Vico del Granaio
Storia e aneddoti
Il vicolo è stato nei secoli scorsi il punto nevralgico del quartiere di 'Gattega' di grande importanza fin da tempi remoti. Il sacerdote Emilio Parodi scrisse che nel vicolo vi erano già nel Medioevo grandi depositi di cereali scaricati dalle navi che attraccavano nei pressi di Piazza Lerda, chiamata ancora oggi Piazza dello Scalo. Scrive altresì che alcuni edi
fici erano sede di uffici amministrativi. Attualmente sul portale del civico n. 3 si può ammirare un consumatissimo bassorilievo in ardesia raffigurante S. erasmo e S. Ambrogio a rappresentare le tre parrocchie di Voltri. Nella seconda metà dell'ottocento (1870 – 1909) l'edificio sopracitato era occupato da una locanda con 15 camere, un ristorante e stalle per cavalli. Dirimpetto, cioè al civico n. 2 nei primi anni del '900 vi era un rinomato saponificio detto dei 'Chesin' che cessò l'attività negli anni '60. Negli anni oscuri della seconda guerra mondiale questi muri hanno assistito a un truce fatto di sangue tuttora insoluto. Questa zona fu eletta ad abitazione da moltissimi navigatori voltresi, prova ne è che in molti appartamenti si notano ancora travi portanti ricavate da alberi di navi e porte d'ingresso asportate da cabine di velieri in disuso. Da ricordare anche all'inizio del vicolo l'esistenza di una fontanella liberty, asportata negli anni '70. Notizie non ancora provate asseriscono che l'archivolto (bellissimo il soffitto in legno) non è altro che il residuo di un grande portone che alla sera veniva chiuso per difendere i depositi di cereali dai furti. Le chiavi erano custodite da un 'grande ufficiale della gabella'. Nei tempi odierni, il vicolo, pur essendo esclusivamente pedonale, mantiene una certa importanza in quanto è un'ottima scorciatoia per gli abitanti dei quartieri posti a monte. (nel disegno il quartiere Gattega nel '500).