30/05/2026
Diario di Campagna di Andrea
La Quercia che faceva la guardia all'orto
Molti anni fa, quando l'orto stava ancora sulla collina, sotto la grande quercia che domina il pendio, una mattina andai a controllare la recinzione.
Gli istrici avevano l'abitudine di visitare i miei ortaggi durante la notte e ogni tanto trovavano il modo di passare dove nessuno li aveva invitati.
Arrivato sotto la quercia, vidi subito una buca scavata sotto la rete.
Poco oltre, il disastro.
Le giovani piantine di popone erano sparite.
Mi fermai all'ombra dell'albero e alzai gli occhi verso i suoi rami.
— Hai visto qualcosa stanotte?
Le foglie tremarono appena.
— Che cosa vuoi dire, Andrea?
— Vedi quel buco? È passata l'istrice?
— Se mi chiedi dell'istrice, sì. È passata a salutarmi.
— E non hai visto che ha mangiato tutte le mie piantine?
La quercia sembrò pensarci sopra.
— Certamente che l'ho visto.
— E non hai fatto niente?
— Mio caro Andrea, io non sono un guardiano. Sono soltanto il diario di questo luogo. Osservo e ricordo. Non intervengo.
Guardai l'orto devastato e sospirai.
— Mi dispiace. Quest'estate non mangerò poponi.
Una ghianda cadde ai miei piedi.
— Non ti crucciare. Il mondo è grande. Ci sono molti altri frutti oltre ai poponi.
Non era una grande consolazione.
L'istrice, nel frattempo, aveva seguito la propria natura. Per lei il mio orto era soltanto una tavola apparecchiata nel bosco.
Quell'anno non mangiai poponi.
A dire il vero, non mangiai nemmeno gran parte del resto dell'orto.
L'anno successivo lo trasferii vicino alla fattoria, dove la presenza di cani, gatti e persone rendeva le visite notturne molto meno tranquille.
La vecchia quercia è ancora lassù.
Continua a osservare il passaggio delle stagioni, degli uomini e degli animali, senza prendere partito per nessuno.
E se una morale c'è, forse è questa:
Va bene mangiare, ma lasciane un po' anche agli altri. Perché se ti mangi tutto, l'anno dopo l'orto lo trovi da un'altra parte.