15/02/2018
Da
La misteriosa vicenda dello Scheletro della Villa "A".
La “vicenda dello Scheletro”, ritrovato nei pressi del Larario durante lo scavo della Villa “A” di Oplontis, è una delle pagine meno chiare e più misteriose appartenenti alla storia della scoperta di questo edificio.
Una cronaca degli anni ’70, pubblicata nel 1975 in uno speciale di EnneDue, una raccolta di articoli su Oplontis intitolata «Il Pianeta Oplontis», ci parla della vicenda illustrandoci le varie ipotesi suffragate al momento riguardanti questa strana scoperta.
All’atto del ritrovamento dei resti di quello che doveva essere un corpo umano, di cui non è stato mai accertato se si trattasse di un uomo o di una donna, si escluse a priori l’ipotesi che lo attribuiva a quello di un fuggiasco di epoca romana in cerca di riparo dalla furia del vulcano. Questo venne subito escluso in quanto il corpo venne rinvenuto ben al di sopra delle coltri vulcaniche del 79 d.C.. Ancora si pensò ad un qualcuno lì sepolto in epoca contemporanea, ma anche quest’altra ipotesi venne sconfessata dalla particolarità delle ossa le quali non sembravano essere poi così recenti. Si pensò allora ad uno “scavatore di antichità”, rimasto li sepolto per cause non chiare, avventuratosi nelle coltri della collina delle Mascatelle durante le esplorazioni cunicolari che avvennero in zona durante il periodo borbonico, in particolare nella prima metà dell’800: tesi che non fu del tutto sconfessata ma su cui caddero parecchi dubbi.
A riproporcela in questi giorni è stato un noto professionista di Torre Annunziata appassionato di archeologia locale, un medico, che venne fatto accorrere sul luogo della scoperta appena avvenne il ritrovamento dello scheletro. Il medico, all’epoca giovane dottorando in medicina generale, notò la vicinanza del corpo a quelli che poi si rivelarono i resti del Larario e quel che poteva essere un accenno di galleria che aveva percorso fino a quel punto, in modo trasversale, il peristilio del quartiere servile della villa. A ciò anch’egli, come ci ha riferito, pensò che doveva trattarsi di un esploratore borbonico li perito e abbandonato a causa del crollo improvviso della galleria tramite cui si era calato nelle coltri vesuviane, o, peggio ancora, per via della presenza della tanto temuta mufeta, esalazione gassosa di origine vulcanica.
Resta il fatto che ad oggi della vicenda dello scheletro non se n’è saputo più nulla, e il mistero, almeno per i più accaniti sulla “questione Oplontis”, è ancora un caso aperto.
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La misteriosa vicenda dello Scheletro della Villa "A".
La “vicenda dello Scheletro”, ritrovato nei pressi del Larario durante lo scavo della Villa “A” di Oplontis, è una delle pagine meno chiare e più misteriose appartenenti alla storia della scoperta di questo edificio.
Una cronaca degli anni ’70, pubblicata nel 1975 in uno speciale di EnneDue, una raccolta di articoli su Oplontis intitolata «Il Pianeta Oplontis», ci parla della vicenda illustrandoci le varie ipotesi suffragate al momento riguardanti questa strana scoperta.
All’atto del ritrovamento dei resti di quello che doveva essere un corpo umano, di cui non è stato mai accertato se si trattasse di un uomo o di una donna, si escluse a priori l’ipotesi che lo attribuiva a quello di un fuggiasco di epoca romana in cerca di riparo dalla furia del vulcano. Questo venne subito escluso in quanto il corpo venne rinvenuto ben al di sopra delle coltri vulcaniche del 79 d.C.. Ancora si pensò ad un qualcuno lì sepolto in epoca contemporanea, ma anche quest’altra ipotesi venne sconfessata dalla particolarità delle ossa le quali non sembravano essere poi così recenti. Si pensò allora ad uno “scavatore di antichità”, rimasto li sepolto per cause non chiare, avventuratosi nelle coltri della collina delle Mascatelle durante le esplorazioni cunicolari che avvennero in zona durante il periodo borbonico, in particolare nella prima metà dell’800: tesi che non fu del tutto sconfessata ma su cui caddero parecchi dubbi.
A riproporcela in questi giorni è stato un noto professionista di Torre Annunziata appassionato di archeologia locale, un medico, che venne fatto accorrere sul luogo della scoperta appena avvenne il ritrovamento dello scheletro. Il medico, all’epoca giovane dottorando in medicina generale, notò la vicinanza del corpo a quelli che poi si rivelarono i resti del Larario e quel che poteva essere un accenno di galleria che aveva percorso fino a quel punto, in modo trasversale, il peristilio del quartiere servile della villa. A ciò anch’egli, come ci ha riferito, pensò che doveva trattarsi di un esploratore borbonico li perito e abbandonato a causa del crollo improvviso della galleria tramite cui si era calato nelle coltri vesuviane, o, peggio ancora, per via della presenza della tanto temuta mufeta, esalazione gassosa di origine vulcanica.
Resta il fatto che ad oggi della vicenda dello scheletro non se n’è saputo più nulla, e il mistero, almeno per i più accaniti sulla “questione Oplontis”, è ancora un caso aperto.
V.M.'s per Discovering OPLONTIS - TORRE ANNUNZIATA. Historiae Monumentis.