Calabria Inside

Calabria Inside Un’oasi affacciata sul mare cristallino della Costa Ionica, a due passi dal centro di Le Castella, antico borgo di pescatori.
(1999)

BREVE DESCRIZIONE STRUTTURA
Immerso nella meravigliosa ed incontaminata macchia mediterranea, sorge BAIA DEGLI DEI RESORT & SPA, in splendida posizione panoramica unica fra i villaggi vacanze in Calabria. Da ogni angolo spicca in mezzo al mare il Castello Aragonese, icona della Calabria ed orgoglio di un popolo ricco di tradizione. Un paradiso per chi ama il mare, il posto ideale dove trascorrere

le vacanze, il Resort si sviluppa all’interno di una rigogliosa e stupenda vegetazione, dispone di tre piscine di cui una per bambini, centro benessere/spa con piscina coperta riscaldata, idromassaggio, sauna, bagno turco e con la possibilità di effettuare massaggi e trattamenti estetici, anfiteatro per spettacoli di animazione, campo di calcetto e da tennis, bocce, ping-pong e palestra attrezzata, un bar principale in piscina e un chiosco in spiaggia, internet point, bazar, parcheggio privato esterno incustodito. Ristorante dedicato per colazione, pranzo e cena con servizio a buffet: cene a base di specialità Calabresi ed a tema deliziano i più esigenti palati, in sala condizionata o in terrazza con assegnazione di tavolo. Un'area del ristorante è dedicata ai bambini che hanno la possibilità di pranzare e cenare con il personale del Miniclub. Le camere sono arredate con gusto ed eleganza, quasi tutte con veranda o balcone, sono situate nel corpo centrale e in strutture separate su uno o due livelli. Dispongono tutte di tv, telefono, minifrigo, cassaforte, aria condizionata, asciugacapelli. Si dividono in 186 Camere Classic doppie che possono diventare triple, quadruple; 12 Camere Classic con soppalco per massimo 3 persone; 22 Camere Family sono bicamere con minimo occupazione 4 persone, possono diventare quintuple. Location unica anche per eventi e matrimoni, con atmosfera magica ai piedi del castello.

26/04/2026

A mano a mano... del nostro in questo video di

24/04/2026

La Chiesetta di Piedigrotta, il miracolo scavato nella roccia

A Pizzo Calabro, affacciata sul mare, c’è una chiesa diversa da tutte le altre: la Chiesetta di Piedigrotta.
Non nasce tra mura e campanili, ma dentro una grotta, scolpita nella pietra tufacea e nel cuore della leggenda.
Si racconta che alcuni marinai, scampati a un naufragio, vollero ringraziare la Madonna realizzando qui un luogo di preghiera. Da allora, tra statue scavate nella roccia, luce soffusa e profumo di mare, Piedigrotta è diventata uno dei luoghi più suggestivi della Calabria.

Un piccolo santuario sospeso tra fede, arte e mistero.
Uno di quei posti in cui la Calabria sembra parlare sottovoce.



Video di

23/04/2026

Calabria... che spettacolo!

Video di Francesco Surace!

23/04/2026

Più che la cronaca, oggi restano le domande. Quelle che nascono davanti a una tragedia che appare inspiegabile, che lascia sgomenti e che difficilmente trova risposte immediate.

Nella notte, in via Zanotti Bianco, una madre di 46 anni ha compiuto un gesto estremo portando con sé due dei suoi figli, mentre una terza bambina lotta tra la vita e la morte. Un dramma che ha spezzato una famiglia e scosso profondamente l’intera comunità.

Le cause non sono ancora chiare. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire il contesto, ma al di là degli accertamenti resta il senso di incredulità. Una famiglia descritta come normale, una quotidianità apparentemente serena, che improvvisamente si trasforma in tragedia.

È proprio questo l’aspetto che colpisce di più: il contrasto tra ciò che si vede e ciò che, forse, resta nascosto. Un disagio che può crescere in silenzio, lontano dagli occhi degli altri, fino a diventare insostenibile.

Non si tratta di trovare spiegazioni semplici, né di dare giudizi. Piuttosto di fermarsi a riflettere su quanto possano essere fragili gli equilibri umani, su quanto sia difficile, a volte, cogliere i segnali di chi sta male.

In queste ore resta il dolore, il rispetto e il bisogno di comprendere, anche senza risposte immediate, una tragedia che interroga tutti.

Calabrese è chi vive ogni giornocol sole negli occhi e un po’ di ritorno.Ti dice “entra” senza domande,e già ti senti tr...
07/04/2026

Calabrese è chi vive ogni giorno
col sole negli occhi e un po’ di ritorno.
Ti dice “entra” senza domande,
e già ti senti tra mura più grandi.

Non fa rumore quando si offre,
ti dà il pane anche se di fame soffre.
Ha mani dure, ma un cuore gentile,
che batte forte, anche se tace o è umile.

Si arrabbia presto, ma passa in fretta,
poi ride e la vita gli sembra perfetta.
Tra mare e monti trova il suo passo,
e anche se cade si rialza di scatto.

Calabrese è un modo di stare,
di guardarti in faccia e poi di fidare.
È stare insieme senza parlare,
è un piatto caldo che sa consolare.

E quando parte porta con sé
la sua terra negli occhi, più di quel che c’è.
Perché ovunque vada, nel mondo intero,
resta calabrese… nel cuore sincero.

Tradizione rispettata anche in Calabria per il Lunedì dell’Angelo, che ha visto migliaia di persone mettersi in viaggio ...
06/04/2026

Tradizione rispettata anche in Calabria per il Lunedì dell’Angelo, che ha visto migliaia di persone mettersi in viaggio per la classica gita fuori porta. Il cielo limpido e le temperature in rialzo hanno favorito gli spostamenti verso le principali località della regione, con un aumento del traffico ma senza particolari disagi.

Ristoranti e agriturismi hanno registrato un’ottima affluenza, confermando ancora una volta il forte richiamo della tradizione enogastronomica calabrese. Tra le mete più gettonate le montagne e i laghi della Sila, da Camigliatello a Lorica, fino a Villaggio Mancuso e Trepidò. Anche in Aspromonte situazione analogo con Gambarie presa d'assalto.

Buona anche la presenza nelle località balneari, con numeri quasi da tutto esaurito soprattutto a Tropea, Soverato e Le Castella, complice il clima quasi estivo che ha spinto molti a trascorrere la giornata sul mare e, per i più coraggiosi, anche a concedersi i primi bagni della stagione.

Non è mancata l’offerta culturale, c’è chi ha scelto di visitare il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, ammirando i celebri Bronzi di Riace e gli altri straordinari reperti custoditi al suo interno; oppure chi ha optato per i murales di Belcastro. A Catanzaro, tanti hanno scelto il bioparco per trascorrere la giornata tra natura e relax.

Protagonista indiscusso della giornata resta però il cibo, elemento centrale della cultura calabrese. Salumi artigianali, formaggi locali, frittate, Nduja, sardella, torte rustiche e pane casereccio hanno accompagnato picnic e scampagnate, insieme alla tradizionale “cuzzupa”, dolce simbolo della Pasqua. Non sono mancati, ovviamente, barbecue e grigliate all’aperto, soprattutto nelle aree verdi e nei parchi.

In Calabria la Pasqua non è soltanto una ricorrenza religiosa. È un momento in cui fede, tradizione e identità popolare ...
05/04/2026

In Calabria la Pasqua non è soltanto una ricorrenza religiosa. È un momento in cui fede, tradizione e identità popolare si intrecciano in modo profondo, trasformando borghi e città in luoghi di memoria condivisa.

La Settimana Santa, in particolare, conserva ancora oggi riti antichi, processioni solenni e rappresentazioni che coinvolgono intere comunità.
Tra le tradizioni più sentite c’è l’Affruntata, o Cunfrunta, il rito che la mattina di Pasqua mette in scena l’incontro tra la Madonna e il Cristo risorto. È uno dei momenti più simbolici e partecipati: il dolore lascia spazio alla gioia, e la piazza diventa il cuore di una celebrazione che unisce sacro ed emozione collettiva.

Molto forti anche le processioni del Venerdì Santo, con il Cristo morto, l’Addolorata, le confraternite, i canti e il silenzio che accompagna il cammino dei fedeli. In molti paesi questi riti mantengono una straordinaria intensità e rappresentano uno degli aspetti più autentici della religiosità popolare calabrese.

Accanto ai riti più diffusi, esistono tradizioni uniche e fortemente identitarie. Tra queste, il caso più noto è quello dei Vattienti di Nocera Terinese, uno dei riti penitenziali più antichi e discussi del Sud Italia, che rende evidente quanto la Pasqua in Calabria sia anche esperienza di sacrificio, devozione e appartenenza.
E poi c’è la tavola, che completa il racconto della festa. Il simbolo per eccellenza è la cuzzupa, il dolce pasquale tradizionale preparato in molte varianti locali, spesso decorato con uova, segno di rinascita e prosperità. Anche qui la Pasqua diventa linguaggio familiare, gesto tramandato, memoria che passa di generazione in generazione.

In fondo, la Pasqua in Calabria è questo: non una sola tradizione, ma un mosaico di riti, sapori e gesti che raccontano il legame profondo tra comunità e territorio. Un patrimonio vivo, che ogni anno rinnova la sua forza nelle strade, nelle chiese e nelle case.

Nella città splendente di Kroton, dove il mare Ionio si mescola al respiro delle colline, nacque un uomo che il tempo no...
29/03/2026

Nella città splendente di Kroton, dove il mare Ionio si mescola al respiro delle colline, nacque un uomo che il tempo non ha dimenticato: Milone.

Sin da ragazzo la sua passione non era solo correre o combattere, ma sfidare se stesso. Ogni giorno, all’alba, prendeva fra le braccia un vitellino appena nato e lo portava sulle spalle lungo le strade sterrate che conducevano ai templi. Gli uomini ridevano, le donne lo guardavano incuriosite: «Che follia è mai questa?». Ma Milone sorrideva, e non smetteva. Anno dopo anno, quel vitellino divenne un toro enorme, e Milone, ormai cresciuto, lo sollevava come fosse ancora leggero. Non stava solo allenando le braccia, ma forgiava un simbolo: la forza cresce con la costanza.

Arrivò il giorno dei Giochi Olimpici. Gli Elleni di ogni città accorrevano, e quando il nome di Milone fu pronunciato, lo stadio si alzò in un boato. Nessuno riusciva a resistergli. Lottava come una montagna viva: gli avversari, piegati dalle sue braccia, cadevano al suolo uno dopo l’altro. La sua gloria si ripeté più volte, tanto che sei volte tornò vincitore. E non bastò: a Delfi, a Nemea, all’Istmo, ovunque, il suo nome risuonava come il rombo del tuono.

E fu in uno di quegli istanti, quando crotoniati e grecianità si mescolavano in applausi e orgoglio, che si diffuse un detto, ripetuto negli stadi, nei porti, nei vicoli: “L’ultimo dei Crotoniati è il primo dei Greci.”
Una frase che non pretendeva null’altro che riconoscere: anche il più umile dei suoi concittadini valeva più di molti celebri Greci, per l’ardore, per l’impegno, per la reputazione che Croton aveva conquistato.

Ma Milone non era solo atleta. Era discepolo di Pitagora, uomo di disciplina e di pensiero. La sua forza era corpo e mente, muscolo e armonia. I Crotoniati lo scelsero come guida nelle battaglie. E quando si alzò la guerra contro la potente Sibari, Milone guidò l’esercito vestito con la pelle del leone e armato della sua clava. Si dice che i soldati, vedendolo in prima linea, si sentissero invincibili, e la vittoria fu loro.

Milone è ancora oggi un simbolo di forza e disciplina, lo sportivo piu vincente della storia delle Olimpiadi antiche.

La Calabria sale sul podio all’Agrichef Festival 2026: orgoglio di una terra che sa raccontarsi a tavolaC’è una Calabria...
28/03/2026

La Calabria sale sul podio all’Agrichef Festival 2026: orgoglio di una terra che sa raccontarsi a tavola

C’è una Calabria che non chiede permesso, che non rincorre mode e che quando arriva lo fa con la forza gentile della sua identità. È la Calabria che a Roma, nella finale nazionale dell’Agrichef Festival 2026, ha conquistato un prestigioso secondo posto, confermandosi tra le grandi protagoniste dell’enogastronomia italiana.

A convincere la giuria è stato un piatto dal nome evocativo e profondamente simbolico: “Maccarruni non ti scordar di noi”. Un titolo che è già manifesto, memoria viva, richiamo alle radici. Dentro quel piatto non c’era soltanto tecnica o gusto, ma il racconto autentico di una terra fiera, generosa, capace di trasformare la semplicità in cultura e la cucina in identità. A rappresentare la Calabria è stata l’azienda agrituristica Leopoldo Fazzolari, con l’agrichef Maria Rosaria Colofone, affiancata dal Polo tecnico professionale “Luigi Einaudi” di Lamezia Terme, guidato dal docente Domenico Guarino. In cucina anche le alunne Giusy Folino e Rossana Sirianni, protagoniste di una prova che ha messo in luce talento, preparazione e soprattutto un forte senso di appartenenza al territorio.

Ad accompagnare la degustazione, il vino “Annibale” della cantina Le Moire, ulteriore espressione di una Calabria che sa eccellere anche nel calice, portando nel bicchiere la stessa intensità, la stessa storia, la stessa anima che vive nei suoi piatti. Si tratta di un risultato che va oltre il podio. Perché questo secondo posto parla di una regione che continua a seminare valore, a custodire tradizioni e a formare nuove generazioni capaci di raccoglierne l’eredità. Parla di una Calabria che crede nella propria agricoltura, nella cucina contadina, nella scuola, nella trasmissione dei saperi e nella dignità del lavoro.

L’Agrichef Festival, promosso da Turismo Verde-Cia, è oggi uno degli appuntamenti più importanti dedicati alla cucina rurale italiana, un laboratorio nazionale in cui si incontrano produzioni locali, sostenibilità, imprese agricole e formazione.

Sul caso dei 14,8 milioni di euro dei fondi europei riprogrammati in Calabria, Roberto Occhiuto e Pasquale Tridico sembr...
28/03/2026

Sul caso dei 14,8 milioni di euro dei fondi europei riprogrammati in Calabria, Roberto Occhiuto e Pasquale Tridico sembrano parlare della stessa cifra, ma in realtà si muovono su due piani diversi. Ed è proprio da qui che nasce uno scontro che, più che tecnico, è politico.

Il presidente della Regione respinge con nettezza l’idea che quelle risorse siano state destinate alla “difesa”, sostenendo invece che serviranno a rafforzare la Protezione civile: mezzi antincendio, attrezzature per l’emergenza, sistemi di monitoraggio e prevenzione, strumenti utili a rispondere a calamità naturali e rischi climatici. Una puntualizzazione importante, perché chiarisce la destinazione concreta degli interventi.

Tridico, però, pone una questione diversa. Non sostiene soltanto che ci siano risorse spostate, ma contesta il quadro politico dentro cui quello spostamento avviene. La revisione intermedia della politica di coesione, infatti, apre a priorità nuove, tra cui sicurezza e difesa, allargando il perimetro originario di fondi pensati per ridurre i divari territoriali e sostenere sviluppo, infrastrutture e coesione sociale.

È qui che si concentra la critica. Perché in una regione come la Calabria, dove restano aperte emergenze storiche su acqua, dissesto idrogeologico, aree interne, reti viarie e servizi essenziali, anche una quota limitata di fondi assume un valore che va oltre la cifra. Non tanto per l’entità economica, quanto per il segnale politico che produce.

La vera questione, allora, non è confondere la protezione civile con la spesa militare, ma capire se sia opportuno che i fondi di coesione entrino progressivamente in una cornice più ampia, dove sviluppo e sicurezza finiscono per sovrapporsi. Occhiuto difende una scelta che considera utile e concreta. Tridico mette in guardia da uno slittamento di priorità che rischia di cambiare la natura stessa di questi strumenti.

LE BASI MILITARI IN CALABRIA: STRUTTURE DI SUPPORTO E UN PASSATO LEGATO ALL’AVIAZIONE MILITARENel dibattito sulle tensio...
05/03/2026

LE BASI MILITARI IN CALABRIA: STRUTTURE DI SUPPORTO E UN PASSATO LEGATO ALL’AVIAZIONE MILITARE

Nel dibattito sulle tensioni internazionali e sui possibili scenari legati al Medio Oriente, si torna spesso a parlare delle infrastrutture militari presenti nel Mediterraneo. Anche la Calabria viene talvolta citata per la presenza di alcune strutture legate alla difesa e alla sicurezza marittima. Tuttavia, si tratta di installazioni con funzioni molto diverse rispetto alle grandi basi NATO presenti in altre regioni italiane.

Tra i punti più citati figurano Reggio Calabria, Isola Capo Rizzuto e Crotone, aree dove sono presenti infrastrutture legate principalmente alla Marina Militare, alla Guardia Costiera e ad attività di supporto logistico e di controllo del territorio.

Un caso particolare è proprio quello di Isola Capo Rizzuto, dove sorge l’aeroporto Sant’Anna - Pitagora. La struttura nacque infatti come aeroporto militare, utilizzato nel passato dall’Aeronautica Militare per attività operative e logistiche. Solo successivamente l’infrastruttura è stata convertita e sviluppata come scalo civile, mantenendo comunque alcune caratteristiche tipiche degli aeroporti originariamente progettati per uso militare.

Questo aspetto alimenta spesso curiosità o ipotesi sul possibile utilizzo strategico dello scalo in scenari internazionali. In realtà, allo stato attuale non esistono funzioni operative militari permanenti paragonabili a quelle delle grandi basi NATO italiane, come Sigonella in Sicilia, Aviano in Friuli Venezia Giulia o Ghedi in Lombardia, che rappresentano i principali hub utilizzati dall’Alleanza Atlantica. Le strutture presenti in Calabria svolgono quindi un ruolo soprattutto territoriale e di sicurezza locale, legato alla sorveglianza delle coste, al controllo delle rotte marittime e alle attività di soccorso. Proprio per queste caratteristiche, anche in un eventuale scenario di crisi internazionale, è molto difficile immaginare che le infrastrutture calabresi possano diventare basi operative centrali per operazioni militari su larga scala. Il loro ruolo resta principalmente quello di supporto e di presidio strategico del Mediterraneo.

IL SEGRETO DELLA PIETRA DEI MARGARINel cuore della faggeta del Monte Reventino, sopra il paese di Serrastretta, c’è una ...
04/03/2026

IL SEGRETO DELLA PIETRA DEI MARGARI

Nel cuore della faggeta del Monte Reventino, sopra il paese di Serrastretta, c’è una grande roccia che da generazioni alimenta racconti e curiosità. Non è una pietra qualunque: isolata tra gli alberi, massiccia e irregolare, sembra quasi emergere dal terreno come se custodisse qualcosa al suo interno. Gli abitanti della zona la chiamano la Pietra dei Margàri, e attorno a lei ruota una delle storie più affascinanti della tradizione calabresi

Il nome richiama i margàri, gli antichi pastori che per secoli hanno vissuto queste montagne. Erano profondi conoscitori del territorio e dei suoi segreti. Durante la transumanza si fermavano spesso nella faggeta del Reventino per riposare le greggi e, secondo i racconti tramandati nel tempo, proprio accanto a quella grande pietra si fermavano più a lungo del solito.

Col passare degli anni iniziò a diffondersi una voce. Alcuni sostenevano che la roccia fosse cava, altri dicevano che sotto di essa fosse nascosto qualcosa di prezioso. La leggenda prese forma soprattutto nel periodo dei briganti, nell’Ottocento, quando le montagne calabresi erano rifugio di bande in fuga e di uomini che vivevano ai margini della legge. Si racconta che proprio uno di questi gruppi, per mettere al sicuro il bottino accumulato tra paesi e viandanti, abbia scelto quel luogo remoto per nascondere un forziere pieno di monete d’oro.

Da allora la Pietra dei Margàri è diventata, nell’immaginario popolare, il custode di quel tesoro. Tuttavia, secondo la tradizione, non basterebbe scavare per trovarlo. La roccia, si dice, protegge ciò che nasconde e non si lascia aprire facilmente. Esisterebbe infatti un modo preciso per tentare di scoprire il suo segreto: raggiungere la faggeta a mezzanotte, durante una notte di luna piena, e compiere un gesto tanto curioso quanto difficile, girando sette volte attorno alla pietra su un piede solo.

Solo chi riesce a completare il rito senza cadere potrebbe vedere la pietra aprirsi e rivelare ciò che custodisce. Nessuno, però, ha mai dimostrato che il tesoro esista davvero. E forse è proprio questo il fascino della Pietra dei Margàri: una grande rocc

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Via Contessa Clemenza
Isola Di Capo Rizzuto
88070

Telefono

0962 795235

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