10/06/2026
LA PIANTA DEL MESE: Castanea sativa
Ricordate lo sguardo dalla finestra? Oggi ci camminiamo dentro, ai piedi della Rupe Magna. E lo facciamo per incontrare i veri patriarchi del Parco: i nostri castagni.
Se pensate che siano solo "alberi del bosco", vi sbagliate. Il castagno è un prodigio dell'evoluzione. È una pianta dalle radici preistoriche, sopravvissuta alle grandi ere glaciali del Pleistocene. Mentre i ghiacci avanzavano cancellando la vita in Europa, lui ha resistito, trovando rifugio in piccoli microclimi protetti nel bacino del Mediterraneo e in Asia Minore. Una volta ritirati i ghiacci, la sua straordinaria resilienza genetica gli ha permesso di ricolonizzare il continente, arrivando da queste parti in età romana grazie alla mano dell'uomo.
Gli esemplari che vedete in foto hanno quasi 200 anni. Monumenti naturali viventi che proprio in queste settimane stanno mostrando una delle loro più affascinanti curiosità evolutive: la fioritura.
Il castagno è una pianta monoica, in altre parole un apianta che porta sullo stesso individuo fiori di entrambi i sessi). Se guardate i rami, notate quei lunghi filamenti chiari e profumati: sono gli amenti, i fiori maschili. I fiori femminili, invece, sono piccolissimi e nascosti alla base, pronti a trasformarsi in riccio. Ma la vera magia evolutiva sta nel come si riproduce: a differenza di querce e faggi che usano solo il vento, il castagno ha sviluppato un sistema misto. Usa il vento, ma emana anche un odore intenso per attirare gli insetti impollinatori. Una strategia di sopravvivenza totale.
Volete un consiglio? Venite a camminare nel Parco ad abbracciare questi sopravvissuti.