04/04/2019
Quando io e Luca commissionammo l'allestimento del Sito che avrebbe dovuto far conoscere il nostro B&B "Donnantonietta", mi fu chiesto di buttare giù qualche riga che raccontasse la storia del nostro progetto... Io non chiedevo altro! Fu così che scrissi...
"Donna Antonietta, nata Cazzatello nei primissimi anni del Novecento, era figlia di un nobile di Arnesano. Era divenuta moglie di uno dei più importanti uomini di Minervino, tal don Vincenzo Bandello, possidente di terreni nei quali lavoravano centinaia di braccianti nelle campagne coltivate a tabacco. Lei non amò mai colui che si ritrovò a sposare per una promessa fatta alla sorella in fin di vita che le affidava i suoi quattro piccoli figli. I sogni di donna disillusa dalla vita rimasero sigillati in uno scatolo che custodiva gelosamente le lettere dell’uomo che mai più poté amare. Da zia/madre e poi madre a sua volta di quattro figli visse in un palazzo signorile, dai soffitti ricchi di affreschi d’arte.
Per varie vicissitudini scelse, dopo la morte del marito, di vivere in quell’ umile dimora che oggi la celebra divenendo tempo e spazio di lei…
Il suo dondolo in vimini, il giardino col piccolo agrumeto e le spezie che tanto curava, la scrivania nella quale riponeva i romanzi Harmony che leggeva e rileggeva quasi a rivivere in ogni storia d’amore raccontata che appagava, forse, quel sogno d’amore mancato… sono lì a parlare di lei."
La nonna offriva sempre la gassosa "Chiurazzi" a chiunque la venisse a trovare. Teneva sempre una scorta di bottiglie nel cassettone in basso del frigo. Una volta mi arrabbiai con lei. Salii dalla mamma e le chiesi perché la nonna offriva sempre le gassose ai cugini che venivano da Maglie o da Lecce e a me, no, nonostante stessi sempre da lei! Ricordo che la mamma mi rispose che io potevo godere di tutte le altre cose della nonna anche del suo tempo. E questa giustificazione mi rassicurò. Io potevo avere la nonna tutta per me. In fondo prima Giorgio (il suo prediletto) poi io eravamo quelli che avevano sempre tutto da lei. Nella credenza conservava dei dolcetti di pasta di mandorla a forma di aquilone merlettato che ci offriva tutte le volte che qualcuno glieli regalava. Sento i granelli di zucchero in bocca e rivedo la nonna con la sua scollatura quadra, il carré perfetto con tanto di tirabaci e brillantina Linetti, muoversi lentamente col suo abito nero e lo scialle di lana che mi chiedeva sempre di liberare dai capelli bianchi sulla spalla. Non riusciva a guardare la foto del nonno nonostante non ci fosse più e nel cassetto conservava la foto di una ex fidanzata di papà, nobildonna di Carpignano salentino che papà lasciò per la mamma. Chiedevo a mia madre se non fosse gelosa di questo e lei mi rispondeva tutte le volte: "No, perché poi ha scelto me!"
La nonna viveva giù e noi al piano superiore. Con la Nonna ho visto tutte le telenovelas messicane o venezuelane (credo) Juan del Diablo e Monica (Mi sa si chiamassero) erano i protagonisti di "Cuore Selvaggio" che io e la nonna vedevamo la sera prima di andare a dormire. Una volta ero a letto con la febbre e la nonna mi mandò con mia sorella una copia del Romanzo "Cuore selvaggio" sulla cui copertina aveva scritto "Bellissimo", uno dei giudizi che apponeva su tutti i romanzi che leggeva. Quando aprii il libro c'era una dedica per me: "A Stefania che sa la solitudine cos'è. Leggilo quando ti sentirai triste e sola." Firmato "Nonna".
Era affascinante vedere una donna di oltre 80 anni leggere, assorta nella lettura, seduta sulla sua poltrona scamosciata bordeaux dalla quale, da dietro una vetrata, osservava il mondo ovattato come in un film. Nella mia memoria di bambina e poi di ragazza la ricordo costantemente in casa. Quando Giorgio partì a Roma all'Università iniziai a dormire io con la nonna. Una notte cadde e ricordo che il suo lamento mi svegliò. L'aiutai ad alzarsi. Ricordo il sangue dalle ginocchia gonfie e lei che mi fece giurare di non dire niente ai suoi figli. Aveva paura che la portassero via da quell'umile dimora che era la sua reggia. Non dissi niente e lei che si trascinava con passo lento non disse mai nulla. Quando gli zii decisero di riportarla a Palazzo perché ormai non c'era più nulla da fare lei chiese solo "Ma poi lì Giorgio e la Stefania vengono a trovarmi?" Ecco. Il suo pensiero mi fa piangere. Al Palazzo che poi è il luogo in cui vivo ora, stette malissimo. Nonostante la situazione si aggravasse lei aspettò che Franco, il secondo dei sui figli, tornasse dalla Grecia, ignaro di tutto. Poi al suo arrivo morì. Qualche attimo prima un colombo entrò nella stanza con la finestra aperta. Era agosto. Fece il giro della camera e poi volò via e la nonna con lui.
Non avrei voluto raccontarvi una storia triste ma... sono sicura che noi siamo le nostre risate e le nostre lacrime. Siamo quello che leggiamo ed ascoltiamo. Siamo la gente che incontriamo e scegliamo. Siamo le risposte rassicuranti di una mamma, quelle che non alimentano l'odio ma stemperano i toni. Niente. Solo questo.
Buonanotte (per chi ha avuto il coraggio di leggere fino in fondo)