13/01/2025
Ciao, sono il francescato e sto pensando a quando ho cominciato a guardare questo angolo ai confini del mondo con occhi diversi. Questo paese parla, parla in 1000 modi diversi e ti guarda nella speranza che tu capisca. Era una primavera a Livigno ed era sommerso ancora dalla neve chiuso in una bufera senza fine. Una vecchia casa vicino alla nostra aspettava i nuovi proprietari, perché coloro che l’avevano abitata se ne erano andati entrambi in un’altra valle in un’altra vita. Il vento rabbioso sollevava le tavole del tetto spalancava e sbatteva finestre e sicuramente sarebbe riuscito ad avere la meglio se nessuno fosse intervenuto. “Vado a chiudere“-sei matta, non è una nostra proprietà-“Sì ma se non sprango un po’ di finestre non sarà più la proprietà di nessuno.“ Metto il giaccone infilo le scarpe e affondo nella neve. tengo il capo chino per riuscire a respirare, alzandolo di tanto in tanto per mantenere la direzione. Improvvisamente in mezzo ad un mucchio di cose (carte pezzi di legno un vecchio vestito a quadratini) trovo quella tavoletta lavorata con inciso una data. Raccolgo e tenendola stretta proseguo. Entro in quella casa in balia della tormenta e metodicamente chiudo. Sprango porte e finestre e a lavoro ultimato respiro a fondo e guardo. Chissà chi aveva abitato, una domanda “en passant” ma improvvisamente una marea di emozioni e di risposte. Era una casa bellissima. All’entrata uno spazio vuoto per il ricovero dei carri e degli utensili di lavoro per Garantire vita. Una scala che portava al primo piano sulla sinistra. Su questo piano la camera da letto a esposizione sud/est. A fianco un enorme cucina che però non aveva camino solo i muri perimetrali fatto con tondi di legno un po’ distanziati tra loro per permettere al fumo di uscire. Un grande basamento circolare in pietra al centro dove veniva acceso il fuoco. (La casa del fuoco di cui raccontavano i vecchi era nata così). La camera era molto bassa 2,20 m di altezza e la porta per entrare era 1,75 m. Era l’unica ad avere una stufa con relativo camino. Sull’altro piano in corrispondenza c’era un’altra camera, ma senza stufa solo che in corrispondenza alla stufa esistente al piano sotto c’era una piccola “sciugarola” la tavoletta che avevo trovato su quel distesa bianca era ciò che serviva per aprire e chiudere il passaggio del calore da una camera all’altra. Quello che davvero mi ha più emozionato è stata l’interclusione di ogni camera con una tavola postata in verticale di 15 cm circa. Il perché di quella tavola? La risposta che nessuno ha saputo darmi l’ho trovata 30 anni dopo al confine del Tibet… Ma questa è un’altra storia. Ah.. Questa casa (adesso ristrutturata) aveva avuto quella sua ristrutturazione nel 1770