Hydria residence

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Hydria residence Hydria Residence è un boutique hotel situato nel centro storico di Matera, a pochi passi dai celebri Sassi.

La struttura offre un design elegante e dispone di camere, e suite con vasca e alcune con vasca e sauna L'alloggio

luxury monolocale indipendente,appena restaurato utilizzando tutti materiali eco sostenibili , riproponendo l uso di malte antichissime quali Il cocciopesto romano , e l attento recupero di legname per costruire gli arredi. Situato in pieno centro storico e sulla cinta dei sassi, un antica dimora con tutti i confort tra cui una splendida doccia con cromoterapia in stanza . un soffice contrasto tra moderno e antico

il vantaggio di un indipendenza esclusiva in una luxury room a piano terra, in una antica dimora in pieno centro storico, a 500 mt dalla stazione dei bus

a totale disposizione degli ospiti

per la colazione si potra autonomamente e gratuitamente servirsi di macchina da caffe a capsule e bollitore per prepararsi un the o un caffe accompagnati da biscottini e in piu di un buono da consumare al bar vicino

Il Quartiere

la struttura situata sulla cinta dei sassi , con un duplice vantaggio , quello di essere praticamente a 30 mt dall ingresso nei sassi e di non essere nella ztl quindi di poter arrivare alla struttura con i vostri mezzi e di poter trovare parcheggio gratuito.

10/09/2026

A Matera esiste un villaggio di circa 8.000 anni fa che molti visitatori attraversano senza nemmeno sapere che è lì.

Si chiama Murgia Timone, sull'altopiano della Murgia, dall'altra parte della Gravina rispetto ai Sassi.

E la cosa sorprendente non è soltanto la sua età.

È la forma.

Qui, durante il Neolitico, una comunità scavò nella roccia un enorme fossato lungo circa 664 metri, che racchiudeva un'area di oltre 20.000 metri quadrati.

Visto dall'alto, il tracciato assume una forma particolare, simile a un otto: due grandi lobi collegati tra loro.

Non stiamo parlando di una piccola canaletta.

Il fossato arrivava a circa 2,50 metri di profondità in alcuni punti e poteva raggiungere 2,70 metri di larghezza.

E dentro quel perimetro non c'era il vuoto.

Gli archeologi hanno trovato le tracce delle abitazioni, comprese numerose buche lasciate dai pali delle capanne, insieme a ceramiche e strumenti che raccontano la presenza di una comunità stabile.

Persone che vivevano qui migliaia di anni prima che esistessero le città che oggi associamo alla storia di Matera.

Ed è proprio qui che bisogna fare attenzione a una parola: “difensivo”.

È frequente trovare il fossato descritto come una struttura difensiva, ma la sua funzione non può essere considerata completamente certa. Potrebbe aver avuto anche un ruolo nel delimitare lo spazio abitato e organizzare il villaggio, forse insieme ad altre funzioni legate alla gestione dell'acqua.

Il dato davvero impressionante rimane comunque quello materiale.

Qualcuno, nel Neolitico, dovette progettare il tracciato, organizzare il lavoro e rimuovere enormi quantità di pietra senza metallo, senza macchinari e senza gli strumenti che oggi consideriamo indispensabili per un'opera del genere.

E il fossato, nonostante i millenni trascorsi, è ancora leggibile nel paesaggio.

Non è rimasto intatto come un monumento costruito ieri: nei secoli si è riempito di detriti e sedimenti.

Ma la sua traccia è ancora lì.

La cosa quasi paradossale è che oggi il nostro sguardo va naturalmente verso i Sassi.

Fotografiamo le case scavate nella roccia, le chiese rupestri, la Gravina.

E mentre guardiamo tutto questo, pochi minuti più in là rimane la traccia di una comunità ancora più antica.

Una comunità che non lasciò palazzi, iscrizioni o statue.

Lasciò un solco nella terra.

Forse è questo che rende Murgia Timone così affascinante: non ci mostra ciò che quelle persone costruirono, ma lo spazio che decisero di separare dal resto del mondo.

E dopo ottomila anni, quel confine è ancora lì.

Il villaggio aveva 8.000 anni.
Il fossato era lungo 664 metri.
E oggi camminiamo accanto alla sua storia senza quasi vederla.

In breve:
— Murgia Timone conserva le tracce di un villaggio neolitico di circa 8.000 anni fa.
— Il suo grande fossato misura circa 664 metri e racchiude oltre 20.000 metri quadrati.
— La funzione del fossato non è certa: oltre alla possibile difesa, potrebbe aver avuto un ruolo nella delimitazione e organizzazione del villaggio.

10/09/2026

Nel 1952 circa 17.000 persone furono costrette a lasciare i Sassi di Matera.

Per generazioni, quelle case scavate nella roccia erano state semplicemente casa: stanze ricavate nel tufo, cortili condivisi, animali tenuti accanto alle famiglie, bambini che crescevano dentro un paesaggio abitato da secoli.

Ma nell'Italia del dopoguerra quei luoghi erano diventati il simbolo di qualcosa che il Paese voleva cancellare: la povertà.

Nel 1948 Palmiro Togliatti aveva definito Matera una «vergogna nazionale». Due anni dopo Alcide De Gasperi visitò i Sassi e si trovò davanti a condizioni igieniche e abitative drammatiche.

Non era soltanto una questione estetica. In molte abitazioni mancavano acqua corrente, servizi igienici e condizioni sanitarie adeguate. Intere famiglie vivevano in ambienti sovraffollati, spesso insieme agli animali.

La risposta dello Stato fu radicale.

Con la legge n. 619 del 17 maggio 1952 cominciò il grande trasferimento degli abitanti verso i nuovi quartieri costruiti fuori dai Sassi.

Per migliaia di persone significò lasciare la casa in cui erano nate.

Le abitazioni considerate malsane furono progressivamente abbandonate e molte vennero chiuse. L'idea dominante era che il futuro di Matera dovesse trovarsi altrove: in case moderne, con servizi, luce, acqua e condizioni di vita migliori.

E, sotto questo aspetto, lo sgombero cambiò davvero la vita della popolazione.

Ma produsse anche uno degli ironici ribaltamenti della storia italiana.

Nel 1993 l'UNESCO inserì i Sassi di Matera e il Parco delle Chiese Rupestri nella lista del Patrimonio Mondiale.

Quello che pochi decenni prima era stato associato alla miseria diventava un esempio straordinario di insediamento umano e di paesaggio culturale, con una storia abitativa che affonda le proprie radici in un passato remotissimo.

Le stesse grotte che erano state considerate il simbolo dell'arretratezza diventarono una delle immagini più riconoscibili dell'Italia nel mondo.

Poi arrivò il cinema.

Mel Gibson scelse Matera per rappresentare Gerusalemme ne «La passione di Cristo». Anni dopo, la città entrò anche nell'universo di James Bond con «No Time to Die».

E alcune di quelle antiche abitazioni sono oggi diventate alberghi, ristoranti e strutture turistiche.

Qui sta il paradosso più difficile da dimenticare.

Una generazione fu mandata via perché vivere lì era considerato incompatibile con l'Italia moderna.

La generazione successiva ha visto quel medesimo paesaggio diventare una delle destinazioni culturali più preziose del Paese.

Naturalmente non bisogna romanticizzare il passato: la miseria dei Sassi era reale e le condizioni sanitarie erano spesso inaccettabili.

Ma neppure bisogna dimenticare che, insieme alla povertà, fu abbandonato un patrimonio umano, architettonico e culturale che oggi consideriamo straordinario.

La storia dei Sassi non dice soltanto che un luogo può rinascere.

Dice qualcosa di più inquietante: a volte una società deve prima considerare un luogo una vergogna per riuscire, decenni dopo, a riconoscerne il valore.

E viene spontaneo chiedersi quanti altri luoghi, oggi, stiamo guardando senza riuscire ancora a vedere davvero.

Quello che era miseria diventò patrimonio.

Quello che doveva essere dimenticato diventò iconico.

E le case da cui la gente fu mandata via sono oggi ciò per cui il mondo viene a Matera.

In breve:
— Nel 1952 una legge avviò lo sgombero dei Sassi e il trasferimento degli abitanti verso nuovi quartieri.
— Nel 1993 i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri entrarono nel Patrimonio Mondiale UNESCO.
— In pochi decenni, un luogo associato alla povertà divenne uno dei paesaggi culturali più celebri d'Italia.

Indirizzo

Via PIAVE 12
Matera
75100

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