Pontecuti - Todi

Pontecuti - Todi Pagina blog di Pontecuti lungo la Strada statale 79 bis Orvietana, tra il ponte sul Tevere e Todi.

Ci vivo e racconto la storia, la bellezza di questo borgo e nient'altro.

Nell'anno del Signore 1248 voi che passate per questo ponte se sapete leggere, leggete questa sentenza che Dio giusto gi...
22/08/2026

Nell'anno del Signore 1248 voi che passate per questo ponte se sapete leggere, leggete questa sentenza che Dio giusto giudice darà nel giorno del giudizio a chi è alla sua destra: Venite o benedetti del Padre mio, [voialtri, al contrario, andate maledetti (nel fuoco eterno)].
La lapide ricorda i lavori realizzati per il ponte di Pontecuti, uno fra i più vetusti castelli del Comitatus Tudertinus, ultimati nel 1248. Assai interessante è l'ammonimento che segue la datazione, il cui testo è stato integrato nella parte finale che risulta illeggibile, composizione di brani tratti da notissimi passi biblici, tramite i quali si sacralizza da un punto di vista religioso il ponte materiale che diventa cosi un ponte spirituale. Il passo cita nella prima parte un frammento del Libro di Geremia, nella seconda la parabola evangelica di Matteo sulla ricompensa dei giusti ed il castigo degli empi.

Museo Civico di Todi

Grazie a Gianluca Carboni che ha inviato i suoi scatti a Pontecuti.Il bianco e il nero, eleganza dell’essenziale in un d...
20/08/2026

Grazie a Gianluca Carboni che ha inviato i suoi scatti a Pontecuti.
Il bianco e il nero, eleganza dell’essenziale in un dettaglio del fiume e la luce di uno dei lampioni che illuminano il ponte in quel silenzio che crea ogni volta la sua magia.

Pontecuti è una cartolina da spedire in tutto il mondo.
14/08/2026

Pontecuti è una cartolina da spedire in tutto il mondo.

Inginocchiate sulle pietre, che formavano la spalletta del fosso, le lavandaie insaponavano i panni, li strofinavano sop...
11/08/2026

Inginocchiate sulle pietre, che formavano la spalletta del fosso, le lavandaie insaponavano i panni, li strofinavano sopra, sotto, di lato, manipolandoli così come il fornaio lavora un impasto. Con qualche straccio piegato alla meglio e sistemato sotto le ginocchia per proteggerle ed evitare arrossamenti, le lavandaie lavavano e risciacquavano i panni affidandoli, con un gesto ampio della mano, all’acqua, che limpidissima correva appena più in basso. Li ritraevano subito dopo, per sbatterli e strizzarli sulla pietra, finché del sapone non c’era più traccia.
Chi abitava lontano, raggiungeva lo Scoglio delle Lavandare in bicicletta, appendendo al manubrio il secchio di alluminio o di rame. Dentro c’erano i panni messi in ammollo il giorno prima con la lisciva: un detersivo sbiancante acquistato in drogheria. Chi era a corto di soldi, optava per la cenere del camino, debitamente setacciata.
D’inverno le mani, arrossate dal freddo, tendevano ad irrigidirsi. Veniva meno la presa e spesso i panni “scappavano” via, trascinati dalla corrente. Non era semplice, immergere piedi e gambe nell’acqua fredda, eppure chiacchiere e canzoni ne facevano tradizione e per noi ricordo.

11/08/2026

A buona lavandaia non mancò mai pietra!
Il Tevere a Pontecuti allo Scoglio delle Lavandare.
Canto: Lucilla Galeazzi - Sara Marchesi da "L'Umbria cantata" di Valentino Paparelli.

Fonte di Pontecuti, anche chiamata Fonte di Sant’Ermete. (part.2)La costruzione esterna insomma non si fa notare partico...
09/08/2026

Fonte di Pontecuti, anche chiamata Fonte di Sant’Ermete. (part.2)

La costruzione esterna insomma non si fa notare particolarmente, ma nasconde un vano interno di forma trapezoidale con volta a botte molto interessante. Vi si trova infatti un misterioso stemma.
Il simbolo, di grandi dimensioni (0,429 x 0,38 m), è in pietra calcarea ed ha una forma a mandorla. Raffigura un monte di 6 cime sormontato da 2 stelle a otto raggi. È a sua volta sovrastato dalla scritta incisa: *SER•GRADI•PERI•DE / URBINO•A•M•CCCXLVIII.

Il testo suggerisce in primis che nel 1348 esisteva già in quella posizione una prima fontana, poi ricoperta in seguito dalla struttura oggi più visibile. Racconta anche a chi appartenesse quello stemma e chi fosse il dedicante la fontana: probabilmente un certo “Gradolus quondam Peri de Fermignano de Urbino publicus imperiali auctoritate notarius”.

Questo individuo è noto esclusivamente grazie a un singolo atto notarile del 1343, ma la memoria delle ragioni per cui fece realizzare la fontana è andata perduta.

Si può però fare un ragionamento su cosa accadde a Todi nel 1348 e 49.
Ci fu una nota e devastante epidemia di peste.
La presenza della piaga a Todi e dintorni è testimoniata da una bolla papale di Clemente VI di quegli anni e dall’elevato numero di lasciti testamentari registrati proprio fra il 1348 e il 1349.

Ma come si ricollega tutto questo ad una semplice fontana?
In passato, la scienza medica era arretratissima nelle sue conoscenze, ed un grande ruolo nella trasmissione della peste veniva attribuito all’acqua. Diffusa infatti era la scienza “umorale” o medicina degli “umori” cioè legata ai liquidi e all’umidità esterna e del corpo.
Non sorprende, dato questo quadro, la costruzione proprio in tale periodo di una nuova fontana, ipoteticamente (per le convinzioni dell’epoca) non contaminata da umori maligni e sortilegi o malocchi.
Le caratteristiche della costruzione suggeriscono altre fasi di realizzazione, in tutto tre.
La seconda fase fu quella del 1734. In quell’anno furono aggiunti un arcone di copertura e la vasca. Ma lo stemma fu lasciato ancora scoperto e visibile.
È la modifica più recente, risalente al XIX secolo che trasformò completamente l’aspetto della fonte rendendola di fatto fornita di uno spazio interno e interrato.
La vasca venne difatti ricoperta completamente, come la si vede oggi, e trasformata in una cisterna di decantazione non accessibile agli utilizzatori abituali della fontana.
Vari documenti testimoniano che nei secoli la fonte non fu comunque mai utilizzata massivamente dagli abitanti di Pontecuti, più affezionati al fiume per le attività quotidiane come il lavaggio dei panni o l’abbeveraggio degli animali. A questo si deve forse la continua decadenza delle strutture descritta nelle fonti storiche. L’acqua sorgiva della fontana venne usata spesso solo per uso alimentare.

Fonte di Pontecuti, anche chiamata Fonte di Sant’Ermete. (part.1)Fontana pubblica ancora attiva ed accessibile si trova ...
09/08/2026

Fonte di Pontecuti, anche chiamata Fonte di Sant’Ermete. (part.1)

Fontana pubblica ancora attiva ed accessibile si trova fuori dalle mura del Castello, a circa 50 mt. lungo la strada che conduce allo Scoglio delle Lavandare.
L’intero corpo architettonico della fontana, nonostante la sua apparente semplicità, ha una struttura complessa dal punto di vista della datazione storica, sia esternamente che nella sua parte non visibile. E racconta molto bene alcuni usi e costumi della città nel XIV secolo e oltre.
La parte visibile della fonte non ha di fatto nulla di particolarmente evidente. Ha forma parallelepipeda semplice, realizzata con conci squadrati in calcarenite piuttosto rozzi. Ha in più una moderna copertura in cemento con un recente puntale in laterizio posto sulla sommità.
La parte rivolta verso la strada, la più visibile, è caratterizzata da un arco in conci di travertino, chiuso da materiale laterizio, con un’iscrizione, AD 1734.

La Chiesa di Madonna delle Grazie, accanto alla Fonte di Sant'Ermete.La costruzione della piccola chiesa devozionale ded...
09/08/2026

La Chiesa di Madonna delle Grazie, accanto alla Fonte di Sant'Ermete.

La costruzione della piccola chiesa devozionale dedicata alla Madonna delle Grazie, situata nei pressi della riva sinistra del Tevere, risale alla fine dell'800. Si tratta di un impianto ad aula unica, intonacata e tinteggiata, coperta a volta sviluppata su tre campate: a botte a tre cerniere le laterali, più strette, a vela la centrale; l'ingresso al vano, attraverso una porta lignea, è situato lateralmente rispetto all'ambiente liturgico interno, con l'unico altare in muratura decorata collocato su un gradino; dietro di esso, come pala, l'affresco mariano che fornisce il titolo alla chiesa. Intonacate e rifinite con tinte policrome, pur bisognose di recupero, si presentano anche le pareti esterne; in particolare, la facciata a due spioventi è caratterizzata dalla già descritta porta d'ingresso, con cornice in pietra, e dal sovrastante piccolo rosone. Sul lato destro dell'edificio, antistante ad esso, si trova il volume più basso, in pietra a vista, che ospita la sacrestia del sacro edificio.

La Baita di Pontecuti Nuovo Associazione ANSPI è stata l'anima delle feste di Pontecuti e può esserlo ancora. Possiamo a...
05/08/2026

La Baita di Pontecuti Nuovo Associazione ANSPI è stata l'anima delle feste di Pontecuti e può esserlo ancora. Possiamo appendere nuovi ricordi alle pareti pensando ai sorrisi di chi una volta c'era. La comunità ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni, per fare gioia ad ogni festa. Basta una piccolo gesto per sorprenderci.
Insieme!

Ognuno di noi è parte di un paesaggio. Anche se si allontana, anche se lo dimentica, anche se lo ripudia, un po’ di quel...
28/07/2026

Ognuno di noi è parte di un paesaggio. Anche se si allontana, anche se lo dimentica, anche se lo ripudia, un po’ di quel colore resterà suo.

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Montepulciano

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