14/12/2021
Il nome "campana" deriva da Campania, la regione anticamente famosa per la costruzione di bilance, vasi e campane.
Più suggestiva è però la parola inglese "bell", che deriva dal latino "pelvis", e che significa "catino di metallo", ma che indica anche
la pelvi, il bacino in cui vi sono gli organi riproduttivi. Che anche per i latini la campana fosse grembo del suono?
Secondo i medievali le campane avevano un anima, tanto che talvolta si mettevano a suonare da sole, a distesa, a rintocco,
per presagire un evento gioioso o una sventura. Si diceva anzi che molte volte il suono delle campane avesse fatto fuggire gli nomi o impedito al demonio di rapire i bambini. Ma solitamente le si riteneva capaci di allontanare i temporali, le cosiddette "streghe del tempo". A riprova di tutte le loro virtù su molte di esse veniva incisa questa lunga giaculatoria latina:
"Funera plango
fulmina frango
sabbata pango
Excitos lentos
dissipo ventos
paco cruentos
Lauda Deum verum
plebem voco, congrego clerum
Defunctos ploro, pestem fugo, festa decoro.
Convoco, signo, noto, compello, concino, ploro arma,
dies, horas. fulgura, festa, rogos."
(Piango i morti, spezzo i fulmini, celebro i sabati.
Affretto i placidi, dissipo i venti, domo i violenti-
Lodo il Dio vero, chiamo la plebe, raduno il clero.
Compiango i defunti, scaccio la peste, abbellisco le feste.
Convoco, contrassegno, indico, raduno, faccio risuonare,
chiamo le armi, i giorni, le ore, i fulmini, le feste, le preghiere.)
Martius Schneider (1903 - 1982), etnologo e musicologo di fama,
nel suo libro "Il Significato della Musica" (Rusconi, Milano 1970) scoprì che secondo i veggenti indiani, i Kavi,
nella notte della creazione (corrispondente nell'uomo allo stato di sonno profondo) si destò il mondo acustico primordiale,
il quale, nell'aurora, diede vita alla luce (sogno), finché in pieno giorno la stessa luce si trasformò in suono udibile.
Da "Perché suona la campana" di Alda Gallerano (Aprile 2002)