20/03/2026
𝗜𝗹 𝗗𝗲𝗰𝗿𝗲𝘁𝗼 𝗦𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝗯𝘂𝗳𝗲𝗿𝗮 𝘀𝘂𝗶 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝗯𝗼𝘀𝗰𝗵𝗶: 𝗹'𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗔𝗜
L'inclusione di una norma all'interno del nuovo Decreto Sicurezza che vieta il porto di coltelli pieghevoli con lama superiore a cinque centimetri ha sollevato un'autentica ondata di indignazione tra gli amanti della montagna. La direttiva, pensata originariamente per contrastare la criminalità giovanile urbana, rischia di avere pesanti ripercussioni su chi frequenta l'ambiente naturale, trasformando escursionisti, alpinisti e cercatori di funghi in potenziali trasgressori della legge. L'applicazione indiscriminata del divieto anche in contesti boschivi o di alta quota è stata accolta con profondo sconcerto dalle associazioni di categoria.
A farsi portavoce di questo malcontento è stato Carlo Alberto Zanella, presidente del CAI (Club Alpino Italiano) dell'Alto Adige, che non ha esitato a definire la decisione "letteralmente allucinante". Zanella ha sottolineato come in montagna un piccolo coltello pieghevole non rappresenti affatto un'arma, bensì uno strumento di fondamentale importanza, e talvolta un vero e proprio salva-vita. Dalla necessità di tagliare una corda o un laccio, a quella di soccorrere un ferito per il morso di una vipera, fino al corretto prelievo dei funghi senza danneggiare il micelio, l'uso di questa attrezzatura è da sempre essenziale e pacifico.
Il dibattito si è rapidamente spostato sul piano politico, evidenziando quella che in molti vedono come una preoccupante distanza tra chi redige le leggi e chi conosce le reali necessità della montagna. Molti esponenti del mondo outdoor considerano la norma un eccesso normativo scollegato dalla realtà pratica. La speranza delle associazioni escursionistiche è che, durante l'iter di discussione in Senato, il testo del decreto possa subire delle modifiche sostanziali, introducendo deroghe mirate che consentano agli appassionati di continuare a vivere la natura in totale sicurezza e legalità.