Corte Capomazza

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Finalmente via nilo libera da impalcature 😍
29/07/2026

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15/07/2026

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Il mare di Napoli si prepara a diventare una nuova galleria d’arte, questa volta completamente sommersa. Al largo di Castel dell’Ovo prende forma “Demersa Parthenope”, il primo museo subacqueo della città partenopea: un progetto innovativo che porterà oltre dieci sculture in bronzo e alluminio sul fondale marino, tra i 28 e i 35 metri di profondità.

L’iniziativa nasce dall’idea dell’artista Domenico Sepe e punta a creare un percorso artistico immerso completamente nell’ambiente naturale. Non una semplice esposizione, ma un’opera destinata a trasformarsi nel tempo grazie al continuo dialogo tra arte e natura.

La particolarità di “Demersa Parthenope” è proprio nella sua capacità di evolvere. Il mare non sarà soltanto il luogo che ospita le sculture, ma diventerà un elemento attivo nella loro trasformazione. Acqua, sale, correnti marine e organismi presenti sui fondali contribuiranno lentamente a modificare le superfici delle opere, creando nuove forme e nuove stratificazioni.

Ogni scultura vivrà quindi una doppia realizzazione: la prima attraverso il lavoro dell’artista, la seconda grazie all’intervento imprevedibile della natura. Il tempo e l’ambiente marino diventeranno così parte integrante del processo creativo, rendendo ogni opera unica e in continua evoluzione.

Al centro del progetto c’è la figura di Parthenope, simbolo delle origini mitologiche di Napoli. Domenico Sepe la interpreta in una chiave contemporanea, superando le rappresentazioni tradizionali e creando forme capaci di unire elemento umano e dimensione simbolica.

“Demersa Parthenope” non sarà però un museo riservato soltanto ai subacquei. L’esperienza potrà essere vissuta attraverso immersioni guidate, ma anche grazie all’utilizzo di veicoli ROV, strumenti telecomandati in grado di trasmettere immagini in diretta dal fondale marino.

Sono previsti inoltre percorsi virtuali dedicati a scuole, musei e istituzioni, con l’obiettivo di rendere il progetto accessibile a un pubblico più ampio e avvicinare sempre più persone al rapporto tra arte e ambiente.

Realizzato in collaborazione con Megaride Cantine Sommerse, il progetto rappresenta un nuovo modo di concepire il legame tra cultura, territorio e natura. Napoli aggiunge così un nuovo elemento alla propria identità artistica, trasformando il suo mare in uno spazio creativo capace di raccontare la città attraverso il tempo e le trasformazioni del mondo naturale.

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04/07/2026

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Il Comune di Napoli ha diffuso una mappa interattiva della città per rendere noti alla cittadinanza i rifugi climatici dove potersi recare per trovare possibilità di riparo e far fronte alle ondate di calore sempre più frequenti.

Sull’apposita piattaforma online, consultabile sul sito Rifugi Climatici Napoli, è disponibile una mappa interattiva e in evoluzione della città di Napoli in cui sono indicati alcuni rifugi climatici potenziali, spazi pubblicamente accessibili che possono offrire condizioni di maggiore protezione e sollievo durante le giornate più calde.

Per ciascun punto, la mappa propone una scheda sintetica nella quale sono indicate le caratteristiche del luogo, il livello di accessibilità, l’eventuale disponibilità di servizi igienici e la distanza dalle fontane pubbliche, consentendo ai cittadini di individuare con facilità gli spazi più adatti alle proprie esigenze.

Tra i luoghi indicati spiagge, parchi pubblici e giardini come i Giardini di Palazzo Reale, la Villa Comunale di Napoli, piazza alberata di Piazza San Pasquale, Lido Mappatella, giardini di Viale Augusto, Parco Mascagna, Parco dei Camaldoli e tanti altri spazi pubblici

L’iniziativa è promossa dal Comune di Napoli nell’ambito delle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici previste dal Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), e nasce da una prima proposta presentata dall’associazione CleaNap, sviluppata successivamente in collaborazione con la stessa associazione e con l’Università degli Studi Federico II.

I rifugi climatici sono spazi al chiuso o all’aperto accessibili al pubblico. Grazie a caratteristiche quali ombreggiamento, ventilazione, condizioni microclimatiche favorevoli e disponibilità di servizi, possono contribuire a limitare l’esposizione allo stress termico, con particolare attenzione alle persone più vulnerabili, come anziani, bambini e soggetti con fragilità sociali. Nella piantina interattiva sono indicate anche le chiese e le strutture assistenziali che l’Arcidiocesi di Napoli ha reso disponibili per offrire riparo nelle giornate di grande caldo.

La mappa online rappresenta però una prima versione provvisoria e sperimentale della rete cittadina dei rifugi climatici. Gli spazi individuati costituiscono, infatti, un primo elenco di luoghi potenzialmente idonei. Il progetto è destinato a essere testato e ampliato progressivamente attraverso nuovi approfondimenti tecnici e l’inserimento di ulteriori siti.

“Fondamentale sarà il contributo dei cittadini. Il Comune invita residenti e visitatori a partecipare attivamente al miglioramento della mappa inviando osservazioni, suggerimenti e segnalazioni attraverso il questionario online disponibile dalla stessa piattaforma dei rifugi climatici. Gli utenti possono indicare il luogo visit+a057to, il giorno e l’orario della visita, il comfort termico percepito, gli aspetti positivi dello spazio e le eventuali criticità riscontrate” – si legge nella nota diffusa.

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29/06/2026

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Sotto i palazzi del Rione Sanità non c’è solo il solito rumore di una città viva. C’è anche un pezzo di mondo greco rimasto lì, fermo da più di 2.300 anni.

È uno di quei posti che ti fanno cambiare idea su Napoli in due secondi: pensi ai vicoli, ai balconi, ai motorini, ai panni stesi… e invece sotto tutto questo c’è una piccola necropoli ellenistica scavata nel tufo.

L’Ipogeo dei Cristallini conserva quattro tombe indipendenti, con ingresso separato, datate tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C. Non sono rovine buttate in mezzo al nulla, ma camere funerarie nate quando quella zona era fuori dalle mura dell’antica Neapolis.

Ed è proprio qui che sta il colpo di scena. Per secoli sopra quelle tombe è andata avanti la vita di tutti i giorni: famiglie nei palazzi, persone che aprono il portone, gente che scende a fare la spesa, Napoli che continua senza sapere di avere sotto i piedi un mondo antichissimo.

Di solito immaginiamo i resti greci come qualcosa da raggiungere in un sito archeologico lontano, con le reti metalliche intorno e il silenzio della campagna. Qui no. Qui la storia non sta fuori dalla città: sta incastrata dentro la città, nascosta sotto un quartiere pieno di voci e di passaggi.

È questo che rende l’Ipogeo dei Cristallini così forte: non è solo una scoperta archeologica, è un ribaltamento di prospettiva. Napoli non è soltanto una città costruita sopra la propria storia. In certi punti, la storia è letteralmente sotto il pavimento di casa.

E forse è per questo che colpisce così tanto. Perché ti ricorda che in quella zona non esiste un confine netto tra presente e passato: basta scendere di pochi metri e cambia tutto. Sopra la vita di oggi, sotto le tombe di ieri.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 4 tombe ellenistiche nell’Ipogeo dei Cristallini
👉 oltre 2.300 anni fa, tra IV e III secolo a.C.
📚 Fonti: ipogeodeicristallini, comune di napoli, ilmanifesto

Indirizzo

Via Nilo, 28
Naples
80134

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