30/07/2024
«Arriva il 29 giugno. Arriva la partita con l'Argentina. La sfida con Diego Armando Maradona. La sfida con gli dei. Nulla fa intuire quello che sta per succedere. L'Italia sta per uscire dal guscio.
Così alla tv: "Conti, allungo verso Tardelli, insieme con Antognoni, al limite, ancora Tardelli, in area, sulla sinistra, tiro, RETE, rete di Tardelli, ha segnato Tardelli per l'Italia... Tardelli che rimette ancora il pallone verso il centro, per Collovati, colpo di testa di quest'ultimo, indietro a Collovati, indietro a Graziani, vicino alla linea centrale del campo, scavalca la linea mediana, rimette verso Rossi scattato, per l'arbitro regolarmente, Rossi entra in area, tiro, parata dal portiere..."
L'Italia ora sembra vicinissima a una vittoria inattesa. A qualcosa di sorprendente. Ma Paolo è ancora lontano da se stesso. Non riesce a segnare. Non riesce a tornare quel che era. Partecipa, contribuisce in qualche modo. Ma non è più lui. Non ancora. O non più. Non lo sa neppure lui.
I compagni sembrano avere trovato, anche senza i suoi gol, quella energia, quel gesto felice, quella risolutezza, forse anche quella fortuna, quel pizzico di precisione, che lui sembra ormai mancare. E' una gioia comunque, certo. Ma la felicità, quella vera, è un'altra cosa. Ha a che fare con ciò che siamo davvero. Con ciò che vogliamo fare davvero.
Alla tv: "C'è un altro tentativo da parte degli azzurri, ecco c'è un tiro e RETE, rete di Cabrini, Cabrini ha segnato per l'Italia, la seconda rete di Cabrini..."
L'Italia si è mostrata più forte degli dei dell'Argentina. Paolo e gli altri hanno tempo quasi una settimana per riprendere e capire. Da lì fino al 5 luglio: il giorno che devono giocare con il Brasile: i più forti di tutti. Se vogliono passare il turno, gli italiani devono ba***re i brasiliani. Devono essere più bravi dei più bravi al mondo. Ma possono farlo con Paolo in quelle condizioni?».
(Federico Pace)
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