26/08/2025
Bisogna saperli prendere, i romagnoli, che voi li immaginate simpatici, guasconi, gente che gli dai due palette di sabbia e ti mettono su un business.
Bisogna saperli leggere, i romagnoli, che voi li pensate pronti alla risata, dai Marisa metti su il testo che tiro due piade, tempo di una battuta e li trovi a cantare mentre ti mettono un braccio intorno al collo, vieni che ti faccio conoscere i miei amici.
E invece bisogna guardarli quando non si sentono osservati, i romagnoli, e fuori il vento fischia, la pioggia schiaffeggia, la grandine buca, ruba terra l’acqua, e intorno sembra l’inferno.
Ecco.
In quel momento lì li devi guardare, non visto.
Che negli occhi, i romagnoli, hanno la terra delle colline, i grappoli d’uva, le pesche, la frutta, hanno i colli, le lucciole da guardare nelle notti estive con l’amore che profuma di cocco e anguria.
Hanno, negli occhi, il giallo della sabbia e i mille colori degli ombrelloni, il rosso dei pedalò pianta bene quel paletto, pulisci quel tavolino, è pronta la macchina del caffè? fammi il primo che c’ho un sonno
Nelle orecchie il frinire delle cicale, il rombo cupo delle onde, le risate dei ragazzi, il richiamo dei bambini. Il silenzio di novembre, lo schiamazzo di agosto.
E, improvviso, l’urto cattivo di un vento che spazza via tutto.
E grandine che flagella e acqua che inonda e in mezzo al disastro i romagnoli, silenziosi, guardano.
Osservali in quel momento.
Fanno paura.
Guardano la propria terra e la spiaggia, gli alberi abbattuti, le brandine rotte. I teloni persi, la frutta che galleggia, gli ombrelloni spaccati. I bar inondati.
Fanno paura, i romagnoli.
Perché hanno dentro un amore per la propria terra e una caparbietà spaventosi, radicati in loro, nel DNA, nelle mani, nei calli, nella testa.
Guardano, osservano, bestemmiano piano poi
I romagnoli hanno un orologio tutto loro, che funziona a turisti.
Se quelli arrivano tutto deve essere in ordine.
Se c’è il cambio settimanale c’è da sistemare tovaglie, rifare le camere, c’è da prendere prenotazioni, la famiglia Bianchi vuole una doppia più un lettino per il figlio piccolo, i Brambilla prendono l’ombrellone in seconda fila, mettigli anche una sedia che Giorgio con la schiena non può stendersi, i tedeschi preparagli anche la crema solare, ai ragazzi francesi mettigli una piantina e i ticket omaggio per i bus notturni e
L’orologio a turismo funziona così.
Punto.
E allora i romagnoli prendono pale, seghe, prendono i figli, i ragazzi, le mogli, prendono anche il prete e tutti quelli che si presentano senza neanche chiamarli e:
te vai a mettere a posto i paletti, te vai a ti**re su l’acqua nel bar, te corri a prendere gli stracci, te
Questa mattina, alle cinque, qui si è scatenato l’inferno.
Sono caduti alberi, volati via gli ombrelloni, in alcuni punti della spiaggia non si camminava per le pozze d’acqua.
Alle dieci i turisti sono andati in spiaggia, pronta per loro.
Questa sera i locali sono pieni, la musica di Lucio Battisti racconta di nuovi notti e nuovi giorni, le donne vestono di argento e profumano di sole, gli uomini parlano del campionato di calcio appena cominciato, il brusio del turismo riempie il lungomare, al telegiornale passano le interviste: “eh ha fatto un bel casino ma cosa vuole va così” dicono i romagnoli con la loro esse infinita, sorridono, ridono, guasconi, sboroni, e bisogna guardarli bene, i romagnoli, per leggere la fatica nelle rughe e quell’infinita malinconia che li sommerge sempre, ma che malinconia e malinconia, Marisa piuttosto metti su il testo che tiro due piade.
I romagnoli, a conoscerli, non li si ama di più. Li si rispetta, piuttosto, per quella passione, quell’orologio interno, per la capacità di mettere gioia in ogni cosa.
Come sanno fare i maghi, i giullari, come sanno fare i pazzi.
E i sognatori.
E allora grazie, grazie a chiunque viene nella nostra terra: vi amiamo, credetemi, credeteci.
Siete la leva che ci fa andare avanti, il nostro orologio, siete la pazzia che ci rende speciali.
Grazie, davvero.