25/02/2023
Lui è Bennardo. Nasce a Palermo nel 1961. Cresce in una famiglia povera. Finisce la scuola e lavora come apprendista ceramista. Realizza le statuine del presepe. Dicono che ha talento. Bennardo è orgoglioso di portare qualche soldo in casa. Impara tutto quello che può, intanto accarezza un sogno. È il 1989. Ha 28 anni. Ha tirato la cinghia e finalmente apre una fabbrica di ceramica tutta sua. Il lavoro cresce, Bennardo assume degli aiutanti. Dà lavoro a quaranta persone. Apre un negozio in centro, gira le fiere di tutta Europa. Si sposa, diventa padre, decide di comprare una nuova casa per la sua famiglia. È quasi pronta, ma d’improvviso il tetto crolla. Servono lavori urgenti. Bennardo mette mani al portafogli, ha solo poche lire. Corre in banca. Gli ridono in faccia. Bussa a tutte le porte, finché con il cuore in gola si trascina davanti a quella di un usuraio. Bennardo si sente uno schifo, ma non ha scelta. Chiede un prestito. Cerca di finire i lavori in tempo, ma quei tizi non gli danno tregua. Telefonano, scrivono, pretendono. Gli interessi schizzano alle stelle. Bennardo legge la cifra da restituire. È un’enormità. Vive nell’ansia, fatica a concentrarsi, il lavoro ne risente. Gli ordini diminuiscono, il debito aumenta. Bennardo vende negozio, fabbrica, tutto. Salda il debito, ma perde il lavoro di una vita. Si sente un fallito. Tenta di andare avanti a testa bassa. Dignità, rispetto di sé, senso della giustizia gli impongono di fare una scelta rischiosa. È il 2006. Bennardo denuncia. Fa nomi e cognomi. Si ritrova una bomba sotto casa. Qualcuno gli ruba l’auto. Riceve minacce di morte. Stringe i denti, finché quegli uomini vengono condannati. Bennardo cammina di nuovo a testa alta. Si guarda attorno. Amici e parenti sono spariti. È solo. Piange tutte le lacrime che ha, poi prende la sua ceramica e ricomincia. Oggi Bennardo ha 62 anni, cerca di tramandare la sua arte ai giovani. Vive di elemosina, nell’indifferenza di molti. Ha perso tutto, ma ha la sua dignità.