08/06/2026
Un problema da risolvere
LI CACCIANO. TORNANO. INCASSANO. PERCHÉ NON SI RIESCE A FERMARLI?
Da oltre un anno si susseguono articoli, segnalazioni e filmati in rete. Eppure, tra Valverde, Villamarina e Gatteo Mare, il fenomeno dei pescatori abusivi di vongole continua imperterrito. La domanda è semplice: com'è possibile?
Non stiamo parlando di attività invisibili o difficili da individuare. Le segnalazioni descrivono persone che operano di notte, spesso sempre nelle stesse zone di spiaggia, utilizzando motori e attrezzature rumorose. Non nel mezzo dell'Adriatico. A pochi metri dalla battigia. La Capitaneria di Porto è al corrente del fenomeno proprio perché, oltre alla stampa, sono numerose le testimonianze raccolte negli ultimi mesi: gli abusivi utilizzerebbero persino i mosconi di salvataggio per poi a fine nottata abbandonarli altrove. Imbarcazioni che verrebbero sottratte temporaneamente per raggiungere le aree di pesca a ridosso degli scogli e sulle quali vengono montati motori a scoppio collegati a sistemi di aspirazione del fondale. Il meccanismo è semplice quanto devastante: sabbia e sedimenti vengono aspirati e convogliati attraverso una rete metallica che trattiene le vongole, mentre il resto del materiale viene scaricato nuovamente in mare. Un'attività che, oltre alla pesca abusiva, potrebbe configurare ulteriori illeciti legati all'utilizzo non autorizzato delle imbarcazioni, ai danni arrecati ai proprietari e alle possibili conseguenze ambientali provocate dall'alterazione del fondale marino. Diversi operatori della vigilanza privata impegnati nei controlli notturni delle spiagge raccontano di averli filmati, identificati visivamente, allontanati e segnalati ai bagnini. Spesso vengono costretti a interrompere l'attività e ad allontanarsi. Ma, secondo le testimonianze, la notte seguente tornano e ricominciano.
Chi viene sorpreso rischierebbe contestazioni per pesca abusiva, utilizzo di attrezzi non consentiti, raccolta in aree vietate e, se il prodotto viene commercializzato, anche violazioni delle norme sulla tracciabilità alimentare. Senza dimenticare gli aspetti sanitari: le vongole destinate al consumo devono provenire da aree controllate e seguire precisi percorsi di certificazione. Quando nei ristoranti le autorità rilevano gravi inadempienze, arrivano multe salate e, talvolta, la sospensione dell'attività per alcuni giorni. A loro, invece, sembra non capitare nulla. Ma il punto centrale è un altro. Se davvero vengono raccolti quantitativi significativi di vongole notte dopo notte, dove finiscono?
Perché centinaia di chili di prodotto non spariscono nel nulla. Qualcuno li compra, qualcuno li trasporta, qualcuno li distribuisce, qualcuno li consuma. E allora la questione non riguarda soltanto chi entra in mare di notte con un motore e un rastrello. Riguarda l'intera filiera. Se poi ipotizziamo una vendita clandestina a 2-3 euro al chilogrammo, 300 chilogrammi di vongole possono significare fra 600 e 900 euro in una sola notte, senza versare un euro di tasse. Ciò significa che, anche ricevendo un verbale di qualche centinaio di euro una volta a stagione, il gioco potrebbe continuare a valere la candela. Eccome se la vale.
Perché se gli abusivi continuano a operare nelle stesse aree, la domanda non è più soltanto chi pesca. La domanda è: perché non si riesce a fermarli definitivamente? E soprattutto: chi continua ad alimentare questo mercato parallelo?