B&B Álvarez de Toledo

B&B Álvarez de Toledo Nuovissimo ed accogliente B&B in una delle zone più affascinanti e "vive" di Napoli, a pochi passi da Piazza Plebiscito, Teatro S.Carlo e Palazzo Reale.

La colazione inclusa sarà un'esperienza coinvolgente nella splendida Galleria Umberto I.

Archivio storico del Banco di Napoli. L’Archivio storico del Banco di Napoli, il più grande archivio storico-economico d...
06/10/2020

Archivio storico del Banco di Napoli.

L’Archivio storico del Banco di Napoli, il più grande archivio storico-economico del mondo, occupa ben 336 stanze (visitabili solo in minima parte) su due palazzi monumentali (Palazzo Ricca e Palazzo Cuomo). Vi sono raccolti documenti dalla metà del 1500 ad oggi, tra i quali 280 pergamene originali del Monte di Pietà, uno degli otto Banchi pubblici, di cui il primo risale al 1539, che poi si fusero nel 1809 nel Banco delle Due Sicilia, che diventerà Banco di Napoli dopo l’Unità d’Italia (1861). La grande sala centrale, lasciata qual era col tavolaccio in legno da lavoro e gli scaffali alle pareti, dà l’impressione di fare un salto nel passato. L’archivio contiene migliaia di enormi “libri maggiori”, i conti della clientela, alcuni dei quali arrivano fino ad un metro di altezza; ognuno corrisponde ad un solo semestre dell’anno: quelli con la sigla “PP” al primo, quelli con la “P2” al secondo. Le bancali (paragonabili agli assegni circolari e agli assegni di conto corrente) una volta estinte, invece, venivano infilate in una corda di canapa, sospesa alle travi del soffitto per evitare che venissero danneggiate dai roditori. Una di queste affascinanti “filze di bancali” esposta in una teca.

La stanza del lazzaretto dell’ex ospedale della Pace. Gli edifici alle spalle del quattrocentesco palazzo di Sergianni C...
02/10/2020

La stanza del lazzaretto dell’ex ospedale della Pace.

Gli edifici alle spalle del quattrocentesco palazzo di Sergianni Caracciolo (amante della regina Giovanna II D’ Angiò Durazzo) e che attualmente ospitano gli uffici municipali, facevano parte nel XVI secolo dell’ospedale dei frati Ospedalieri (1587) e dell’imponente complesso con doppio chiostro e chiesa annessa (Santa Maria della Pace), oggi solo parzialmente aperto al pubblico. Su richiesta si può visitare la sala adibita a lazzaretto, unico luogo di Napoli dove si accettavano i lebbrosi, gli appestati e i malati colpiti da patologie infettive. L’immenso ambiente, splendidamente decorato con affreschi di Giacinto Diano e Andrea Viola che raffigurano la Vergine Maria e i santi dell’Ordine di San Giovanni di Dio, misura 60 metri di lunghezza, 10 di larghezza e 12 di altezza; in fondo un prezioso altare marmoreo del XVIII secolo separava dalla sala la parte destinata a gabinetto medico. A metà altezza, lungo le pareti, corre un ballatoio dal quale gli infermieri si sporgevano per servire il cibo e bevande ai degenti, evitando così il contagio.

Il “passo di terra” napoletano nel Duomo. Nell’ultimo pilastro della navata di sinistra del Duomo è murata una barra in ...
29/09/2020

Il “passo di terra” napoletano nel Duomo.

Nell’ultimo pilastro della navata di sinistra del Duomo è murata una barra in ferro, il “passus ferreus” o “passo di terra” napoletano, uno strumento di misura usato anticamente per rilevamenti agrari. Fin dall’epoca romana, infatti, per evitare le truffe le unità di misura si conservavano in luoghi sacri. L’uso del “passo” risale al ducato bizantino istituito nel VI secolo (diventato poi progressivamente autonomo), epoca in cui Napoli adottò il sistema di pesi e misure. Alcuni documenti citano il “passo” del Duomo di Napoli dapprima in un pilastro della basilica di Santa Restituta e successivamente nella ca****la Caracciolo Pisquizy, nella navata destra. Studi recenti hanno chiarito che il passo sarebbe stato collocato, dove è attualmente, quando furono definitivamente conclusi i lavori di costruzione del Duomo, da Carlo II d’Angiò e da suo figlio Roberto, nel secondo decennio del Trecento. Nel 1480 Ferrante d’Aragona emanò alcune disposizioni in materia di pesi e misure per uniformare i vari sistemi del Regno. Per la misura agraria furono stabilite due unità di misura: il “passo di terra”, equivalente a 7,33 palmi (1,85448 metri), usato per definire i terreni confinanti, e il “passo itinerario” pari a 7 palmi, che serviva per i latifondi. Il “palmo” era diviso in 12 once, e corrispondeva a 26,36 centimetri (misura della mano di un uomo adulto alto circa 1,80). Nel 1791 l’Assemblea Nazionale Francese introdusse come metodo universale di misura l’attuale sistema metrico decimale e lo diffuse in Europa. In Sicilia, Ferdinando IV di Borbone istituì il “sistema metrico siculo”, diverso da quello francese, applicato in tutto il regno fino alla sua abolizione con l’Unità d’Italia.

Le sbarre del cancello monumentale della Ca****la del Tesoro. Nella Ca****la del Tesoro di San Gennaro si “celebrava” an...
26/09/2020

Le sbarre del cancello monumentale della Ca****la del Tesoro.

Nella Ca****la del Tesoro di San Gennaro si “celebrava” anche l’arte della musica, con maestri come Scarlatti, Cimarosa, Paisiello (autore del concerto per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte), Provenzale...
L’architetto Cosimo Fanzago creò all’ingresso un maestoso cancello in barre d’ottone che, se percosse lievemente con un pezzo di metallo, emettono ognuna una nota musicale diversa, svelando così l’identità nascosta dell’inferriata: un inconsueto xilofono, ideato più per stupire che per essere realmente utilizzato.

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Gli stemmi dei sedili. Sul muro che sovrasta l’entrata del museo dell’Opera di San Lorenzo Maggiore, sono affissi gli st...
25/09/2020

Gli stemmi dei sedili.

Sul muro che sovrasta l’entrata del museo dell’Opera di San Lorenzo Maggiore, sono affissi gli stemmi degli otto sedili, o seggi, ognuno corrispondente ad una zona della città, i cui rappresentanti erano esponenti delle famiglie nobili che abitavano nel rispettivo quartiere. I sedili, che derivarono dalle fratrie di epoca greca (secondo lo storico Filippo Pagano trasformate in seggi nel IX secolo), furono aboliti da Ferdinando IV di Borbone nel 1800. L’istituzione del municipio, con l’elezione del primo sindaco, avvenne sotto la dominazione napoleonica nel 1808. La “y”, simbolo millenario dal significato molto complesso, era lo stemma del quartiere Forcella e la scuola pitagorica lì ubicata si avvaleva dello stesso emblema. La “y”, però, potrebbe anche rappresentare la forca, giacché a Forcella si giustiziavano i condannati all’impiccagione. La “p”, che sta per “popolo”, era emblema dell’unico sedile al quale non partecipava nessun nobile. La porta (che fa riferimento ad una porta aperta nelle mura di cinta verso il mare) rappresentava Portanova. Lo stemma con la montagna indicava il quartiere eponimo, che si trovava nella parte più alta della città; quello con l’uomo villoso il sedile di Porto. Il cavallo bianco simboleggiava il quartiere Capuano, mentre il cavallo nero rampante quello di Nilo o Nido (in ricordo dei molti alessandrini che vi vivevano in epoca romana); il colore dei due cavalli è legato alla posizione geografica dei due quartieri. Dal punto di vista architettonico, il seggio era un edificio a pianta quadrata che comprendeva due sale, una grande per le assemblee degli Eletti ed una più piccola per riunioni meno importanti.

Palazzo Filangieri. Palazzo eretto dalla nobile famiglia Filangieri d’Arianello nel XVII secolo. A Napoli, Gaetano Filan...
22/09/2020

Palazzo Filangieri.

Palazzo eretto dalla nobile famiglia Filangieri d’Arianello nel XVII secolo.
A Napoli, Gaetano Filangieri è una presenza costante: portano il suo nome una strada bellissima, un museo, una scuola e perfino una fastosa sala nell’Archivio di Stato. Nonostante ciò, a questo grande filosofo non è stata data l’importanza che si merita. Massimo rappresentante del secolo dei lumi, dall’inconfondibile impronta napoletana, Filangieri fu uno dei più grandi giuristi del suo tempo. Grande riformatore, sostenne l’istruzione per tutti, la redistribuzione equa dei terreni ed un sistema fiscale basato esclusivamente sul reddito, idee rivoluzionarie per la sua epoca. La sua opera principale “La Scienza della Legislazione”, fu tradotta in molte lingue e ispirò in maniera significativa i padri della Costituzione americana: Beniamino Franklin consultava il pensatore napoletano regolarmente e tenne in grande considerazione il suo sapere. Filangieri morì nel 1788, a soli trentasei anni, a Vico Equense, dove si era ritirato.

Museo delle arti sanitarie. Nello storico complesso degli Incurabili, oltre alla farmacia, è possibile visitare l’intere...
17/09/2020

Museo delle arti sanitarie.

Nello storico complesso degli Incurabili, oltre alla farmacia, è possibile visitare l’interessantissimo Museo delle arti sanitarie, allestito nei locali dell’antico convento delle Convertite (ex pr******te). Vi sono custoditi strumenti e stampe che testimoniano la grande modernità che il sistema sanitario partenopeo sviluppò fin dal 1500; l’ospedale fu fondato da Maria Lorenza Longo e inaugurato nel 1522. La maggiore attrazione del Museo è un’eccezionale macchina anatomica in cartapesta risalente al 1730-‘40. Il corpo scomponibile e girevole, unico al mondo, mostra vene, spina dorsale e muscoli ricostruiti alla perfezione e veniva utilizzato nella prestigiosa Scuola Medica Napoletana per fare lezione. Fra i numerosi oggetti, sono esposti rari ferri operatori, una piccola farmacia portatile del ‘700, uno dei primi biberon in vetro ed una rudimentale maschera per l’anestesia, la prima realizzata in Europa. L’ospedale, oggi ancora funzionante, era uno dei più importanti del Regno e ospitava ben 1600 posti letto. Nel cortile sono ancora conservare alcune vasche di marmo in cui i malati venivano lavati prima del ricovero, per poi indossare il camicione bianco destinato ai degenti. Ai lati, le due fontane dove i medici si lavavano le mani.
Nel chiostro più grande del complesso (detto “della Maternità”, per un’antica targa che ricorda la destinazione dei reparti che vi si affacciavano) sono state ripiantare da poco tempo oltre cento specie di erbe medicinali, coltivate per secoli e utilizzate dall’antica Spezieria per la cura dei malati. Domina il centro del chiostro uno splendido albero della canfora, piantato nel 1525, tra i più antichi d’Italia.

La farmacia degli Incurabili. Unica in Europa, la farmacia del complesso degli Incurabili è un vero capolavoro. Costruit...
16/09/2020

La farmacia degli Incurabili.

Unica in Europa, la farmacia del complesso degli Incurabili è un vero capolavoro. Costruita nel XVI secolo, ampliata e decorata nelle forme attuali tra il 1740 e il 1760, è ricca di opere d’arte e ben rappresenta l’idea dell’epoca di curare anche con la bellezza. Delle centinaia di farmacie simili, la cui esistenza oggi è attestata solo dai vasi in ceramica sparsi per tutto il mondo, è l’ultima rimasta intatta. Le due sontuose sale che la compongono, chiuse per oltre trent’anni, sono state riaperte al pubblico nel 2011 grazie all’impegno del prof. Gennaro Rispoli. Un bellissimo doppio scalone in piperno conduce nella prima sala, il cui pavimento maiolicato è opera del prestigiosissimo “atelier” dei fratelli Massa (gli stessi ceramisti che avevano realizzato le maioliche del chiostro di Santa Chiara). Al centro troneggia un tavolo lungo cinque metri ricavato da un solo pezzo di radica di noce, una vera rarità, mentre le scaffalature a parete custodiscono un ricco corredo di 420 vasi policromi di diverse dimensioni perfettamente conservati, anch’essi opera dei Massa, su cui sono rappresentate scene del Vecchio Testamento. I più grandi (detti anche “maruffe”) contenevano pomate, i più piccoli sciroppi, rimedi usati per i pazienti dell’ospedale. Due sculture allegoriche dorate, poste una di fronte all’altra e circondate da ampolle alchemiche, rappresentano rispettivamente l’utero verginale e l’utero operato. La seconda è una grande sala di rappresentanza, rivestita da stupendi arredi in radica di noce e armadietti a sei ripiani con capitelli scolpiti, opera dell’ebanista Agostino Fucito. Sul soffitto un’enorme tela della seconda metà del Settecento di Pietro Bardellino, illustra una scena della guerra di T***a: l’eroe ritratto è Achille (o forse Menelao), ma il vero protagonista è il guerriero Macaone, esperto nell’arte della medicina, che lo soccorre per curarlo con delle erbe.

Monastero delle Trentatré.Il Monastero delle Trentatré, fondato nel 1535 e mai aperto al pubblico, nel rispetto della ri...
15/09/2020

Monastero delle Trentatré.

Il Monastero delle Trentatré, fondato nel 1535 e mai aperto al pubblico, nel rispetto della rigida regola osservata dalle religiose, si può visitare soltanto da una decina d’anni, ma esclusivamente in giorni prestabiliti. Molti napoletani ne ignorano addirittura l’esistenza. Attualmente è abitato da tredici religiose che vivono di ca**tà, e la fondatrice, Maria Lorenza Longo, sta per essere beatificata. L’edificio sorge sulla vecchia acropoli greca della città, vicino ai resti del teatro romano. Oltre alla chiesa si visitano il refettorio (dove si può ammirare un bel quadro del XVIII secolo di Giuseppe Bonito che rappresenta l’ultima cena), le cantine, i tre bellissimi chiostri e il parlatorio, con la sua grata dove ancora oggi i fedeli vengono spesso a chiedere alle suore di pregare per loro. Un’altra particolarità è l’esposizione di statuine in cera raffiguranti Gesù Bambino, realizzate in grande quantità dalle religiose fin dal Duecento. Offerte ai benefattori come regalo di Natale, si discostano dalla produzione artigianale napoletana, che utilizza invece gesso, terracotta o cartapesta. L’annessa chiesa si Santa Maria di Gerusalemme, rimaneggiata nel XVII secolo, rispetta anch’essa la regola che impone austerità e povertà: gli elementi decorativi sono essenzialmente realizzati in stucco e legno, materiali poveri. Nel 1519 Maria Lorenza Longo, dopo essere stata miracolata, fonda un ospedale per malati di sifilide: l’Ospedale degli Incurabili. La donna riserva una parte dell’edificio a una piccola comunità di Clarisse Cappuccine, che osservano una rigorosa clausura. Nel 1538 papa Paolo III limita il numero delle monache a 33, come gli anni di Cristo; da qui il nome che il popolo attribuisce al convento. La fama di santità delle Trentatré si diffonde in tutta l’Europa e fa sì che nascano numerosi conventi che ne ripropongono il modello. Nel XVIII secolo erano circa duecento.

L’orologio di Piazza Dante.In cima alla torretta che sovrasta la facciata vanvitelliana del Convitto Vittorio Emanuele I...
12/09/2020

L’orologio di Piazza Dante.

In cima alla torretta che sovrasta la facciata vanvitelliana del Convitto Vittorio Emanuele II (ex monumento celebrativo di Carlo di Borbone), spicca un orologio realizzato nel 1853. Sotto il quadrante principale ce n’è un altro singolarissimo, più piccolo del primo, che ha un’unica lancetta e che riporta sull’emiciclo superiore la sequenza dei numeri 15, 10, 5, 0, 5, 10, 15. Il complicato congegno indica lo sfasamento tra l’ora solare reale e l’ora solare media, una differenza che non supera i 16 minuti: i valori negativi (lancetta nel quarto sinistro) stanno ad indicare che il sole è più ad ovest, cioè in anticipo rispetto all’ora media; i valori positivi (lancetta nel quarto destro) indicano invece che il sole è più ad est e quindi in ritardo rispetto all’ora media. Il meccanismo, unico in Europa, è stato fermo per anni, fino a quando una docente di geografia astronomica del Convitto, Daniela Salvatore, ha scritto un piccolo libro sull’argomento. È così che un alto funzionario del Banco di Napoli, Egidio Mitidieri, ha deciso di finanziare la riparazione del singolare dispositivo, che dal 2008 ha ripreso a calcolare l’equazione del tempo.

La torretta greca del Teatro Trianon. Nella sala del Teatro Trianon, guardando in alto verso le vetrate della volta, si ...
10/09/2020

La torretta greca del Teatro Trianon.

Nella sala del Teatro Trianon, guardando in alto verso le vetrate della volta, si noterà che tutt’intorno si affacciano finestre e balconi. Il Trianon, infatti, occupa la parte centrale di un vasto edificio circondato da abitazioni. Oltre a questa curiosità, il teatro, costruito nel 1911, racchiude i resti di una torre di guardia, detta “della Sirena”, che apparteneva alla cinta muraria di epoca greca (V-IV secolo a.C.); protetta dal lato della platea da un’ampia vetrata, è l’unica torretta in elevato di età greca rinvenuta in Campania.
I resti di fortificazioni greche, dove si apriva la porta Herculanensis (o Furcillensis), che si trovano al centro di piazza Calenda, sono chiamati dal popolo, che li considera “l’antichità” per eccellenza “ ‘o cipp’ a Furcella”. Infatti, quando i napoletani vogliono indicare un evento passato da molto tempo o una cosa obsoleta, dicono che “s’arricorda ‘o cipp’ a Furcella”. Il termine “cippo” deriverebbe da un pezzo di pilastro dell’antica porta.

Indirizzo

Via San Anna Di Palazzo, 3
Naples
80132

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