20/09/2025
𝑴𝒂𝒛𝒂𝒓𝒂: 𝑺𝒄𝒐𝒑𝒆𝒓𝒕𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒂𝒗𝒂 𝒊𝒑𝒐𝒈𝒆𝒂: 𝒖𝒏 𝒕𝒆𝒔𝒐𝒓𝒐 𝒏𝒂𝒔𝒄𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒕𝒓𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒆 𝒂𝒓𝒄𝒉𝒆𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂
Mazara del Vallo non smette di sorprendere. Il suo vasto territorio, disseminato di tracce di antichi insediamenti spesso dimenticati o poco valorizzati, continua a restituire testimonianze preziose.
È quanto emerso grazie a un’indagine esplorativa condotta da un gruppo di studiosi e appassionati composto da Giorgio Comerio, Davide Corona, Maria Giammarinaro e Matteo Tumbiolo.
Il team ha individuato, nei pressi della costa rocciosa della zona dei Gorghi Tondi, una cava ipogea di oltre 3.000 metri quadrati. Una vera e propria “cattedrale sotterranea”, nascosta per secoli, che racconta la storia di una Sicilia plasmata dal lavoro instancabile dei cavatori.
Come in molte altre aree del Meridione, anche a Mazara la roccia è stata una risorsa fondamentale. Calcareniti, arenarie e tufacei venivano estratti per costruire abitazioni, palazzi, templi.
Le celebri cave di Cusa a Campobello di Mazara e le grotte di Miragliano testimoniano l’importanza strategica di queste attività per l’urbanistica e l’economia locale. La cava appena riportata alla luce si inserisce a pieno titolo in questa tradizione millenaria.
Secondo le rilevazioni del gruppo, l’accesso avveniva tramite pozzi verticali che conducevano a banchi rocciosi più compatti e pregiati. Qui i cavatori scavavano cunicoli orizzontali, lasciando massicci pilastri — i cosiddetti pileri — a sostegno delle volte.
Le pareti raccontano ancora la vita quotidiana dei lavoratori: incisioni rupestri, segni lasciati dal tempo, nicchie per le lucerne ad olio che illuminavano l’oscurità, tracce di nerofumo rimaste impresse sulla pietra.
Oltre al valore archeologico, la cava rappresenta un documento vivo di archeologia industriale. Rivela le tecniche estrattive, l’organizzazione dei cantieri e le trasformazioni del paesaggio, con la sciara — termine arabo che indica i terreni aridi e brulli — a proteggere i banchi calcarei sottostanti. È la testimonianza di come l’uomo abbia modellato il territorio, lasciando un’eredità che merita di essere tutelata e resa fruibile.
La scoperta di questa cava ipogea è molto più di una curiosità per appassionati: è un invito a ripensare il rapporto tra Mazara e il suo patrimonio nascosto. In una città che guarda al futuro puntando su turismo e cultura, valorizzare siti come questo può diventare un’occasione unica di sviluppo. Portare alla luce le “cattedrali di pietra” significa restituire identità e memoria a un territorio che ha sempre vissuto di stratificazioni, tra culture, commerci e lavoro manuale. L’auspicio è che non resti un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso di tutela e promozione capace di trasformare un tesoro nascosto in una risorsa condivisa.
Gianfranco Vultaggio