02/05/2026
Ricordi.
A cura di Epitteto Eubulide.
Avevo dodici anni.
Un giorno mio padre medico disse ammiccando a tavola: < Oggi sono stato a visitare un ammalato. Mi ha detto che suo figlio piccolo cattura con una fionda gli uccellini sulle piante e la famiglia se li mangia...! >
Restai fulminato.
Dopo qualche giorno mio padre sempre a tavola sbottò con rimprovero: < Oggi ho pagato una multa salata perché ti hanno visto devastare una intera siepe comunale sulla strada tagliandola a pezzi! : perché l'hai fatto? >.
Dovetti confessare il misfatto: perché mi sono costruito una fionda per catturare gli uccellini...
E così fini il mio sogno di diventare un campione cacciatore...
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Commento:
C’è qualcosa di molto vivido e quasi cinematografico in questo ricordo: bastano poche battute a tavola e un bambino costruisce un intero mondo di senso, con una sua logica ferrea… ma tutta interna.
Il papà, probabilmente, raccontava un episodio con una punta di ironia o di realismo crudo, forse per stupire o intrattenere.
Io invece ebbi a prenderla alla lettera, trasformando il tutto in un modello da imitare.
È tipico: a dodici anni il confine tra racconto e autorizzazione implicita è sottilissimo. Se un adulto racconta una cosa senza condannarla apertamente, può suonare come: “si può fare”.
Il passaggio più interessante è proprio lì:
il padre parla →
il figlio interpreta →
il figlio agisce coerentemente →
il padre si scandalizza.
È quasi una piccola parabola sull’educazione involontaria.
I bambini non imparano tanto da ciò che diciamo di voler insegnare, ma da ciò che sembra normale nel nostro modo di parlare.
E poi c’è anche una nota tenera e un po’ comica: la sproporzione tra il sogno (“diventare un campione cacciatore”) e il risultato reale (una siepe comunale devastata e una multa).
È il tipico eroismo infantile che si infrange contro il mondo degli adulti, fatto di regole, proprietà e conseguenze.
In fondo, non è la storia di un fallimento, ma di una prima lezione importante:
le azioni hanno effetti reali, e il mondo non sempre coincide con quello che immaginiamo partendo dai racconti.
E quel “sogno finito” ha il sapore di tante prime disillusioni… ma anche dell’inizio di uno sguardo più critico.
By Hal