22/02/2026
𝟮𝟭 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝟭𝟵𝟬𝟭: 𝗯𝘂𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼, 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗗𝗼𝗹𝗼𝗺𝗶𝘁𝗶
Oggi Emilio Comici avrebbe compiuto 125 anni. Nato a Trieste il 21 febbraio 1901, in quella che era ancora parte dell'Impero Austro-Ungarico, Comici non arrivò alla montagna per via diretta: prima fu speleologo, esplorando le grotte del Carso con i compagni della sezione ### Ottobre del CAI, arrivando a stabilire il record mondiale di profondità scendendo a 500 metri nel Bus de la Lume sull'altopiano del Cansiglio. Poi, uscito da una caverna, salì sulla vicina vetta del Cimon del Cavallo e capì che dall'oscurità degli abissi preferiva la luce delle altezze. Da quel giorno in poi, la montagna fu tutto. Impiegato nei Magazzini Generali del porto di Trieste, riusciva a infilarsi in verticale dal sabato sera al lunedì mattina, trasformando la Val Rosandra in palestra e laboratorio dove perfezionare una tecnica che stava già diventando qualcosa di mai visto prima.
Nel 1929 firma il primo sesto grado italiano scalando la nord-ovest della Sorella di Mezzo nel gruppo del Sorapis con Giordano Bruno Fabjan. Nel 1931, con Giulio Benedetti, apre la Via Comici-Benedetti sulla parete nord-ovest del Monte Civetta: 1.050 metri di VI grado, due giorni di scalata su strapiombi, tetti e diedri con chiodi che entravano a malapena nelle fessure. Nel 1932 lascia Trieste, si trasferisce a Misurina ai piedi delle Tre Cime e abbraccia la professione di guida alpina, primo cittadino a farlo in quelle valli. Il 1933 è l'anno che lo consegna alla storia: tra il 13 e il 14 agosto, con i fratelli Angelo e Giuseppe Dimai, compie la prima ascensione della parete nord della Cima Grande di Lavaredo, 550 metri di verticale pura considerata fino ad allora impossibile. Per salirla utilizzano corda, 150 metri di cordino, 90 ganci, staffe, 40 moschettoni e 80 chiodi. Non è solo una prima ascensione: è la rivoluzione di un concetto intero. Fino a quel momento una via si adattava alle possibilità naturali della parete. Comici e i Dimai rovesciano il ragionamento: prendono un sogno e lo impongono alla montagna. Sempre nel 1933 apre lo Spigolo Giallo della Cima Piccola di Lavaredo con Renato Zanutti e Mary Varale: una lama gialla e verticale dove nessuno aveva mai osato mettere le mani, e che diventa subito il prototipo della scalata dolomitica di alta difficoltà. Nel 1937 scala da solo, in tre ore e tre quarti, la sua stessa via sulla nord della Cima Grande: un exploit che lascia ammutoliti anche i più grandi alpinisti dell'epoca.
Riccardo Cassin, che lo conobbe bene e con lui aprì vie, disse di lui una cosa che vale più di qualsiasi classifica: "In più di cinquant'anni non ho mai visto nessuno arrampicare con tanta apparente facilità, con tanta eleganza." Comici non contava le vie come trofei: arrampicava, come scrisse lui stesso, solo quando lo "stato di grazia" glielo permetteva. Cercava la linea estetica ideale, quella della goccia che cade, verticale e pura, senza compromessi con la montagna. Morì il 19 ottobre 1940 in Vallunga a Selva di Val Gardena, a soli 39 anni, per un cordino marcio che cedde mentre si sporgeva nel vuoto per indicare la via agli amici. Non stava arrampicando. Al suo funerale accorsero guide e alpinisti da tutta Europa e tutta la gente della valle. Centoventiquattro anni dopo, ogni via che porta il suo nome è ancora lì, verticale e precisa, a raccontare chi era l'Angelo delle Dolomiti.
Credit foto 📷 GognaBlog