13/05/2026
Sotto la chiesa più grande dei Sassi, i preti si decomponevano seduti nel tufo.
Non è una leggenda. È ancora lì, sotto San Pietro Barisano a Matera. E puoi entrarci.
San Pietro Barisano è la più grande delle chiese rupestri dei Sassi. In superficie sembra una chiesa normale — facciata barocca, navate, altari. Ma sotto, nel tufo, nel Settecento qualcuno ha scavato qualcosa che non trovi nei libri di storia dell'arte.
Una serie di nicchie a misura d'uomo. Scavate nella roccia con una funzione precisa: farci sedere i cadaveri.
La pratica si chiamava scolatura. I sacerdoti defunti venivano vestiti con i paramenti sacri — pianeta, stola, tutto — e sistemati seduti dentro questi incavi nel tufo. Non sepolti. Seduti.
Aspetta.
Il tufo è poroso. E quella porosità non era un caso: la roccia assorbiva lentamente i liquidi della decomposizione, filtrandoli via dal corpo. Il putridarium — così si chiamava lo spazio — era una macchina biologica scavata nella pietra. La roccia stessa faceva da filtro.
Solo quando le ossa erano completamente pulite, i resti venivano spostati nell'ossario collettivo. Il processo poteva durare mesi.
Spoiler: nel frattempo, sopra, si celebrava messa.
Nel 1903 la chiesa venne abbandonata per problemi di umidità. Il culto fu trasferito altrove. Ma le nicchie sono rimaste esattamente dove erano, nel buio del sottosuolo, per oltre un secolo.
Oggi San Pietro Barisano è visitabile. Quelle nicchie sono ancora lì, aperte nel tufo, a misura di un corpo seduto.
La chiesa più bella dei Sassi di Matera aveva un piano interrato che serviva a smaltire i morti.
In breve:
San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre dei Sassi, nasconde sotto di sé un putridarium settecentesco
I sacerdoti defunti venivano seduti in nicchie di tufo: la roccia porosa assorbiva i liquidi della decomposizione — pratica detta scolatura
Abbandonata nel 1903, la chiesa è oggi visitabile con quelle nicchie ancora intatte