficiente "impattare" nella successiva gara casalinga contro il Varese.
Il massimo dell'ottimismo è però rappresentato dai venditori ambulanti di bandiere e gadget delle due squadre fuori dello Stadio: le bandiere della Fiorentina, già prima della partita, recano il simbolo dello scudetto 1968-1969! Andranno a ruba, ed a prezzo triplicato, dopo lo svolgimento della gara.
I calciatori della Viola, che hanno raggiunto Torino per il classico ritiro "pre-partita" già dal venerdì 9 maggio, hanno trascorso una vigilia tranquilla, dividendosi fra cinema ed ippodromo (dove, fra l'altro, correva un cavallo di proprietà di Maraschi); al rientro in albergo i ragazzi hanno appreso con molta soddisfazione la notizia del pareggio fra Milan e Napoli.
Pesaola ha a disposizione tutti gli effettivi, e manda in campo quella che è ormai la formazione base della squadra: Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo. In panchina, il portiere di riserva Bandoni ed il tredicesimo Rizzo.
Il cielo è coperto, ma la temperatura è mite. Lo stadio è gremitissimo, ed i diecimila fiorentini sono molto più rumorosi dei cinquantamila juventini. La Fiorentina scende in campo con la classica maglia viola e con i pantaloncini neri. Arbitra l'incontro il signor Concetto Lo Bello di Siracusa, all'epoca dei fatti considerato unanimemente il migliore fischietto italiano.
La Juventus, che gioca l'ultima partita casalinga di un Campionato assai deludente rispetto a quelle che erano le aspettative della vigilia, cerca di congedarsi nel migliore dei modi dai suoi tifosi e parte subito all'attacco. La squadra bianconera preme, la difesa della Viola appare in leggero affanno, ma per fortuna la Fiorentina ha tra i pali un grande portiere, Franco Superchi, che verso la mezz'ora si oppone da campione a Menichelli, deviando in calcio d'angolo il gran tiro sferrato dal limite dell'area dall'attaccante juventino, e che poi, verso la fine del primo tempo, sventa un'incursione dello stesso Menichelli uscendo sui piedi del medesimo attaccante bianconero lanciato a rete.
Un primo tempo, dunque, caratterizzato dal predominio territoriale della Juventus, con la Fiorentina apparsa guardinga ed a tratti anche timorosa.
Nella ripresa, al quarto minuto, si ha la svolta della gara.
La Fiorentina usufruisce di una punizione dal limite dell'area spostata sul lato sinistro della porta difesa da Anzolin; la punizione viene calciata da Amarildo con un tiro centrale ma pieno di "effetto"; il portiere bianconero Anzolin cerca di bloccare il pallone, ma questo gli sfugge dalle mani, e vi si avventa Chiarugi, che lo spinge in rete. Uno a zero per la Viola, con Luciano che va a festeggiare il gol insieme agli esultanti tifosi gigliati assiepati in Curva.
A questo punto la Fiorentina è virtualmente Campione d'Italia!
La squadra viola prende fiducia, l'inerzia della gara muta radicalmente, la Juventus si affloscia, la Fiorentina diventa padrona del campo e controlla agevolmente la partita.
Al ventitreesimo minuto Chiarugi, davvero indiavolato e quasi in "trance" agonistica, semina il panico fra la difesa bianconera, si libera, ed offre un "cioccolatino" a Maraschi, il quale, solo davanti ad Anzolin, non sbaglia. Due a zero ed entusiasmo alle stelle sugli spalti e sulla panchina viola!
Lo scudetto è ormai a portata di mano!
La squadra gigliata controlla agevolmente la gara sino al termine, ed al triplice fischio si scatena tutta la gioia in campo e da parte dei diecimila tifosi viola sugli spalti: la Fiorentina è Campione d'Italia!
Lo Stadio di Torino si tinge di viola, migliaia di bandiere sventolano sugli spalti.
Pesaola viene portato in trionfo dai suoi ragazzi, che festeggiano l'ambito traguardo raggiunto.
Il giovane centravanti della Juventus Pietro Anastasi, un grande calciatore ed un ragazzo eccezionale, osserva compiaciuto, e sembra quasi che anch'egli vorrebbe festeggiare insieme ai calciatori viola......
La festa continua negli spogliatoi, dove giunge l'invito alla squadra di partecipare alla "Domenica Sportiva", la popolarissima trasmissione della domenica sera condotta da Enzo Tortora, il quale, da ottimo giornalista e uomo di spettacolo, si preoccupa di far giungere in fretta e furia negli studi televisivi Luigi, il parrucchiere personale di Ugo Ferrante, che ha il negozio a Firenze in Via Strozzi. Enzo Tortora invita Luigi a tagliare i capelli a Ferrante in diretta televisiva: la Fiorentina ha vinto matematicamente lo scudetto, ed il libero viola può ritenersi ormai sciolto dalla promessa che aveva fatto a se stesso la sera del 3 novembre 1968 dopo la sconfitta interna ad opera del Bologna (di non tagliarsi più i capelli sino alla successiva sconfitta della Fiorentina). Ma Ugo è inflessibile, non si taglierà i capelli sino al termine del Campionato, ed il parrucchiere Luigi deve quindi limitarsi ad una "pettinata" e ad un taglio simbolico di una ciocca di capelli........
Intanto a Firenze l'entusiasmo è alle stelle, i tifosi sono impazziti di gioia: cortei di auto festanti per tutta la città, clacson spiegati, tantissime bandiere viola ..........
Ma, ad onor del vero, anche Torino è stata generosa con la Fiorentina e con i suoi tifosi.
La squadra viola è uscita dal campo fra gli applausi dei tifosi bianconeri, e gli stessi tifosi gigliati (tra i quali il sottoscritto, all'epoca dei fatti ragazzino di dodici anni) ricevono complimenti, attestati di stima, e manifestazioni di simpatia da parte dei tifosi juventini, sia dentro lo Stadio che nella stessa città di Torino, attraversata da auto e pullman di tifosi della Fiorentina sulla via del ritorno, che vengono sportivamente applauditi e salutati dai tifosi bianconeri.
Scene inimmaginabili al giorno d'oggi, ma realmente accadute cinquantatre anni or sono, in un'epoca in cui il calcio ed i suoi tifosi erano sicuramente più genuini e più sereni.
Roberto Romoli
Presidente Associazione Storia Viola
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